La psiche umana, un territorio tanto vasto quanto inesplorato, è da sempre oggetto di indagine e rappresentazione. Tra le figure che hanno cercato di darne forma e ordine, Sigmund Freud occupa un posto di primaria importanza. La sua opera, complessa e stratificata, non si limita alla teorizzazione astratta, ma si avvale di strumenti visivi e concettuali che mirano a rendere tangibile l'invisibile. La lettura di saggi come "Disegnare, la formula di Freud" di Gianluca Solla, e l'esplorazione di mostre come "Diagrams" alla Fondazione Prada, ci offrono l'opportunità di approfondire la natura diagrammatica della psicoanalisi e le molteplici modalità con cui l'apparato mentale freudiano è stato figurato.

Dalla Macchia al Segno: L'Impulso Creativo di Freud
L'atto stesso del disegnare, inteso come trasformazione di una "macchia" in una "forma", di un "inchiostro" in uno "scarabocchio", sembra essere un impulso primigenio nella riflessione freudiana sull'inconscio. L'episodio, rievocato da Solla, di una lettera di Freud alla fidanzata Martha, in cui una goccia d'inchiostro caduta sul foglio viene trasformata in un disegno, ne è un esempio emblematico. In questa operazione - grafica, espressiva, poetica - Freud "risemantizza un segno, che, da non-significante, rivela il suo misterioso potere di sprigionare una forma nascosta".
Solla, nel suo saggio, rifiuta l'interpretazione puramente psicanalitica di questo gesto "pittografico", preferendo concentrarsi su un altro paradigma indicato dallo stesso Freud: "Dare artisticamente forma al vissuto". Questa audacia giovanile espone Freud a un rischio epistemologico, quello di inquadrare la psicoanalisi nel registro dell'immaginario, o meglio, di prevedere un intreccio inestricabile tra immaginario e simbolico, fantasia e scienza, visione e osservazione. Tale approccio sgancia la nascente "scienza dell'inconscio" da ogni tentazione positivista, rivelando la "logica del fantasma" come ciò che disorienta il soggetto della razionalità cartesiana.
Il concetto di "fantasma fondamentale" e la sua centralità nel costituire il reale per il soggetto trovano un'eco nell'oggetto piccolo (a) lacaniano, una dimensione immaginaria che costituisce l'unica via d'accesso al Reale. Per Lacan, "non c'è altra entrata per il soggetto nel reale che non sia il fantasma", e per un soggetto, "il reale non ha altra consistenza che in questa esigenza del fantasma, che lo reclama in quanto soggetto". Il "fantasticare" (Phantasieren) diventa così, nella ricostruzione di Solla, il dispositivo epistemologico di matrice estetica che accompagna l'impresa freudiana lungo tutta la sua opera, dalla lettera a Wilhelm Fließ del 1895 al saggio "Analisi terminabile e analisi interminabile" del 1937. In questo percorso, il fantasticare si lega sequenzialmente a verbi come "tradurre" e "divinare", per poi associarsi a "speculare" e "teorizzare". Freud mantiene così un'opzione di metodo per la psicoanalisi, non rinunciando, nell'investigazione dell'inconscio, né alla dimensione speculativa e congetturale, né a quella divinatoria e onirica.
Massimo Recalcati | L’invenzione dell’inconscio | festivalfilosofia 2024
Il Disegno come Registro del Virtuale e dell'Invenzione
Il disegno, lo schizzo, lo scarabocchio, non sono riconducibili alla logica identitaria della rappresentazione, ma piuttosto a quella differenziale e deleuziana del campo virtuale-intensivo. È proprio ne "L'interpretazione dei sogni" che Freud assegna ciò che è oggetto della "nostra percezione interna" al dominio del "virtuale". Si delinea così una costellazione "fantastica" di immagini psichiche che inventano la forma del reale: sogni, visioni, disegni. Il disegno "partecipa allo stile dell’invenzione", non riproduce le cose, ma le reinventa attraverso spostamenti e condensazioni, operando una riscrittura segnica del reale.
Questo principio si applica anche ai disegni clinici: dalla correzione "fallica" del piccolo Hans al disegno della giraffa abbozzato dal padre, dalla mappa cruciforme degli spostamenti randomici dell'Uomo dei topi, al disegno del noce affollato di lupi bianchi eseguito dal Wolfsmann Sergej Pankëev. In questi casi, il disegno dà spazio a una dimensione "unheimlich", "perturbante", che non mira a riportare lo strano sotto il mantello del familiare, ma piuttosto a riconnettere l'immagine al "Fuori dei processi a cui ogni vita soggettiva è rimessa". L'immaginario, in questo senso, si manifesta in opere letterarie come quelle di Haruki Murakami, con il suo uccello-giraviti e i sogni letti in città misteriose, o in quelle cinematografiche di Wes Anderson, dove la sede di un giornale diventa una casa in cui "l’io non è più a casa propria", soggetta agli slittamenti e alle condensazioni di un inconscio cinematografico.
Il disegno, quindi, si presenta come un registro dei mutamenti interiori, una sorta di "film d'animazione" dell'esperienza vissuta. Anche quando Freud utilizza disegni-schemi per illustrare le istanze e le topiche dell'apparato psichico, lo scopo rimane quello di dare conto delle "connessioni e delle relazioni dei vissuti". Queste rappresentazioni schematiche, come quella dedicata alle tracce mnestiche, pur non essendo analoghe ai grafi lacaniani, evidenziano il rapporto particolare del disegno con il sintomo e con la parola. L'esercizio grafico per Freud è l'invenzione di una nuova lingua, di un inconscio strutturato come linguaggio, attraverso concatenamenti di forme e assemblaggi di segni che costituiscono il soggetto. Un soggetto che "non si costituisce che in forza di questo bricolage", di questo assemblaggio di tratti, intesi come "un elemento di mobilità, che scorre dal letterale all’immagine".
Il Diagramma come Strumento di Pensiero e di Organizzazione del Reale
La mostra "Diagrams" alla Fondazione Prada Venezia mette in luce il carattere intrinsecamente diagrammatico della psicoanalisi. Il celebre schizzo di Sigmund Freud ne "L'Io e l'Es" del 1923, che illustra la sua concezione dell'apparato psichico con poche linee curve e parole sparse, è un esempio potente di come la psicoanalisi, pur nascendo come scienza dell'inconscio e dell'invisibile, non rinunci a figurarsi, a tradurre in tratti visivi la propria teoria. Freud ci dice che la psiche non è un corpo né un testo, ma un insieme di linee, soglie e spazi attraversati.
Il diagramma, in generale, è una figura che semplifica, orienta e talvolta distorce la complessità del mondo. Persuade senza parole, convince senza retorica, organizza senza apparente gerarchia. La sua forza risiede nella sua versatilità, applicabile a ogni campo, dalla scienza alla moda, dalla religione alla storia delle disuguaglianze sociali. La mostra "Diagrams" esplora questa ambivalenza, accostando temi serissimi, come il cambiamento climatico, a dimensioni apparentemente lontane, come la rappresentazione del cosmo o la visualizzazione del cibo. Si passa da diagrammi che mostrano come la Terra è stata rappresentata prima e dopo le immagini satellitari, a mappe astronomiche e religiose che illustrano dottrine teologiche e cosmologie buddiste. Le mappe di flussi di Charles-Joseph Minard, che rappresentano insieme quantità di merci, percorsi e tempi, anticipano l'infografica moderna, mentre altri pannelli affrontano i sistemi alimentari e le politiche globali di distribuzione del cibo, ricordandoci la complessa logistica planetaria che sta dietro quasi tutto ciò che consumiamo.
Gilles Deleuze ha dato un rilievo teorico decisivo al concetto di diagramma, definendolo come la matrice virtuale, il piano delle forze a-significanti che precede ogni stabilizzazione. Il diagramma lega insieme caos e germe, distruzione e generazione, fallimento e possibilità. È un operatore che non si accontenta di riprodurre l'oggetto, ma lo attraversa per catturare la forza che lo anima. Questa distinzione tra dispositivo (assemblaggio storico) e diagramma (matrice virtuale) illumina la mostra Prada: i diagrammi esposti oscillano tra la loro materialità storica e la loro potenza astratta. Guardare un diagramma non significa soltanto leggere un dato, ma entrare nel campo delle forze che quel dato organizza.

L'Apparato Mentale Freudiano: Modelli Topico e Strutturale
L'evoluzione del pensiero freudiano sull'apparato mentale è segnata dal passaggio da un modello "topico" a uno "strutturale". Inizialmente, Freud concepisce la mente come divisa in un sistema conscio e un sistema inconscio. Tuttavia, riconosce che non tutto l'inconscio è patologico e, influenzato da precursori come Charcot e Janet, ammette l'esistenza di idee estranee alla coscienza, non integrate nella personalità.
Il modello topico distingue tre sistemi:
- Inconscio: sede di pulsioni, desideri e ricordi rimossi, inaccessibili alla coscienza.
- Preconscio: contiene idee e sentimenti accettabili, prossimi a diventare coscienti se necessario.
- Conscio: la sfera della consapevolezza attuale.
In questa fase, la rimozione è intesa come un processo attivo, conscio e volontario di esclusione di ricordi traumatici o inaccettabili. La teoria dello sviluppo psicosessuale, con i suoi stadi e le possibili fissazioni della libido, si inserisce in questo quadro.
Tuttavia, il conflitto interno tra pulsioni e difese, presupponendo l'inconscio di entrambe le istanze, rende inadeguato il modello topico. Freud sviluppa così il modello strutturale, articolato in tre istanze:
- Es (Id): sede dei bisogni primitivi, opera secondo il principio di piacere, mirando alla scarica immediata delle pulsioni. È la fonte delle energie psichiche, con le pulsioni di vita (eros) e di morte (thanatos).
- Io (Ego): istanza psichica che organizza e rende accettabili gli aspetti dell'Es, operando secondo il principio di realtà. Trasforma gli obiettivi dell'Es in modo realistico e funge da insieme di funzioni regolatrici e armonizzatrici (difese). Le principali difese includono resistenza, rimozione, sublimazione, spostamento, regressione, proiezione, razionalizzazione, annullamento, formazione reattiva e formazione di compromesso.
- Super-io (Superego): interiorizzazione dei principi, delle regole e delle convenzioni sociali, assimilati principalmente attraverso i genitori. È un sistema di ideali e valori appresi, spesso percepito come una parte di sé non completamente assimilata.
L'Io, attraverso il principio di realtà e le difese, armonizza la relazione tra Es e Super-io in modo realistico e adattivo. Le istanze psichiche differiscono non solo per il principio a cui si riferiscono (piacere vs. realtà), ma anche per la loro relazione con i processi cognitivi.

La Psicoanalisi come Scienza Naturale e Diagrammatica
Freud, medico positivista, mirava a comprendere razionalmente i meccanismi delle patologie psichiche per curarle. Il suo "Progetto di una psicologia" del 1895, pur non essendo mai stato ripreso nella sua interezza, rappresenta un punto di riferimento costante, la cornice teorica che giustifica il suo processo di indagine. L'intenzione era di dare una psicologia che fosse una scienza naturale, rappresentando i processi psichici come stati quantitativamente determinati di particelle materiali identificabili. Il modello prendeva a prestito metodi dalle scienze naturali, in particolare dalla fisica, con le loro categorie quantitative.
La teoria delle pulsioni, ad esempio, può essere vista come un diagramma di flusso: una spinta che nasce nel corpo, percorre un circuito, incontra una meta provvisoria, si arresta e riparte in una logica di deviazioni e ritorni. La psicoanalisi continua a produrre diagrammi perché il suo oggetto, l'inconscio, non si lascia mai fissare in una rappresentazione. Occorrono figure che rimangano parziali, aperte, provvisorie: mappe di forze, non codici.
La fascinazione freudiana per il tratto disegnato, che Solla rileva citando l'importanza dell'iconografia biblica, egizia e greco-latina nella sua formazione, suggerisce una dimensione archetipica. I disegni del Mosè di Michelangelo, realizzati forse da Freud stesso o da un artista su sua commissione, mostrano come l'immaginazione "nutre il vedere, perché per vedere occorre allontanarsi dalla realtà vista immaginativamente". Il potere trasformativo delle immagini, dei segni, nel loro atto di re-invenzione della realtà, di rimessa in circolo del vissuto nel turbine fantasmatico interiore, è la capacità che le immagini hanno di riattualizzare il passato e rielaborarlo, compito precipuo della psicoanalisi. Il tratto disegnato è scrittura del resto e manifestazione dell'eccedenza, capace di sfuggire alla pretesa interpretativa del simbolico e di godere al di là di qualsiasi imposizione di significato, forse sulla stessa frontiera tra corpi e segni individuata da Lacan nei pittogrammi sino-giapponesi, evocando una dimensione Zen in cui il disegno "evoca un luogo lasciato vuoto da qualsiasi significazione". Il disegno, come l'ideogramma, non è mai una copia della cosa, ma la sua trasformazione, la metamorfosi dello sguardo. Niente è più lo stesso dopo essere stato immaginato.