La storia del Terzo Reich è costellata di episodi che ne rivelano la brutalità e l'ossessione per il potere. Tra questi, l'Operazione Valchiria, il complotto militare volto a eliminare fisicamente Adolf Hitler, spicca come il più audace e significativo atto di resistenza interna durante il regime nazista. Sebbene si narri che Hitler sia sfuggito a circa quaranta attentati, una cifra probabilmente gonfiata per accrescere l'aura divina del Führer, l'Operazione Valchiria rappresenta un tentativo concreto, seppur fallito, di porre fine alla guerra e al dominio nazista.
Le Origini della Resistenza: Un Malcontento Diffuso
Sin dagli anni '30, una parte della società tedesca, comprendente esponenti dell'esercito, del clero e cittadini comuni, aveva percepito la pericolosità intrinseca e la vera natura del regime hitleriano. Tra gli oppositori più illustri figuravano importanti comandanti militari, come Ludwig Beck, che nel 1938 rassegnò le dimissioni dall'esercito, iniziando a pianificare, insieme ad altri ufficiali, il rovesciamento del regime. A questi si unirono figure politiche di spicco, tra cui Carl Goerdeler, ex sindaco di Lipsia.
Tuttavia, i piani iniziali non trovarono attuazione. L'inizio della Seconda Guerra Mondiale, segnato da vittorie iniziali per le armate tedesche e da un accresciuto prestigio per Hitler, sembrò soffocare ogni possibilità di successo per la cospirazione. La situazione mutò drasticamente a partire dal 1942, quando l'esercito tedesco subì le prime sconfitte militari. Fu in questo contesto che il malcontento crebbe e nuovi partecipanti si unirono ai ranghi dei cospiratori, tra cui il colonnello Henning von Tresckow, che assunse un ruolo di leadership nella pianificazione.
I cospiratori ritenevano che l'eliminazione fisica di Hitler e degli altri leader nazisti, come Heinrich Himmler e Hermann Göring, fosse un prerequisito fondamentale per la presa del potere e la successiva negoziazione di una pace con le potenze nemiche, in una guerra ormai chiaramente persa e che stava infliggendo pesanti perdite sia militari che civili. L'uccisione di Hitler era considerata indispensabile per la riuscita del piano. Nei primi mesi del 1943, furono organizzati tre distinti attentati, nessuno dei quali ebbe successo.
L'Ascesa di Stauffenberg e il Piano Valchiria
Nell'estate del 1943, un nuovo e cruciale membro si unì ai ranghi dei cospiratori: il tenente colonnello Claus von Stauffenberg. Uomo di profonda fede cattolica e di ideologia conservatrice, Stauffenberg aveva subito gravi ferite durante la campagna in Africa, perdendo una mano e un occhio. La sua determinazione e le sue capacità organizzative si rivelarono fondamentali per il progresso del complotto.
I cospiratori decisero che, qualora fossero riusciti a eliminare Hitler, avrebbero proceduto all'attuazione del piano Valchiria. Questo piano, originariamente concepito dal governo nazista per la mobilitazione dell'esercito territoriale in caso di insurrezioni popolari, sarebbe stato utilizzato dai congiurati per prendere il controllo dello Stato. L'obiettivo era mobilitare l'esercito territoriale, convincendo il suo comandante, il generale Friedrich Fromm, ad unirsi alla cospirazione, al fine di arrestare i leader delle organizzazioni naziste e instaurare un nuovo governo.
Il luogo prescelto per l'attentato fu la "Tana del lupo" (Wolfsschanze), il quartier generale di Hitler situato a Rastenburg, nella Prussia orientale (oggi parte della Polonia). Questo complesso era un sistema imponente di ottanta bunker interconnessi da gallerie, protetto da campi minati, filo spinato e postazioni di artiglieria contraerea. Disponeva inoltre di una stazione ferroviaria, un piccolo aeroporto per facilitare i collegamenti e una linea telefonica diretta con Berlino. Le strutture erano abilmente mimetizzate dalla fitta vegetazione, e l'intera area era perennemente avvolta da una penombra inquietante.

L'Attentato del 20 Luglio 1944: Un Piano Sventato dal Caso
Il piano prevedeva che Stauffenberg, ammesso a una riunione con Hitler e altri alti ufficiali militari, avrebbe piazzato nella sala una borsa contenente due bombe. Dopo aver simulato una scusa per allontanarsi, sarebbe rientrato rapidamente a Berlino. Una volta avvenuta l'esplosione, gli altri cospiratori, avvertiti da un collaboratore interno alla Tana del lupo, avrebbero dato il via all'Operazione Valchiria. Una volta rovesciato il governo nazista, Carl Goerdeler avrebbe assunto la carica di cancelliere e il generale Beck quella di capo di Stato.
Il 20 luglio 1944, durante la riunione, la sorte giocò un ruolo determinante nel fallimento del piano. Stauffenberg riuscì ad attivare solo una delle due bombe. Inoltre, a causa del caldo torrido, la riunione fu spostata da un bunker a una sala con le finestre aperte, riducendo drasticamente l'efficacia dell'esplosione. Stauffenberg collocò la borsa con la bomba a una distanza tale da Hitler da permettere al Führer di sopravvivere.
Alle 12:42, la bomba esplose. L'onda d'urto uccise tre ufficiali presenti nella sala e uno stenografo, ma Hitler, trovandosi più distante dall'ordigno, rimase pressoché illeso, riportando solo la perforazione del timpano destro e alcune lievi ferite.

Stauffenberg, convinto della buona riuscita dell'attentato, raggiunse Berlino con il suo aereo personale e tentò di mettere in moto l'Operazione Valchiria. Tuttavia, il generale Fromm, avendo ricevuto notizia che Hitler era sopravvissuto, rifiutò di aderire al complotto. Nel tentativo di scagionarsi, Fromm ordinò l'arresto e la fucilazione di Stauffenberg e di altri militari coinvolti. Molti altri cospiratori si suicidarono o furono costretti a togliersi la vita.

Le Conseguenze Devastanti: La Repressione Nazista
La rappresaglia nazista fu brutale e si estese nelle settimane successive. La Gestapo arrestò circa 5.000 persone, molte delle quali coinvolte solo indirettamente nella cospirazione. Circa 200 degli arrestati, incluso il generale Fromm, furono giustiziati dopo "processi farsa" condotti dal famigerato Tribunale del Popolo, una corte speciale istituita dai nazisti per giudicare i crimini politici.

Tra le vittime della repressione figurava anche Erwin Rommel, il più celebre generale tedesco. Sebbene non avesse preso parte attiva al complotto, era a conoscenza dei piani e fu costretto al suicidio per evitare uno scandalo, sotto la minaccia di ripercussioni sulla sua famiglia.
La famiglia di Von Stauffenberg fu brutalmente divisa. I suoi quattro figli, tutti di età inferiore ai dieci anni, furono rinchiusi sotto falso nome in un orfanotrofio. La moglie Nina, incinta della loro quinta figlia, Konstanze, rimase prigioniera presso il lago di Braies, in provincia di Bolzano. Il fratello maggiore del colonnello fu giustiziato. Solo con l'arrivo delle truppe alleate la famiglia poté finalmente riunirsi. Nina von Stauffenberg è morta nel 2006.

La Tana del Lupo: Da Quartier Generale a Rovine Fantasma
Hitler lasciò definitivamente la Tana del Lupo il 20 novembre, quando l'avanzata sovietica si avvicinò pericolosamente al complesso. Due giorni dopo, fu dato l'ordine di distruggere l'intera installazione. Tuttavia, la demolizione effettiva ebbe luogo solo nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 1945, dieci giorni dopo l'inizio dell'offensiva Vistola-Oder. Nonostante l'impiego di tonnellate di esplosivo, la maggior parte degli edifici, a causa delle loro strutture rinforzate e delle enormi dimensioni, furono solo parzialmente distrutti. Solo nel 1955 l'area circostante fu completamente sminata, rimuovendo circa 54.000 mine, e in seguito trasformata in un'attrazione turistica.

Friedrich Fromm: Un Ufficiale Ambiguo nel Vortice della Storia
Il generaleoberst Friedrich Wilhelm Waldemar Fromm (1888-1945) fu una figura centrale e ambigua negli eventi del 20 luglio. Comandante in Capo dell'Esercito di Riserva (Ersatzheer), responsabile della formazione e del rimpiazzo del personale per l'esercito tedesco, Fromm era a conoscenza dei piani di assassinio contro Hitler da parte di alcuni suoi subordinati, in particolare del suo capo di stato maggiore, Claus Schenk Graf von Stauffenberg.
Fromm inizialmente accettò di partecipare al complotto, ponendo come condizione di assumere una posizione di rilievo nel nuovo governo post-colpo di stato. Tuttavia, quando le notizie sull'esplosione alla Wolfsschanze giunsero a Berlino e si apprese che Hitler era sopravvissuto, Fromm cambiò rapidamente posizione. Tentò di arrestare i cospiratori che avevano già avviato l'Operazione Valchiria, utilizzando persino la firma falsificata del suo stesso capo di stato maggiore per attivare il piano.
Rapidamente sopraffatto dai cospiratori, Fromm fu confinato in una cella nel Bendlerblock, il quartier generale dell'Esercito di Riserva. Dopo il fallimento del colpo di stato, venne liberato dai suoi stessi uomini. Nonostante gli ordini diretti di Hitler di arrestare i cospiratori vivi, Fromm presiedette un rapido processo sommario contro i soldati identificati o sospettati di aver partecipato al complotto. Dopo le esecuzioni nel Bendlerblock, Fromm si recò da Joseph Goebbels per rivendicare il merito della repressione del golpe, ricevendo come risposta un commento sarcastico sull'urgenza con cui aveva eliminato i testimoni.
Il mattino del 22 luglio 1944, Fromm e altri membri della cospirazione furono arrestati. Nonostante il tribunale, presieduto dal giudice Roland Freisler, non riuscisse a provare un coinvolgimento diretto nel complotto, la sua conoscenza del piano e il mancato avvertimento alle alte sfere naziste furono sufficienti per una condanna. Fu accusato e condannato per codardia di fronte al nemico. Il 12 marzo 1945, Friedrich Fromm fu giustiziato da un plotone d'esecuzione presso il carcere di Brandenburg-Görden, per ordine diretto di Hitler, come parte della purgazione post-congiura. Le sue ultime parole furono riportate essere: "Muoro perché così è stato ordinato."
La Resistenza Tedesca: Un Mosaico di Tentativi e Fallimenti
La resistenza al nazismo in Germania fu un fenomeno complesso e frammentato, caratterizzato da un mix di opposizione ideologica, pragmatismo militare e disperazione di fronte alla catastrofe imminente. Oltre all'Operazione Valchiria, emersero altri gruppi e individui che, con mezzi diversi, tentarono di opporsi al regime.
La resistenza passiva, come il rallentamento del lavoro o il sabotaggio simulato, si rivelò in gran parte inefficace, principalmente a causa della feroce e sistematica repressione della Gestapo sin dai primi anni del regime. I campi di concentramento furono istituiti già nel 1933, e un numero considerevole di oppositori politici, intellettuali e minoranze furono incarcerati o internati.
Il patto di non aggressione Ribbentrop-Molotov tra Germania e Unione Sovietica, nei primi anni della guerra, mise in una posizione scomoda i comunisti tedeschi, vietando di fatto ogni forma di opposizione al regime nazista.
La resistenza attiva, sebbene numericamente limitata, si manifestò in vari circoli. La "Rosa Bianca", un gruppo di studenti e intellettuali cattolici a Monaco, distribuì opuscoli pacifisti e di resistenza passiva tra il 1941 e il 1943. Il "Circolo di Kreisau", guidato da Helmut von Moltke, elaborò una bozza di nuova Costituzione per la Germania post-nazista.
Tra i circoli di ispirazione comunista, la "Orchestra Rossa" (Rote Kapelle) si distinse per tentare di diffondere all'estero la conoscenza dei crimini nazisti e per azioni di volantinaggio.
Tra gli oppositori civili più in vista che presero parte al complotto del 20 luglio si annoverano Carl Goerdeler, ex borgomastro di Lipsia, Dietrich Bonhöffer, pastore evangelico e studioso, e Ulrich von Hassell, ex ambasciatore a Roma.
I militari, invece, pur non essendo sempre mossi da motivazioni puramente ideologiche, divennero sempre più consapevoli che il nazismo aveva condotto la Germania verso una guerra persa con conseguenze disastrose. Temevano che, in caso di sconfitta totale, la casta degli ufficiali, sopravvissuta al primo conflitto mondiale grazie al mito della "pugnalata alle spalle", sarebbe stata definitivamente sradicata. Questo pragmatismo spinse molti ad agire, con l'obiettivo di arrestare o assassinare Hitler e negoziare una pace onorevole, soprattutto con le potenze angloamericane.
I primi tentativi di rovesciare Hitler risalgono al 1938, alla vigilia dell'occupazione dei Sudeti. L'opposizione civile stabilì contatti con membri delle forze armate, creando un primo anello di collegamento tra le due sfere. Ludwig Beck, temendo le conseguenze di un'invasione della Cecoslovacchia, protestò con il comandante in capo dell'esercito, ma le potenze occidentali, con la Conferenza di Monaco, diedero ad Hitler mano libera.
Nonostante la dichiarazione di guerra della Gran Bretagna e della Francia all'indomani dell'invasione della Polonia, molti alti ufficiali militari esitarono ad agire, ritenendo che in tempo di guerra l'esercito dovesse rimanere fedele al regime.
La decisione di attaccare la Russia nel 1941 riaccese il dissenso all'interno dello Stato Maggiore dell'esercito. Le motivazioni erano duplici: la consapevolezza di un errore strategico nell'aprire un fronte su due fronti, e le implicazioni etiche dell'ordine di Hitler di condurre una guerra "senza misericordia" contro la Russia. Sebbene molti dissentissero in privato, la firma del Patto Atlantico tra Gran Bretagna e USA smorzò gli entusiasmi.
L'inverno del 1942, con il mancato raggiungimento degli obiettivi dell'operazione "Barbarossa" e la conseguente sconfitta a Stalingrado, segnò un punto di svolta. La tragedia di Stalingrado, in particolare, indusse molti generali a ribellarsi agli ordini assurdi di Hitler. Nonostante gli appelli di Beck, il generale Paulus continuò a combattere fino all'ultimo uomo.
Nel 1943, con le prime sconfitte in Russia, Africa e Italia, e l'intensificarsi dei bombardamenti, divenne palese che la guerra era persa. I tentativi di assassinare Hitler si intensificarono, con l'uso di bombe sull'aereo personale del Führer, o con l'offerta di un giovane ufficiale di suicidarsi di fronte a lui con bombe a mano occultate.
E. Fromm e la ricerca di una psicologia integrazionistica. Analisi critica della dialettica di Marx.
Erich Fromm e l'Analisi Psicologica del Nazismo
Parallelamente agli eventi storici e militari, la figura di Erich Fromm, un eminente psicoanalista e filosofo sociale, offre una prospettiva cruciale per comprendere le radici psicologiche del nazismo. Fromm, nato nel 1900 a Francoforte da una famiglia di origine ebraica, sviluppò una teoria che integrava il pensiero freudiano con la critica storico-sociale di Karl Marx.
Secondo Fromm, il nazismo non può essere ridotto a un fenomeno puramente economico, politico o psicologico. Esso nasce dall'interazione complessa tra fattori individuali e collettivi, plasmati dalle condizioni sociali, economiche e storiche. Fromm introdusse il concetto di "carattere sociale", definito come la struttura caratteriale comune alla maggior parte dei membri di una determinata società, modellata dalle condizioni specifiche di quella società per garantirne la sopravvivenza.
Fromm sosteneva che una parte della popolazione tedesca si sottomise al regime nazista senza un'adesione ideologica profonda, mentre un'altra parte fu attratta fanaticamente dall'ideologia nazista. Le classi operaie e la borghesia liberale e cattolica rientravano nel primo gruppo, mostrando una sorta di rassegnazione dopo una serie di sconfitte politiche. La classe media inferiore, invece, composta da piccoli commercianti, artigiani e impiegati, aderì con crescente fervore al nazismo.
Il motivo di questa adesione, secondo Fromm, risiedeva nel carattere sociale di questa classe: un misto di amore per i più forti e odio per i più deboli, meschinità, ostilità, invidia e sospetto verso le diversità. L'ideologia nazista, basata sulla cieca obbedienza a un capo, sull'odio verso le minoranze e sulla brama di dominio, esercitò una potente attrazione su queste persone. Il declino economico, il crollo della monarchia, la perdita di prestigio sociale e l'indebolimento dell'autorità familiare acuirono il loro senso di inferiorità e frustrazione, trasformandoli in terreno fertile per il nazionalismo esasperato.
Hitler stesso, secondo Fromm, era un tipico rappresentante di questa classe media inferiore, un individuo che si sentiva "zero", escluso, e vedeva nel "Grande Reich tedesco" una possibilità di riscatto.
Fromm analizzò anche la "struttura caratteriale autoritaria" di Hitler, caratterizzata dalla coesistenza di impulsi sadici e masochistici. Hitler amava e disprezzava le masse in modo sadico, incitandole a provare piacere nell'essere dominate, mentre al contempo le esaltava contro chiunque non appartenesse al loro gruppo. L'aspetto masochistico si manifestava nell'aspirazione a sottomettersi a un potere irresistibile, ad annullare l'Io. Questo dualismo si rifletteva nell'ideologia nazista, che prometteva una gerarchia in cui ognuno si sottometteva a un superiore e si sentiva potente verso un inferiore.
La grande industria e gli Junker (proprietari terrieri) ebbero un ruolo fondamentale nell'ascesa del nazismo, sostenendo che la democrazia non funzionava e che il nazismo avrebbe deviato il risentimento sociale verso altri obiettivi, mettendo la nazione al servizio dei loro interessi economici. Sebbene dovessero spartire il potere, i gruppi industriali più potenti beneficiarono dell'ideologia nazista, che, pur economicamente deleteria per le altre classi, favoriva i loro interessi imperialistici.
L'opportunismo esasperato del nazismo, la sua capacità di sfruttare psicologicamente il malcontento e di mobilitare le energie emotive della classe media, unita a un'alleanza strategica con i potenti gruppi economici, costituirono le fondamenta del suo successo.
La Figura di Julius Fromm: Innovazione e Persecuzione
Contrariamente al generale Friedrich Fromm, un altro personaggio di nome Fromm, Julius, emerge dalla storia tedesca non per il suo coinvolgimento politico-militare, ma per la sua ingegnosità imprenditoriale e per essere stato vittima delle persecuzioni naziste. Julius Fromm (nato nel 1900 circa) fu un pioniere nella produzione di preservativi.
Nel 1914, Israel Fromm (il cui nome fu germanizzato in Julius) introdusse il primo preservativo industriale, realizzato artificialmente con gomma vulcanizzata e lubrificata. Questi "Gummis", come sono ancora colloquialmente chiamati in tedesco, rivoluzionarono il mercato, offrendo un'alternativa più sicura, comoda e priva di cuciture rispetto ai precedenti strumenti "artigianali", come le guaine di intestino di pecora o vesciche di pesce.

L'attività di Fromm prosperò, soprattutto perché i suoi prodotti erano promossi come strumento di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, una questione di crescente preoccupazione in un'epoca di guerre e di maggiore mobilità sociale. La crescente domanda portò alla costruzione di nuove fabbriche e all'espansione internazionale dell'azienda "Fromms Act".
Nonostante il suo successo imprenditoriale e il suo contributo alla salute pubblica, Julius Fromm, in quanto ebreo, divenne un bersaglio del regime nazista. Dopo iniziali tentativi di difendersi facendo leva sulla sua "natura e diligenza tedesche" e sul suo contributo economico, la situazione si aggravò. Nel 1936, il giornale antisemita "Der Stürmer" pubblicò un articolo contro la sua azienda. Nonostante gli sforzi, gli fu impedito di vendere la sua attività e le sue proprietà furono requisite dal Reich. Fromm riuscì a fuggire con la famiglia a Londra, dove morì d'infarto nel 1945.
Dopo la guerra, la famiglia Fromm incontrò difficoltà nel recuperare i propri beni in Germania. La fabbrica di preservativi di Köpenick era stata distrutta, ma quella di Friedrichshagen riprese a funzionare sotto l'autorità sovietica, che non mostrò alcuna intenzione di restituire il maltolto. Gli eredi di Julius riuscirono infine a riacquistare i diritti del marchio "Fromms Act" attraverso un accordo extragiudiziale.
L'eredità di Julius Fromm è quella di un imprenditore innovativo che, nonostante le avversità e le persecuzioni, ha lasciato un segno indelebile nella storia della salute sessuale e della prevenzione.