La riflessione sulla condizione umana contemporanea, in particolare sul maschile e sulle sue trasformazioni, è un terreno fertile per l'indagine psicologica e filosofica. Massimo Recalcati, con la sua consueta profondità analitica, si addentra in questo complesso intreccio di temi, mettendo in luce le sfide legate all'accettazione di sé e al desiderio di miglioramento, intrecciando le dinamiche individuali con quelle sociali e culturali. L'analisi si snoda attraverso la crisi del patriarcato, la trasformazione del desiderio, il ruolo della scuola e la natura dell'amore, offrendo spunti di riflessione che mirano a una maggiore consapevolezza di sé e del proprio posto nel mondo.
La Crisi del Patriarcato e la Trasformazione del Desiderio
Il quadro sociale odierno, come delineato da varie analisi, evidenzia una profonda crisi legata al crollo del patriarcato. Questo fenomeno non riguarda solo la dissoluzione di un modello di potere, ma investe anche la sfera della Legge - intesa non solo come norma giuridica, ma anche come principio ordinatore simbolico, religioso e morale - e la natura stessa del desiderio. L'evaporazione del padre simbolico, inteso come istanza che garantisce l'ordine sociale e l'assunzione di ruoli, porta a una frammentazione dell'autorità e a una conseguente fragilità del desiderio.

Il padre, privato del suo carattere simbolico, rischia di ridursi a una figura empirica, "senza qualità", incapace di incarnare una legge forte. Questa assenza di un riferimento paterno solido può degenerare nella figura del "padre perverso", caratterizzato da una "violenza acefala, pulsionale, che non si fa progetto, desiderio; che non si fa parola, ma solo passaggio all’atto". Questa dinamica si riflette in una società che sembra smarrire la capacità di progettare e di articolare il desiderio in modo costruttivo.
Parallelamente, assistiamo a un progressivo spegnimento del desiderio, ridotto a mero capriccio, a una "libertà degenere di fare tutto ciò che si vuole". Il desiderio, per essere tale, necessita di un limite, di un'articolazione con la mancanza e l'alterità. L'appagamento senza limiti, al contrario, genera una posizione perversa, incapace di "sopportare" la frustrazione e la distanza dall'oggetto desiderato. Il "discorso del capitalista", come analizzato da Recalcati, alimenta questa illusione, suggerendo che la salvezza risieda unicamente nel possesso dell'oggetto. L'epoca attuale, in questa prospettiva, sembra rappresentare l'apice di questa perversione, dove la realizzazione del godimento immediato diviene l'unica forma di legge, e il capriccio si trasforma in una "legge ad personam".
Questa sfrenata ricerca del godimento, sganciata da ogni orientamento progettuale e simbolico, invade la sfera pubblica e privata, restituendo l'immagine di una società impoverita, priva sia di desiderio che di legge. La società che si identifica con questo modello, rinunciando a vivere all'altezza del proprio desiderio, rimane prigioniera di un presente appiattito sugli oggetti, privo di slancio e di futuro. Una società senza profondità, sorda al proprio inconscio, privata di linfa vitale e, nei casi più estremi, afasica.
Il Desiderio come Forza Inconscia e la Via della Sapienza
Il desiderio, per sua natura, è inconscio. Non è qualcosa che "possediamo", ma qualcosa che ci "possiede", una spinta che, pur originando da noi stessi, ci trascende. Questa dimensione dell'incognita, dell'imprevisto e della sorpresa appartiene intrinsecamente al desiderio, rendendolo un motore di creazione e invenzione. Di fronte ad esso, non possiamo fare appello a un sapere oggettivo e controllabile, ma dobbiamo piuttosto affidarci a una "sapienza" che nasce dall'esperienza, dalle relazioni e dai patti simbolici.

È in questo contesto che il movimento femminista assume un ruolo cruciale. La sofferenza che segna l'esperienza femminile, in seguito al crollo del patriarcato, rivela la "porosità tra pulsioni e simbolico" intrinseca all'esperienza delle donne. Esse dimostrano una straordinaria capacità di stare vicine alla propria interiorità, di dare parola al proprio inconscio, e di sviluppare una forma di sapere che parte da sé per incontrare il mondo. La testimonianza dell'esperienza vissuta diventa un mezzo potente per educare il desiderio, incarnando un sapere che opera "sottotraccia" per il mutamento del mondo.
Le donne, storicamente più escluse dalle dinamiche patriarcali, si sono affidate al desiderio, facendone motore del proprio pensare e agire. Hanno posto il desiderio, i vissuti e i legami profondi al centro di una politica che valorizza le "pratiche simboliche", dove il lato pulsionale si trasforma in forza creativa e dinamica. È in queste pratiche che il desiderio, minacciato, può trovare respiro e forza trasformativa.
Il Maschile tra Accettazione e Miglioramento: Due Modelli a Confronto
Gli uomini, tuttavia, sembrano avere meno dimestichezza con la pratica dei vissuti e risultano più refrattari alla voce interiore. Lo stereotipo li dipinge come più rigorosi, meno inclini a confrontarsi con l'imprevisto, il caos, la "contaminazione di sé" a cui il desiderio espone. Per preservare un'identità "di pietra", immune da rischi, pagano il prezzo dello spegnimento di ogni moto desiderante non asservito a un oggetto.
Tuttavia, emergono anche uomini che rifiutano di dimenticarsi di sé, del proprio corpo e del proprio inconscio. Uomini che guardano criticamente al modello maschile consolidato, auspicando un nuovo modo di essere uomini, distante dalla violenza del potere e dall'astrattezza di una legge senza corpo. Uomini pronti a stringere nuove alleanze con quel mondo femminile che per primo ha sfidato l'ordine simbolico del Padre.
Pietro Bianchi, ad esempio, riconosce nella crisi del patriarcato l'interruzione di un meccanismo di trasmissione simbolica, aprendo la speranza a un "altro maschile" e a nuove forme di condivisione e costruzione del desiderio. Duccio Demetrio, nel suo testo "L'interiorità maschile. La solitudine degli uomini", indaga le sorti del maschile, rivendicando una posizione di "uomo" piuttosto che di "maschio". Egli interroga l'incapacità atavica di questi ultimi di intrattenere una relazione vitale con il proprio mondo interiore.
Demetrio distingue tra "maschi" e "uomini". I maschi sono coloro che scelgono l'ordine del potere e della violenza, cresciuti con l'imperativo del "chi si ferma è perduto". Incapaci di concedersi tregua, terrorizzati dal mostrare debolezza, evitano l'interiorità, considerata "friabile e inconsistente". Camminano come automi su percorsi tracciati dai padri, illudendosi di essere liberi, ignorando la bellezza dell'inutile e del gratuito, capaci di amare solo ciò che vedono, "trangugiano, comprano, possibilmente con un po' di sconto".
Gli uomini, invece, sono coloro che preferiscono il potere delle parole e dell'intelligenza a quello dell'arroganza e della violenza. Più connessi a Eros, al desiderio di sentire e meravigliarsi, si avventurano in territori sconosciuti, dedicati alla contemplazione, all'indagine degli abissi dell'animo e del cosmo. Scoprono una profonda sensibilità, talenti e vocazioni che li portano a rialzarsi come "specie interiore", distanziandosi dal modello dell'homo faber per divenire "inventori e infaticabili artefici di un agire […] in grado di aggiungere […] il sublime mistero della poesia". Questa è una minoranza, ma una minoranza feconda, di uomini che hanno saputo assumersi il rischio di addentrarsi nei meandri di sé, scoprendo la propria interiorità e creando ponti verso l'Altro.
Jacques Lacan: desiderio e psicanalisi
Tuttavia, la netta divisione tra "maschi" e "uomini" proposta da Demetrio può apparire semplicistica. Forse, l'intento dell'autore è proprio quello di denunciare l'assurdità di tale riduzione, evidenziando l'illusione di poter vivere "mutilati" per guadagnare in virilità. La vera ricchezza della "forma d'uomo" risiede nella tensione tra poli differenti, nel groviglio di sfaccettature, intenti e inclinazioni che caratterizzano ogni individuo.
L'Amore che Dura: Perdono e Promessa d'Eternità
Massimo Recalcati affronta anche la questione dell'amore e della sua possibilità di durata nel tempo nel suo saggio "Non è più come prima". Egli si concentra sugli amori che lasciano il segno, quelli che resistono alle intemperie della vita, superando tradimenti, abbandoni e fluttuazioni del sentimento. Al centro della sua riflessione vi è il perdono, un processo lento e complicato che si attiva quando si sente di non voler rinunciare alla promessa d'eternità fatta al partner.

Recalcati indaga cosa accade dopo che si chiede perdono: si torna come prima o permane la sfiducia? Suggerisce che non esiste una risposta universale, ma che l'amore che perdura ricerca l'estasi e la passione nei nuovi incontri con il partner, cercando di tenere vivo il rapporto e di rimediare agli errori. Questo avviene non concentrandosi sulla scissione tra desiderio e godimento, ma ponendo l'attenzione sul perdono.
Il tradimento mina la sicurezza alla base della coppia, frantumando il senso dell'esistenza. Il tempo diventa necessario per elaborare il lutto, la rabbia, l'accettazione e il superamento. Recalcati definisce l'amore come una "trappola, un inganno, un'illusione destinata a sciogliersi", ma sottolinea che il perdono, pur doloroso e simile a un lutto difficile, può salvare l'amore, resistendo alla tentazione della vendetta. Negli uomini, l'offesa è vissuta come umiliazione sociale, ma vincere l'orgoglio e superare il narcisismo è fondamentale. Il saggio offre una guida al perdono, analizzando casi concreti e teorie, per riscoprire la possibilità di una seconda possibilità nell'amore.
La Scuola tra Caos e Sapienza: Ripensare il Ruolo dell'Insegnante
L'intervento di Recalcati si estende anche al dibattito pedagogico e sociale sul ruolo della scuola. Egli dipinge un quadro della scuola attuale come "luogo del caos e dell’indisciplina permanente", dove gli insegnanti sono vittime di un "bullismo rovesciato". Tuttavia, la prospettiva della psicologia sistemica suggerisce che il "caos" possa essere sintomo di una complessità non riconosciuta, piuttosto che di una semplice mancanza di autorità.
Un ambiente scolastico efficace si basa sulla costruzione di un clima di fiducia, rispetto reciproco e collaborazione, piuttosto che sulla sola imposizione delle regole. Le "sfide comportamentali" spesso celano bisogni insoddisfatti o difficoltà emotive e relazionali. Approcci basati sulla giustizia riparativa e sulle competenze socio-emotive (SEL) si rivelano più efficaci nel lungo termine rispetto a interventi punitivi.

Recalcati difende la reintroduzione dell'apprendimento a memoria delle poesie come "immersione nel grande fiume della nostra cultura e della nostra lingua". Sebbene la memoria meccanica abbia la sua utilità, la ricerca sull'apprendimento significativo sottolinea l'importanza di connettere le nuove conoscenze a concetti preesistenti. Il passaggio da un modello trasmissivo a uno costruttivista enfatizza l'apprendimento attivo, dove lo studente è costruttore della propria conoscenza.
La poesia, come veicolo di cultura, diventa più potente quando gli studenti sono invitati a interagirvi, a esplorarne i significati e a connetterla con la propria esperienza. In un'epoca in cui le informazioni sono facilmente accessibili, il pensiero critico, l'interpretazione e la sintesi diventano più cruciali della mera memorizzazione.
Recalcati ridefinisce il "merito" come riconoscimento dell'impegno, della dedizione e della tenacia, allineandosi con la teoria del Growth Mindset. Tuttavia, avverte che le politiche sul merito rischiano di premiare il talento innato o condizioni socio-economiche favorevoli, rafforzando le disuguaglianze esistenti. Una buona scuola, invece di appiattire le differenze, le valorizza, offrendo a ciascuno la possibilità di eccellere.
Il ruolo del docente si è trasformato: da mero trasmettitore di sapere a mentore, guida nell'apprendimento e nello sviluppo delle competenze trasversali. L'insegnante, secondo Recalcati, dovrebbe "aprire vuoti nelle teste, aprire varchi nei discorsi già costituiti, fare spazio, aprire mondi e aperture mai pensate prima". Questa è "l'erotica dell'insegnamento", la capacità di suscitare il desiderio di sapere.
Il Perfezionismo: Tra Accettazione e Miglioramento
La tendenza al perfezionismo, come analizzato dalla Dott.ssa Manuela Di Luca, è una manifestazione della spinta umana al superamento dei propri limiti e della condizione di inferiorità. Il perfezionismo, inteso come "desiderio di essere il massimo", è una risposta estrema a un senso di inadeguatezza percepito come minaccioso. L'eccesso di ambizione e la costante competitività possono essere letti come una lotta interiore per evitare di confrontarsi con questa inadeguatezza.
Il fine ultimo del perfezionismo, tuttavia, è spesso quello di spingere a non agire, laddove non si sia certi di un successo garantito. La motivazione inconscia è quella di evitare il rischio della non riuscita e il senso di inadeguatezza che ne potrebbe derivare.

Al contrario, l'"accettazione dei propri limiti" rappresenta il più importante traguardo nella vita. Piacersi nella propria imperfezione libera da timori e ansie, permettendo di godere pienamente delle esperienze. Il percorso verso l'accettazione di sé, pur difficile, è fondamentale per un godimento autentico e duraturo, che non necessita di continui rinnovamenti. La sfida sta nel bilanciare la spinta al miglioramento con la capacità di accettare la propria condizione, riconoscendo che la pienezza dell'essere risiede proprio in questa complessa dialettica.
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