Il suicidio scolastico, purtroppo, rappresenta solo la manifestazione più visibile e drammatica di un disagio giovanile più profondo e pervasivo. La scuola, lungi dall'essere la causa di queste sofferenze, si configura invece come uno degli strumenti più efficaci a nostra disposizione per individuare, comprendere e intervenire sulle nevrosi e su tutte quelle manifestazioni di malessere psicologico scatenate da sentimenti di inferiorità e di esclusione sociale. In questo contesto, il lavoro di ricerca di psicoanalisti e studiosi diventa fondamentale per illuminare le complessità del disagio giovanile e per sviluppare approcci terapeutici efficaci.
La Scuola come Strumento di Identificazione e Recupero
La scuola, nel suo complesso ecosistema, offre un terreno fertile per osservare le dinamiche sociali e psicologiche che caratterizzano la crescita degli individui. La partecipazione attiva alla vita degli studenti, accompagnata da un autentico "sentimento di collegialità" da parte degli insegnanti, permette di cogliere segnali sottili e di intervenire tempestivamente anche in presenza di situazioni patologiche. Questa prospettiva contrasta con l'idea, talvolta attribuita a Freud, che la scuola possa "viziare" gli alunni. Al contrario, essa è un momento cruciale per affrontare i compiti fondamentali della vita, sia sul piano lavorativo che relazionale, fornendo un palcoscenico per lo sviluppo di competenze sociali e di una sana autostima.

Il Contributo di Ilse Grubrich-Simitis allo Studio del Trauma e del Pensiero Freudiano
Un punto di riferimento indispensabile per approfondire queste tematiche è rappresentato da Ilse Grubrich-Simitis, psicoanalista e studiosa tedesca il cui lavoro di ricerca ha offerto contributi di inestimabile valore. Gran parte della sua vita è stata dedicata allo studio meticoloso dell'opera di Sigmund Freud, un'immersione che le ha permesso di compiere vere e proprie scoperte e di raggiungere un grado di conoscenza così profondo della sua storia, dei suoi legami, del suo stato d'animo e del suo metodo di elaborazione degli scritti, da consentirle di formulare ipotesi illuminanti sullo sviluppo del suo pensiero nel corso degli anni e sui fattori che verosimilmente lo abbiano condizionato.
L'Influenza della Clinica sui Traumi Estremi
In qualità di analista, Grubrich-Simitis si è dedicata fin dagli anni Settanta alla cura di pazienti appartenenti alla "seconda generazione" dei sopravvissuti alla Shoah. L'interesse profondo e costante per la cura dei "traumi estremi" ha costituito il retroterra fondamentale del suo studio, influenzando inevitabilmente la sua attenzione e il suo modo di interpretare i testi freudiani. Questo background clinico le ha permesso di sviluppare una sensibilità particolare verso le tematiche del trauma e delle sue ripercussioni intergenerazionali.
Freud e la Complessa Evoluzione del Concetto di Trauma
Dal punto di vista teorico, Grubrich-Simitis ha approfondito la complessa e non lineare evoluzione del pensiero di Freud sul trauma. Ha cercato di dimostrare come, pur avendo ufficialmente enfatizzato le fonti interne (pulsionali) all'origine dei traumi e pur avendo rinnegato ipotesi precedenti che sottolineavano il peso dei fattori reali (come la seduzione), Freud non abbia mai del tutto trascurato il riconoscimento del ruolo determinante che tali fattori rivestono nel plasmare le vite degli individui.
Inoltre, ha messo in luce come le esperienze traumatiche - sia per la loro intensità che per la loro ripetitività - siano diventate, o tornate ad essere, oggetto privilegiato della riflessione freudiana, soprattutto in concomitanza con un orientamento consapevole verso lo studio della psicosi e dei meccanismi che la caratterizzano. Questo allargamento di orizzonte, descritto da Grubrich-Simitis attraverso un'attenta rassegna dei lavori di Freud, è attribuibile da un lato a una ripresa dell'autoanalisi, che avrebbe messo Freud in contatto con aspetti di sé e della propria storia che la studiosa evidenzia e osserva, formulando ipotesi conseguenti; dall'altro, al pericolo concreto per la sua vita e quella dei suoi cari dovuto all'ascesa del nazismo, all'impoverimento progressivo e allo sconvolgimento che colpì il movimento psicoanalitico da lui fondato.

La Scoperta del XII Saggio di Metapsicologia: Una Nuova Luce sul Pensiero Freudiano
Uno dei momenti salienti nella ricerca di Grubrich-Simitis è stata la scoperta, nel 1983, di uno scritto inedito di Freud: il Dodicesimo Saggio della raccolta di Scritti di Metapsicologia risalenti al 1915. Questo saggio, precedentemente ritenuto distrutto dall'autore perché considerato insoddisfacente, era parte di una serie di scritti che Freud aveva pianificato per illustrare i progressi della sua ricerca nei quindici anni successivi all'Interpretazione dei Sogni. Solo cinque dei dodici saggi previsti erano stati pubblicati.
Il Contesto della Scoperta
La scoperta avvenne a Londra, mentre Grubrich-Simitis stava lavorando alla pubblicazione del carteggio tra Freud e Ferenczi e si imbatté inaspettatamente in questo scritto inedito, conservato in un baule di documenti appartenuti a Ferenczi. Il ritrovamento fu di grande rilievo poiché permetteva di comprendere meglio le direzioni verso cui Freud si stava spingendo con le sue speculazioni e le perplessità che lo avevano indotto a fermarne la pubblicazione.
La Lettera a Ferenczi e la Pubblicazione del Saggio
La lettera che Freud indirizzò a Ferenczi il 28 luglio 1915, scritta sul retro dell'ultima pagina dell'inedito, testimoniava l'importanza che Freud attribuiva a questo scritto e la sua volontà di condividerlo con il collega. Con una sua introduzione, il testo rinvenuto venne pubblicato in tedesco nel 1985 con il titolo "Übersicht der Übertragungsneurosen: Ein bisher unbekanntes Manuskript". L'edizione italiana, curata dalla stessa Grubrich-Simitis, uscì l'anno successivo con il titolo "Sintesi delle nevrosi di traslazione: un manoscritto inedito".
L'edizione inglese, pubblicata nel 1987, scelse il titolo "A Phylogenetic Fantasy. Overview of the Transference Neuroses", optando per "Una fantasia filogenetica" per sottolineare l'originalità del testo e il modo in cui Freud stesso aveva qualificato la sua costruzione. I traduttori osservarono che il riferimento alle nevrosi di transfert trascurava l'attenzione che il saggio già allora assegnava alle nevrosi narcisistiche, ovvero alle psicosi.
FREUD #1: Che cos'è la nevrosi
La Fantasia Filogenetica: Origini delle Nevrosi e la Tensione tra Pulsione e Trauma
Nel XII Saggio, Freud indaga le origini delle nevrosi, affrontando il tema della "predisposizione" e delle nevrosi narcisistiche. In questo contesto, egli riconosce che la rimozione presenta una diversa collocazione topografica e va estesa alla nozione di scissione. Ciò suggerisce un qualcosa che precede l'individuo, la cui traccia e efficacia proverrebbero da un passato lontano: questa è la "fantasia filogenetica".
La Teoria Pulsionale e l'Influenza degli Eventi Ancestrali
Secondo Grubrich-Simitis, Freud, nel tentativo di valorizzare e preservare la centralità della teoria pulsionale del trauma, ascrive non alle vicende individuali, ma a eventi lontani legati alla storia dell'umanità (come la glaciazione o il parricidio), un'influenza determinante. Nel testo, si evidenzia come le nevrosi di transfert ruotino attorno ad ansia e sessualità, mentre quelle narcisistiche riguarderebbero la perdita dell'oggetto, riconducibile non necessariamente all'infanzia dell'individuo, ma all'umanità nel suo complesso.
Grubrich-Simitis si interrogava sul motivo per cui Freud reagisse sempre con ambivalenza alla presentazione di nuove teorie sul trauma. Riteneva che Freud stesse cercando, non senza difficoltà, di conciliare la teoria pulsionale con il riconoscimento dell'importanza dei traumi "reali".
L'Interesse per i Traumi Estremi e la Clinica
Ripensando al suo lavoro del 2006, Grubrich-Simitis affermava: "Il fatto che io abbia interpretato allora il testo principalmente come un recupero della teoria traumatica dell’eziologia delle nevrosi, che apparentemente Freud aveva abbandonato totalmente, era senza dubbio legato alla mia attenzione di quegli anni al problema dei traumi estremi. Questo interesse si era sviluppato nell’ambito del mio lavoro clinico, iniziato verso la metà degli anni ’70, con pazienti appartenenti alla seconda generazione dei sopravvissuti della Shoah. Diversamente dalla situazione odierna, in cui il trauma sembra andare per la maggiore in psicoanalisi, allora esso rappresentava ancora un argomento tabù nella nostra professione".
La tematica del "trauma" è rimasta centrale negli interessi dell'autrice, indirizzando le sue ricerche e, forse, condizionando alcune sue letture dei testi freudiani.
La Teoria del Trauma e la Ricostruzione di Freud
Entrando più nel dettaglio delle argomentazioni di Freud, come sintetizzate da Grubrich-Simitis, emerge un quadro complesso. Freud integra le basi somatiche ed ereditarie del modello pulsionale con una riflessione in termini di biologia evolutiva sulla costituzione filogenetica che soggiace alla disposizione ontogenetica. Nella sua "fantasia filogenetica", Freud immagina atti ed eventi ambientali come traumatici: il cambiamento climatico radicale, il rischio di sopravvivenza a causa di fame e freddo, l'espulsione e la castrazione ad opera del padre primigenio, e l'assassinio di quest'ultimo.
Obiezioni Scientifiche e la Natura "Fantastica" della Ricostruzione
Grubrich-Simitis riconosce la rilevanza di questo tentativo, descritto come una prova, seppur malriuscita, "tendente a incorporare i fattori traumatici della patogenesi nel tessuto della teoria delle pulsioni". Tuttavia, solleva obiezioni significative riguardo all'attendibilità scientifica di tale ricostruzione. Innanzitutto, contesta l'esistenza di una prova incontrovertibile di un sistema di trasmissione lamarkiano, secondo cui le esperienze ambientali non possono essere incorporate direttamente nel genoma. Pertanto, eventi preistorici come la castrazione e il parricidio non potrebbero aver lasciato un precipitato diretto sotto forma di predisposizione ereditaria alla psicosi. In secondo luogo, evidenzia come le forme di comportamento non si "pietrificano" e non possono essere riscoperte come fossili, rendendo vano il tentativo di stabilire se tali comportamenti fossero effettivamente diffusi per un prolungato periodo di tempo.
Grubrich-Simitis suggerisce che Freud stesso fosse consapevole di queste obiezioni, come attestato dall'uso del termine "fantasia filogenetica", con cui attirava l'attenzione sul carattere fantastico della propria ricostruzione.
La Conciliazione tra Modello Pulsionale e Modello Traumatico
Nonostante le critiche, Grubrich-Simitis considera questi tentativi come espressione di una tensione costante in Freud per conciliare i due modelli eziologici: quello pulsionale, che accentua gli stimoli del mondo interno, e quello traumatico, che enfatizza gli stimoli del mondo esterno. Questi due modelli non sono antagonisti, ma rappresentano piuttosto versioni successive e complementari della teoria eziologica freudiana. Anche dopo aver rifiutato la fantasia filogenetica, Freud continua a sforzarsi di integrare entrambi i modelli nei suoi scritti.

"L'Uomo Mosè e la Religione Monoteistica": L'Ultimo Confronto di Freud con il Trauma
Grubrich-Simitis fa appello in modo particolare a "L'Uomo Mosè e la religione monoteistica" come opera in cui Freud ritorna alla sua "fantasia filogenetica" in età avanzata. Quest'opera, iniziata sotto l'influsso dell'ascesa di Hitler e completata in esilio con il presentimento della Seconda Guerra Mondiale, riflette l'urgenza di Freud di riflettere un'ultima volta sul trauma e sui suoi effetti.
Analogia tra Genesi Religiosa e Eziologia Nevrotica
In quest'opera, Freud stabilisce un'analogia tra la genesi della religione e l'eziologia della nevrosi, indagando gli eventi traumatici reali del mondo esterno - la "verità storica" - come responsabili dell'intensità della convinzione e del carattere ossessivo della fede religiosa, nonché delle fantasie patogene. Ancora una volta, Freud narra la storia di fatti preistorici violenti (assassinio, castrazione, parricidio) che vengono tramandati mediante l'ereditarietà sotto forma di fantasie originarie, indipendentemente dalle esperienze di vita individuali.
Neo-Lamarckismo e la Trasmissione Transgenerazionale
Con sorprendente ostinazione, Freud ribadisce le sue convinzioni neo-lamarckiane, contrarie alle concezioni biologiche contemporanee. Tuttavia, Grubrich-Simitis nota che Freud accenna anche a un altro possibile metodo di trasmissione transgenerazionale: il simbolismo arcaico e ubiquo del linguaggio.
L'Ampliamento del Concetto di Trauma e la Scissione dell'Io
A livello ontogenetico, Freud considera traumi non solo le trasgressioni sessuali e aggressive, ma anche, per la prima volta, le "offese remote che l'Io ha subito (umiliazioni narcisistiche)". Il concetto di trauma si amplia con l'aggiunta delle possibili ferite inflitte al narcisismo del soggetto durante i processi di formazione della struttura primaria, con effetti concomitanti come alterazioni patologiche permanenti dell'Io. Solo in questa fase finale della sua opera, Freud intuisce che "l'Io può essere scisso" e che, con la genesi di una parte psichica scissa e inaccessibile, si apre la via alla psicosi.
L'Esitazione di Freud e il Dubbio sulla Pubblicazione
Freud esita a lungo prima di pubblicare "L'Uomo Mosè", non solo per ragioni politiche, ma anche per lo sforzo di riconciliare per l'ultima volta la teoria traumatica con quella delle pulsioni. Analogamente, nel caso dell' "Uomo dei lupi", Freud scriveva: "Ammetto che questo è il problema più spinoso di tutta la dottrina analitica […] Nulla mi ha mai turbato di più di questo dubbio, e nessuna incertezza mi ha mai trattenuto di più di questa dal pubblicare le mie conclusioni". Freud rimane fedele all'attitudine formatasi nel periodo Fliess, conservando il timore che il modello traumatico, più vicino al senso comune, potesse mettere a rischio il modello pulsionale, più nuovo, sgradevole e meno verosimile. Quando Otto Rank pubblica la sua teoria sul trauma della nascita nel 1924, Freud si allarma.