Disturbi Specifici dell’Apprendimento: Comprendere e Affrontare le Sfide della Lettura, Scrittura e Calcolo

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) rappresentano una complessa realtà nel panorama educativo, interessando un numero significativo di bambini, ragazzi e adulti. Non si tratta di semplici difficoltà circoscritte, ma di condizioni che affondano le radici in un intreccio di fattori cognitivi, linguistici, attentivi e prassici, che coesistono e si influenzano reciprocamente. L’Italia ha visto negli ultimi anni un aumento rilevante delle diagnosi di DSA, un fenomeno attribuibile in parte alla riduzione del sottodiagnosticamento storico, soprattutto nei casi meno gravi o nei generi tipicamente sottorappresentati.

Bambini che leggono e scrivono in un ambiente scolastico

La Natura dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Per comprendere appieno i DSA, è utile analizzare l'acronimo stesso. "Disturbi Specifici dell’Apprendimento" indica che queste condizioni non dipendono da scarso studio, da problemi sensoriali, psicologici, culturali o da vere e proprie malattie neurologiche. Al contrario, esse si traducono in un'inabilità ad apprendere a leggere, scrivere e fare di conto con efficienza, pur lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. La Consensus Conference dell’Istituto Superiore di Sanità (Cc-ISS, 2011) definisce i Disturbi Specifici dell’Apprendimento come "Disturbi che coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale". Questa specificità è cruciale: il disturbo interessa uno specifico e circoscritto dominio di abilità indispensabile per l’apprendimento (lettura, scrittura, calcolo) lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.

I DSA vengono definiti "specifici" perché non riguardano problemi sensoriali, psicologici o culturali. Infatti, le difficoltà del bambino con DSA non dipendono dal mancato utilizzo di occhiali o di apparecchi acustici, né da problemi nella sfera affettiva e familiare o dal fatto che la sua maestra non sia in grado di insegnargli a leggere e a scrivere, e neppure da scarso impegno o interesse verso la scuola. I DSA non dipendono neanche da vere e proprie malattie neurologiche, benché siano stati classificati dall’American Psychiatric Association nel 2013 tra i cosiddetti disturbi del neurosviluppo.

I disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) spiegati da OPPV in collaborazione con #TELOSPIEGO

Le Principali Manifestazioni dei DSA

I DSA si manifestano nel corso dei primi due o tre anni della scuola primaria, quando il bambino si cimenta con i primi compiti, in particolare con l’apprendimento della lettura, della scrittura e delle competenze matematiche. Essi sono suddivisi in base all’area specifica di apprendimento interessata dal disturbo:

La Dislessia: La Sfida della Lettura

Quando un bambino presenta un’inabilità ad apprendere a leggere fluentemente, potremmo trovarci di fronte a quella che viene più comunemente chiamata "dislessia" o "DSA nella lettura". Il termine dislessia deriva dal greco ed è formato da “Dys” che significa “mancante” o “inadeguato” e “lexis” che significa “parola” o “linguaggio”, quindi sarà tradotto come linguaggio mancante o inadeguato. Si tratta di una patologia relativamente giovane perché solo nello scorso secolo compare per la prima volta in ambito medico ad opera di Hinshelwood che scrisse un intero trattato su un caso di un ragazzo affetto da questo deficit.

La dislessia può manifestarsi con disturbi nella lettura ad alta voce o nella comprensione del testo. Il bambino dislessico con disturbi nella lettura ad alta voce presenta una lettura poco automatizzata, imprecisa, lenta e faticosa. Ad esempio, legge le parole lettera per lettera, o sillabando e talvolta tirando a indovinare. Il bambino dislessico con disturbi nella comprensione del testo, invece, ha difficoltà a comprendere il contenuto di ciò che legge. È possibile che i due disturbi si presentino insieme o separatamente. Quindi il bambino dislessico che legge in maniera poco scorrevole può comprendere poco oppure avere una buona comprensione del testo. Alcuni segnali precoci compaiono già durante la scuola materna attraverso la difficoltà a riprodurre i suoni nelle rime e nelle filastrocche. Collegare lettere a suoni: i bambini devono imparare che ad ogni lettera dell’alfabeto è associato un certo suono, fonetica. Indubbiamente, nel dislessico tutte queste abilità sono carenti o scarse al punto da avere enormi difficoltà nella riproduzione verbale di parole.

La Disortografia: La Difficoltà nella Correttezza Scritta

Quando il bambino presenta un’inabilità ad apprendere a scrivere in maniera ortograficamente corretta, potremmo essere in presenza di quella che viene più comunemente chiamata "disortografia" o "DSA nella scrittura". La disortografia si presenta infatti come un disturbo nell’acquisizione e nell’uso delle regole ortografiche. Il bambino può, ad esempio, aggiungere, omettere o sostituire vocali o consonanti quando scrive una parola o una frase, sia nella scrittura sotto dettatura sia nella libera composizione del testo. La Disortografia è inclusa nel «Disturbo Specifico dell’Apprendimento con compromissione dell’espressione scritta» che prevede, oltre alle difficoltà ortografiche chiamate «difficoltà nell’accuratezza dello spelling», anche accuratezza della grammatica e della punteggiatura e chiarezza/ organizzazione dell’espressione scritta. La grammatica è importante nella produzione di un testo fluente. Gli studenti con disortografia spesso presentano evidenti problemi nella gestione delle regole grammaticali al punto da rendere difficile la comprensione di quanto scritto. Molti disortografici, inoltre, dimostrano estrema lentezza nella scrittura ed evidenti problemi nel copiato e in tutti i compiti scritti. Solitamente, questi problemi insorgono durante la seconda elementare e si protraggono nel tempo.

La Disgrafia: Le Sfide della Grafia

I disturbi della scrittura possono anche riguardare l’esecuzione grafica. In questo caso il bambino scrive in modo molto disordinato, non rispetta lo spazio del foglio, presenta delle variazioni nella dimensione delle lettere presenti all’interno di una parola o di una frase e produce testi poco leggibili. Benché la disortografia e la disgrafia riguardino entrambe la scrittura, possono presentarsi in forma isolata o congiunta tra loro. Possiamo quindi osservare bambini con sola disortografia, che scrivono in maniera molto ordinata ma commettono numerosi errori ortografici, e bambini con sola disgrafia, che scrivono in modo molto disordinato e irregolare ma hanno una chiara rappresentazione dell’ortografia delle parole, dell’uso delle doppie eccetera. Chiaramente, la disgrafia aumenta la probabilità che il numero di errori ortografici sia sovrastimato. In alcuni casi, infatti, agli occhi dell’adulto che corregge l’elaborato, una parola può apparire scorretta quando invece è semplicemente scritta male.

I bambini affetti da disgrafia hanno spesso un’impugnatura scorretta della penna e faticano a organizzare lo spazio sul foglio, lasciando spazi irregolari tra i simboli grafici, le parole, scrivendo in salita o in discesa e non riuscendo a regolare la pressione della mano sul foglio e, frequentemente, invertendo la direzione del gesto. Inizialmente, nel 1940, questa patologia fu definita agraphia, termine ideato dal medico austriaco Josef Gerstmann. Successivamente, Joseph Horacek, nel suo libro Brainstorms, descrisse l’agrafia non come caratterizzata da una totale incapacità nello scrivere, ma dalla presenza di carenze nell’ambito della scrittura. In questo caso la persona affetta da tale patologia non mostra né un trauma cerebrale, che possa giustificare la problematica manifestata, né una perdita totale dell’uso della scrittura, per cui si trattava di qualcosa di diverso dall’agrafia. Spesse volte il bambino presenta problemi a carico della memoria di lavoro, che utilizza un processo di codifica per immagazzinare nuove parole scritte. I bambini disgrafici inoltre spesso lamentano dolore durante la scrittura, che inizia nell’avambraccio e poi si diffonde in tutto il corpo. I sintomi della disgrafia variano anche a seconda dell’età del bambino e i primi segni compaiono generalmente quando si inizia a scrivere. In particolare, i bambini in età prescolare possono essere riluttanti a scrivere e disegnare, mentre quelli in età scolare spesso mostrano una grafia illeggibile e hanno bisogno di pronunciare le parole ad alta voce durante la scrittura. I bambini con disgrafia possono restare indietro nel lavoro scolastico impiegano molto tempo a scrivere e a prendere appunti e per questo possono scoraggiarsi e evitare compiti in cui è richiesto l’uso della scrittura. Inoltre, le capacità motorie di alcuni bambini disgrafici sono molto deboli e per questo faticano nelle attività quotidiane, come ad esempio abbottonare le camicie o allacciare le scarpe.

La Discalculia: Le Difficoltà Matematiche

Quando il bambino presenta un’inabilità ad apprendere semplici abilità matematiche, ad esempio i meccanismi di conteggio, non riesce a leggere o scrivere i numeri grandi correttamente, non riesce a memorizzare le tabelline o a eseguire calcoli scritti o a mente, potremmo essere in presenza di quella che viene più comunemente chiamata "discalculia" o "DSA in matematica". I bambini lavorano duramente per apprendere e memorizzare i processi di base della matematica, sapendo esattamente applicare le procedure senza capire, però, per quale motivo lo stanno facendo. Il bambino piccolo ha difficoltà nel contare e nell’attribuire numeri a oggetti, non riesce a riconoscere i simboli numerici, quindi non collega, a esempio, il 6 alla parola sei. Durante la scuola primaria ha difficoltà a riconoscere i numeri e simboli, fatica nella riproduzione del calcolo di base, usa spesso le dita per contare invece di strategie mentali più sofisticate, non riesce a pianificare la soluzione di un problema di matematica, ha difficoltà a distinguere la sinistra dalla destra e ha uno scarso senso dell’orientamento.

Diagramma che illustra i quattro tipi principali di DSA

Identificazione Precoce e Diagnosi

L’identificazione precoce dei segnali di rischio è una delle sfide centrali, per intervenire prima che le difficoltà si consolidino. Già dall’ultimo anno di scuola materna è possibile individuare una vulnerabilità nell’acquisizione delle specifiche competenze dei bambini, come gli aspetti meta fonologici (es. denominazione di parole; scorretta identificazione dei suoni iniziali e finali delle parole; segmentazione - es. dividere in sillaba la parola - e fusione fonemica - es. unire i suoni per formare una parola), la motricità fine (es. impugnare correttamente la matita) e la coordinazione visivo-motoria (es. copiare da un testo).

L’ingresso nella classe prima elementare è di solito cruciale per l’individuazione dei bambini che potrebbero sviluppare uno dei disturbi specifici dell’apprendimento. Le ricerche hanno messo in luce che i Disturbi Specifici dell’Apprendimento si presentano associati a disturbi emotivi e comportamentali che, se sottovalutati, possono costituire un fattore di rischio per il futuro benessere psicologico dell’individuo.

La diagnosi di disturbo dell’apprendimento viene di solito eseguita solo al termine del secondo anno di scuola primaria, anno in cui tale disordine diventa più evidente grazie all’esposizione della letto-scrittura. Solitamente sono le maestre, durante le attività scolastiche, ad avvertire le prime difficoltà e disagi nel bambino. È loro dovere quindi informare il genitore al più presto per fargli prendere contatto con lo specialista in grado di formulare una diagnosi: solitamente il Neuropsichiatra Infantile o un’équipe multidisciplinare composta da Neuropsichiatra Infantile, Psicologo, Logopedista ed eventualmente altri professionisti sanitari abilitati alla certificazione.

Per poter parlare di disturbo dell’apprendimento tali difficoltà devono presentarsi per almeno sei mesi. Esse impediscono al bambino di poter apprendere la materia di studio stessa, per questo il rendimento scolastico non è soddisfacente. La valutazione e l’eventuale diagnosi di DSA può essere svolta da Psicologi e Neuropsicologi dello sviluppo esperti in Psicopatologia dell’apprendimento e Neuropsichiatri Infantili.

Mappa concettuale che illustra i fattori di rischio per i DSA

L'Impatto Emotivo e Psicologico dei DSA

Un primo problema si può presentare quando ancora non c’è la diagnosi: in questo caso infatti sia il bambino che la famiglia e la scuola, si ritrovano nella confusione di un basso rendimento scolastico senza capirne il motivo. In questa prima fase gli insegnanti si interrogano sull’impegno del bambino, sulle sue condizioni familiari, lamentano scarso impegno e disinteresse, talvolta problemi di comportamento in classe. I genitori sono confusi e spesso oscillano fra comportamenti severi e punitivi con inviti all’impegno e lunghi periodi in cui attendono sperando che il tempo possa portare ad un miglioramento della situazione. In questa fase il bambino si sente incompreso sia in famiglia che a scuola e lui stesso comincia a dubitare delle proprie capacità. Questo può essere molto destabilizzante e provocare un abbassamento dell’autostima, disagio psicoaffettivo, un sentimento di inferiorità nonché senso di colpa, soprattutto se si sente giudicato pigro e svogliato.

Quando la diagnosi è stata effettuata, e se il disturbo non viene trattato adeguatamente, le manifestazioni psicologiche della sofferenza possono assumere varie forme, anche opposte tra loro: da un lato il bambino può presentare un comportamento ritirato, chiuso in se stesso, di evitamento del confronto; questo complesso di reazioni si possono definire di tipo depressivo o inibitorio. Nella modalità di reazione opposta invece si possono presentare sentimenti di rabbia che portano a comportamenti disturbanti, opposizione alle insegnanti e aggressività col personale scolastico e con i pari, cosa che può innescare un circolo vizioso all’interno della classe. Talvolta lo stesso bambino può presentare i due diversi tipi di comportamento in momenti diversi. Il DSM-5 (APA, 2013) sottolinea inoltre le possibili “conseguenze funzionali negative lungo l’arco di vita che includono […] alti livelli di distress psicologico e inferiore salute mentale generale […] l’abbandono scolastico e i co-occorrenti sintomi depressivi aumentano il rischio di esiti negativi in termini di salute mentale generale. Al contrario alti livelli di supporto emotivo e sociale predicono migliori risultati a livello di salute mentale”. Diventa estremamente importante quindi che la scuola e la famiglia agiscano tenendo conto sia del disturbo e del miglioramento del profitto scolastico, ma anche degli aspetti emotivi del bambino.

Strategie di Intervento e Supporto

La didattica inclusiva è fondamentale per il successo degli studenti con DSA. È indispensabile che gli insegnanti siano formati sui DSA, sulle strategie compensative e sulla metodologia didattica differenziata. La legge prevede che il consiglio di classe, sulla base di quanto riportato nella relazione diagnostica, predisponga per l’alunno con DSA un Piano Didattico Personalizzato (PDP), che ha la funzione di mettere il bambino nelle condizioni di apprendere e di non essere penalizzato nella valutazione.

Strumenti Compensativi e Misure Dispensative

Gli strumenti compensativi hanno la funzione di compensare una o più funzioni deficitarie dell’alunno. Ad esempio, il bambino nei primi anni di scuola che non riesce a memorizzare la tabelline, è previsto che possa sempre consultare la tavola pitagorica o anche la calcolatrice per i calcoli più complessi. La crescente disponibilità di strumenti digitali (app, software di supporto, intelligenza artificiale) apre prospettive interessanti per la personalizzazione dell’apprendimento.

Il PDP deve anche indicare le misure dispensative che verranno adottate per la valutazione dell’alunno. Ad esempio, il bambino con difficoltà di lettura può essere dispensato dalla lettura ad alta voce in classe; per l’alunno con difficoltà di scrittura si può suggerire di valutare i compiti scritti senza tener conto degli errori ortografici ma considerando unicamente il contenuto; l’alunno con difficoltà matematiche può essere dispensato dallo svolgimento di parte degli esercizi di matematica nei compiti in classe o nei compiti per casa. Per i compiti in classe o per le situazioni d’esame, generalmente si considera nella misura del 30% la percentuale di dispensa alla quale gli alunni hanno diritto. La riduzione del 30% dei compiti non va vista come una semplificazione o facilitazione, ma come una forma di aiuto necessaria e doverosa. Gli alunni con DSA possono essere in grado di svolgere un compito correttamente, ma devono dedicarvi una concentrazione massima per controllare gli errori.

L'Importanza della Metacognizione e dell'Autoregolazione

Un primo strumento essenziale per chi ne è affetto è indubbiamente la capacità di comprendere il funzionamento dei propri processi mentali (come la memoria, l’attenzione, ecc..), esercitando un controllo su di essi: ad es. “so che mi è difficile memorizzare le tabelline come fanno gli altri… utilizzerò la tavola pitagorica!” oppure “considerando che quando studio mi distraggo facilmente, oggi il mio cellulare resterà spento!”. Sono ormai numerose le ricerche che mostrano l’importanza fondamentale degli aspetti metacognitivi e di un approccio autoregolato allo studio. Grazie alla possibilità di aumentare la consapevolezza che ogni bambino/ragazzo possiede circa il funzionamento della propria mente e all’uso strategico dei processi metacognitivi di controllo esercitati sui propri processi cognitivi, lo studente impara a pianificare e organizzare delle attività da svolgere, perché consapevole del livello di impegno richiesto da ciascuna materia. Nello specifico, la comprensione del compito e della sua difficoltà, la scelta della strada da seguire per affrontarlo (strategie da adottare), la pianificazione delle fasi del compito da svolgere, la previsione dell’esito finale, il monitoraggio del processo, la valutazione dei risultati e dei progressi ottenuti. Questo obiettivo si concretizza nella capacità del ragazzo di sapere individuare le proprie criticità e i propri punti di forza ed effettuare un’autovalutazione sul proprio operato.

Nuove Frontiere Terapeutiche

La ricerca scientifica sta esplorando nuove frontiere per il trattamento dei DSA. Un importante studio sul trattamento della dislessia è stato finanziato dal Ministero della Salute Italiano e portato avanti secondo le norme della World Medical Association’s Declaration of Helsinki. La tecnica utilizzata denominata stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS), non è invasiva e viene già utilizzata nei trattamenti di disturbi quali la depressione e l’epilessia focale. Nelle persone dislessiche vengono stimolati i circuiti celebrali alterati grazie al passaggio di corrente a basso voltaggio, che ne modifica l’attività neurale permettendo l’aumento di velocità e l’accuratezza della lettura.

Tra le App mediche, WinABC sta guadagnando sempre maggior rilievo, un programma di lettura temporizzata utilizzato nella riabilitazione della dislessia. WinABC si basa su un trattamento di tipo sub-lessicale, che mira a supportare i bambini con difficoltà nella decifrazione attraverso l’automatizzazione del riconoscimento sub-lessicale.

La Collaborazione Scuola-Famiglia

I compiti a casa possono diventare un’impresa assai ardua in quanto fonte di frustrazione e fatica non solo per il bambino o ragazzo con DSA (o con BES) ma anche per i suoi genitori. Se gli insegnanti hanno messo a punto un particolare metodo per supportare l’alunno, i genitori possono involontariamente ostacolarne l’applicazione perché a casa usano un metodo del tutto diverso. È molto importante, in questo caso, accertarsi che gli operatori siano adeguatamente qualificati e formati per lavorare con gli alunni con DSA. Se invece i genitori hanno del tempo libero e possono dedicarsi personalmente al supporto allo studio del bambino, una seconda possibilità è che essi stessi seguano un corso per diventare tutor DSA. Va però tenuto presente che nel caso si verifichino situazioni di tensione che possano compromettere la funzione genitoriale, sarebbe opportuno cercare supporto al di fuori della famiglia. Se vi sono invece condizioni relazionali favorevoli ed equilibrate, il supporto allo studio può anche diventare un momento di ulteriore coesione della relazione genitore-figlio.

Evoluzione Normativa e Sfide Future

In Italia, la consapevolezza e la gestione dei DSA sono in continua evoluzione. Il decreto ministeriale 12 luglio 2011 (n. XXX) ha segnato un passo importante, ma vi è attualmente una tensione tra nuove indicazioni ministeriali e le linee guida storiche sui DSA. Nel contesto degli esami di Stato, l’Ordinanza Ministeriale (O.M.) 67 del 31 marzo 2025 ha introdotto indicazioni specifiche per gli studenti con DSA. L’introduzione dell’apprendimento del corsivo sin dalle prime classi è vista come un elemento potenzialmente penalizzante per alcuni studenti con difficoltà di scrittura (disgrafia).

La ricerca scientifica si è dedicata molto allo studio dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) permettendo un rilevante avanzamento delle conoscenze in tale ambito. Tra le numerose affermazioni, ormai da tempo condivise, la letteratura sottolinea un importante legame tra sviluppo delle competenze linguistiche ed apprendimento della letto-scrittura indicando i Disturbi Primari del Linguaggio come i predittori più affidabili dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Ulteriore conferma è giunta con la pubblicazione delle “Nuove linee guida sulla gestione dei disturbi specifici dell’apprendimento” che hanno rimarcato, ancora una volta, come lo sviluppo delle abilità di lettura, comprensione del testo e scrittura siano significativamente connesse alla consapevolezza fonologica.

L’incidenza dei DSA in Italia è stimata tra il 2,5% ed il 3,5% (ISS, 2011), con un aumento costante delle certificazioni. Secondo un recente report del MIUR, nell’anno scolastico 2018/2019 gli alunni a cui è stato diagnosticato un disturbo specifico dell’apprendimento erano 298.114, pari al 4,9% del totale degli alunni.

Grafico sull'incidenza dei DSA in Italia

I DSA rappresentano una sfida complessa che va ben oltre la semplice dislessia. Una diagnosi accurata e un intervento precoce costituiscono un fattore prognostico positivo sia sul piano scolastico, sociale e psicologico. L’obiettivo è garantire a tutti cultura e conoscenza e far sì che ognuno possa far emergere il proprio potenziale, promuovendo una piena inclusione.

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