Il profondo legame tra psicoanalisi e la cura di pazienti affetti da disturbi gravi, come l'autismo e le psicosi, è un terreno fertile di riflessione e dibattito. Al centro di questa discussione si trovano due concetti cardine, l'inconscio e il linguaggio, la cui importanza e interpretazione definiscono l'orientamento trasversale di ogni pratica psicoanalitica autentica. La loro comprensione e applicazione diventano particolarmente critiche quando si tratta di organizzare un trattamento educativo e terapeutico per individui per i quali il solo approccio ambulatoriale si rivela insufficiente.
L'Inconscio e il Linguaggio: Una Soglia Critica
Il dibattito sulla legittimità della psicoanalisi nel trattamento di condizioni come l'autismo si cristallizza attorno alla questione fondamentale: l'operatore considera l'inconscio e il linguaggio concetti di primaria importanza? Le tecniche promosse da alcune Linee-Guida Ministeriali sembrano suggerire un approccio che può tranquillamente prescindere dall'esistenza dell'inconscio, o quantomeno dalla sua rilevanza clinica nel contesto dell'autismo.
Analogamente, il concetto di linguaggio viene spesso ridotto a un prodotto di tecniche addestrative basate sul rinforzo. In questa prospettiva, il linguaggio si configura come un semplice "cartellino" da apporre alle cose, un'etichetta convenzionale utile per la comunicazione e la soddisfazione di bisogni primari. Tuttavia, questa visione trascura le dimensioni intrinsecamente umane del desiderare e del domandare, relegando il linguaggio a un livello quasi istintuale, ben lontano dalla sua ricchezza e complessità.
È evidente, quindi, che i concetti di inconscio e linguaggio non sono meri strumenti teorici, ma stabiliscono una soglia fondamentale e definiscono una modalità operativa specifica per lo psicoanalista. Ogni operatore, a qualsiasi livello, dovrebbe essere messo nella condizione di effettuare una "manutenzione ordinaria" dei concetti che utilizza per pensare. La "manutenzione straordinaria", invece, è un compito che spetta al paziente, il quale, attraverso la sua sofferenza e le sue crisi, mette in discussione le nostre certezze acquisite, quelle conoscenze che tendiamo a trattare come utensili immutabili, al massimo soggetti a usura o sostituzione con modelli identici.
La vera sfida, e la grandezza del mestiere, risiede nello sforzo di ripensamento che ogni paziente richiede, in un processo paziente e individualizzato. In questa impresa, i pazienti si rivelano spesso più abili dei terapeuti. Noi professionisti, sempre un passo indietro, cerchiamo con la "manutenzione ordinaria" di rimanere al passo, una fatica che, seppur ardua, promette frutti preziosi, sia nell'immediato che nel lungo termine.

La Formula Lacaniana: "L'Inconscio è Strutturato Come un Linguaggio"
Il titolo di questo articolo riecheggia la celebre formula lacaniana, "l’inconscio è strutturato come un linguaggio", formulata da Jacques Lacan negli anni Cinquanta. Sebbene questa affermazione contenga in sé una miriade di concetti complessi, "inconscio" e "linguaggio" emergono come i pilastri più evidenti.
Cos'è l'Inconscio?
Ma cosa intendiamo quando parliamo di inconscio? A cosa ci riferiamo con questa parola? La ricerca clinica di Freud e dei suoi successori, a partire dall'incontro con i sintomi delle pazienti isteriche, ha portato alla luce meccanismi di funzionamento e una logica non aristotelica, le cui leggi sono state definite dallo stesso Freud e dai suoi epigoni. È importante sottolineare lo scarto tra la scoperta dell'inconscio e la definizione della logica che lo governa. La prima è una questione di natura filosofica, ontologica, mentre la seconda è di natura strettamente clinica e, per la pratica analitica, di gran lunga più interessante.
L'unità operativa in cui si manifestano le leggi dell'inconscio è l'incontro clinico, un incontro sempre nascente. Questo significa che l'operatore deve mantenere vivo in sé l'atteggiamento del ricercatore. Non è facile, poiché la tendenza naturale è quella di ordinare le conoscenze acquisite e sviluppare una teoria personale per raccogliere ulteriori dati. Tuttavia, è fondamentale ricordare che le migliori teorie cliniche sono nate dall'incontro con pazienti specifici, spesso bambini o donne, le cui narrazioni hanno aperto nuove prospettive.
Inconscio, Psicosi e Autismo: Un Legame Sottile
Qual è, dunque, il rapporto tra inconscio e psicosi o autismo, specialmente quando la psicosi si manifesta nel silenzio, come nell'autismo estremo, o attraverso i silenzi verbali e corporei che i nostri pazienti ci impongono? Si ipotizza che, in questi casi, l'inconscio possa operare prevalentemente attraverso il registro dell'immaginario. Pensieri, o meglio immagini molto nette, dominano la mente di questi individui, tendendo a imporsi anche sull'ambiente circostante. Questo non è necessariamente negativo, poiché indica l'assenza di un decadimento cognitivo. Tuttavia, sussiste il rischio che una singola idea possa acquisire un potere totalizzante, un fenomeno che ricorda il caso di Schreber.
Schreber, persona brillante e di successo professionale e sociale, le cui memorie manifestano cultura e sensibilità, fu tuttavia l'apice di un grave processo psicopatologico. Fortunatamente, l'inconscio sfugge, e i corpi, in relazione allo spazio, diventano teatri su cui si inscenano scene leggibili e decifrabili. A questo scopo serve la formazione: a costruire un dispositivo gruppale di decrittazione, un dispositivo che impara giorno per giorno, senza applicare rigide codifiche, ma mettendo in azione la catena significante.
Lacan e Aristotele : Inconscio e Plasticità neuronale - Psicanalisi e filosofia # 45
Il Linguaggio: Oltre la Tecnica Addestrativa
Ci avviciniamo così al secondo concetto-strumento: il linguaggio. Il celebre trattato di Linguistica Generale di De Saussure, a distanza di un secolo, conserva ancora la sua validità. Altrettanto impressionante è il lavoro svolto in campo musicale e psicoanalitico sul fenomeno della voce umana. Troppo spesso, l'operatore si concentra sull'osservare se un paziente parla o meno, dedicando meno attenzione a constatare se, quanto, come e quando la voce si stacca dal corpo.
L'esperienza che un bambino fa del proprio corpo è la costruzione di un luogo, il proprio, da cui si staccano quelli che la psicoanalisi, almeno fino a un'epoca recente, definiva "pulsionali". Questi non appartengono alla categoria dell'istinto, ma a una sfera ben più complessa: Feci, Pipì, Voce, Sguardo. La voce, in particolare, si stacca dall'occhio e ci permette di vedere.
Probabilmente, esiste una resistenza culturale nell'associare oggetti "nobili" come la voce e lo sguardo a funzioni corporee come la defecazione e la minzione. Eppure, all'interno delle strutture di cura istituzionali, si osserva frequentemente come i pazienti trattengano o espellano i loro "oggetti" pulsionali, faticando a inserirli nel contenitore relazionale. Questo si manifesta nel trattenere la cacca o nel disperderla ovunque tranne che nel water, così come nel trattenere la voce o nell'urlare in modo disconnesso dall'esperienza vissuta.
Lingua, Linguaggio e Parola: Distinzioni Fondamentali
I pazienti nevrotici, più o meno, sono consapevoli della differenza tra:
- Linguaggio: una funzione che si sintetizza nell'algoritmo significante/significato.
- Lingua: l'articolazione specifica che il linguaggio assume in una comunità di parlanti.
- Parola: l'atto linguistico del soggetto.
Tuttavia, i pazienti autistici e psicotici ci spingono ad andare oltre, a riconsiderare la voce. La sua articolazione e produzione sono complesse quanto quelle del linguaggio, poiché la voce umana è l'effetto di uno sviluppo specifico dell'apparato faringo-laringeo, o meglio, della sua distinzione. Produrre la voce non è un dato naturale come respirare; richiede intenzionalità, l'ingresso del soggetto nella scena della relazione tra dare e ricevere. Questo asse definisce lo sviluppo pulsionale, il rapporto tra psiche e corpo, un corpo che non si prolunga nell'altro ma definisce i propri confini, diventando così un ponte relazionale tra l'io e l'altro. I pazienti autistici e psicotici spesso non riescono a entrare nella scena del dare e ricevere, o vi riescono solo per brevi e non facilmente replicabili momenti.

Kanner e l'Assenza del Gioco del Dare e Ricevere
Quando Leo Kanner, nel suo articolo del 1943, descrisse gli undici casi di bambini con autismo, distinguendoli dalla schizofrenia e dal ritardo mentale tradizionali, in sostanza ci raccontò di bambini che, fin dalla nascita, non entrano nella scena del dare e ricevere. Sono bambini indifferenti all'esperienza della perdita, che non rispondono emotivamente né comportamentalmente all'assenza della madre, né mostrano trasporto al suo ritorno.
Guai, invece, se un singolo oggetto è fuori posto! Se un oggetto non è al suo posto, se non è dove atteso, ciò assume un significato profondo per il bambino. Significa la presenza del rapporto dare-ricevere, dello scambio, un'esperienza rispetto alla quale queste persone sembrano particolarmente sprovviste di strumenti. Un oggetto fuori posto diventa un'esperienza impensabile, una mutilazione reale, una perdita senza riparazione, un mancato accesso alla logica della vita pulsionale, al montaggio della pulsione in termini di fonte-oggetto-meta-intensità.
Pertanto, la reazione dei bambini descritti da Kanner alla presenza di un oggetto fuori posto non dice solo qualcosa sulla "rigidità" percettiva del bambino autistico, diventata un criterio diagnostico fondamentale. Essa rivela il mancato accesso al mondo dello scambio. È fondamentale ricordare che per tutti i bambini è una scoperta essenziale fare la cacca, fare la pipì, fare la voce, fare lo sguardo. "Fare proprio" significa costruire con ciò che il corpo offre un passaggio in più: scambiare. E lo scambio comporta un dare e un ricevere, confini psichici permeabili, una superficie psichica fatta di porosità che permette entrate e uscite senza minacciare l'integrità mente-corpo.
La Voce Come Espressione dell'Inconscio
Soffermiamoci a riflettere sulle voci che si staccano, o non si staccano, dai corpi dei pazienti che ci circondano, o sui rumori e silenzi che, come protesi vocali, anch'essi si manifestano. Le alterazioni della voce possono riprodurre la temporalità di un passato che si impone al presente, un presente che non diventa mai passato. Come interpretare queste voci? Come parlare a queste voci?
In primo luogo, è utile descriverle attribuendo loro aggettivi. Le voci sono ottimi candidati a rivelarci qualcosa dell'inconscio di questi pazienti. Sono sempre complesse, frutto di processi multilivello. Sogni, segni, simboli: in una parola, inconscio.
Sostenere che "l'inconscio è linguaggio" ha senso per diverse ragioni. Innanzitutto, l'inconscio appare come un "capitolo censurato" della storia del soggetto, un capitolo che la parola cerca di riportare alla coscienza. In secondo luogo, si ritiene che l'inconscio sia strutturato come il linguaggio, seguendo regole e leggi condivise, sebbene parli un linguaggio cifrato e codificato da svelare. Tuttavia, anche se l'inconscio è strutturato come il linguaggio, non tutto in esso è significante. Esiste uno scarto noumenico, una mancanza che si aggrappa all'Altro nel tentativo di colmarla.
In questo quadro teorico, la funzione formativa, nominativa e regolativa che Lacan attribuisce al linguaggio è di particolare interesse. L'individuo, nella sua "mancanza a essere", per avvertire di esistere, necessita del riconoscimento dell'Altro - non l'altro in carne ed ossa, ma l'Altro con la "A" maiuscola, che rappresenta l'universo linguistico e simbolico in cui il desiderio deve inserirsi per esprimersi.
Per riportare alla coscienza il vuoto inconscio, è necessaria la parola. Per Lacan, la mancanza desiderabile è sempre sintomatica: i simboli ci indicano che, sebbene siano significanti, i loro significati sono stati rimossi. Ciò accade perché, situati nell'inconscio derivato da leggi inscritte e sovrascritte, non sono stati posti da noi, sfuggendo così al ricordo e al significato.
Chiarito il ruolo della metafora, appare evidente che, nel tentativo di nominare ciò che manca ma è sconosciuto a livello cosciente, si utilizzano altri oggetti nominabili. Questi non sostituiscono il mancante, ma cercano di avvicinarsi ad esso nella catena consequenziale dei significati.
L'Inconscio e il suo Linguaggio Simbolico
L'inconscio raccoglie le attività mentali che sfuggono al nostro controllo. La dimensione onirica, in particolare, attira l'attenzione degli esperti. A partire da "L'interpretazione dei sogni" di Freud, i sogni non sono più considerati semplici risultati caotici di attività cerebrali casuali. Ricerche recenti suggeriscono che la funzione dei sogni possa essere quella di consolidare la memoria delle esperienze vissute.
Le informazioni che elaboriamo, come i giudizi contrastanti "io valgo" e "io non valgo abbastanza", pur coesistendo nella nostra mente, vedono uno di essi diventare la causa predominante degli eventi quotidiani. Il codice inconscio non determina solo la nostra sfera mentale, ma anche quella biologica, emozionale ed energetica, attraversando tutti i livelli della coscienza. Per interpretare questo codice, sono necessari passaggi progressivi, un'immersione nel linguaggio simbolico dell'inconscio. Si tratta di un percorso di crescita personale che va oltre l'esplorazione psicologica, agendo su ogni livello del nostro essere.
Le Tre Accezioni dell'Inconscio Lacaniano
Jacques-Alain Miller ha messo in luce tre diverse accezioni dell'assioma lacaniano sull'inconscio:
- L'inconscio come capitolo censurato: È la parte della storia del soggetto non più, o non ancora, a sua disposizione.
- L'inconscio come "Altrove": Un luogo presente per tutti ma chiuso a ciascuno, donde il soggetto riceve il messaggio che lo riguarda. In questa ottica, la risposta alla sua questione è situata nell'Altro (l'universo linguistico e simbolico), non nell'analista. L'analista diviene il "soggetto supposto sapere", fulcro del transfert.
- L'inconscio strutturato come linguaggio, ma non interamente significante: Non tutto il godimento pulsionale è significantizzabile e metabolizzabile nella catena significante. Questo "zoccolo duro" del godimento, refrattario all'ordine simbolico, Lacan lo chiama "oggetto piccolo a".
La parola è la materia prima del lavoro analitico. La parola cura, e in psicoanalisi non ha proprietà particolari, ma quelle intrinseche alla parola stessa. Ogni parola esige una risposta, una domanda rivolta a un altro. La parola fa sorgere l'interlocutore che detiene la risposta.

La Voce Umana: Un Ponte tra Corpo e Psiche
La voce umana, nella sua complessità, è un fenomeno che merita un'attenzione particolare. Non è un dato naturale come la respirazione, ma richiede intenzionalità e l'ingresso del soggetto nella scena relazionale del dare e ricevere. Questo è l'asse dello sviluppo pulsionale, il rapporto tra psiche e corpo. Un corpo che definisce i propri confini, fungendo da ponte relazionale tra l'io e l'altro.
I pazienti autistici e psicotici, spesso, faticano a entrare in questa dinamica. Il loro rapporto con gli oggetti, e con gli scambi che essi implicano, è peculiare. Un oggetto fuori posto può rappresentare una mutilazione, una perdita irreparabile, un mancato accesso alla logica della vita pulsionale.
L'Inconscio nella Psicologia e nella Psicoterapia
L'inconscio, definito come un "desiderio o comportamento non avvertito dalla coscienza, involontario", ha una storia che precede Freud. Filosofi come Leibniz, Schelling, Schopenhauer e Nietzsche hanno esplorato concetti affini.
Freud, tuttavia, ha posto l'inconscio al centro della sua indagine clinica, sviluppando la "talking cure" e la psicoanalisi. A partire dagli studi sull'isteria, ipotizzò che i sintomi fossero radicati in ricordi traumatici inconsci, troppo disturbanti per la coscienza. Attraverso libere associazioni, interpretazione dei sogni e transfert, permise ai pazienti di far emergere l'inconscio.
Dopo Freud, figure come Carl Gustav Jung, con il suo concetto di inconscio collettivo e archetipi, e Jacques Lacan, che definì l'inconscio come linguaggio, hanno ulteriormente elaborato la comprensione di questo dominio psichico.
Come Comunica l'Inconscio?
L'inconscio comunica attraverso molteplici canali: il corpo, i comportamenti, la voce, la scrittura, la gestualità, gli atti mancati, le dimenticanze, i lapsus e i sogni. I contenuti veicolati sono potenzialmente infiniti: significati nascosti, desideri profondi, emozioni represse.
La psicoterapia si propone di esplorare questo linguaggio, cercando di comprendere le cause dei sintomi e le modalità con cui si manifestano. Il rapporto tra la nostra parte inconscia e le relazioni familiari, i traumi non elaborati e i meccanismi di difesa è un terreno fertile per l'analisi.
L'Inconscio Cognitivo e le Sue Implicazioni
Le neuroscienze hanno introdotto il concetto di "inconscio cognitivo", riferito alla memoria implicita che influenza inconsapevolmente pensieri e comportamenti. Attività automatiche come guidare o andare in bicicletta ne sono un esempio.
Quando l'inconscio "prende il sopravvento", può condizionare le nostre relazioni, impedendoci di creare legami significativi. Sintomi come la mania del controllo, la tristezza, la frustrazione, l'insonnia, gli attacchi di panico, se apparentemente non correlati alla situazione, possono segnalare una lotta tra conscio e inconscio. In questi casi, il supporto di un terapeuta è fondamentale per scoprire cosa sta accadendo.

Il Linguaggio Simbolico e la Ricerca del Desiderio
Il termine "desiderio", derivato dal latino "de" (privativo) e "sideris" (stella), evoca una condizione di assenza, una mancanza di un riferimento celeste. Ogni desiderio ci riporta all'assenza di una condizione originaria. Questo richiamo all'infinito distingue il desiderio dal bisogno, che è limitato a un oggetto definito.
Il desiderio tende alla totalità, mentre il bisogno è circoscritto. La fame e la sete sono bisogni, appagabili con un pezzo di pane o un bicchiere d'acqua. Il desiderio, invece, non è mai appagato in modo definitivo da oggetti limitati.
Nell'esperienza del desiderio, esiste una realtà apparente e superficiale, e una sostanziale e profonda. Il desiderio di cioccolato, ad esempio, può nascondere un bisogno più profondo di dolcezza, accoglienza, amore incondizionato. Scavare nelle ragioni dei desideri non impedisce di appagarli, ma permette di farlo con maggiore consapevolezza.
Il successo è legato anche al magnetismo personale, un'energia capace di attrarre circostanze propizie. Quando inseguiamo tutti i desideri, perdiamo magnetismo ed energia. Esistono in noi, metaforicamente, la calamita dell'odio e quella dell'amore, entrambe attrattrici di realtà specifiche.
Discipline Analogiche e la Decodifica del Linguaggio Emotivo
Le Discipline Analogiche, o l'Arte delle Emozioni, offrono una chiave di accesso al benessere attraverso un dialogo diretto con la sfera emotiva, istintuale e inconscia. Questo dialogo è reso possibile da una sorprendente decodifica del linguaggio non verbale, attraverso cui il nostro mondo emotivo comunica costantemente il suo stato e le sue esigenze.
Le emozioni sono il motore energetico della vita, fonte di passioni, genialità e creatività, ma anche di comportamenti in contraddizione con la logica. La razionalità e il mondo delle emozioni, pur con linguaggi e obiettivi diversi, entrano in conflitto. Le Discipline Analogiche forniscono risorse per ricondurre all'equilibrio emozionale e liberare il potenziale individuale.
Stefano Benemeglio, ipnologo, psicologo e ricercatore, ha studiato le leggi che governano l'emotività umana, decodificando un linguaggio segreto e universale del nostro inconscio. Questo linguaggio, una volta conosciuto e introiettato, consente un'inedita conoscenza di sé e un miglioramento della comunicazione.
L'istanza emozionale è intelligente e ben organizzata, spinge l'individuo a conseguire il sogno, l'oggetto del proprio desiderio. La parte emotiva ricerca il piacere, mentre la parte logica cerca di evitare la sofferenza. Dalla distonia, ovvero dal contrasto tra esigenza e appagamento, nasce una forza propulsiva che stimola l'evoluzione.
Tuttavia, se le emozioni non sono sufficienti a colmare il bisogno emergente, l'istanza analogica (l'inconscio) le cerca autonomamente, spingendo la persona a replicare turbamenti del passato. Il principio basilare è l'analogia: l'inconscio ripropone ed associa ad uno stesso stato emotivo eventi diversi, basandosi sulla somiglianza. L'analogia, propria dell'istanza emotiva, ricerca emozioni stimolanti nei vissuti della persona, spingendola a creare o farsi attrarre da situazioni ripetitive.
L'Inconscio come Motore del Pensiero e dell'Azione
La comunicazione consapevole, l'eloquio con cui esprimiamo il pensiero, è solo la punta dell'iceberg di un contenuto più ampio, in cui prevale il linguaggio inconscio. L'inconscio si esprime costantemente nella vita quotidiana, con un proprio ordine. È un sistema che utilizza tutte le possibili combinazioni linguistiche per esprimere l'energia pulsionale, spinta da associazioni emotive significative.
Questa consapevolezza ha portato Lacan ad affermare che "l'inconscio è strutturato come un linguaggio", intendendo con "strutturato" la relazione logica tra gli elementi espressi dall'inconscio, secondo criteri stabiliti dall'esperienza emozionale.
Il linguaggio dell'inconscio è continuamente presente nell'apparente consapevolezza del discorso quotidiano e delle nostre azioni, ma non come espressione della nostra volontà conscia. Questo solleva la domanda paradossale: "Chi parla quando io parlo?". L'affermazione di Freud che "L'Io non è padrone in casa propria" trova qui la sua piena esplicitazione.
L'umanità ha subito tre grandi mortificazioni: la cosmologica (Copernico), la biologica (Darwin) e la psicologica (Freud), con il ruolo predominante dell'inconscio e lo spodestamento dell'Io. L'inconscio ha una dimensione preponderante nei nostri contenuti mentali e nelle motivazioni che guidano ogni nostro dire e agire. Esso struttura il nostro essere corporeo, la nostra presenza fisica nel mondo. A volte, si manifesta individualmente producendo sensazioni e sintomi (psicosomatica), altre volte, viene esplicitato come "somatizzazione" di frustrazioni o eventi dolorosi.
La Programmazione Neuro Linguistica (PNL), pur con riserve scientifiche per l'ambito terapeutico, ha avuto successo nel business e nel marketing, suggerendo modelli di comportamento che, tramite dinamiche inconsce, aumentano l'efficacia comunicativa. La regola del 7-38-55, ad esempio, sottolinea l'importanza del tono della voce e del linguaggio corporeo, spesso poco consapevoli.
Infine, l'esistenza di un complesso discorso inconscio ha ispirato artisti, a partire dai surrealisti, che lo hanno posto al centro delle loro creazioni attraverso gli automatismi inconsapevoli. Il setting psicoanalitico, con la sua atmosfera ovattata e il patto di sincerità, rappresenta un contesto privilegiato per esplorare questo linguaggio nascosto, mirando a esplicitare ciò che può essere terapeuticamente utile per il paziente.

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