L'intersoggettività, la capacità di comprendere e condividere gli stati mentali altrui, rappresenta una pietra angolare dello sviluppo umano. Essa si manifesta fin dai primi mesi di vita attraverso una serie di interazioni sociali che permettono al neonato di entrare in sintonia con il mondo circostante e con le persone che si prendono cura di lui. Nei Disturbi dello Spettro Autistico (DSA), questa fondamentale capacità appare compromessa, influenzando profondamente lo sviluppo sociale, comunicativo e relazionale dell'individuo. Tuttavia, la ricerca e la pratica clinica hanno evidenziato come sia possibile, attraverso specifici interventi, sviluppare e potenziare queste abilità, aprendo nuove prospettive per una vita più integrata e soddisfacente.

Le Fondamenta dell'Intersoggettività: Dalla Diade all'Esplorazione del Mondo
L'intersoggettività si sviluppa attraverso fasi distinte, che iniziano fin dalla primissima infanzia. L'intersoggettività primaria, che si manifesta tra i 0 e gli 8 mesi, è caratterizzata dagli scambi affettivi all'interno della diade madre-bambino. In questa fase, il neonato sviluppa interesse e attenzione per il volto umano, impara ad alternare i turni nelle interazioni e integra diverse modalità sensoriali per interagire con l'ambiente. Il sorriso, i vocalizzi e i movimenti della bocca sono i primi strumenti di questa comunicazione emotiva. L'imitazione reciproca gioca un ruolo cruciale, permettendo al bambino di riconoscere la somiglianza con l'altro e di sperimentare il piacere della connessione. Winnicott (1967) sottolinea come la funzione di "specchio" della madre sia fondamentale per aiutare il bambino a riconoscere sé stesso e i propri stati interni.
Successivamente, tra i 9 e i 18 mesi, si assiste all'emergere dell'intersoggettività secondaria. Con lo sviluppo delle capacità motorie e della capacità di spostarsi autonomamente, il bambino inizia a utilizzare le esperienze acquisite nella diade primaria per interagire con altre persone e condividere esperienze relative a ciò che accade nell'ambiente. In questa fase, si sviluppano competenze cruciali come l'attenzione congiunta, l'intenzione congiunta e l'emozione congiunta. L'attenzione congiunta, ad esempio, si manifesta quando il bambino alterna lo sguardo tra un oggetto di interesse e l'adulto, o segue con lo sguardo l'indicazione dell'altro, dimostrando la capacità di condividere l'esperienza. Questo è un precursore fondamentale per lo sviluppo della comunicazione, sia verbale che non verbale. L'imitazione, come evidenziato da Piaget e successivamente da Meltzoff e Moore, continua a essere un'abilità cardine, permettendo di provare ed interiorizzare esperienze e prospettive altrui. L'alternanza dei turni, che si estende dagli sguardi ai suoni e ai movimenti, diventa la base per molte interazioni sociali.

L'Autismo e la Sfida dell'Intersoggettività
I Disturbi dello Spettro Autistico (DSA) sono definiti, secondo il DSM-5, da deficit persistenti nelle capacità di comunicazione sociale e interazione sociale in molteplici contesti, e da pattern di comportamento, interessi o attività ristretti, ripetitivi e stereotipati. La compromissione dell'intersoggettività è un elemento centrale di queste difficoltà. Nei bambini con autismo, si possono osservare precoci difficoltà nell'agganciare lo sguardo del genitore, uno sguardo che può risultare evitante o sfuggente. Manca spesso la capacità di spostare lo sguardo per indirizzare l'attenzione dell'altro su qualcosa di interessante a scopo di condivisione. Questo si traduce in una carenza dei principali elementi di condivisione, che implicano l'integrazione di funzioni gestuali e sguardo per indicare qualcosa di interesse a un interlocutore.
La capacità di intraprendere e sostenere rapporti sociali appropriati all'età può essere variamente compromessa. Alcuni individui con DSA possono mostrare una mancanza di interesse o consapevolezza nei confronti dei pari, mentre altri possono rifiutare attivamente i contatti sociali, isolandosi. Altri ancora possono provare a proporsi o rispondere positivamente agli approcci sociali, ma incontrano difficoltà nel dare continuità all'interazione. Anche quando le capacità comunicative verbali sono buone, possono emergere difficoltà pragmatiche, ovvero nel "come fare-cosa con gli altri, quando e dove". La tendenza a proporre nella conversazione interessi circoscritti, senza considerare il reale interesse dell'altro, limita la profondità delle relazioni.
I neuroni a specchio e la comprensione delle intenzioni altrui.
È importante sottolineare che i soggetti con disturbo dello spettro autistico possiedono un patrimonio emotivo spesso ricco e variato; hanno le loro preferenze, provano simpatie e antipatie. Tuttavia, presentano spiccate difficoltà a comprendere la rete di scambio comunicativo, a interpretare le intenzioni e i sentimenti altrui e a comprendere i messaggi non verbali e impliciti nella comunicazione. Questo limita la possibilità di sostenere e approfondire le relazioni umane, precludendo lo sviluppo di capacità mature per la varietà dei rapporti sociali.
Le Difficoltà Comunicative e Comportamentali nei DSA
Le anomalie e le difficoltà comunicative nei DSA mostrano variazioni interindividuali. Si possono osservare problematiche espressive molto diversificate, dal ritardo dello sviluppo a uno sviluppo atipico delle componenti formali e strutturali del linguaggio, che spesso esitano in una marcata compromissione delle capacità conversazionali. In molti casi, la produzione verbale è deficitaria, con un ritmo di acquisizione lento, un patrimonio lessicale limitato e un uso imprevedibile del linguaggio, che può generare un linguaggio bizzarro. Circa il 50% dei soggetti con DSA non acquisisce mai, o acquisisce molto limitatamente, capacità espressive verbali, sebbene studi più recenti individuino una percentuale inferiore al 20%.
Molti autori hanno riscontrato nei primi 2-3 anni di vita una compromissione dell'intenzionalità comunicativa, con carenze nell'uso dello sguardo e delle funzioni comunicative gestuali. L'assenza del gesto indicativo dichiarativo (indicare per condividere qualcosa di interessante) è considerata un segno patognomonico in epoca molto precoce. Alla carenza degli aspetti comunicativi tipici si associa la presenza di modalità comunicative inusuali, come porre la mano di un altro sull'oggetto desiderato, o l'eccessiva indipendenza nel raggiungere i propri scopi senza richieste comunicative. Alcuni bambini non rispondono al proprio nome, portando a ipotizzare un deficit uditivo. Nei soggetti che acquisiscono un livello verbale più articolato, nonostante un'elevata fluenza, possono evidenziarsi atipie pragmatico-semantiche e limitate capacità conversazionali. Possono inoltre essere presenti ecolalie (immediate o differite), inversioni pronominali e neologismi.
Le abilità di gioco simbolico e di finzione sono spesso carenti, riflettendo una difficoltà nelle attività rappresentative mentali. L'uso e l'approccio agli oggetti possono essere meccanici, con un limitato utilizzo di oggetti come sostituti simbolici.
Accanto alle difficoltà comunicative e sociali, i DSA sono caratterizzati da modelli di comportamento, interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati. Questo può manifestarsi con movimenti ripetitivi e azioni afinalistiche con oggetti, come imprimere un movimento rotatorio alle ruote delle macchinine, metterle in fila, o aprire e chiudere sportelli. Possono essere presenti comportamenti ritualistici complessi e interessi circoscritti di qualità non sociale, come collezionare immagini di orologi o toccare un muro un certo numero di volte prima di uscire da una stanza. Si osservano spesso stereotipie motorie quali lo sfarfallamento delle mani, la deviazione dello sguardo, il rocking o l'andatura sulla punta dei piedi.

Un altro aspetto frequente è l'anomala reattività a stimoli sensoriali (uditivi, visivi, tattili) o peculiarità nelle esplorazioni sensoriali, come annusare oggetti o persone, o toccare e guardare gli oggetti in modo particolare. I bambini possono essere ipersensibili ai rumori, coprendosi le orecchie con le mani. L'estrema rigidità e resistenza rispetto alle modificazioni della routine e dell'ambiente circostante sono anch'esse caratteristiche comuni.
Interventi e Strategie per Potenziare l'Intersoggettività
Nonostante le sfide poste dai DSA, è fondamentale sottolineare che lo sviluppo dell'intersoggettività e delle competenze sociali e comunicative è possibile attraverso specifici interventi. L'obiettivo primario è quello di entrare in sintonia con il bambino, comprendere cosa cattura la sua attenzione, cosa lo motiva e quali canali sensoriali predilige.

Le strategie di intervento si concentrano su diversi fronti:
- Stimolazione dell'attenzione sociale e comunicativa: Utilizzare materiali ludici e attività che stimolino l'attenzione del bambino verso i segnali sociali e comunicativi delle altre persone. Questo include lo sviluppo della consapevolezza delle espressioni del volto e l'abilità di condividere emozioni.
- Potenziamento dell'imitazione: L'imitazione è un'abilità cardine nello sviluppo sociale, cognitivo e linguistico. Attraverso giochi di imitazione, il bambino può provare ed interiorizzare esperienze ed emozioni dal punto di vista dell'altro, facilitando l'apprendimento e la socializzazione.
- Sviluppo dello scambio di turni: Insegnare l'alternanza di sguardi, sorrisi, suoni e movimenti è essenziale per costruire interazioni sociali funzionali.
- Attenzione congiunta e intenzione congiunta: Favorire la capacità di alternare lo sguardo tra un oggetto e l'altra persona, seguire le indicazioni altrui e condividere esperienze attraverso gesti e sguardo.
- Linguaggio e comunicazione: Interventi mirati per supportare lo sviluppo del linguaggio verbale e non verbale, migliorando la comprensione e l'espressione.
- Gioco simbolico e di finzione: Aiutare il bambino a sviluppare la capacità di gioco simbolico, utilizzando oggetti come sostituti e creando scenari immaginari, stimolando così le capacità rappresentative mentali.
- Routine triadiche: Creare routine condivise che coinvolgano il bambino e almeno un altro interlocutore, focalizzandosi sull'interazione sociale e sulla comunicazione all'interno del gioco.
L'approccio terapeutico deve essere globale e personalizzato, tenendo conto delle specifiche caratteristiche e dei bisogni di ogni individuo. La collaborazione tra famiglia, scuola e servizi specialistici è fondamentale per creare un ambiente di supporto coerente e integrato, che favorisca lo sviluppo dell'intersoggettività e migliori la qualità della vita delle persone con Disturbo dello Spettro Autistico. La comprensione profonda delle basi neurobiologiche e psicologiche dell'intersoggettività, come studiata da ricercatori come Damasio, Damiani & Gomez Paloma, Gallese, Schore, Stern e Fonagy, offre una solida base per sviluppare interventi sempre più efficaci. L'obiettivo è quello di costruire ponti, non barriere, facilitando l'accesso al mondo sociale e relazionale per tutti.
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