Spesso accade che i soggetti ansiosi nutrano paure e preoccupazioni per stimoli o situazioni che non possiedono di per sé alcuna caratteristica minacciosa o pericolosa. È il caso dell’anginofobia, che consiste nella paura irrazionale di deglutire per timore di soffocare o strozzarsi. L'anginofobia, termine che ha origine dalla crasi della parola angina, dal latino strangolare, soffocare, e fobia dal greco paura, si riferisce a un'intensa paura di soffocare quando si deglutisce cibo, liquidi, piccoli oggetti, pasticche, e persino la saliva.

Solitamente insorge in seguito ad esperienze traumatiche o ad eventi specifici che hanno portato a sperimentare questo tipo di fobia specifica, che non deve essere confusa con altre tipologie di disturbi d’ansia. L’origine di questa fobia è certamente di natura psicologica, fatto salvo casi in cui sia connessa ad una già esistente patologia specifica che comporta difficoltà oggettive della deglutizione. Come tutte le fobie, anche l’anginofobia causa uno stato eccessivo di allerta, con conseguente ansia e attacchi di panico, e mette in moto pensieri disfunzionali che invadono ogni sfera della vita delle persone che sperimentano questo tipo di paure.
Cos'è l’Anginofobia nel Dettaglio
L’anginofobia è la paura di soffocare a causa dell’ingestione di anche piccole quantità di cibo, ma non solo; anche i liquidi o le pillole, per esempio, vengono individuati come possibili minacce, fino a temere anche della saliva. La sintomatologia dell’anginofobia è caratterizzata da una comune paura in chi ne soffre, relazionata al rischio di soffocamento. L'anginofobia porta con sé evidenti conseguenze relazionali, facendo venire meno le componenti conviviali ma anche nutritive legate al cibo che diventa un nemico associato al rischio di soffocare e quindi un potenziale killer.
La paura di soffocare e morire è concreta? Da un punto di vista cognitivo l’anginofobia genera pensieri irrealistici e fuorvianti. Il timore di soffocare mangiando, bevendo o deglutendo una pillola è del tutto irrazionale. Il rischio che davvero si soffochi è del tutto irreale, non concreto. Il pensiero di soffocare ingenerendo anche piccole quantità di cibo solido è figlio del processo fobico e delle componenti patologiche ed emotive. Nei casi più gravi di anginofobia si arriva a sperimentare la paura di morire soffocando; si può asserire che essa sia semplicemente il frutto del funzionamento fobico che tende a farci immaginare sempre e solo lo scenario peggiore che ci possa capitare difronte a qualcosa che temiamo. La fobia, infatti, riesce abilmente ad insinuarsi nelle curve della nostra insicurezza, bassa autostima e dei nostri sentimenti di impotenza.
È utile distinguere l’anginofobia da altre condizioni cliniche simili ma non identiche. Infine, con il termine fagofobia ci si riferisce più in generale alla paura di deglutire, a prescindere dal timore di soffocare. La costante paura di ingoiare e soffocare, lo abbiamo accennato, possono avere serie ricadute sulla salute fisica e mentale della persona con anginofobia.
Manifestazioni e Sintomi dell'Anginofobia
L’anginofobia si può manifestare in svariate forme e situazioni, influenzando profondamente le abitudini quotidiane e la percezione del cibo. Le manifestazioni più comuni includono:
- Paura di deglutire: L'atto stesso di deglutire diventa fonte di intensa ansia.
- Paura di bere: Anche l'ingestione di liquidi può scatenare terrore.
- Paura di ingerire pillole: La deglutizione di farmaci o integratori diventa un ostacolo insormontabile.
- Timore di soffocare deglutendo cibo o liquidi: La preoccupazione principale è legata al rischio di blocco delle vie aeree.
- Stati d’ansia, soprattutto a tavola: Il momento del pasto è associato a un elevato livello di stress.
- Preferenza per cibi frullati o molli: Si tende a scegliere alimenti che richiedono una minore masticazione e deglutizione.
- Evitamento di cibi ritenuti pericolosi a causa della loro consistenza: Alimenti come pane, pasta, cibi friabili o carne vengono esclusi dalla dieta.
- Ingestione esclusiva di cibi tagliati in piccoli pezzi: La frammentazione del cibo è una strategia per ridurre la percezione del rischio.
- Masticazione protratta oltre la norma: Si mastica a lungo per assicurarsi che il cibo sia completamente ridotto prima di deglutire.
- Necessità di mangiare in compagnia per essere soccorsi in caso di soffocamento: La presenza di altri è vista come una garanzia di sicurezza.
L’anginofobia purtroppo non si manifesta esclusivamente al momento della deglutizione, ma è sempre presente nella vita di chi ne è vittima. I pensieri disfunzionali che si affacciano in modo automatico e involontario nella mente dei soggetti fobici tendono per esempio ad addurre spiegazioni illogiche per creare delle false associazioni che però diventano degli schemi di pensiero rigidi e che influenzano le azioni quotidiane.
Chi soffre di anginofobia può pensare: “non sono soffocato perché il cibo era frullato” e questo in seguito porterà al bisogno di frullare ogni volta il cibo per evitare la minaccia di soffocamento; altre volte i pensieri possono essere ancora più illogici, del tipo: “non sono soffocato perché ho scelto cibi verdi” e da qui si svilupperanno comportamenti di ricerca di cibi di quel dato colore. Per maggiore chiarezza dei meccanismi mentali che si vengono a creare può essere utile il concetto di Tentate Soluzioni. Lo psicologo e filosofo Paul Watzlawick introduce questa nozione per introdurre un paradosso: secondo lui, infatti, i tentativi fallimentari nella gestione di un disagio psicologico, invece che contribuire alla guarigione, hanno funzione di mantenimento nella sua disfunzionalità, diventando essi stessi il problema. Per tale motivo il costrutto di tentate soluzioni può essere applicato anche ai pazienti con anginofobia: esse comprendono tutti i comportamenti messi in atto per non confrontarsi con la paura di soffocare.
Per essere inquadrata all’interno della categoria diagnostica delle fobie specifiche, secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), l’anginofobia deve causare sintomi fisici, derivati da attivazione fisiologica, tra cui:
- Difficoltà respiratorie: Sensazione di affanno o respiro corto.
- Sudorazione eccessiva: Transpirazione abbondante, anche in assenza di sforzo fisico.
- Tachicardia: Aumento della frequenza cardiaca.
- Tensione muscolare: Rigidità e contrattura dei muscoli.
A questi si aggiungono i sintomi psicologici dell’anginofobia, quali:
- Ansia e preoccupazioni intense e sproporzionate rispetto al reale pericolo: Un senso di minaccia costante e irrazionale.
- Evitamento delle situazioni che comportano la deglutizione: Rifiuto di mangiare, bere o assumere farmaci.
- Attacchi di panico: Episodi improvvisi di terrore acuto accompagnati da sintomi fisici intensi.
- Pensieri intrusivi ricorrenti relativi alla deglutizione, al cibo o alla sostanza da ingerire: Immagini o pensieri indesiderati e angoscianti.
- Comportamenti ossessivo-compulsivi per ridurre la paura: Rituali o azioni ripetitive volte a placare l'ansia.
- Eccessivo controllo: Monitoraggio costante del processo di deglutizione e del cibo.
Per interrompere questo circolo vizioso, in cui le condotte di evitamento e di gestione autonoma del problema lo rinforzano, è bene riconoscere il prima possibile questi sintomi, in modo da richiedere l’aiuto necessario ed agire in modo efficace sulla fobia.
Vincere ansia e attacchi di panico
Le Cause dell'Anginofobia
Da dove nasce l’anginofobia? Le cause possono essere molteplici e spesso interconnesse, radicandosi in esperienze passate, influenze ambientali e condizioni mediche preesistenti.
Una delle possibili cause è da ritrovare nel passato, in qualche esperienza traumatica che ha compromesso in modo significativo l’equilibrio psichico di chi ne soffre. Infatti situazioni in cui deglutire è stato percepito come una minaccia, in cui si è rischiato il soffocamento reale o percepito possono essere trigger importanti. Si viene così a creare una associazione negativa tra l’ansia e i comportamenti di deglutizione. Questo non riguarda solamente esperienze vissute in prima persona; anche quando si è stati testimoni di soffocamento di altri può avere un forte impatto tanto da innescare una fobia.
Sicuramente l’ambiente in cui si è cresciuti influenza: se una persona ha vissuto assistendo a tale paura da parte dei genitori è più probabile che come un apprendimento venga introiettata e diventi anche una paura propria.
Un altro fattore scatenante l’anginofobia può essere la presenza di una patologia conclamata che compromette la funzionalità orofaringea: tra queste quelle più interessate sono malattie oncologiche del tratto digerente, malattie respiratorie (es. asma), o disturbi neurodegenerativi che portano a disfagia.
Infine è da sottolineare come l’anginofobia si avvicini molto al concetto di annegamento: la paura sottostante per entrambi è che qualcosa ci invada e ci impedisca di respirare correttamente.
È importante notare che, in alcuni casi, la deglutizione atipica o disfunzionale, un'alterazione del meccanismo fisiologico della deglutizione, può contribuire a creare un terreno fertile per l'insorgenza di paure legate all'atto stesso. Durante la crescita, il meccanismo della deglutizione cambia. A partire dallo svezzamento si verificano cambiamenti importanti: con l’inizio della crescita dei denti, e via via con lo sviluppo della dentatura completa, si modifica l’assetto della componente muscolare coinvolta nel processo di deglutizione, si perfeziona il movimento della mandibola e la lingua assume una posizione più arretrata. In questo caso, durante la deglutizione la lingua effettua un movimento scorretto, spingendo contro i denti o posizionandosi tra le arcate dentarie: a lungo andare, queste alterazioni dei movimenti linguali possono influire sullo sviluppo delle strutture che compongono il distretto orofacciale. Inoltre, le contrazioni dei muscoli masticatori sono alterate: questo si riflette sul tempo di masticazione, che può essere più lento del normale, rallentando il transito del cibo all’interno della cavità orale.

Conseguenze Psicofisiche dell'Anginofobia
L’anginofobia, così come tutti i disturbi d’ansia, porta conseguenze psicofisiche di rilievo nella vita di chi ne soffre, impattando su diversi aspetti del benessere individuale.
Un aspetto importante è quello del sostentamento nutritivo: i soggetti anginofobici incorrono in forti carenze nutrizionali a causa delle diete restrittive che adottano per evitare determinate tipologie di alimenti e ad un calo ponderale che in alcuni casi diventa preoccupante. Chi soffre di anginofobia tende ad evitare ogni occasione come pranzi e cene fuori casa. Anche le tempistiche del pasto, pre e durante lo stesso, sono assai dilatate: gli alimenti vengono tagliati e triturati in parti minuscole, la masticazione è lenta e lunghissima, così come la deglutizione, che avviene a tentativi e con innumerevoli pause e sorsi d'acqua.
Dal punto di vista emotivo, non è raro che chi soffre di anginofobia sviluppi in comorbidità anche un disturbo depressivo o un disturbo ossessivo-compulsivo a causa della ritualità con cui ci si approccia al cibo e al momento dei pasti.
Anche il funzionamento cognitivo viene impattato dall’anginofobia. Infatti i pensieri ricorrenti relativi al possibile soffocamento e a tutte le tentate soluzioni da applicare perché questo non accada occupano gran parte delle risorse della mente dei pazienti, consolidandosi false credenze del tutto irrazionali che guidano poi anche i comportamenti degli stessi.
Ultime, ma certamente non per importanza, sono le conseguenze dell’anginofobia sulla sfera relazionale e sociale. Tutte le condotte di evitamento della deglutizione non fanno altro che portare gli anginofobici ad una condizione di isolamento sociale, in quanto tutti gli inviti a pranzi e cene vengono declinati, spesso senza svelare la reale motivazione del diniego. Anche con i propri cari le situazioni conviviali, di condivisione del momento del pasto, vengono influenzate dallo stato ansioso e di tensione: quando si è a tavola il focus è solo sul cibo e sulla sua deglutizione che avviene con tempi lunghissimi, senza lasciare spazio a conversazioni e allo stare insieme agli altri. Purtroppo l’angoscia e la paura che si vive in momenti così naturali per molti si rivelano difficili da comunicare per timore del giudizio degli altri. La vergogna impedisce a chi combatte contro l’anginofobia di rivelare anche alle persone più vicine quello che si prova in determinate situazioni e che giornalmente è una sfida da affrontare per loro. La conseguenza è un sentimento di solitudine e di chiusura, rimanendo soli con la propria paura che è compagna di vita ogni giorno.
Diagnosi dell'Anginofobia
Nonostante riconoscere i sintomi dell’anginofobia sia importantissimo per intervenire in modo celere ed evitare così il peggioramento della condizione psicologica, l’autodiagnosi di un disturbo non è mai la strada giusta. È bene rivolgersi ad un professionista della salute mentale che possieda strumenti e competenze specifiche per procedere all’inquadramento del caso clinico.
I criteri diagnostici per la diagnosi di fobia specifica, categoria diagnostica di riferimento per l’anginofobia, sono:
- Paura o ansia marcate di deglutire per paura di soffocare.
- La situazione e/o l’oggetto fobici provocano quasi sempre immediata paura o ansia.
- La situazione e/o l’oggetto fobici vengono attivamente evitati, oppure sopportati con paura o ansia intense.
- La paura o l’ansia sono sproporzionate rispetto al reale pericolo rappresentato dall’oggetto o dalla situazione specifici e al contesto socioculturale.
- La paura, l’ansia o l’evitamento sono persistenti e durano tipicamente per 6 mesi o più.
- La paura, l’ansia o l’evitamento causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
- Il disturbo non è meglio spiegato dai sintomi di un altro disturbo mentale, tra cui la paura, l’ansia e l’evitamento di situazioni associate a sintomi simili al panico o ad altri sintomi invalidanti (come nell’agorafobia); oggetti o situazioni legate a ossessioni (come nel disturbo ossessivo-compulsivo); ricordi di eventi traumatici (come nel disturbo da stress post-traumatico); separazione da casa o dalle figure di attaccamento (come nel disturbo d’ansia di separazione); o situazioni sociali (come nel disturbo d’ansia sociale).
Oltre al colloquio clinico e alla raccolta di informazioni anamnestiche lo psicologo può avvalersi di alcuni test per indagare il caso, tra cui questionari autosomministrati dal paziente stesso sui sintomi ansiosi e fobici o su tratti personologici (Specific Phobia Questionnaire, Symptom Checklist 90- SCL-90, Minnesota Multiphasic Personality Inventory 2-MMPI ed altri).
È quindi importante non incorrere nell’errore di autodiagnosticarsi l’anginofobia. Solo un occhio esperto, con esperienza in ambito clinico, è in grado di scegliere gli strumenti adatti e cogliere ogni sfumatura del racconto personale dei pazienti per portare avanti il processo diagnostico, ponendo attenzione anche alla diagnosi differenziale.

Trattamento e Gestione dell'Anginofobia
Una volta giunti alla diagnosi di anginofobia è possibile scegliere di intervenire sul problema con un trattamento psicoterapeutico mirato.
Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC)
Prima fra tutte vi è la Terapia Cognitivo-Comportamentale-TCC: la riduzione della paura è associata alla rimozione dei pensieri disfunzionali relativi alla paura di “soffocare” e alla paura di “perdere il controllo”. La ristrutturazione cognitiva della TCC permette infatti di identificare e modificare i pensieri e gli schemi cognitivi maladattivi e irrazionali associati alla fobia, per agire poi indirettamente anche sulle reazioni emotive e comportamentali.
Terapia Strategica Breve
Utile nel caso delle fobie specifiche, come l’anginofobia, può essere anche la Terapia Strategica Breve di Nardone: piuttosto che analizzare le cause profonde della paura di deglutire e di soffocare, questo intervento mira a modificare il qui e ora, agendo sul presente. L’oggetto del lavoro terapeutico sono, infatti, le tentate soluzioni, quell’insieme di comportamenti disfunzionali messi in atto per placare l’ansia.
Esposizione Graduale e Desensibilizzazione Sistematica
Adatta al trattamento delle fobie è anche l’Esposizione graduale: essa comporta solitamente la costruzione con il paziente di una gerarchia della paura, per un approccio graduale con lo stimolo temuto. Seguendo la gerarchia della paura, l’esposizione inizia in genere con l’esercizio meno ansiogeno, che viene ripetuto fino a quando non viene padroneggiato, seguito da una progressione graduale, passo dopo passo, fino agli stimoli più ansiogeni. In ultimo si rivela efficace la Desensibilizzazione sistematica, con la quale il paziente con l’ausilio del terapeuta impara ad affrontare prima a livello immaginifico e poi reale la situazione fobica per rispondere col tempo in modo sempre più adattivo e funzionale, riducendo quindi l’intensità e la frequenza dei sintomi.
Cura Farmacologica
Nei casi più gravi, quando l’ansia e la paura diventano paralizzanti e impattano sulla qualità di vita e sullo svolgimento delle attività quotidiane, è possibile che i professionisti della salute mentale ritengano opportuno prescrivere una terapia farmacologica. La classe di farmaci più efficaci in queste circostanze è sicuramente quella degli ansiolitici, che contribuisce ad abbassare lo stato di allarme costante in cui vivono i pazienti anginofobici, agendo direttamente sul loro equilibrio neurotrasmettitoriale.
Strategie di Auto-Aiuto
Sebbene la scelta migliore sia quella di rivolgersi ad uno specialista, nella vita di tutti i giorni è possibile mettere in atto strategie e comportamenti utili per stare meglio e per combattere l’anginofobia da soli.
- Tecniche di rilassamento: Imparare una o più tecniche di rilassamento certamente può aiutare a gestire l’ansia nel nostro quotidiano. Sono di facile applicazione ed è possibile metterle in atto anche per breve tempo tutti i giorni ovunque ci troviamo. La gestione del respiro con la respirazione profonda e la meditazione sono solo alcune di queste tecniche che portano benefici, in quanto la loro pratica consente di interrompere il vortice di pensieri intrusivi, per concentrarsi sul momento presente, sulle sensazioni del nostro corpo e sulla regolazione emotiva.
- Costruire una rete di supporto sociale: Quando combattiamo contro una fobia, come l’anginofobia, tutte le risorse sono impegnate nella gestione dell’ansia e della paura e non è raro che si trascurino le relazioni con gli altri. Risulta, invece, importante circondarsi di persone fidate che senza giudizi siano di supporto, comprendano i comportamenti illogici messi in atto per placare l’ansia e che mostrino vicinanza. Sapere di non essere soli può essere un primo passo per cercare una via d’uscita dall’anginofobia.
- Scrivere un diario: La possibilità di appuntarsi quotidianamente eventi o pensieri relativi alla p…
Un approccio terapeutico mirato potrebbe includere tecniche di esposizione graduale. Piuttosto che concentrarsi sull’evitare determinati cibi, potrebbe provare a introdurli in piccole quantità, in un contesto rilassante, concentrandosi su tecniche di rilassamento prima e durante il pasto. Ad esempio, esercizi di respirazione diaframmatica o il training di rilassamento muscolare progressivo potrebbero aiutarla a ridurre la tensione prima di mangiare. Oltre a questo, potrebbe essere utile identificare i pensieri automatici negativi legati alla deglutizione. Spesso, senza accorgercene, formuliamo frasi interne come "E se mi soffocassi?" o "Non riuscirò a deglutire", che rinforzano il problema. Un lavoro cognitivo potrebbe aiutarla a sostituire questi pensieri con alternative più funzionali, come "Ho già deglutito migliaia di volte nella mia vita, il mio corpo sa come farlo".
La terapia cognitivo-comportamentale può darle strumenti concreti per interrompere questo circolo vizioso, aiutandola a recuperare il controllo sulla deglutizione in modo graduale e sostenibile.
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