Il complesso intreccio tra narcisismo covert e la dinamica genitore-figlio, in particolare con la figura materna, rappresenta un terreno fertile per l'analisi delle relazioni disfunzionali e del loro impatto duraturo sullo sviluppo della personalità. I genitori narcisisti, in generale, addestrano i figli al senso di colpa, a sentirsi “sbagliati”, “immorali” o “indegni” qualora vogliano sviluppare una loro personalità. Questa strategia manipolatoria mira a mantenere il controllo, soffocando l'individualità e l'autonomia del figlio per soddisfare i propri bisogni insaziabili di ammirazione e gratificazione. Cosa si nasconde dietro questo atteggiamento rigido e pervasivo?
Le Radici della Dipendenza: Il Genitore Narcisista come Architetto del Senso di Colpa
Il narcisista, nella sua essenza, è fondamentalmente dipendente dagli altri per ottenere il senso di sicurezza di cui è intrinsecamente privo. Non va molto lontano senza chi lo compiaccia, trasformando le relazioni in un palcoscenico dove il proprio ego viene costantemente nutrito. Questo bisogno di validazione esterna si manifesta in modo particolarmente insidioso nella sfera familiare, dove il genitore narcisista, spesso attraverso meccanismi di manipolazione sottile, educa i figli a un profondo senso di colpa. La richiesta di una personalità autonoma da parte del figlio viene interpretata come un affronto, una minaccia al fragile equilibrio del narcisista. Di conseguenza, il bambino impara che esprimere i propri desideri, sviluppare interessi propri o semplicemente essere sé stesso comporta il rischio di deludere, ferire o addirittura abbandonare il genitore, innescando un circolo vizioso di autosvalutazione e inadeguatezza.

Tendono ad ostacolare anche le vostre relazioni, dandovi consigli ambigui e dissonanti: un giorno vi dicono che siete troppo esigenti verso gli uomini e che loro si stancheranno presto di questo vostro atteggiamento… se poi seguite i loro consigli vi diranno che siete eccessivamente sottomesse a quell’uomo di cui non c’è da fidarsi, instillando in voi dubbi sulla sua affidabilità o morale. Questo schema relazionale, caratterizzato da messaggi contraddittori e destabilizzanti, mira a minare la fiducia del figlio nelle proprie capacità di giudizio e a mantenerlo in uno stato di perenne insicurezza.
Il Narcisismo Covert: L'Arte della Manipolazione Nascosta
Mentre il narcisismo overt si manifesta con arroganza e una palese ricerca di attenzione, il narcisismo covert opera nell'ombra, celando un profondo bisogno di ammirazione e grandiosità dietro una facciata di timidezza, insicurezza e vittimismo. Questa forma di narcisismo, spesso meno riconosciuta socialmente, può generare un disagio ancora più pervasivo, poiché la manipolazione è più sottile e difficile da identificare.
In psicologia, il termine narcisismo viene utilizzato in due modi: da un lato indica il sano amor proprio, che ci permette di prenderci cura di noi stessi e di trovare un equilibrio nelle relazioni; dall’altro, si riferisce a un eccessivo amor proprio, che porta a concentrarsi solo sui propri bisogni, escludendo quelli degli altri. Secondo il DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), le caratteristiche centrali del disturbo narcisistico di personalità si manifestano attraverso: un senso grandioso di importanza e unicità, richiesta eccessiva di ammirazione, invidia, mancanza di empatia, sfruttamento delle relazioni interpersonali, atteggiamenti arroganti e presuntuosi.
Il narcisista covert, pur nutrendo fantasie segrete di grandezza, non le esprime apertamente per paura di essere ferito o svalutato. La sua grandiosità nascosta si traduce spesso in atteggiamenti schivi e inibiti, e in una forte sensibilità al giudizio altrui. Chi manifesta narcisismo covert convive con importanti vissuti di inferiorità e vergogna. L’ipersensibilità alle critiche rende difficile tollerare ulteriori colpi all’autostima, che viene difesa a tutti i costi. Adottare uno stile relazionale inibito e ritirato serve proprio a tutelarsi da un’esposizione sociale che potrebbe compromettere la propria immagine o non rispecchiare le proprie aspettative.

La Madre Narcisista Covert e la Figlia: Un Legame di Sottomissione e Invidia
Il rapporto tra una madre narcisista covert e sua figlia è particolarmente complesso e spesso dannoso. La madre covert, pur apparendo timida e insicura, esercita un controllo emotivo sottile ma potentissimo sulla figlia. I figli vengono colpevolizzati se cercano di staccarsi e rendersi autonomi. Nonostante questo aspetto di fragilità e passività, in realtà sono solo concentrate su loro stesse; pretendono che i figli siano sempre disponibili. Se questo non succede, possono diventare anche molto “cattive”, vendicandosi o diventando aggressive in modo diretto ma soprattutto in modo indiretto con il silenzio punitivo.
Queste madri, incapaci di provare vera empatia, provano invidia verso le caratteristiche positive delle loro figlie, come la giovinezza, la bellezza o il successo professionale. Cercano di mantenerle sotto scacco psicologico con critiche distruttive e continue, sminuendo costantemente i loro successi e paragonandole in modo svalutante ai figli di altre famiglie. L'obiettivo è mantenere la figlia in uno stato di dipendenza, impedendole di sviluppare un'autostima solida e un senso di sé autonomo. Le figlie di madri narcisiste covert, crescendo, sviluppano spesso un profondo senso di inadeguatezza, sentendosi "mai abbastanza" o "meno degli altri".
MADRE COVERT E SUA FIGLIA.
Il Partner Compiacente: La Vittima Predestinata del Narcisista
Chi cade in una relazione con un narcisista, sia esso overt o covert, spesso diventa gradualmente compiacente senza rendersi conto della situazione, confuso dai suoi messaggi ambigui. Il partner compiacente accetta, e lo aiuta a perpetrare, il suo comportamento abusivo pur essendone vittima. Questi individui possono illudersi pensando di essere gli unici in grado di capire e sostenere il partner narcisista, ritenendolo intelligente ed attraente e meritevole della loro dedizione.
Gli adulti compiacenti accettano le dinamiche abusive nella relazione con un narcisista perché sono cresciuti con genitori esigenti, egoisti, abusivi. In molti casi, essi stessi provengono da famiglie narcisistiche o hanno sperimentato altri ambienti familiari disfunzionali e hanno sempre imparato a non considerare i loro bisogni. Le persone compiacenti sono caratterizzate da tratti comuni che riflettono le loro opinioni insane autodistruttive su sé stessi e sui rapporti interpersonali. Le cose che possono averli aiutati ad andare avanti nelle loro famiglie di origine sono di ostacolo nella vita adulta e li conducono ad un trauma ulteriore. Proprio come il narcisista, la persona compiacente, combatte con senso di colpa ed alienazione dalla sua identità autentica, ha una bassa autostima e un meccanismo di forte negatività.
Queste persone sono caratterizzate da una serie di comportamenti che riflettono la loro tendenza all'autoannullamento: si dissociano dai propri sentimenti, trascurano i propri bisogni, sviluppano un senso esagerato di responsabilità, sottopongono il proprio valore e la propria felicità agli altri, temono la solitudine, fanno dipendere la propria autostima dal rendersi utili agli altri, forniscono consigli e aiuto non richiesti, aiutano fino ad essere completamente esauriti, credono di poter controllare gli eventi al di fuori della propria volontà, hanno molta difficoltà nel chiedere aiuto, difficoltà a capire ciò che vogliono, accettano di essere rimproverati per cose che non hanno commesso, confondono la dipendenza e la pietà per amore, si sentono in colpa per cose che non sono di sua responsabilità, mentono a sé stessi circa il comportamento del proprio partner, credono di poterlo salvare o migliorare, credono che il suo partner non possa farcela senza di lui. Sebbene la nostra società esalti l’eccesso di altruismo, non è un sano e sostenibile modo di essere. La compulsione della personalità codipendente ad auto annullarsi nel servizio agli altri, particolarmente nei confronti di un narcisista dominante, è il presupposto per la vittimizzazione, per il vuoto e l’annullamento.

La Costruzione del Trauma e la Via d'Uscita
I narcisisti usano manipolare un partner codipendente alternando l’abuso a trattamenti speciali che sono spesso un riflesso del pensiero fluttuante del narcisista tra idealizzazione e svalutazione. La persona codipendente è portata ad evitare gli attacchi e contemporaneamente a cercare ricompense come l’affetto, la lode, il sesso o il denaro. In questa dinamica la vittima sperimenta la costruzione del trauma con il narcisista che commette l’abuso, diventando emotivamente e fisicamente dipendente o abituato alla “montagna russa” di una validazione positiva o negativa. Da adulti queste persone sono predisposte inconsciamente a cercare e porre in essere schemi di abuso, con le donne che spesso giocano il ruolo delle vittime e gli uomini quello dell’aggressore. La nostra enfasi culturale sull’autorità, il privilegio di essere maschi e la donna vista sempre come colei che si sacrifica, riflettono entrambe e perpetuano un’idea di mascolinità tossica e un potere distruttivo che si manifestano a tutti i livelli della società. Sia che ci si trovi nel ruolo dell’egoista prevaricatore o dell’eccessivo altruista, l’alienazione è la norma e la propria realizzazione impossibile.
Nonostante le trappole radicate della codipendenza, c’è una possibile via di salvezza. Mentre il narcisismo è una condizione inespugnabile ed estremamente difficile da riconoscere e modificare, la codipendenza è più facile da trattare. Diversamente dal narcisista, di solito la persona codipendente possiede empatia, ha un forte senso di responsabilità, un desiderio di intimità e la volontà di aiutare e supportare gli altri. Pertanto, la costruzione dell’autoconsapevolezza e dell’autostima è a portata di mano del codipendente e sono entrambi le chiavi per un modo di essere più sano e per costruire relazioni equilibrate.
La persona codipendente può trasformare le proprie vulnerabilità in punti di forza. Infatti potrebbe usare: la consapevolezza dei bisogni altrui per diventare più consapevole dei propri; l’empatia nei confronti degli altri per provare compassione verso sé stessi; il desiderio di aiutare e curare gli altri, per riuscire ad aiutare sé.
La più grande sfida per liberarsi dai partner distruttivi consiste nel rinunciare alla primitiva difesa di negazione della realtà. Quando i genitori sono abusivi e/o indifferenti, i bambini per sopravvivere devono negare a sé stessi questo stato di cose. Durante la crescita potrebbero però riuscire a riconoscere il processo di negazione affinché possano evolversi e guarire. I bambini che non riescono a riconoscere la negazione della realtà, rimangono bloccati in questa condizione, continuano ad essere feriti e a ferire altri. Una delle forme più difficili di negazione della realtà da eliminare è la convinzione di poter convincere il narcisista ad amarci. I narcisisti non sono in grado di reciprocare l’amore, il rispetto, la compassione, la preoccupazione o la cura dell’altro. I narcisisti esigono tutto questo dal partner ma non sono in grado di restituirlo. Per liberarsi dal narcisista è indispensabile sostituire le proprie convinzioni e schemi comportamentali con altri più funzionali. Questo comporta grande riflessione, educazione, sostegno e molta pratica. Più si diventa onesti con sé stessi, più si apprendono alternative sane rispetto a quelle con cui si è cresciuti.
La Triangolazione e la Costruzione di Confini Sani
La triangolazione è una modalità ambigua di strumentalizzare un terzo membro della famiglia (il figlio) per evitare l’intimità con il partner (figlio sostitutivo del partner: madri troppo presenti, invadenti, padri giocherelloni e poco padri…) o per fare alleanza nel conflitto di coppia (figlio come avvocato, difensore, mediatore…). Tra l’altro una caratteristica peculiare è la tendenza del genitore narcisista (GN) a credere che una cosa da fare o comprare, sia importante “PER I FIGLI”; per questo, spesso, ricercano o godono di un tenore di vita agiato o fanno grandi rinunce (madri che si licenziano che si immolano a stili di maternità masochistici che negano ogni individualità), ma dietro a questi comportamenti, si nasconde in realtà il suo egoismo: la sua voglia di NON STARE COI FIGLI LAVORANDO H24 oppure di essere AMMIRATO/A ED ELOGIATO/A.
È necessario ricostruire l’imago materna interna, stabilire dei confini netti con la madre narcisista (MN) e i genitori narcisisti (GN) in genere, per evitare il proseguire degli abusi o peggio ancora la ripetizione intergenerazionale di questi schemi di sfiducia e abuso nelle relazioni. L’obiettivo ultimo è sempre quello di mantenere un’immagine personale e sociale che sia all’altezza delle aspettative proprie, altrui, spesso vissute come elevate e rigide.
Il Ruolo della Terapia e della Consapevolezza
Il crescente interesse verso il benessere psicologico ha portato molte persone a imbattersi in articoli e discussioni sul narcisismo. Comprendere queste dinamiche, specialmente quelle legate al narcisismo covert, è fondamentale per chi desidera liberarsi da schemi relazionali tossici e intraprendere un percorso di crescita personale.
La terapia per il narcisismo covert inizia con un ascolto empatico e autentico dei vissuti riportati dalla persona, con l’obiettivo di attribuire un significato alle esperienze e di ricostruire le cause che mantengono una bassa autostima e il bisogno continuo di validazione esterna. Gli interventi terapeutici sono spesso orientati a favorire la consapevolezza dei sentimenti negativi legati al sé e a potenziare la capacità di gestire in autonomia le esperienze percepite come minacciose per l’ego.
Il sostegno di un professionista può essere prezioso anche per chi si relaziona con persone che manifestano narcisismo covert. Gestire la relazione con un narcisista covert richiede consapevolezza, confini chiari e un lavoro profondo su di sé. È importante riconoscere le dinamiche manipolatorie e non lasciarsi intrappolare nel senso di colpa o nell’illusione di poter “salvare” l’altra persona. La terapia prevede che il paziente si prenda le sue responsabilità imparando così a gestirsi e a camminare verso l’autonomia e l’autenticità, imparando a utilizzare tutti gli Stati dell’Io della persona, Genitore, Adulto e Bambino, e a non ricercare più relazioni di natura simbiotica che comportano il non accedere a tutte le proprie capacità e risorse. Oltre a ricentrarsi su sé stessi è d’aiuto attuare il “no contact”, il dipendente affettivo infatti deve, come una persona che dipende da sostanze, evitare anche la minima ricerca del partner. È indispensabile però che il no contact sia affiancato da una psicoterapia e dallo sviluppo di risorse che diano un sano nutrimento affettivo.
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