L'Oggetto Piccolo a: Il Residuo Inafferrabile del Godimento nella Psicoanalisi Lacaniana

La psicoanalisi lacaniana, nel suo complesso e stratificato insegnamento, dedica una particolare attenzione a un concetto tanto enigmatico quanto centrale: l'oggetto piccolo a. Questo "oggetto" non si configura come un ente concreto, qualcosa che si possa afferrare o possedere, bensì come un residuo, un vuoto, un "resto" del godimento pulsionale che sfugge alla presa del linguaggio e dell'ordine simbolico. L'elaborazione di questo concetto segna un punto cruciale nell'evoluzione del pensiero di Lacan, scandendo diverse accezioni dell'inconscio e ridefinendo la natura stessa del desiderio e della pratica analitica.

Le Tre Accezioni dell'Inconscio e l'Emergere dell'Oggetto Piccolo a

Jacques-Alain Miller ha efficacemente delineato tre momenti distinti nell'insegnamento lacaniano, ognuno dei quali illumina una diversa sfaccettatura dell'inconscio e, di conseguenza, il ruolo crescente dell'oggetto piccolo a.

Nella prima accezione, l'inconscio viene concepito come un "capitolo censurato del libro della storia del soggetto che non è più, o non ancora, a sua disposizione". In questa prospettiva, l'obiettivo della psicoanalisi è quello di ricostruire questo capitolo mancante per restituire al soggetto la padronanza del suo discorso e della sua narrazione. L'enfasi è posta sulla parola come strumento di riappropriazione di un passato rimosso, su una pratica che si fonda sull'intersoggettività e sul recupero della continuità del discorso cosciente. La parola analitica, pur non avendo proprietà intrinseche speciali, possiede il potere di esigere una risposta, di far sorgere l'interlocutore e, in questo scambio dialettico, di permettere al soggetto di confrontarsi con il proprio "altro immaginario", il proprio doppio speculare.

Successivamente, il riflettore si sposta dalla funzione della parola alla sua struttura di linguaggio. Le cosiddette "formazioni dell'inconscio" - sogni, lapsus, motti di spirito, atti mancati - vengono analizzate attraverso la lente della linguistica saussuriana. Lacan paragona l'analista a Champollion che decifra i geroglifici, vedendo nell'inconscio un "Altrove", un "luogo presente per tutti e chiuso ad ognuno in cui Freud ha scoperto che, senza che ci si pensi, e dunque senza che qualcuno possa pensare di pensarci meglio di un altro, c’è chi pensa, ça pense". In questa seconda accezione, l'inconscio non è più un capitolo censurato da ricostruire, ma il luogo da cui il soggetto riceve il proprio messaggio. La risposta alla sua questione non risiede nell'analista (quest'Altro non è un altro soggetto), ma nel luogo dell'Altro, inteso come l'insieme dei significanti di un individuo che, svolgendosi, rivelano un senso. Il soggetto non trova la propria identità, ma significanti che lo rappresentano in una catena di cui è effetto. Il desiderio, in questa fase, si orienta verso un'interpretazione piuttosto che un riconoscimento, e l'analista assume il ruolo del "soggetto supposto sapere".

È nella terza accezione che l'oggetto piccolo a assume pienamente il suo significato. Pur mantenendo l'idea che l'inconscio è strutturato come un linguaggio, Lacan riconosce che "non tutto nell’inconscio è significante". Esiste un "godimento della pulsione" che è "assolutamente refrattario all’ordine simbolico", uno "zoccolo duro del godimento, che resiste a ogni significantizzazione". Questo è l'oggetto piccolo a. La pulsione, nel suo movimento verso il godimento tramite l'oggetto, entra nella catena significante e produce il movimento desiderante. L'oggetto del desiderio, tuttavia, è sempre "al di là dell'oggetto trovato", rivelandosi impossibile o insoddisfacente. La clinica freudiana presenta questo oggetto "al di là" attraverso il fallo, che è contemporaneamente immaginario e simbolico. Il fallo è un significante particolare, il cui significato è assente, o meglio, esisterebbe solo se esistesse quel "mitico oggetto perduto freudiano" corrispondente alla rimozione originaria e al godimento primordiale interdetto all'uomo in quanto tale.

L'Oggetto Piccolo a: Resto, Extimità e Mancanza

L'oggetto piccolo a è definito da Lacan attraverso diverse prospettive che ne illuminano la natura paradossale:

  • RESTO: L'oggetto piccolo a "contrassegna il buco dell’Altro". È l'"impronta che rimane come buco dell’Altro", il "residuo di godimento" o, più precisamente, il "resto della rinuncia a un godimento tutto pieno". Attraverso l'oggetto piccolo a, possiamo conoscere "qualcosa del godimento che si estrae dall’informe". È una "traccia del godimento perduto che mantiene una certa attualità", la "persistenza nel presente di un tempo, quasi mitico, in cui c’era la Cosa". La questione del soggetto si orienta verso questa Cosa che non c'è mai stata e che tuttavia viene sempre richiamata.

  • EXTIMITÀ: L'oggetto piccolo a può funzionare come equivalente di un godimento perduto grazie a una struttura topologica. In quanto causa del desiderio, si presenta come un oggetto esteriore e contemporaneamente interno alla struttura del soggetto che causa. L'oggetto piccolo a congiunge l'"intimità alla radicale esteriorità". Lacan parla di extimité, indicando che l'oggetto a è interno al rapporto che si instaura nell'istituzione del soggetto come effetto del significante, e allo stesso tempo determina nel campo dell'Altro una "struttura di bordo", un "contorno che determina un buco". È l'oggetto a che dà forma all'Altro.

  • MANCANZA: L'oggetto a è la condizione dell'istituzione del luogo dell'Altro come "evacuato da un godimento tutt’Uno". È "ciò che manca nel luogo dell’Altro". La topologia lacaniana mostra il legame tra le quattro strutture topologiche fondamentali e i quattro oggetti piccoli a (il seno, le feci, lo sguardo e la voce). Sul piano simbolico, l'"incompletezza dell’Altro imprime la sua struttura logica attraverso il significante fondamentale della mancanza (S di A barrato)". La tessitura immaginaria di questa mancanza è il fallo, conseguenza di un effetto di struttura determinato dall'esperienza del Reale. Il grafo del desiderio è la traduzione logica di una struttura fondamentalmente bucata. L'oggetto piccolo a non è l'oggetto del luogo del desiderio, ma la sua causa. Esso incarna ciò che manca al soggetto, ma anche ciò che lo costituisce in quanto mancanza d'essere, in quanto soggetto diviso.

Struttura topologica e oggetti piccoli a

Zero, Uno, Altro: La Logica del Godimento

La logica dell'oggetto piccolo a si inserisce in un quadro concettuale che coinvolge le nozioni di zero, uno e Altro.

  • ZERO: Lo zero, pur non essendo contato, permette di avviare un conteggio. Funziona come un "Uno che viene sottratto a un tutto iniziale". Attraverso questa operazione di sottrazione, viene inaugurato un insieme iniziale che implica già il registro dell'immaginario e del simbolico.

  • UNO: Esiste un primo Uno (il tratto unario, S1) senza il quale il soggetto non potrebbe ritrovarsi rappresentato nel campo significante. Il soggetto si istituisce alla luce di questo Uno scritto nell'Altro e dell'oggetto piccolo a, che rappresenta il buco dell'Altro dove si colloca la causa del desiderio. Nell'Altro, dunque, c'è l'Uno e una faglia, un vuoto, simile a un insieme vuoto, che prende la forma dell'oggetto piccolo a e rende possibile il collocarsi del desiderio come mancanza fondamentale.

  • ALTRO: L'Altro, prima ancora di essere una concatenazione di significanti, è un insieme che contiene l'elemento Uno e l'elemento dell'insieme vuoto. Da questo insieme, composto dall'Uno e dalla mancanza, si apre la possibilità ad altri elementi di concatenarsi, partendo da una struttura fondamentale bucata. La presenza di questo insieme vuoto all'interno dell'Altro introduce la questione della negazione. Il grande Altro incarna sia l'insieme vuoto sia una riserva di primi elementi Uno che danno avvio alla concatenazione di elementi successivi.

Marchio e Scarto: L'Impronta del Godimento

Un significante rinvia a un altro significante, garantito da un punto di arresto che si basa sul buco rappresentato dall'insieme vuoto nell'Altro. Il soggetto appare in questo rinvio, che prende avvio da un vuoto. L'oggetto piccolo a si configura come "l'insegna di ciò che viene evacuato da un godimento tutt’Uno". Questa insegna "imprime un marchio sul corpo del soggetto", un soggetto che si ritrova a produrre un guadagno di godimento da un'operazione di svuotamento. Questo vuoto, che determina esclusione/inclusione, si declina in tre pieghe: frustrazione, castrazione e privazione, con effetti variabili. È sempre attraverso questo buco che, all'interno della struttura dei significanti, è presente uno scarto tra l'enunciazione e l'enunciato, uno scarto che apre il movimento del desiderio.

Alex Pagliardini/Logica del fantasma

Angoscia, Reale e la Natura del Desiderio

Lacan accentua la positività dell'angoscia, considerandola la via privilegiata per accedere al Reale, ovvero "al di là del significante". L'angoscia permette di cogliere quel "resto" che è l'oggetto a, essenziale perché non è l'oggetto desiderato, ma la causa del desiderio. Si passa così dal campo dell'oggetto docile al significante a quest'oggetto "altro", all'origine del desiderio.

Freud aveva già delineato manifestazioni di questo oggetto nell'oggetto orale e anale. Lacan completa questo quadro con lo sguardo e la voce, precisando la natura del fallo. Il fallo è un oggetto di cui l'uomo manca e di cui la donna non sa che fare, essendo essa stessa presa dal desiderio dell'Altro. In questo contesto, Lacan delinea una nuova lettura della sessualità, maschile e femminile, evidenziando come nulla angosci di più l'uomo di una donna che desideri e nulla angosci di più una donna di un vero desiderio dell'uomo. Per l'uomo, il fantasma è quello di una donna "puro oggetto permanente che godrebbe nel farsi oggetto del godimento dell'uomo".

Il Godimento Discorsivo e la Scommessa di Pascal

Nel Seminario XVI, "Da un Altro all'altro", tenutosi tra il 1968 e il 1969, Lacan inaugura quello che Jacques-Alain Miller ha definito il "paradigma del godimento discorsivo". In questa fase, godimento e significante sono tenuti insieme da una relazione originaria e primitiva, caratterizzata da un'inclusione disgiuntiva: il significante, tentando di rappresentare il godimento, nello stesso tempo lo manca, ridefinendo la ripetizione come "ripetizione di un godimento mai agganciato, sempre irrappresentabile, impossibile e perciò reale".

Lacan esplora l'antinomia tra l'Altro del sapere e l'altro del godimento. L'Altro del sapere è il luogo della verità, la cui consistenza, contrariamente a quanto affermato da Cartesio, non è garantita. L'essere umano trova la propria coerenza nell'oggetto a, in cui prende forma il suo godimento. La ripetizione non è più quella significante, ma quella del godimento, connessa alla matematica e alla scommessa di Pascal. Questa scommessa è una scommessa sul godimento, messo in gioco tramite significanti. Lacan si serve di Fibonacci per superare il mito e coglierne la logica.

Schema L di Lacan

Il Plusgodere e la Critica dell'Economia Politica

Il concetto di plusgodere (Mehrlust) viene dedotto dal plusvalore (Mehrwert) di Marx. Per Lacan, la parte di lavoro non retribuita all'operaio, frutto di un guadagno extra per il capitalista, è "omologa" al plusgodere: la rinuncia al godimento che ogni soggetto deve compiere per accedere al Simbolico. Questa rinuncia non è solo un'interdizione di un godimento mitico, ma un effetto strutturale del discorso, consustanziale all'emergenza del soggetto. Il godimento perduto è mitico perché si istituisce come illusione retroattiva prodotta dal taglio del significante.

Il merito della psicoanalisi, secondo Lacan, non è quello di aver fatto emergere la verità della perdita originaria di godimento (già evidente in Hegel), ma di poterla articolare in un discorso e isolare l'oggetto piccolo a come plusgodere, "reificazione di una perdita insanabile e costitutiva della soggettività stessa". Tutto ciò che il soggetto trae dal proprio rapporto con il godimento si caratterizza come una fallimentare "pratica di recupero": "quanto il soggetto recupera non ha nulla a che fare con il godimento, bensì con la sua perdita".

Il godimento, ridotto a plusgodere ed esasperato dal capitalismo, colma in modo insufficiente la primitiva perdita di godimento. Gli "insignificanti oggetti a" - prodotti dell'industria e della cultura - cercano di causare il nostro desiderio per tamponare artificialmente la mancanza a godere, ma sono, alla fine, tutto ciò che ci è permesso di godere. Il godimento è un surrogato di se stesso.

Il godimento mitico di cui il soggetto manca strutturalmente è ritenuto essere il supposto godimento dell'Altro. Questa logica è incarnata dalla figura del capro espiatorio, a cui viene attribuito l'oggetto a.

L'Inconsistenza del Grande Altro e la Differenza tra Sapere e Godimento

Il Seminario XVI decreta l'inconsistenza del grande Altro: il campo di inscrizione del discorso è senza garanzie, non totalizzabile e pertanto esente da ogni necessità. Un significante non può rappresentarsi a se stesso, ma si definisce solo in rapporto ad un altro significante.

Da questa interdipendenza circolare dei significanti, Lacan trae due conclusioni:

  1. Il soggetto è "soffocato, cancellato nel momento stesso [della] sua comparsa".
  2. Poiché ogni significante è tale solo in rapporto ad un altro, il grande Altro non può contenere se stesso.

L'unico elemento in cui il soggetto può trovare la propria consistenza è l'oggetto a, in cui prende forma, in modo singolare, il godimento. L'oggetto a si pone come l'articolazione tra il godimento come sempre-già escluso e il grande Altro come luogo (inconsistente) in cui si sa.

La struttura del linguaggio è differenziale e priva di un significante, quindi la falla dell'Altro è una falla di sapere. Tuttavia, l'Altro "non sa di sapere". Il Seminario XVI si rivela il momento più politico dell'opera di Lacan, articolando una genealogia del modo in cui l'umanità è venuta a patti con la rinuncia al godimento.

La Rinuncia al Godimento: Dall'Antichità al Capitalismo

Nell'antichità, il godimento era apparentemente escluso a vantaggio di un uso dei piaceri concepito come "giusta misura". La questione degli antichi era il motivo per cui certi piaceri esulavano da tale misura. Lacan riformula questo ascetismo con l'espressione "non troppo lavoro".

Con il capitalismo, l'inconsistenza del grande Altro viene alla luce. La pratica del piacere viene affidata ai mezzi di produzione: al Bene/Legge dell'antichità si sostituisce la proliferazione degli oggetti a, che cerca di tamponare indefinitamente il buco del godimento. Questo paradosso è dovuto al cortocircuito tra sapere e potere, prodotto dall'avvento del capitalismo.

Hegel aveva articolato la disgiunzione tra sapere e potere e l'incompatibilità tra potere e godimento. Nel capitalismo, sapere e potere sono disgiunti, e si crea un mercato del sapere che si articola come sapere-godimento. Il servo, ora libero, è soggiogato al plusgodere, perdendo il suo saper-fare. Il padrone industriale non sa più nulla del lavoro dell'operaio.

La stretta tra capitalismo e scienza ha dato luogo a un mercato del sapere che omogeneizza e mercifica il sapere, rendendolo una merce equivalente ad ogni altro plusgodere. Il vecchio saper-fare del servo viene sostituito dal plusgodere operaio. Il godimento viene proiettato come "un punto infinito" che, pur non potendo essere raggiunto, si suppone appartenere all'Altro, che ne gode al posto nostro.

Il Seminario sulla Relazione Oggettuale: Contesto e Critica

Il Seminario sulla relazione oggettuale (1956-1957) fu tenuto in un contesto in cui le questioni teoriche predominanti nella psicoanalisi erano la domanda e il controtransfert, ovvero la modalità immaginaria della relazione psicoanalitica. Lacan si oppose al controtransfert e introdusse la questione del desiderio accanto alla domanda, interrogando il posto dell'oggetto in psicoanalisi.

Inizialmente, il titolo del seminario era completato da "È una risposta e una critica all'orientamento teorico della Société française de psychanalyse". Lacan criticava gli eccessi della teoria psicoanalitica dell'epoca, che basavano il progresso analitico su una rettifica della relazione del soggetto con l'oggetto.

Freud postulava che trovare un oggetto non è altro che il risultato di una tendenza verso un oggetto perduto. La questione dell'oggetto si basa sullo sfondo di un oggetto definitivamente perduto che il soggetto cerca ma non troverà mai, generando una tensione fondamentale tra soggetto e oggetto a causa della mancanza.

Lacan articola la perdita dell'oggetto, del simbolico, della rimozione originaria e del desiderio. Per lui, la rimozione originaria corrisponde alla costituzione dell'inconscio e del linguaggio, coestensivi. L'accesso al simbolico comporta una doppia perdita: quella dell'oggetto, che viene…

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