La figura materna, fulcro della prima infanzia e della formazione della personalità, ha rappresentato un nodo cruciale nel pensiero psicoanalitico fin dalle sue origini. Sigmund Freud, pioniere dell'indagine sull'inconscio, ha posto le basi per comprendere la relazione madre-bambino, interpretandola inizialmente come una motivazione secondaria deputata alla soddisfazione dei bisogni primari: alimentari, di pulizia, sessuali (libido) e aggressivi. Tuttavia, la sua teoria, incentrata sulla sessualità, ha progressivamente affinato la distinzione tra meta sessuale e oggetto sessuale, riconoscendo quest'ultima come "indipendente dal proprio oggetto" e solo successivamente "saldabile" ad esso.

L'analisi dei processi primitivi, anche negli adulti, è stata resa possibile dall'osservazione dei bambini, come nel celebre caso del "piccolo Hans" (1908), la cui fobia per i cavalli, descritta dal padre in resoconti inviati a Freud, ha aperto spiragli sull'inconscio infantile. L'inserimento della madre nell'analisi non era volto a indagare direttamente il bambino, ma piuttosto le dinamiche relazionali che si instaurano tra neonato e madre, un terreno fertile per comprendere le prime esperienze emotive. Freud stesso osservò come l'atteggiamento genitoriale, particolarmente tenero verso i figli, possa essere una rielaborazione del proprio narcisismo infantile. Questa coazione ad attribuire perfezioni al bambino e a vederlo come appagamento di sogni e desideri irrealizzati dei genitori, trasforma l'amore parentale in un "narcisismo dei genitori trovati a nuova vita" (Freud, 1914). Pertanto, la genitorialità implica una profonda rielaborazione sia pragmatica, nel cambiamento dello stile di vita, sia intrapsichica, nella ridefinizione della propria identità in relazione alla prima infanzia e ai propri genitori. La clinica si è soffermata sul concetto di "funzione ripartiva", un tentativo di risanare aspetti dolorosi o irrisolti della propria storia personale attraverso l'investimento sui figli.
Importancia de la figura materna desde la psicología.
Il contributo di Selma Fraiberg (1975) con il concetto di "fantasmi dei genitori nella stanza dei bambini" illumina come i ricordi e le esperienze passate dei genitori possano ostacolare la capacità di sintonizzarsi sui bisogni dei propri figli. Studi hanno evidenziato come l'immagine materna si strutturi già in gravidanza, influenzando la qualità della relazione precoce con il bambino, oscillando tra protezione e rischio.
Donald W. Winnicott, pediatra e psicoanalista, ha ulteriormente sottolineato l'importanza della relazione madre-bambino, affermando che "non esiste un bambino senza una madre", o meglio, senza una figura che si prenda cura di lui. Il neonato nasce in uno stato di totale dipendenza, e lo sviluppo iniziale avviene all'interno di questa diade. Winnicott distingue la "madre delle cure", che garantisce la soddisfazione dei bisogni, dalla "madre del segno", che offre un dono d'amore.
Nella sua opera "La sessualità femminile" (anni Trenta), Freud esplora il legame tra l'attaccamento primario alla madre e le difficoltà che la donna può incontrare nell'accedere a un'autentica scelta eterosessuale. Freud si interroga sulla possibilità di una reale riorganizzazione delle tendenze e aspettative femminili nei confronti dell'oggetto paterno, o se la differenza risieda unicamente nell'aspettativa di ricevere un bambino come risarcimento. Il difficile passaggio dalla madre al padre è un nodo cruciale della femminilità, che, se inattuabile, può condurre a quadri isterici caratterizzati dalla scelta impossibile tra madre e padre, quest'ultimo inizialmente idealizzato e poi svalutato. L'incertezza oggettuale dell'isterica si lega all'incertezza identitaria: "sono uomo o sono donna?". Freud osserva come, nell'isterica adulta, la svalutazione del partner si radicalizzi con la nascita dei figli, da cui provengono le gratificazioni che compensano l'antica mancanza. Il marito viene escluso, in rivalità con il figlio, con il quale la donna "fa coppia". Questo scenario rivela un fallimento nell'assunzione della propria posizione femminile sessuata. La donna, invece di confrontarsi con la propria mancanza strutturale, la richiude sul figlio, illudendosi di poterla colmare. L'identificazione alla madre trasforma la donna in una figura onnipotente e castrante, che ignora il marito come persona e partner sessuale, trattandolo come un bambino da educare. I figli, a loro volta, sono schiavizzati dalle aspettative incolmabili della madre, diventando protesi del suo narcisismo, incapaci di successi, fallimenti, desideri propri o personalità autonome. Rimangono psichicamente infantili, "bravi bambini ubbidienti". L'onnipotenza materna, il suo desiderio non agganciabile dal partner e focalizzato sui figli, è alla base di molte fantasie di pazienti convinti di essere stati amati più dalla madre che dal padre. Come suggeriva Lacan, il padre "è nelle parole della madre".

La questione della generazione oggi è complessa: avviene sempre più tardi, per procura, in un contesto di coppie genitoriali dai confini instabili, includendo coppie omosessuali e famiglie allargate. La fecondazione eterologa introduce la fantasia di un terzo, il donatore. Nonostante ciò, i genitori sono tra gli esseri più esposti al "lavoro del lutto", inteso come capacità di elaborare i sentimenti di delusione inflitti dagli "oggetti". Nel caso dei genitori, questo lavoro implica un equilibrio tra l'investimento sui figli e la vigilanza affinché le aspettative non diventino una cappa soffocante e le delusioni non minino la fiducia.
La teoria psicoanalitica moderna, attraverso l'osservazione diretta dei bambini e l'attenzione ai livelli precoci dello sviluppo, evidenzia l'importanza delle prime relazioni affettive con la madre o chi ne svolge la funzione. Queste esperienze sono fondamentali per la crescita psicofisica, lo sviluppo del pensiero simbolico e i processi di separazione-differenziazione che portano alla costituzione dell'identità. Il concetto di "madre sufficientemente buona" e "madre ambiente" di Winnicott sottolinea l'essenzialità dell'accudimento e del sostegno per sperimentare un senso di continuità dell'esistenza. La "madre sufficientemente buona" non è una madre perfetta, ma colei che si adatta attivamente alle necessità del bambino, diminuendo gradualmente questo adattamento in base alla crescente capacità del bambino di tollerare la "disillusione" e la frustrazione.
William Bion introduce la "funzione di rêverie", uno stato mentale aperto alla ricezione degli stimoli del bambino, in particolare delle "identificazioni proiettive" legate alle angosce di morte. Attraverso la sua "funzione alfa" (capacità di pensiero), la madre metabolizza le ansie del bambino, restituendole in forma più tollerabile. René Spitz introduce il concetto di "organizzatore" per descrivere tappe evolutive fondamentali e salti qualitativi nelle relazioni del bambino con l'ambiente.

Anna Freud, in "Normalità e patologia", descrive la fisiologica fluttuazione dello sviluppo infantile nelle diverse "linee evolutive", prevedendo disarmonie e momenti di regressione nel processo di maturazione. L'approccio psicoanalitico offre teorie esplicative dello sviluppo infantile strettamente connesse allo sviluppo del suo sistema relazionale, fornendo chiavi di lettura per comprendere le turbolenze emotive e i conflitti della crescita.
La funzione materna, secondo la prospettiva freudiana, non è necessariamente svolta dalla madre biologica, ma dalla persona che si prende cura dell'infante. Le prime osservazioni di Freud sull'infanzia derivano in gran parte dall'osservazione degli adulti, ad eccezione del caso del piccolo Hans. Pur dando risalto al rapporto con il padre nelle fasi edipiche, Freud riconosce la centralità delle cure materne come condizione indispensabile per la sopravvivenza del bambino. Il seno materno rappresenta il primo oggetto in grado di garantire l'esistenza, fonte di piacere e argine all'angoscia legata alla non autosufficienza. Il contatto con il corpo materno è il primo incontro del bambino con la realtà esterna, ancora non nettamente differenziata da sé. Questo processo non dipende solo da ciò che la madre fa, ma anche da ciò che il bambino fantastica che essa possa fare.
La psicoanalisi moderna, attraverso l'osservazione diretta e l'attenzione ai primi stadi dello sviluppo, evidenzia l'importanza delle prime relazioni affettive per la crescita psicofisica, lo sviluppo del pensiero simbolico e i processi di separazione-differenziazione identitaria. L'accento posto sulla congruità delle cure materne e di un ambiente adatto porta ai concetti di "madre sufficientemente buona" e "madre ambiente" di Winnicott, essenziali per sperimentare un senso di continuità dell'esistenza.
Melanie Klein, pur riconoscendo l'importanza delle cure materne, attribuisce maggiore rilievo ai fattori innati di aggressività e voracità del bambino, e alle frustrazioni che ne derivano, responsabili di fantasie e proiezioni che prescindono dalle situazioni reali. La capacità della donna di entrare in contatto con emozioni primarie risente di un complesso percorso maturativo. Essere donna e madre implica acquisire un'identità compiuta e distinta, che nella bambina può rimanere impigliata nella confusione tra sé e la madre. Districarsi in questa maturità significa integrare aspetti della femminilità sessuata e sensazioni di piacevolezza, come quelle legate all'allattamento. La difficoltà di distinguere emozioni di tenerezza dall'eccitazione sessuale può generare fantasie regressive inquietanti. Alcune donne temono, con la maternità, di diventare la propria madre e di scivolare in un rapporto fusionale. Il desiderio di un figlio può celare il bisogno di identificarsi con la propria madre, e il bambino può contenere aspetti di sé che ricordano la relazione di accudimento infantile.
La funzione materna ha un significato simbolico cruciale: la madre accompagna il bambino nel mondo e gli rimanda il primo sguardo su di sé, fondamentale per la costruzione dell'identità. Freud vede nella madre la prima soccorritrice, colei che accoglie le prime urla del bambino; la madre è dunque accoglienza pura. Lo sguardo materno permette al bambino di vedere il mondo e se stesso. Esistono diversi modi di essere madre, come dimostra la figura di Maria, madre di Gesù, abitata dal desiderio puro, che mostra la potenza della vita e della sua generatività. Questa donna porta la vita nella vita ed è avvolta dal mistero, dalla contraddizione, poiché la vita che genera non è di sua proprietà, pur essendone responsabile. La madre genera, insegna a camminare e poi lascia andare, vedendo l'insostituibilità del figlio ma sapendo al contempo lasciarlo andare. Il racconto del re Salomone illustra come la funzione materna non patologica preferisca la vita del figlio senza proprietà rispetto alla sua morte.

Il rischio della maternità è la completa fusione, l'assenza di identità, incarnata dalla "mamma chioccia" che soffoca il figlio o dalla "mamma coccodrillo" che lo ingoia. In questa fase, è essenziale la figura paterna, con la sua funzione di porre regole, non solo per evitare la "morte matricida" del figlio, ma anche affinché la madre non uccida il proprio essere donna. L'integrazione tra la donna e la madre è necessaria, superando la dicotomia tra Maria ed Eva. Nel suo desiderio, la donna salva il bambino non attraverso la simbiosi, ma avendo un desiderio che vada oltre la maternità. Il bambino ha bisogno della presenza ma anche dell'assenza della madre.
Freud, in "Al di là del principio di piacere", introduce il concetto di "coazione a ripetere", secondo cui gli adulti ricreano nelle relazioni interpersonali le esperienze della prima infanzia. Il neonato vive in uno stato di "narcisismo primario" e sperimenta angoscia riguardo al bisogno di nutrimento. La presenza della madre, tramite il cibo, soddisfa questi bisogni. In "Inibizione, sintomo e angoscia", Freud introduce il "segnale di angoscia", in cui il bambino si sente rassicurato dalla presenza materna e sviluppa angoscia in caso di separazione o assenza.
Gli studi di Harry Harlow sull'attaccamento dimostrarono che le scimmie rheus preferivano una madre surrogata di peluche a una di filo metallico con il biberon. Harlow tenne piccoli macachi in isolamento, privandoli di contatto sociale. Dopo un anno, mostravano comportamenti catatonici e disinteresse per l'ambiente. Raggiunta l'età adulta, non riuscivano a relazionarsi, trovare un partner o desiderare figli. Alcuni macachi si lasciavano morire. Le femmine non mostravano interesse per la procreazione. Gli esperimenti di Harlow suggeriscono che la presenza materna e l'affetto generano un debito positivo che stimola la cura, mentre l'assenza crea un debito negativo. La madre è fonte di affetto e sicurezza se dona la sua presenza.
Gli studi di Harlow si inseriscono nelle teorizzazioni sull'attaccamento infantile, influenzate dal lavoro di Melanie Klein con i bambini. Klein introduce il concetto di "relazioni oggettuali", dove il bambino interiorizza non solo una persona, ma l'intera situazione relazionale con il suo vissuto emotivo. Le interiorizzazioni possono essere positive ("oggetto buono") o negative ("oggetto cattivo"). La novità della teoria kleiniana risiede nell'influenza del mondo interno del bambino sulla relazione e nell'ipotesi di un "istinto di morte" preesistente, che rende la prima relazione con la madre pervasa da invidia primitiva, fantasie sadiche e proiezioni.
Con Klein, e successivamente con Bowlby, Harlow, Winnicott, Bion, Stern e altri, si passa da una concezione freudiana di relazione madre-figlio totalmente simbiotica, interrotta solo dall'intervento del terzo (fase edipica), a una relazione diadica o oggettuale, in cui neonato e madre interagiscono, con il neonato dotato fin dalla nascita di un patrimonio genetico efficace a promuovere vicinanza.
Se la differenziazione tra immagine del sé e degli oggetti fallisce, si crea un terreno fertile per lo sviluppo delle psicosi. Margaret Mahler sostiene che nella fase simbiotica il bambino si comporta come se lui e la madre fossero un'unica entità, un "sistema onnipotente". Nella psicosi simbiotica vi è fusione, dissolvimento e mancanza di differenziazione, una completa indefinizione dei confini. Il panico causato dal ritardo delle funzioni autonome dell'Io e dalla prontezza emotiva a funzionare separatamente dalla madre genera la frammentazione dell'Io e la simbiosi psicotica infantile. Il lutto originario è la prima prova che l'Io affronta per scoprire l'oggetto. La strutturazione di fenomeni psicotici è legata alla fusione dei due nuclei. Il calore della relazione è l'energia di legame che permette di cambiare stato alla materia e, metaforicamente, al soggetto, differenziando il sé e conquistando un'identità. Uscire dalla simbiosi significa acquisire consapevolezza di sé e potersi predisporre al legame con gli altri. La mancanza di differenziazione, causata da madre o bambino, impedisce la formazione di nuovi legami, come osservato nei primati di Harlow privati della fase simbiotica. Le madri iperprotettive, che non permettono la creazione di confini, trattengono i figli in simbiosi, cercando di ottenere da loro ciò che non hanno ricevuto dalle proprie madri.
Winnicott afferma che all'inizio della vita, l'esistenza dipende dal soddisfacimento del bisogno primario di attaccamento e appartenenza a un Altro (madre/caregiver) che si prenda cura di lui, fornendo sicurezza e intimità. La qualità affettiva di tale relazione primaria, la disponibilità, la protezione, l'affidabilità, la costanza e il contatto caldo e rassicurante della figura di attaccamento determinano lo sviluppo sano del vero Sé.