Dario Argento, maestro indiscusso del brivido italiano, ha segnato indelebilmente la storia del cinema con il suo stile visivo unico, le atmosfere inquietanti e una capacità innata di esplorare le profondità oscure dell'animo umano. La sua carriera, costellata di successi e controversie, è un affascinante percorso attraverso il terrore, la suspense e una bellezza estetica spesso disturbante. Dalle prime incursioni nel giallo all'esplorazione del soprannaturale, Argento ha saputo reinventarsi, creando opere che continuano a sedurre e terrorizzare il pubblico di ogni generazione.
L'Inizio di una Carriera: La Trilogia degli Animali e il Successo Internazionale
Il 24 dicembre 1971 segnò un momento cruciale nella carriera di Dario Argento. A soli 31 anni, il regista romano rilasciava nelle sale cinematografiche italiane "Quattro mosche di velluto grigio", il terzo e ultimo capitolo della sua acclamata "trilogia degli animali". Questa serie, iniziata con "L'uccello dalle piume di cristallo" (1970) e proseguita con "Il gatto a nove code" (1971), fu la chiave di volta che aprì ad Argento le porte del successo internazionale e, finalmente, anche del riconoscimento in patria.

"L'uccello dalle piume di cristallo", in particolare, raggiunse il primo posto nella classifica degli incassi negli Stati Uniti, un traguardo inedito per un film italiano. Questa opera, che narra la vicenda di un batterista minacciato di morte da un misterioso aggressore, la cui identità si rivelerà essere quella della moglie, è stata recentemente restaurata dalla Fondazione Cineteca di Bologna, in collaborazione con Surf Film e con il contributo del Ministero della Cultura, tornando nelle sale il 14 luglio.
Tornare sul mercato con un titolo di quasi 54 anni fa suscita in Argento una riflessione particolare: "Non lo so. Sinceramente non riesco a sentire qualcosa di particolare rispetto all'altra volta. Quando uscì ero molto pressato dall'ansia e dal pensiero di mille contraddizioni". Questa ansia era legata a ragioni personali profonde. Durante la prima proiezione del film, Argento scrutava la reazione della moglie, Marisa Casale, madre della sua primogenita Fiore. La sua apparente chiusura e il mistero del suo atteggiamento lo portarono a riflettere.
Dopo i convenevoli, la moglie si avvicinò e gli pose domande dirette: "Che cosa ti ho fatto? Perché ce l'hai tanto con me? Che cosa è successo a noi come coppia?". Inizialmente, Argento interpretò queste parole come un'esagerazione, ma presto si rese conto della somiglianza tra il protagonista del film e se stesso. La figura della moglie che voleva ucciderlo, interpretata da Mimsy Farmer, una biondina dai capelli corti, ricordava in modo sorprendente Marisa. Sebbene non fosse un'intenzione cosciente, il regista ammette: "Non era voluto, ma era così. Oltre a raccontare di un marito e una moglie che nulla sanno l'uno dell'altro, qualcosa inconsciamente avevo voluto dirle".
Ciò che Argento aveva inconsciamente comunicato era la fine del loro amore, una verità che si sarebbe presto manifestata con la loro separazione. Il malessere era palpabile, e il film divenne un modo per esprimerlo. In origine, Argento desiderava un'opera fresca e musicale, grazie alla colonna sonora ultramoderna di Ennio Morricone, ma "tutto il resto è arrivato in corsa".
Tra i lavori della "trilogia degli animali", è "Quattro mosche di velluto grigio" ad avere un posto speciale nel cuore del regista. Nonostante la giovane età e la scarsa notorietà in Italia al momento della sua uscita, il film gli ha sempre offerto grandi soddisfazioni. I critici italiani, all'epoca, lo ignoravano, a differenza dei loro colleghi francesi e americani, un atteggiamento che lo aveva profondamente ferito.
Fu dopo "Quattro mosche di velluto grigio" che l'approccio nei suoi confronti iniziò a cambiare, con un tentativo da parte della critica di comprendere il suo mondo artistico, il suo stile registico e le sue tematiche. Tuttavia, l'accoglienza da parte degli studenti del DAMS di Bologna fu tutt'altro che calorosa. Invitato per la prima volta a parlare dei suoi film, Argento si trovò di fronte a un pubblico vestito in modo impeccabile, estraneo al suo universo. Le domande, cariche di sufficienza, culminarono in un commento dispregiativo: "Ragazzi, perché vi scagliate contro questo film? Non sarà un capolavoro, però è pur sempre di un italiano, poveraccio, e lo possiamo anche accettare…". La reazione di Argento fu tagliente: "Poveraccio? Io ho fatto un film, che ha richiesto tanto studio e fatica, e mi accogliete così? Lo sapete che c'è? Andate tutti affanculo". Si alzò e se ne andò, non tollerando tale mancanza di rispetto.
L'Apice Artistico: "Suspiria" e la Svolta verso l'Horror Soprannaturale
Se "Quattro mosche di velluto grigio" segnò un successo personale e un primo riconoscimento, è con "Suspiria" (1977) che Dario Argento compie una metamorfosi artistica, passando dal thriller alla pura dimensione dell'horror soprannaturale. Questo film, ispirato a "Suspiria de Profundis" del giornalista e scrittore inglese Thomas de Quincey, è il primo capitolo della "trilogia delle tre madri", completata poi da "Inferno" (1980) e "La terza madre" (2007).

"Suspiria" rappresenta un vero e proprio punto di svolta nella poetica di Argento. Il film abbandona la malvagità umana, con cui il regista si era confrontato nei lavori precedenti, per immergersi in un male più puro, inarrestabile, etereo e primordiale: quello delle streghe. La trama segue Susy Benner (interpretata da Jessica Harper, scelta da Argento dopo averla apprezzata in "Il fantasma del palcoscenico" di Brian De Palma), una giovane ballerina americana che giunge a Friburgo per affinare le sue doti presso una prestigiosa accademia di danza.
Le sequenze iniziali trasportano lo spettatore in un vortice di inquietudine. Un forte temporale accompagna l'arrivo di Susy, mentre le ipnotiche note dei Goblin di Claudio Simonetti e Massimo Morante creano un'atmosfera sospesa e premonitrice. Giunta all'accademia, incontra brevemente Pat, una ragazza in fuga dall'istituto. Argento, con la collaborazione di Daria Nicolodi alla sceneggiatura e Luciano Tovoli alla fotografia, architetta un racconto dalle sfumature gotiche e misticheggianti, intriso di un'estetica visiva basata sui colori primari, creando un contrasto potente tra la cupezza delle vicende e la loro presentazione.
L'accademia stessa diventa un personaggio, un labirinto claustrofobico che cela oscuri segreti. La monocromia delle scene e gli echi spettrali da fiaba dell'orrore rimandano al vissuto personale di Argento, in particolare ai turbamenti infantili causati dalla visione di "Biancaneve e i sette nani" della Disney. "Suspiria" si configura come un'esperienza surreale, sospesa tra il perturbante e la realtà, dove l'ambizione delle giovani danzatrici si scontra con l'emergere incessante di un male primigenio, rappresentato dalla triade composta dalla vicedirettrice Madame Blanche (Joan Bennett), dall'insegnante Miss Tanner (Alida Valli) e dalla fondatrice Helena Markos (Lela Svasta).
La fotografia di Luciano Tovoli, realizzata con una pellicola Technicolor a bassissima sensibilità (30-40 ASA), utilizza tessuti sulle luci per "lanciare" i colori sui volti degli attori, creando un impatto visivo unico. Il film si nutre di profondità di campo, accostamenti cromatici audaci, dettagli minuziosi e campi lunghissimi, montaggi serrati e le innovative musiche elettroniche dei Goblin.
"Suspiria" è un viaggio nel delirio ancestrale, il ritorno delle streghe, una lotta impari contro forze soverchianti. La pellicola è intrisa di gemiti notturni, sibili inquietanti e un ossessivo girare della "spirale argentiana" verso l'occulto. La protagonista Susy Benner, accolta dalla voce narrante dello stesso Argento, vive un incubo che culmina nella morte orrenda di Pat, vittima di un male magico e incorporeo.
Il professor Milius, contrapposto al materialismo dello psichiatra Frank Mandel, spiega la natura delle streghe: "fanno il male. Nient'altro al di fuori di quello. Conoscono e praticano segreti occulti che danno il potere di agire sulla realtà e sulle persone, ma solo in senso maligno. Il loro scopo è ottenere vantaggi materiali e personali ma possono raggiungerli esclusivamente con il male degli altri. Con la malattia, con la sofferenza, il dolore e non di rado la morte di coloro che prendono di mira per una qualsiasi ragione".
L'eredità del gotico italiano, in particolare di Mario Bava, è innegabile in "Suspiria". Entrambi i maestri del brivido condividono una profonda indagine sulla messa in scena, sulla forza espressiva delle immagini, della luce e dei colori, sulla funzione del montaggio e del fuori campo, e sull'uso delle musiche per generare inquietudine. Le intuizioni visive e narrative di Argento tengono lo spettatore con il fiato sospeso, pronto a sussultare ad ogni inquadratura.
"Suspiria" è una progressiva discesa nell'occultismo, popolata da inquietanti factotum, bambini immobili, cuoche ipnotiche, invasioni di vermi, pianisti ciechi e medici sinistri. La figura di Elena Markos, la fondatrice dell'accademia e potentissima strega, è un'impalpabile burattinaia che muove i fili della narrazione. Il film esplora la fragilità e la forza delle donne, vittime e carnefici al contempo. La risoluzione dell'enigma passa per caso e costanza temeraria, portando alla liberazione dal male secolare.
Il film si conclude con un violento acquazzone, la morte della strega-ape regina che trascina con sé l'intera colonia di male. "Suspiria" è una fiaba nera, originariamente pensata per bambini e poi adattata per adolescenti, mantenendo però l'innocenza delle protagoniste. L'ingenuità, le maniglie delle porte all'altezza degli occhi, tutto richiama l'infanzia. Il lieto fine, il ritorno alla serenità, è rappresentato dal sorriso soddisfatto di Susy che si allontana sotto il diluvio, lasciandosi le fiamme alle spalle. Ma "Suspiria" non rimane mai alle spalle, non passa, non invecchia, non muore.
The Visual Aesthetic of Dario Argento's Suspiria
"Opera" e la Delusione della Critica
Nonostante il successo di "Suspiria", Argento non è immune alle delusioni. "Opera" (1987) rappresenta un esempio emblematico. Il regista si impegnò moltissimo per realizzarlo, ma il film non fu compreso né dal pubblico né dalla critica. La delusione fu tale che Argento intraprese un viaggio in India e Nepal per riprendersi. Al suo ritorno, a Los Angeles, incontrò casualmente il critico scozzese Alan Jones, che lo rassicurò sul successo di "Opera" a Londra, un successo che in Italia gli era stato negato. "Aveva ragione, per fortuna", ammette Argento.
Il Remake di "Suspiria" e la Visione del Regista sui Remake
Il remake di "Suspiria" realizzato da Luca Guadagnino nel 2018 ha suscitato in Argento una reazione netta: "Se lo poteva risparmiare. Ha fatto un'altra cosa, un po' pasticciata. Non era il caso di scomodare Suspiria". Argento non è interessato ai remake dei suoi film: "Ognuno deve raccontare le proprie storie, i propri incubi, le proprie pazzie".
Le sue "pazzzie" e i suoi incubi si materializzano spesso di notte, nel dormiveglia, nel subconscio, in quella terra di mezzo tra coscienza e incoscienza. Freud definiva questo momento quello in cui sogni, ansie e ricordi si fondono, dando vita a vicende "stupende e sconvolgenti al tempo stesso". Per stimolare la fantasia, Argento si sdraiava sul divano, coperto da una coperta, e chiudeva gli occhi.
L'Indifferenza al Giudizio Esterno e l'Interesse per gli Spettatori
Molti considerano Argento un maestro, altri un tipo bizzarro o fuori di testa. Lui, tuttavia, afferma: "Onestamente, non mi è mai interessato il giudizio degli altri". Dopo i primi lavori, si rese conto che i critici non coglievano l'innovazione che stava portando nel cinema. Da allora, ha smesso di leggere le recensioni, consultando libri solo per studio. Ciò che lo incuriosisce, invece, sono le reazioni degli spettatori, che "ci sono sempre delle sorprese".
Il Futuro di Argento: Serie TV e Nuovi Progetti
Il futuro di Dario Argento sembra ancora ricco di progetti. È in fase di sviluppo una serie televisiva tratta dal suo film "Phenomena" (1985), prodotta da Titanus, anche se al momento Argento non è pienamente coinvolto. Il regista ha inoltre due idee per nuovi film, una in Italia e una in Francia, ma i dettagli rimangono top secret.

La Paura: Un'Compagna di Vita
Cos'è la paura per Dario Argento? "Non lo so più. È uno stato d'animo che scaturisce dal profondo o un sentimento misterioso? Non so come inquadrarla: mi ha fatto compagnia tutta la vita. Alcuni fanno finta che non ci sia, io invece l'ho abbracciata".
Il Cinema di Argento: Un Legame tra Thriller e Horror
Il cinema di Dario Argento ha sempre cercato di individuare un filo di connessione tra la ricerca delle sensazioni di suspense tipiche del thriller e la messa in scena di orrori inenarrabili. La sua opera è un viaggio nel perturbante, un'esplorazione della psiche umana attraverso immagini potenti e indimenticabili.
Le Ispirazioni e i Riferimenti Culturali
Le opere di Argento sono ricche di riferimenti letterari e cinematografici. Oltre a Thomas de Quincey, "Suspiria" attinge a romanzi come "Mine-Haha ovvero Dell'educazione fisica delle fanciulle" di Frank Wedekind e richiama esplicitamente "Biancaneve e i sette nani" e opere di Escher. La sua estetica visiva è profondamente influenzata da Mario Bava, con cui condivide un'indagine sulla messa in scena e sulla forza espressiva dell'immagine.
La Rappresentazione della Donna nel Cinema di Argento
Una costante nella filmografia di Argento è la centralità della figura femminile. Le donne nei suoi film sono spesso fragili ma coriacee, impaurite ma impavide, vittime e carnefici. Questo interesse per il femminile è, secondo il regista, un omaggio alla madre, fotografa, che gli ha insegnato l'importanza della luce e delle ombre.
La Genesi delle Idee: Sogni, Incubi e Letture
Le idee per i suoi film nascono spesso da sogni, incubi o dalla lettura. "Profondo Rosso" gli venne in mente mentre era in macchina, "Suspiria" leggendo un libro. La capacità di attingere a queste fonti inesauribili di ispirazione è uno dei segreti del suo successo duraturo.
La Collaborazione con i Goblin e la Musica come Protagonista
La collaborazione con i Goblin per le colonne sonore, a partire da "Profondo Rosso" e proseguendo con "Suspiria", è stata fondamentale nel definire l'atmosfera dei suoi film. La musica elettronica, sperimentale e inquietante, diventa un personaggio a sé stante, amplificando la tensione e l'orrore.
Gli Effetti Speciali e l'Artigianalità
Nonostante l'avvento del digitale, Argento ha sempre prediletto gli effetti speciali artigianali, realizzati in studio con inventiva e ingegno. La sequenza dell'apparizione della strega in "Suspiria", realizzata con un complesso sistema di cristalli, o la scena in cui Sarah tenta la fuga attraverso un groviglio di filo metallico, dimostrano la sua dedizione a un cinema tangibile e viscerale.
L'Accoglienza Internazionale e il Rapporto con l'Asia
"Suspiria" ha ottenuto un'accoglienza più calorosa all'estero rispetto all'Italia, con premiere entusiasmanti in Francia, USA e Giappone. In Giappone, il film ebbe un successo tale che "Profondo Rosso" venne distribuito con il titolo di "Suspiria 2". Argento nutre un rapporto speciale con l'Asia, confermato dalle parole della scrittrice Banana Yoshimoto, che ha trovato in "Suspiria" un riflesso del suo mondo interiore.
Il Futuro del Cinema di Genere
Argento guarda con interesse al cinema orientale (Giappone, Corea del Sud, Hong Kong) e a quello latinoamericano (Brasile, Argentina) per le loro implicazioni psicologiche, elementi essenziali per un horror che vada oltre la semplice successione di sequenze splatter. Critica la tendenza italiana verso la commedia, che ha perso la strada della paura per puntare solo sulle risate.
Un Cinema che Non Invecchia
A quarant'anni dalla sua uscita, "Suspiria" conserva la sua forza visiva e la sua capacità di affascinare. Ogni sequenza è come la pagina di un libro di fiabe che cattura lo spettatore, invitandolo a seguire un sussurro, una serie di passi che si fanno sempre più distanti, fino al ritorno del silenzio. "Suspiria" è un capolavoro del cinema di genere, un punto di riferimento inarrivabile che continua a esercitare una fascinazione incredibile.
Il cinema di Dario Argento, con la sua estetica disturbante, le sue atmosfere oniriche e la sua capacità di esplorare le paure più profonde, rimane un'esperienza unica e intramontabile, un viaggio nel cuore dell'incubo e della bellezza che continua a sedurre e terrorizzare gli spettatori di tutto il mondo.