La sindrome da deficit di attenzione/iperattività (DDAI, in inglese ADHD) rappresenta una condizione complessa che impone un notevole stress ai bambini e agli adolescenti colpiti, alle loro famiglie, così come ai loro amici e familiari. Questo disturbo, che spesso persiste anche in età adulta, è caratterizzato da disattenzione, iperattività e impulsività. Sebbene i trattamenti convenzionali includano farmaci stimolanti e terapie comportamentali, una crescente attenzione si sta rivolgendo alla cannabis terapeutica come potenziale opzione di trattamento alternativo, specialmente per coloro che non rispondono adeguatamente alle terapie standard o che sperimentano effetti collaterali intollerabili.
Comprendere il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (DDAI)
Il DDAI è un disturbo neurocomportamentale che influenza significativamente la qualità della vita. In Germania, ad esempio, è uno dei disturbi psichiatrici infantili più comuni, diagnosticato più frequentemente nei maschi che nelle femmine. L'incidenza dei malati di DDAI aumenta con la diminuzione della condizione sociale. Affinché il DDAI, conosciuto anche come sindrome ipercinetica, possa essere diagnosticato, i sintomi devono apparire per la prima volta prima dei 7 anni d’età e durare per almeno sei mesi.
I bambini con DDAI sono solitamente disattenti e non completano le attività che hanno iniziato, non ascoltano, sono impulsivi e fanno errori di distrazione. Tendono a essere instancabili e non riescono a stare fermi, parlano molto e in maniera incontrollata, senza prendere in considerazione le altre persone. Esiste anche la forma DDA (Disturbo da Deficit di Attenzione), in cui i soggetti sono solitamente disattenti e si possono distrarre velocemente, ma non soffrono di disturbi comportamentali iperattivi; questi bambini vengono considerati volgarmente “con la testa tra le nuvole”. Non vi è una differenza significativa tra il DDAI e il DDA.

Le cause del disturbo d’iperattività non si comprendono ancora appieno. Tuttavia, c’è una quasi certa componente genetica responsabile della malattia, per questo motivo la malattia è più comune in determinate famiglie. Gli esperti medici individuano il disturbo di un segnale nel cervello come responsabile del disturbo da deficit di attenzione/iperattività. I lobi frontali, infatti, sono meno attivi nei pazienti con DDAI, e di conseguenza, l’informazione processata tra le differenti regioni cerebrali viene compromessa. Altri fattori che sembrano influenzare questa condizione includono lo sviluppo cerebrale e, potenzialmente, l'esposizione alla TV, con alcuni ricercatori che analizzano l'influenza del fumo e dell’alcol sul feto e nell’età dello sviluppo. A livello fisiologico, una possibile causa potrebbe essere un calo della dopamina.
Oltre ai tipici sintomi del disturbo d’attenzione e iperattività, possono verificarsi con frequenza altri problemi, come disturbi parziali dell’esecuzione (es. dislessia) o altre malattie mentali (es. depressione). Si stima che in circa un 30-50 percento dei malati di DDAI persiste nell’età adulta. Tuttavia, i sintomi tipici di DDAI cambiano con la transizione tra l’adolescenza e la maturità. Nella maggior parte dei casi, l’irrequietezza motoria diminuisce, ma la sensazione interna di agitazione è ancora presente e i deficit d’attenzione si fanno più marcati.
La valutazione dell’ADHD tiene conto di quanto i sintomi incidano sulla socialità e sull’apprendimento della persona. Il disturbo da ADHD viene diagnosticato con un’attenta valutazione del paziente, prendendo in considerazione la sua storia clinica e alcuni esami specifici sulla sua condizione fisica e mentale. Per diagnosticare un disturbo dell’attenzione si prendono in considerazione 9 sintomi di disattenzione. Quando si parla di iperattività/impulsività, invece, si valuta la presenza dei sintomi relativi a questo tipo di disturbi.
La Cannabis Terapeutica come Opzione di Gestione
Molti pazienti adulti con DDAI riferiscono che la terapia con cannabis li aiuta ad affrontare meglio la vita quotidiana, giacché il trattamento gli permette di essere più concentrati, calmi e focalizzati. Ciò nonostante, la ricerca sulla cannabis terapeutica e il DDAI è ancora ai primi passi, con evidenze scientifiche ancora limitate e talvolta contrastanti.

I recettori CB1, presenti in alta concentrazione nelle aree del cervello coinvolte nella regolazione dell’attenzione e del controllo comportamentale (come la corteccia prefrontale e il sistema limbico), suggeriscono un potenziale ruolo del sistema endocannabinoide nel DDAI. Il tetraidrocannabinolo (THC), un agonista parziale dei recettori CB1, può influenzare l’umore e l’attenzione. Il cannabidiolo (CBD), pur non legandosi direttamente ai recettori CB1 e CB2, può modulare l’attività del sistema endocannabinoide e ha effetti ansiolitici e antipsicotici.
Studi e Testimonianze: Un Quadro Preliminare
Nonostante la scarsa evidenza scientifica positiva sull’effetto della cannabis come medicina per il DDAI, confermata da revisioni sistematiche del 2019 e meta-studi del 2020, le testimonianze dei pazienti sono incoraggianti. Molti adulti con DDAI utilizzano la cannabis per auto-medicarsi con esperienze positive.
Uno studio pilota, randomizzato e controllato con placebo, che ha coinvolto 30 pazienti adulti con DDAI, ha somministrato lo spray orale Sativex (THC e CBD) o un placebo per sei settimane. I partecipanti trattati con il farmaco a base di cannabis hanno riportato un significativo miglioramento dell’iperattività e dell’impulsività, senza alterazioni delle abilità cognitive. Questo studio fornisce una “evidenza preliminare che supporta la teoria dell’auto-medicazione, dell’uso di cannabis nel DDAI e della necessità di condurre successive investigazioni sul sistema endocannabinoide nel DDAI”.
Nel 2015, il dottor Franjo Grotenhermen e la dottoressa Eva Milz presentarono uno studio con 30 pazienti adulti con DDAI resistente alle terapie. Tutti i partecipanti avevano l’esenzione necessaria per l’uso di cannabis medica (fiori, estratti o dronabinolo). In tutti i pazienti si osservò un miglioramento della condizione generale dopo la terapia con cannabis.
Uno studio osservazionale ha esaminato l’uso di cannabis in pazienti con ADHD che utilizzavano farmaci a base di cannabinoidi come terapia complementare, riportando miglioramenti nella capacità di concentrazione, nella riduzione dell’impulsività e nella gestione dello stress. Un recente studio del 2022, pubblicato da Mansell et al., ha analizzato l’uso della cannabis nel trattamento dell’ADHD con risultati estremamente incoraggianti, sebbene siano necessarie ulteriori ricerche. I partecipanti hanno avvertito una notevole riduzione dei sintomi di depressione (tra il 30 e l’81%) e disattenzione (7-30%). Uno dei pazienti ha ottenuto un lavoro stabile da svolgere a casa, mentre un secondo paziente è riuscito a eliminare in parte le altre terapie, sostituite dall’olio di CBD.
Esistono forum online dedicati a questo tema, dove i pazienti condividono esperienze positive, parlando di minore iperattività e miglioramenti nella capacità di mantenere l’attenzione. Un gran numero di pazienti tende ad avvicinarsi alla cannabis quando i rimedi farmacologici tradizionali non funzionano o provocano reazioni avverse.
Un recente studio del Registro della Cannabis Medica del Regno Unito, pubblicato nel dicembre 2023, ha analizzato i risultati clinici della terapia con cannabis medica per il DDAI su 68 partecipanti. Dopo un follow-up di 12 mesi, i ricercatori hanno osservato miglioramenti significativi nella qualità complessiva del sonno e una riduzione dei livelli di ansia, con eventi avversi per lo più lievi e gestibili.
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Componenti della Cannabis e Loro Potenziale Ruolo
- THC (Tetraidrocannabinolo): È la componente psicoattiva della cannabis, spesso associata all’effetto euforizzante. Il THC ha un valido effetto sedativo che può aiutare nei casi di insonnia e stress. Alcuni pazienti con ADHD riferiscono che l’uso di cannabis migliora la loro capacità di concentrazione e riduce l’iperattività.
- CBD (Cannabidiolo): Il CBD è molto indicato nel trattamento delle convulsioni, tanto da essere stato impiegato come principio attivo nell’Epidiolex, un medicinale da prescrizione per rare forme di epilessia. Il CBD è un potente antidepressivo e ansiolitico, per cui migliora gli stati emotivi e riporta l’umore in una condizione di equilibrio. Studi suggeriscono che il CBD potrebbe aiutare a ridurre l’ansia e migliorare la concentrazione nei pazienti con ADHD, migliorando il benessere generale.
Considerazioni sui Trattamenti Convenzionali e gli Effetti Collaterali
I trattamenti tradizionali per il DDAI includono farmaci stimolanti come il metilfenidato (Ritalin, Concerta) e le anfetamine, che si suppone aumentino le prestazioni mentali, migliorando la concentrazione e la memoria a breve termine. Altri trattamenti non stimolanti includono la atomoxetina. Tuttavia, questi farmaci possono provocare effetti collaterali fastidiosi, come tic, nausea, insonnia, fluttuazioni ormonali e soppressione dell’appetito, dando vita a ulteriori problemi sul piano alimentare.
Una piccola parte di questi effetti collaterali si riscontra anche in seguito al consumo di cannabis. La cannabis tende a seccare le fauci e può provocare stordimento o vertigini, a seconda delle percentuali di CBD e THC e delle modalità di assunzione. Sono stati riscontrati casi di accelerazione cardiaca.
Rischi e Precauzioni
È importante considerare i rischi associati all’uso della cannabis, in particolare per quanto riguarda il THC nei giovani, il cui cervello è ancora in fase di sviluppo. Studi menzionano problemi di memoria e attenzione associati all’uso di THC in adolescenti e giovani adulti con ADHD.
La dipendenza è un altro aspetto da considerare. Anche se il CBD non crea dipendenza, il THC può essere psicologicamente dipendente in alcuni individui. La tolleranza al THC può svilupparsi rapidamente, portando a un uso crescente della sostanza per ottenere gli stessi effetti, con potenziali conseguenze negative sulla salute mentale e fisica. L’uso regolare di cannabis è comune tra le persone con ADHD e può comportare problematiche di dipendenza e tolleranza.
La ricerca sugli effetti dell’uso di cannabis in adolescenti e giovani adulti con ADHD è attualmente carente. Vi è la necessità di studiare gli effetti dettagliati di farmaci ADHD in concomitanza all’assunzione di cannabis.
Personalizzazione del Trattamento e Prospettive Future
La cannabis medicinale e i suoi componenti, come il CBD, offrono una promessa nella gestione dei sintomi dell’ADHD, soprattutto in pazienti che non tollerano bene i farmaci convenzionali o che presentano sintomi associati come l’ansia. Tuttavia, i risultati degli studi sono ancora contrastanti, e la personalizzazione del trattamento è fondamentale.
Nella scelta della cannabis come trattamento per l’ADHD, bisogna sempre fare attenzione alla concentrazione e al dosaggio del CBD e del THC. Il CBD è un’opzione estremamente valida per il trattamento dell’ADHD, disponibile in varie forme.
È essenziale che i pazienti interessati a questa opzione discutano i possibili benefici e rischi con un medico qualificato, tenendo in considerazione le leggi locali e le raccomandazioni mediche basate sulle evidenze scientifiche più recenti. Solo attraverso ulteriori ricerche e studi clinici sarà possibile comprendere il reale potenziale della cannabis terapeutica per l’ADHD e stabilire linee guida sicure ed efficaci per il suo utilizzo.
Le informazioni contenute in questo testo sono a scopo informativo e non sostituiscono una diagnosi di un professionista.
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