Il Reale: Un Limite Invalicabile nell'Esperienza Umana

Il pensiero di Jacques Lacan, lungi dall'essere un sistema prescrittivo, si configura come un'esplorazione profonda della psiche umana, un tessuto complesso in cui il reale emerge come un limite invalicabile, un punto di frizione costante con la nostra esistenza. L'opera di Lacan ci invita a confrontarci con una dimensione che sfugge alla piena comprensione e manipolazione, un substrato della realtà che, pur essendo intrinsecamente presente, resiste alle categorizzazioni e alle definizioni definitive. L'analisi di questo concetto, fondamentale per comprendere la sua teoria, si dipana attraverso una serie di riflessioni che toccano l'arte, la mitologia, la religione e la stessa struttura del desiderio umano.

Jacques Lacan

L'Opera d'Arte come Sublimazione e il Vuoto Segnato

L'analisi lacaniana spesso si avvale di esempi clinici e di espressioni artistiche per illuminare concetti altrimenti astratti. Nel saggio sull'Etica della Psicoanalisi, Lacan mette in relazione le espressioni creative - musicali, pittoriche - con il campo centrale nell'analisi di Melanie Klein: il rapporto del bambino con la madre. In questo contesto, l'opera d'arte può essere vista come una riproduzione sublimata di queste dinamiche primordiali.

Un esempio illuminante emerge dall'esperienza di una donna che, nelle sue crisi depressive, lamenta uno spazio vuoto interiore che non riesce a colmare. Quando la sua casa viene tappezzata dai quadri del fratello pittore, e in seguito uno di questi viene rimosso, rimane un "vuoto segnato". Questo vuoto, per quanto fisico, assume una valenza simbolica profonda, una mancanza che la donna tenta invano di riempire con il colore, un gesto che sottolinea l'impossibilità di colmare una lacuna intrinseca con mezzi superficiali. La reazione furiosa del cognato pittore, non per la qualità del dipinto ma per l'incredulità che una casalinga potesse produrre un'opera simile, evidenzia la collisione tra la creatività spontanea e le convenzioni sociali e professionali.

Un parallelo interessante si trova nell'atteggiamento di Jacques Prévert, che non buttava le scatole vuote dei fiammiferi, ma le utilizzava per creare lunghe sequenze decorative. Prévert, in questo senso, eleva l'oggetto quotidiano alla dignità di "cosa", non necessariamente la "Cosa" (das Ding) lacaniana, ma un oggetto che, attraverso la sua reinvenzione, acquista un nuovo significato. Questo gesto sottolinea la capacità umana di trasformare e conferire valore a ciò che altrimenti sarebbe considerato scarto.

La Definizione Sfuggente del Reale

La definizione del "reale" in Lacan è un percorso tortuoso, un concetto che si evolve e si complica nel tempo. Inizialmente, si può distinguere tra il reale che appartiene al soggetto e il reale con cui il soggetto ha a che fare. A questo si aggiunge il "reale primordiale", suggerendo una dimensione ancora più originaria e inaccessibile. Sebbene Lacan non fornisca mai una definizione definitiva, arriva a identificarlo con l'"impossibile", con ciò che "non va", ciò che "non quadra" nell'esperienza del soggetto.

Questo concetto si intreccia con il "Real-Ich" freudiano, ma la sua elaborazione in Lacan, specialmente nell' "Etica della Psicoanalisi" (1960) e nei seminari successivi, ne approfondisce le implicazioni. L'apparato psichico, costituito da rappresentazioni che coalescono con elementi significanti, si confronta con oggetti ritrovati non tanto perché perduti, ma perché se ne scopre la perdita nel momento del ritrovamento. La rete di significanti, l'omeostasi e la tendenza verso la "Cosa" (das Ding), che si colloca al di là del principio di piacere, sono elementi che conducono al confronto con questo reale sfuggente.

Il Nastro di Moebius

Mitologia, Religione e la Questione del Male

Il pensiero di Lacan attinge ampiamente a mitologie e narrazioni religiose per esplorare la natura del male e della creazione. La mitologia creazionista, ad esempio, è vista come la base su cui si è sviluppata la scienza. La figura del "padre reale e mitico" assume un ruolo centrale, spesso associato al declino dell'Edipo e al padre immaginario, colui che lascia il soggetto "mal fatto".

L'opera di Lacan richiama anche la mitologia catara, una storia tragica di guerre di religione e crociate contro i principi del sud della Francia, gli Albigesi. I Catari, i "puri", credevano nell'intromissione di un demiurgo nella creazione, portando corruzione e putrefazione. La loro tendenza all'astinenza, inclusi i rapporti sessuali, riflette una visione radicale del male come intrinseco alla generazione e alla vita stessa.

Questa prospettiva si collega alla questione del male nelle opere. Lutero condannava la religione cattolica del suo tempo, sostenendo che le buone opere non potessero garantire il paradiso, poiché il male risiedeva nelle opere stesse. Lacan, tuttavia, aggiunge un'ulteriore dimensione: il male può risiedere nella "Cosa" (das Ding), poiché è la presenza umana nella creazione e nel mantenimento di questa "Cosa" a costituire il male.

Un riferimento cruciale è il Seminario II, dove Lacan discute il primato del simbolico e conclude sorprendentemente che la pulsione di morte è solo la maschera dell'ordine simbolico. Questo si lega a "Al di là del principio di piacere" di Freud, dove la "Cosa" (das Ding) spinge l'individuo oltre il principio di piacere, verso un confronto con la pulsione e la sua natura più oscura.

Il Transfert, la Fine dell'Analisi e il Desiderio dell'Analista

Il concetto di "passe", l'esperienza di attraversamento del fantasma e del suo "al di là", è centrale nella discussione sulla fine dell'analisi. Jacques-Alain Miller sottolinea come il transfert non si riduca a zero alla fine dell'analisi, ma si trasformi in un "amore più degno", un passaggio dal lavoro del transfert al transfert di lavoro. Il risultato non è un ritorno allo stato precedente, ma una sorta di sublimazione.

Freud stesso si è confrontato con l'impasse del transfert sulla "roccia della castrazione", oscillando tra diverse versioni del suo destino. La decostruzione lacaniana del padre freudiano distribuisce il padre in tre dimensioni: reale, simbolica e immaginaria. Il "padre reale e mitico" si contrappone al "padre simbolico e mitico", suggerendo un legame con la rivelazione del reale. Dio, in questo senso, ha un piede nel simbolico e uno nel reale, con il Dio dei filosofi che assicura il calcolo del migliore dei mondi, e il Dio di Abramo che provoca catastrofi.

Lacan propone di passare dall'esaltazione del mito all'espressione di ciò che è "mal fatto", mettendo al centro questa dimensione. Il lutto del padre immaginario, la figura di un padre "veramente qualcuno", genera un rimprovero eterno che rimane fondamentale nel soggetto. Da qui emergono il padre simbolico (Nome del Padre, padre dell'amore) e il padre immaginario (padre dell'odio e del rimprovero). L'odio verso se stessi, per la propria imperfezione, e l'odio verso il padre per aver lasciato il soggetto a una "misera esistenza", sono motori potenti. Lacan introduce il termine "kakon", oggetto cattivo, una sovversione dell'oggetto cattivo kleiniano, per ripensare l'universale freudiano del padre a partire dalla particolarità dell'oggetto di godimento.

Il desiderio dello psicoanalista presuppone una "caduta" nella catena delle identificazioni, una sostituzione di un'identificazione con un'altra legata al discorso analitico. Questo segna il passaggio dal discorso dell'inconscio al discorso della psicoanalisi, una nuova scrittura del desiderio dell'analista. Il percorso analitico inizia con l'istituzione dell'inconscio transferale e termina con la separazione dei significanti padroni del soggetto dai legami che avevano intessuto.

Massimo Recalcati | Jacques Lacan (Feltrinelli)

L'Inconscio, il Linguaggio e il Reale: Un Dialogo Complesso

L'insegnamento di Lacan, specialmente negli ultimi anni, si concentra sempre più sul reale, spostando l'accento dall'inconscio strutturato come linguaggio alla dimensione del reale. Il discorso, inteso come struttura di elementi che tenta di tenere insieme significante e godimento, si articola in quattro discorsi, ognuno dei quali muove quattro elementi distinti.

L'inconscio si configura su un duplice piano: quello del Simbolico, una trama di significanti che orienta la vita, e quello del Reale, un trauma della trama simbolica che interrompe il flusso ripetitivo e richiama alla simbolizzazione di ciò che è ancora "fuori-senso". Il lavoro analitico consiste nel reperire questa trama e introdurre l'esperienza del Reale come inciampo, affinché la cura diventi un'occasione per riconfigurare la trama e far esistere l'inconscio come possibilità di un sapere futuro. La psicoanalisi deve rendere il Simbolico permeabile all'esistenza del Reale, poiché è il Reale a rendere insaturo il Simbolico, prefigurandone le possibilità generative.

I quattro posti dello schema del discorso (agente, Altro, prodotto, verità) e i quattro simboli ($ - soggetto diviso, S1 - significante padrone, S2 - sapere, a - oggetto causa del desiderio) si muovono in una permutazione rotatoria, generando i quattro discorsi. Il significante padrone (S1) è quello che introduce il soggetto nella trama significante, mentre il sapere (S2) è la trama dei significanti che seguono. Il soggetto diviso ($) è rappresentato da un significante per un altro, alienato nel campo del linguaggio. L'oggetto causa del desiderio (a) è il resto asemantico di godimento prodotto dal linguaggio, l'eccedenza che si configura come singolarità del soggetto.

Schema dei Quattro Discorsi di Lacan

La "Talking Cure" e l'Indicibilità del Reale

Nonostante la natura verbale della psicoanalisi, definita da Anna O. come una "talking cure", Lacan si è sempre confrontato con l'indicibilità del reale. Il virus Sars-Cov-2, ad esempio, pur essendo oggetto di un'enorme quantità di discorsi e sapere scientifico, conserva una dimensione intrinsecamente indicibile. La domanda su cosa rappresenti il virus nelle nostre vite rimane senza risposta, poiché il senso di un evento, specialmente di un virus, non esiste in modo assoluto, ma viene costruito nei discorsi che intrecciamo.

Questo scarto tra il "come" e il "che" apre uno spazio sconfinato di interrogazione senza risposta. Il senso, pur essendo una componente irriducibile della vita umana, non è reale. La psicoanalisi, in questo senso, è un "operatore di non-senso", un baluardo contro il trionfo della religione intesa come discorso del senso ultimo. L'analista, decentrato dalla posizione dominante, sostiene uno "scarto senza padronanza", permettendo al soggetto di fare esperienza del non aver bisogno di un senso, di diventare "realista" nel senso di non credere né in Dio né nel Mercato.

L'ultimo Lacan arriva a considerare l'inconscio stesso come un "malinteso". La psicoanalisi, quindi, non mira a un senso assoluto, ma a collocare ogni "parlessere" nella sua irriducibile singolarità corporea, nel "sinthomo", il modo singolare in cui ciascun soggetto "gode" del proprio inconscio. Il linguaggio stesso è un "troumatisme", un'invenzione che supplice all'incompletezza del reale, evidenziando la nostra condizione di "non-tutto", di frammenti di reale.

Il Reale come Topologia e la Resistenza della Pulsione

La domanda "Che cos'è il reale?" è complessa e rischia di scivolare in concezioni ontologiche o biologiche. Per Lacan, il reale è legato alla struttura, e la topologia emerge come un riferimento cruciale. La topologia, una "geometria duttile", smaterializza il reale riducendolo a relazioni spaziali, a un "non-spazio" non sensibile. A differenza dello spazio comune, in uno spazio topologico ci sono direzioni impossibili da percorrere, evidenziando la rigidità strutturale sottostante la flessibilità apparente.

Questo si contrappone alla "durezza" dell'oggetto matematico, che resiste alla retorica e alle passioni. Mentre il linguaggio e la retorica possono muovere il senso e le emozioni, la pulsione, nella sua forza bruta, non si lascia convincere dalle belle parole. La pulsione vuole soddisfazione, e quando la sua forza si fa sentire oltre un certo limite, il sogno e il senso non sono più sufficienti a garantire l'equilibrio.

La clinica del nodo borromeo, contrapposta alla clinica della metafora e della metonimia (clinica del senso), si basa su questa comprensione del reale. Le linee di forza strutturali emergono dal materiale clinico stesso, piuttosto che essere applicate dall'esterno.

Il Soggetto, la Mancanza e la Legge

Il pensiero di Lacan, filtrato attraverso l'opera di Massimo Recalcati, pone al centro la teoria del soggetto, del desiderio e del godimento, articolata nei tre registri: Immaginario, Simbolico e Reale. L'incontro con l'alterità è un'esperienza di perdita, un esilio dalla "Cosa", l'impossibilità di coincidere con se stessi, l'azione letale del significante.

Le patologie possono essere considerate "obiezioni alla perdita", un rifiuto della forza del Simbolico, della Legge, che determina la necessità di rinunciare al godimento assoluto. La perversione, in particolare, è vista come una volontà di godimento, un desiderio di liberarsi da ogni mancanza, confondendo il "non" con il "no". Il "non" rappresenta la plasticità pulsionale, la flessibilità, mentre il "no" è legato alla Legge e al suo potere di negazione.

La psicoanalisi, in questa prospettiva, non è una ricerca di senso, ma un'opportunità di "ripartire", di ritrovare le possibilità perdute. La mancanza non è solo la nostalgia dell'oggetto perduto, ma una "mancanza a essere" (manque-à-être), una mancanza tra i registri, poiché ogni registro è "non-tutto". Il soggetto è diviso, responsabile di ciò che è, ma mai incentrato su se stesso. La Legge, lungi dall'essere un vincolo oggettivo, può sollevare il soggetto, diventando una possibilità del desiderio. La psicoanalisi, pertanto, indaga la mancanza sul versante soggettivo, offrendo un percorso verso un realismo ateo, una liberazione dalle illusioni del senso.

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