La Fuga dalla Libertà: L'Uomo Moderno di Fronte al Paradosso della Propria Autonomia

La libertà, valore supremo per cui l'umanità ha combattuto innumerevoli battaglie nel corso della modernità, si rivela un concetto di conio relativamente recente, privo di corrispettivi diretti nell'antichità. Le dottrine politiche nate negli ultimi secoli, interpretate secondo Petrucciani, rappresentano diverse strategie per attualizzare questo ideale: il liberalismo si concentra sulla libertà economica, la democrazia sulla libertà politica e il socialismo sulla libertà derivante da condizioni di parità per tutti gli individui. Ciascuna di queste correnti postula la garanzia di eguali prerogative per ogni cittadino, auspicando l'abbandono delle strutture gerarchiche e castali tipiche dei sistemi antichi e schiavistici. Per questo motivo, il concetto moderno di libertà è intrinsecamente legato a quello di uguaglianza, tanto da essere sintetizzato da Balibar con il termine "egaliberté". La molteplicità di approcci nel declinare le strategie di attualizzazione della libertà a livello politico riflette la non omogeneità delle interpretazioni filosofiche di questo valore fondamentale.

Concetto di libertà e uguaglianza

Isaiah Berlin, sulla scia di Kant, evidenzia come i pensatori moderni contemplino la libertà attraverso due lenti distinte: quella della "negatività", intesa come assenza di vincoli (come sostenuto da Hobbes), e quella della "positività", concepita come possibilità d'azione (come teorizzato da Rousseau). Nonostante la libertà sia assurta a principio cardine per cui si sono combattute e si combattono tuttora le più celebri battaglie, essa rappresenta un fardello di non poco conto. Negli ultimi cinquecento anni, l'uomo è stato costretto ad adattare la propria visione del mondo a sconvolgimenti prospettici continui: la scoperta dell'America ha messo in discussione la visione eurocentrica, la teoria eliocentrica ha superato quella geocentrica, e l'evoluzionismo ha eroso le basi della concezione antropocentrica. Parallelamente, la scoperta dell'inconscio e della psicoanalisi ha minato la convinzione che ogni azione fosse frutto di razionalità e coscienza.

Questo progresso teorico si accompagna a uno sviluppo materiale e sociale, con la nascita del modo di produzione capitalistico, ma anche a un'evoluzione psicologica. Erich Fromm, fedele alla visione marxista, non negava il progresso materiale e psicologico che il capitalismo avrebbe potuto apportare alla società occidentale. Il superamento di organizzazioni sociali gerarchiche e l'acquisizione di un sapere tecnico-scientifico, che liberava gli uomini dalla passiva sottomissione ai ritmi naturali, rappresentano conquiste innegabili. Tuttavia, l'accento posto da Fromm sulla prospettiva esistenziale sposta il discorso verso la delineazione di un progresso interiore, in contrapposizione a quello materiale e teorico.

La Libertà come Fardello: L'Ansia dell'Individuo

La tesi centrale di Fromm è che gli individui, pur essendo protagonisti di rivoluzioni che conferiscono loro un grado di libertà senza precedenti, non siano intrinsecamente preparati a gestirne l'abisso. Questa libertà li obbliga a diventare padroni assoluti del proprio pensare, agire ed esprimersi. Tale vastità di autonomia, tuttavia, genera terrore nell'uomo, che si percepisce ancora come un insignificante frammento dell'infinito. Le reazioni a questo terrore si manifestano principalmente attraverso due meccanismi di fuga: l'autoritarismo e il conformismo da automi.

L'autoritarismo, come analizzato in Fuga dalla libertà, racchiude due fenomeni interconnessi: il sadismo e il masochismo. Il sadico cerca di esercitare un controllo totale sull'oggetto, arrivando a infliggergli dolore per affermare la propria potenza, pur rimanendo intrinsecamente dipendente dall'oggetto dominato. Il masochista, al contrario, prova piacere nell'essere costretto e obbligato. In entrambi i casi, il carattere autoritario rivela l'incapacità dell'uomo di tollerare la solitudine e l'indipendenza che la libertà comporta.

Il conformismo da automi, d'altra parte, vede gli individui agire aderendo a schemi pratici predefiniti, conformandosi alle aspettative percepite dalla società e dalla famiglia. Sebbene le condizioni materiali e oggettive per l'esercizio della libertà possano essere garantite, indipendentemente dall'accezione che si attribuisce a tale nozione, la capacità del soggetto di valorizzarla non può essere trascurata.

Illustrazione del concetto di

La "Libertà da" e la "Libertà di": Due Volti dell'Autonomia

Tornando alla distinzione tra libertà negativa e positiva, la prima può essere interpretata come la condizione emancipatoria oggettiva storicamente conquistata dall'uomo, mentre la seconda rappresenta la capacità degli individui di autodeterminarsi. Entrambe sono indispensabili per raggiungere una piena indipendenza da qualsivoglia fattore coercitivo. Tuttavia, la libertà intesa unicamente come assenza di costrizione si rivela insufficiente per una vera emancipazione umana, anzi, apre le porte a nuove forme di schiavitù.

L'intento di Fromm non si limita all'analisi astratta; egli conclude il suo saggio con uno spunto propositivo, rivelando la sua adesione alla concezione marxiana secondo cui l'uomo si emancipa attraverso il lavoro. La libertà positiva viene definita come "attività spontanea della personalità totale", ponendo l'accento sul carattere pratico di questo valore. Fromm critica gli idealisti che esaltano una presa di coscienza contemplativa, sottolineando invece la necessità di un agire concreto.

"Non il lavoro come rapporto con la natura che in parte è il dominio su di essa, e in parte adorazione e sottomissione agli stessi prodotti delle mani dell’uomo, ma il lavoro come creazione, in cui l’uomo diventa uno con la natura nell’atto della creazione. Ciò che è vero dell’amore e del lavoro è vero di tutta l’azione spontanea, si tratti della realizzazione del piacere dei sensi o della partecipazione alla vita politica della collettività."

L'uomo non si rafforza attraverso il possesso di oggetti, ma attraverso la propria attività. L'atto stesso di vivere costituisce il significato della vita, una ricerca che in passato era appannaggio della religione e che oggi gli individui faustiani moderni tentano di colmare con il possesso del mondo. L'uomo autenticamente libero è unico e peculiare, ma questa individualità non è in contrasto con il valore dell'uguaglianza.

Le Nuove Forme di Schiavitù nell'Era Moderna

La società odierna, dal punto di vista materiale, necessita di un ripensamento della propria organizzazione. Sebbene il capitalismo abbia posto le basi per un sufficiente approvvigionamento di beni a livello globale, Fromm delinea i tratti fondamentali di un socialismo democratico. In tale modello, attraverso la pianificazione economica, si offrirebbe a ogni individuo la possibilità di contribuire alla prosperità generale mediante un'"attività genuina", permettendo l'identificazione tra fini individuali e universali. Fondamentale sarebbe sostituire la manipolazione dei cittadini con una loro collaborazione intelligente al governo, un governo "del popolo, da parte del popolo, per il popolo".

Il contributo di Fromm risiede nell'aver enfatizzato la necessità di cogliere non solo le condizioni oggettive per un profondo rinnovamento del sistema economico e sociale, ma anche quelle interiori e psicologiche. Seguendo il pensiero psicoanalitico, egli evidenzia come non sia sufficiente che l'uomo disponga dei presupposti teorici e materiali per esercitare la propria libertà. Se incapace di adempiere a tale compito, egli affronterà il mondo sviluppando nevrosi, ovvero forme di compensazione psicologica che, pur evitando la follia in un contesto scomodo, comportano enormi sofferenze.

Erich Fromm e la paura della libertà

L'Impatto della Società Industriale e della Propaganda

La società industriale, con la sua enfasi sulla produzione e sul consumo, ha creato nuove forme di dipendenza e alienazione. L'incremento esponenziale dell'uso di psicofarmaci, antidepressivi e ansiolitici, testimonia l'aumento degli stati d'ansia nella popolazione. Accanto a questi, emergono nuove dipendenze, spesso socialmente accettate, come il gioco d'azzardo, l'eccesso di lavoro, lo shopping compulsivo e la "food addiction", tutte manifestazioni di un tentativo di sedare un'ansia profonda.

La ricerca ossessiva di fama e approvazione, specialmente nell'era dei social network, rappresenta un altro meccanismo di fuga. La paura di non ricevere sufficienti "like" e il "fear of missing out" (FOMO) evidenziano come l'approvazione virtuale sia diventata un surrogato della gratificazione e della sicurezza. Fromm sostiene che non sia più necessaria un'autorità esterna esplicita, poiché l'individuo si adegua autonomamente a un'"autorità anonima" che si manifesta nel senso comune, nella scienza, nella normalità e nell'opinione pubblica.

"L’uomo moderno si trova in una situazione in cui gran parte di ciò che egli pensa e dice consiste in cose che tutti gli altri pensano e dicono; non ha acquisito la capacità di pensare originalmente."

Questo conformismo intellettuale, alimentato dalla ripetizione di pensieri altrui, porta a una forma di spersonalizzazione. La pubblicità, anziché puntare sul valore intrinseco del prodotto, investe sulla cattura delle emozioni, offrendo una suggestione ipnotica che promette un senso di individualità, ma che in realtà controlla la sfera intellettiva. Similmente, la propaganda politica induce l'elettore a credere di contare, quando in realtà il suo valore si riduce a un numero in un sondaggio, mentre la sua capacità di pensiero critico viene soffocata.

L'Origine Storica della Paura della Libertà

Erich Fromm, nel suo saggio Fuga dalla libertà (1941), analizza le origini storiche e psicologiche della tendenza umana a sfuggire alla responsabilità che la libertà comporta. L'uomo, nel suo percorso di individuazione, si distacca progressivamente da uno stato di unità cosmica con la natura e con gli altri, un processo che inizia con il distacco infantile dalla madre. Questo distacco genera un senso di impotenza, ansia e incertezza di fronte a un mondo che appare minaccioso.

Nel Basso Medioevo, con l'avvento del capitalismo, i rapporti umani si trasformano in una competizione strumentale, caratterizzata da estraneità e ostilità. La spinta all'arricchimento e all'affermazione sociale crea un profondo senso di solitudine. La Riforma Protestante, con le dottrine di Lutero e Calvino, offre un temporaneo sollievo, ma introduce una nuova forma di "schiavitù": quella religiosa. Fromm sostiene che Lutero abbia preparato l'uomo al ruolo di servo, un ruolo che si perpetuerà nel tempo, cambiando il "padrone" ma non la condizione servile.

L'uomo moderno si ritrova così imprigionato in una vasta macchina economica che impone i propri ritmi, assegnando a ciascuno un compito specifico ma rendendolo al contempo insignificante. La concorrenza serrata per evitare di essere risucchiato dagli ingranaggi del mercato accentua questa insignificanza. Questa condizione è il terreno fertile per la pubblicità e la propaganda politica, che mirano a condizionare il consumatore e l'elettore, riducendo le loro capacità critiche e offrendo l'illusione della scelta.

Illustrazione del percorso storico dell'uomo verso la libertà e le sue conseguenze

Meccanismi di Fuga e la Ricerca di Nuovi Legami

Di fronte alle crescenti difficoltà della vita moderna - disoccupazione, guerre, l'immensità delle città - l'uomo percepisce la realtà come incontrollabile. Questo porta alla paura, alla solitudine e al rifugio nella sottomissione a un capo carismatico, un fenomeno che ha trovato il suo culmine nei regimi totalitari come il Nazismo e il Fascismo. La convinzione di non essere in grado di affrontare la quotidianità spinge l'uomo al masochismo o alla distruzione del mondo esterno, nel tentativo di sfuggire all'intollerabile sentimento di impotenza.

Il conformismo rappresenta un altro meccanismo di fuga. Cessare di essere sé stessi per conformarsi alla massa permette di colmare la distanza tra l'io e il mondo, eliminando i sentimenti di ansia e solitudine, ma al prezzo della perdita della propria personalità. L'educazione, fin dalla prima infanzia, tende a sopprimere i sentimenti spontanei, insegnando la cordialità e l'assunzione di una personalità gradevole, in contrasto con il vero fine educativo: la promozione dell'indipendenza interiore, dell'integrità e dell'individualità.

Fromm conclude che l'uomo moderno debba superare la concezione quantitativa della libertà, focalizzata sull'acquisizione di sempre maggiori diritti, per abbracciare una libertà qualitativa. Questa nuova forma di libertà consentirebbe la realizzazione della propria personalità individuale, attraverso un'attività spontanea e creativa, in contrapposizione alla passività e alla sottomissione. La vera sfida non è solo difendere la libertà conquistata, ma crearne un nuovo tipo, capace di rispondere alle esigenze più profonde dell'individuo e della società.

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