Le Parole che Curano: L'Approccio Umanistico di Eugenio Borgna alla Psichiatria

Eugenio Borgna, figura di spicco nel panorama della psichiatria fenomenologica e scrittore raffinato, ha dedicato la sua vita e la sua opera a esplorare le profondità dell'animo umano, ponendo sempre le parole e la relazione terapeutica al centro del suo agire clinico. La sua visione innovativa della cura delle malattie mentali, fondata su principi di "meno costrizione, meno repressione, meno forzatura", ha rappresentato un faro per generazioni di pazienti e professionisti, anticipando quella "psichiatria dell'ascolto e della condivisione" che oggi è riconosciuta come fondamentale.

Ritratto di Eugenio Borgna

Il Potere Terapeutico delle Parole e il Rischio del Pregiudizio

Borgna ha sempre ribadito l'importanza cruciale delle parole nel percorso di cura psichiatrica. Egli sosteneva fermamente che i nostri pregiudizi, il nostro atteggiamento interiore verso la sofferenza altrui, hanno la capacità di allungare o diminuire il dolore di chi ci sta accanto. Un esempio emblematico di questa tesi è il suo ricordo della schizofrenia, una condizione che peggiorava drasticamente quando i medici, imprigionati nei manicomi, la trattavano alla stregua di un tumore, affidandosi esclusivamente ai farmaci e prescindendo dal dialogo. Questa paura nei confronti dei pazienti, alimentata da una visione distorta, non faceva altro che acuire la loro violenza, innescando un circolo vizioso di contenzioni e sofferenze senza fine.

La nostra esistenza, come sottolineava Heidegger con il suo "In der Welt sein" (essere nel mondo), è intrinsecamente relazionale. Siamo "gettati nel mondo" con una contiguità che non può essere interrotta, e la nostra conoscenza è indissolubilmente intrecciata con quella degli altri, come evidenziato da Husserl. In questo contesto, l'esperienza passata, se non affrontata con la giusta apertura mentale, può diventare un ostacolo alla speranza, poiché la tentazione è quella di replicare cure già applicate, trascurando così la novità e l'originalità del presente. Borgna invitava a una costante attenzione, a cogliere ciò che cambia e si muove, anche di fronte a un delirio che sembra ripetersi incessantemente. Le nostre idee tendono a immobilizzarsi, mentre le emozioni e le passioni sono per natura più fluide.

La Distinzione tra Malinconia e Depressione: Un Chiave di Lettura Essenziale

Una delle distinzioni fondamentali nel pensiero di Borgna riguarda la differenza tra malinconia e depressione. Spesso considerate intercambiabili, queste due condizioni presentano in realtà sfumature significative. La malinconia, a volte, rappresenta un'esperienza depressiva non necessariamente patologica, una componente intrinseca della vita che, solo quando assume un carattere acuto, può sconfinare nella depressione vera e propria. Borgna sottolineava come i depressi malati siano circa 1 su 100, mentre i malinconici non malati, non psicotici, siano circa 20 su 100. Questa distinzione, tuttavia, viene raramente effettuata. È sufficiente che una persona sia sfiorata da giornate oscure, con sintomi simili sia nella malinconia che nella depressione, e avverta una modificazione nella percezione del tempo, per etichettarla affrettatamente come depressa. Ma questi indizi, da soli, non bastano a definire una malattia.

Diagramma che illustra la differenza tra malinconia e depressione

Oggi, si tende a prediligere definizioni univoche, ma essere semplicemente tristi o dormire male non implica necessariamente l'appartenenza a questa dolorosa area patologica. Il poeta Rainer Maria Rilke, ad esempio, non si sottopose all'analisi per timore di perdere i suoi "angeli", le sue fonti di ispirazione. Esistono, infatti, anche crisi trasformatrici, innovative. La tristezza, per Rilke, poteva essere un ospite straniero che ci libera dalle scorie e dalle consuetudini. Al contrario, l'introspezione oggi sembra dileguarsi, con il tempo riempito incessantemente da radio in auto e telefonini sempre accesi, come osservato da Zygmunt Bauman.

La Psichiatria dell'Ascolto e la Critica alla Farmacologizzazione Eccessiva

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1954 all'Università di Torino, Borgna si affermò rapidamente nel campo della psichiatria, diventando responsabile del reparto di psichiatria dell'Ospedale di Pavia e, successivamente, direttore del servizio psichiatrico dell'Ospedale Maggiore di Novara. Il suo lavoro si è sempre basato su un principio inossidabile: "meno costrizione, meno repressione, meno forzatura". Questa impostazione ha nutrito la sua vasta produzione saggistica, caratterizzata da una profonda capacità comunicativa e dalla tendenza a rivolgersi alla letteratura e alla poesia per esplorare l'interiorità umana.

WEBINAR: LE TIPOLOGIE DI COMUNITA' TERAPEUTICHE

Borgna fu un precursore nell'anticipare la "psichiatria dell'ascolto e della condivisione", una via che integrava la dimensione fenomenologica con un'attenzione profonda all'esperienza vissuta del paziente. Egli rigettava fermamente la tendenza a una psichiatria rigidamente biologica e descrittiva, focalizzata sulla "trionfalizzazione dei sintomi" piuttosto che sulla comprensione delle esperienze da cui essi scaturiscono. La sofferenza, le passioni e le emozioni diventano, nella sua prospettiva, fonti preziose di conoscenza e di introspezione, portando verso il misterioso cammino della nostra interiorità.

Un punto cruciale della sua critica riguardava l'uso eccessivo degli psicofarmaci. Borgna affermava che "non ho mai preso antidepressivi, che andrebbero prescritti con assai meno patologica frequenza di come viene fatto oggi". Sebbene riconoscesse l'utilità degli ansiolitici per controllare le "schegge ansiogene" presenti anche nelle depressioni, egli riteneva che la soluzione principale risiedesse nel dialogo e nell'ascolto. L'errore fondamentale, a suo dire, non era tanto la "banalizzazione della depressione", quanto una psichiatria che si limitava alla farmacologia, identificando ogni dolore dell'anima, ogni tristezza, con una malattia.

La Lotta contro i Manicomi e la Creazione di una "Comunità di Destino"

Nel 1963, a Novara, Borgna iniziò la sua battaglia contro i manicomi, un luogo di orrore dove elettroshock e contenzione erano pratiche comuni, capaci di annientare anziché curare. Egli trovò persone costrette a letto per mesi, persone la cui vita veniva letteralmente annullata. La sua esperienza nel manicomio femminile di Novara gli permise di smantellare questa struttura, ottenendo un risultato fondamentale: l'assenza di suicidi nel suo reparto.

Immagine simbolica di una porta di manicomio che si apre

Borgna definiva il suo approccio come la creazione di una "comunità di destino", un luogo dove chi cura e chi è curato non possono che avere i cuori "sintonizzati". Questa preziosa definizione si estende, secondo lui, a qualsiasi contesto relazionale: un'azienda, un luogo di lavoro, una casa. Egli anticipava una psichiatria che andava oltre la fenomenologia, scavando nell'indicibile, nell'invisibile, nell'insondabile, ricercando concordanze tra la psichiatria e la letteratura, la filosofia, intese come discipline della conoscenza.

L'Importanza dell'Empatia e della Comprensione delle Diverse Forme di Depressione

L'approccio di Borgna si basava su una profonda empatia, sulla capacità di "simul pati", soffrire insieme al paziente. Ricordava come i pazienti spesso avessero "parole deboli", faticando a definire ciò che provavano, e come fosse essenziale dare voce al loro dolore per evitare che questo li spezzasse. Citava Shakespeare: "Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro dolore vi spezzerà". A volte, le metafore delle pazienti erano più potenti di quelle dei medici, esprimendo una disperazione profonda, una perdita del futuro che annullava ogni speranza. In casi di depressione grave, una carezza, una stretta di mano, il corpo come strumento di condivisione, potevano essere l'unico mezzo di comunicazione efficace, ben più delle frasi fatte come "Tirati su, fatti coraggio", paragonabili a chiedere a una persona con le gambe fratturate di mettersi a correre.

Borgna distingueva tre forme principali di depressione:

  • Depressione Esistenziale: Nasce da una riflessione sul senso della vita, sulla caducità delle cose. Non è patologica, ma un'esperienza umana che può portare a una maggiore consapevolezza e, talvolta, a nuove forme di creatività. In questi casi, l'ascolto psicoterapeutico è fondamentale, supportato occasionalmente da una farmacoterapia antidepressiva.
  • Depressione Reattiva (o Motivata): È una risposta a un evento doloroso, un trauma, un lutto (perdita di una persona cara, del lavoro, un tradimento). Si struttura su un evento esterno e, solitamente, si attenua quando le cause che l'hanno determinata perdono la loro influenza emotiva, sebbene possano permanere condizioni di vulnerabilità. Il peso del passato si fa sentire, inaridendo lo slancio vitale, ma senza una completa cancellazione del futuro.
  • Depressione Psicotica (o Malattia Depressiva): Corrisponde all'episodio di Depressione Maggiore nel DSM IV-R. L'inibizione e la perdita di ogni iniziativa sono estreme, bloccando il paziente sia nel movimento che nel pensiero. Il tempo vissuto subisce una frattura radicale: la dimensione del futuro scompare, lasciando spazio solo al passato, vissuto come colpa. Il rischio di rifiuto della vita e di scelta della morte volontaria è concreto, soprattutto nelle fasi iniziali e conclusive della malattia.

Nonostante le differenze, Borgna sottolineava le comuni radici antropologiche e fenomenologiche di queste depressioni, legate a una grande sensibilità e fragilità che ci permettono di cogliere le luci e le ombre della vita.

L'Eredità di un Pensatore Umanista

Eugenio Borgna ha lasciato un'eredità inestimabile nel campo della psichiatria e della riflessione sull'animo umano. I suoi libri, come "Elogio della depressione", "La fragilità che è in noi", "Parlarsi", "La nostalgia ferita", "L'ascolto gentile", "Le parole che ci salvano" e "Dare voce al cuore", continuano a offrire una bussola per navigare le complessità della vita interiore. La sua opera testimonia la profonda convinzione che la cura, in ogni sua forma, debba sempre partire dall'ascolto, dall'empatia e dal riconoscimento della dignità intrinseca di ogni essere umano, anche e soprattutto quando quest'ultimo si trova ad affrontare le derive più oscure della sofferenza psichica. Egli ci ha insegnato che le parole possono curare, ma anche accrescere il dolore, e che la scelta di quali parole usare, in clinica e nella vita quotidiana, è un atto di profonda responsabilità e di umanità.

Copertine di alcuni libri di Eugenio Borgna

La sua visione critica nei confronti della farmacologizzazione eccessiva e la sua incessante ricerca di un dialogo autentico tra psichiatria, letteratura e filosofia rappresentano un monito costante contro la fredda "reclusione" della statistica dei sintomi e a favore di uno sguardo in continua modificazione sull'interiorità dell'essere umano, immerso nella sua società e nelle sue inesauribili sfumature emotive. Borgna ci ha ricordato che la vera cura risiede nella capacità di "abitare insieme all'altro quel mondo deserto", offrendo compagnia e comprensione, e che il linguaggio, come casa dell'essere, deve essere sempre al servizio della vita e della sua profonda ricerca di senso.

tags: #eugenio #borgna #antidepressivi