Chi di noi non ha rievocato in numerose occasioni i ricordi di scuola e non si è soffermato sul rapporto che ha avuto con i propri insegnanti? Sono numerosi - e molti anche noti - gli studi in ambito pedagogico e psicologico che hanno messo in luce da tempo come questo rapporto sia il cuore pulsante dell’esperienza educativa e come la qualità della relazione educativa influenzi in modo spesso determinante il rendimento scolastico e il benessere emotivo a scuola. La relazione insegnante-studente è un asse portante del successo scolastico. Non si limita a trasmettere conoscenze, ma crea le condizioni per un apprendimento significativo e per la crescita personale.

La Preparazione del Docente: Oltre la Disciplina
La qualità della relazione educativa dipende sicuramente da molti fattori e tra questi anche dalla preparazione del docente. L’insegnante insegna la propria disciplina, soprattutto nella scuola secondaria; e così facendo forma la persona, la educa - benché in modo indiretto - a un metodo, a un certo tipo di rigore procedurale, all’impegno, alla costanza ed alla fatica mentale e fisica, oltre che ad una serie di valori intellettuali connessi all’orizzonte del sapere che promuove. Non c’è dubbio che una parte delle difficoltà emotive degli allievi possono venir meno proprio nella pratica dello studio, che conferisce un ordine e un significato a un vissuto altrimenti frammentato e confuso. Basta questo, a volte, a dare nuova speranza ai ragazzi.
Ecco perché l’insegnante deve anzitutto conoscere ciò che insegna; anzi, deve averne una padronanza che eccede quel che mette in campo in classe: la sua libertà d’insegnamento è possibile solo nella misura in cui egli è in grado di fare una cernita delle proprie conoscenze, è in grado di organizzarle, di adattarle a chi ha di fronte dopo aver analizzato il contesto e il flusso delle circostanze particolari. Per quello che concerne le metodologie didattiche è evidente che il Gessetto è nato anche per contrastare l’idea secondo cui esse possono essere scisse dalla padronanza disciplinare mantenendo una reale spendibilità.
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Psicologia e Insegnamento: Un Equilibrio Necessario
Certo, la psicologia aiuta le persone a capire un po’ meglio gli altri; ma la sua stessa genesi, la sua evoluzione, la complessità di indirizzi che oggi la caratterizzano raccontano bene l’impossibilità di trattare l’animo e la mente umana come semplici ingranaggi da oliare, aggiustare o mettere a punto (anche se qualcuno ci prova sempre, seguendo l’ultima moda). Inoltre la psicologia può aiutarci a capire e migliorare noi stessi. Un insegnante dotato di nozioni basilari di psicologia può svolgere meglio il proprio mestiere perché valuta in modo più accurato la consonanza tra le proprie proposte didattiche e il grado di maturazione di chi ha di fronte, le sue fasi di crescita, i suoi momenti critici e i suoi stati di temporanea afflizione o demotivazione.
Tuttavia dovrebbe essere noto che: 1) l’insegnante non è a scuola per fare le veci dello psicologo o dello psicoterapeuta, ma ha altri obiettivi non meno importanti dei loro; 2) l’insegnante può servirsi delle proprie conoscenze di psicologia per modulare le proprie scelte professionali, ma difficilmente può cambiare se stesso come persona, ovvero mutare drasticamente carattere e stile, diventare più empatico, comunicativo, accogliente o costruttivo nelle relazioni. Perché? Perché queste qualità non si insegnano, soprattutto agli adulti; al massimo le si può simulare, e mai troppo a lungo. Ogni santo giorno gli insegnanti entrano in relazione con i propri allievi in quanto esseri umani. Non hanno grandi possibilità di nascondersi al loro sguardo curioso e penetrante, e poco possono le tecniche decise a tavolino.
L'Arte della Relazione: Un Percorso Unico
È fondamentale fuggire l’illusione di poter acquisire competenze relazionali di livello professionale, per così dire, come fanno i giardinieri con le tecniche di potatura delle conifere oppure gli ingegneri con le competenze motoristiche. C’è un’enorme differenza tra coltivare relazioni umane e coltivare le piante. Il bravo insegnante non è quello che ha il pieno controllo delle relazioni che vive in classe, perché gli allievi non sono le sue marionette, i suoi pupazzi; gli allievi sono esseri liberi, anche se esercitano la propria libertà dentro la relazione. Per questa ragione essi si devono assumere un tot di responsabilità. Il bravo insegnante è quello che può garantire per sé, per il proprio importante ruolo; e non per ciò che fanno gli altri.
Si dice spesso anche che l’insegnante dev’essere d’esempio. È così. Ma ciò non significa ch’egli possa sempre esserlo sotto tutti i punti di vista. È irrealistico. Anzi, credo che l’idea di un insegnante perfetto (ammesso che sia definibile) porrebbe all’allievo un serio problema d’identificazione e rispecchiamento, in modo simile a quanto accade al neonato in presenza di una “madre perfetta”, stando allo psicanalista Donald Winnicott. La semplice verità è che l’indole, il carattere e la struttura morale degli esseri umani non sono mai stati nella disponibilità della pura pianificazione tecnico-scientifica. Tempo e denaro sprecati. Educare, come genitori o come insegnanti, assomiglia molto più ad un’arte che ad una scienza; e nella relazione educativa è pressoché impossibile individuare formule e soluzioni seriali, ripetibili, standardizzate. Ogni insegnante è unico. Ogni allievo è unico.

Il Profilo del Docente Efficace: Competenze e Qualità
Esistono i cattivi insegnanti? Sì, e come per ogni categoria di responsabilità sociale simile o addirittura superiore a quella degli insegnanti, anche per questi si pone il tema della loro selezione, della loro idoneità e della loro attitudine. Ma ciò non giustifica affatto l’irragionevole insistenza di chi - parlando del bisogno di migliorare la professionalità degli insegnanti - riduce tutto alle loro carenze sul fronte relazionale, psicologico o metodologico: il buon senso ci dice infatti quanto sia impervio rimediare a tali mancanze ricorrendo alla formazione, soprattutto per come è oggi intesa.
Essere un insegnante oggi significa avere competenze professionali che vanno oltre gli ambiti didattici tradizionali. Partiamo dalle competenze disciplinari e quindi dalla sua capacità di fare il docente. Saper spiegare bene e con autorevolezza: questa è sicuramente una delle principali caratteristiche. È chiaro che un professore abile nell’insegnare sia un valore aggiunto, ma non basta se non è affiancata dall’autorevolezza. Saper gestire la classe: altro elemento essenziale per poter entrare nell’olimpo dei professori migliori. Oltre alle capacità di insegnamento è importante avere in mano anche la gestione della classe. Catturare l’attenzione, farsi rispettare e saper coinvolgere tutti gli studenti nelle proprie attività che si svolgono durante le lezioni. Far rispettare le regole: il caos e la confusione non sono elementi che si conciliano con la scuola e le ore di lezione. Evitare che si crei questo ambiente in classe è compito del professore, il quale deve avere autorità e il giusto piglio per affrontare gli studenti, facendo sì che essi rispettino le regole.
Coinvolgimento e gratificazione: Questo elemento si abbina al precedente. In seguito al coinvolgimento della classe verso il proprio lavoro, si dovrà anche corrispondere la giusta gratificazione perché gli studenti lo fanno con impegno e rispetto. Motivare gli studenti all’ascolto e allo studio: uno dei compiti più difficili per un professore, ma essenziale per essere considerato tra i migliori. Creare un clima sereno: questo aspetto può essere visto e analizzato sotto diverse sfaccettature. Una prima interpretazione può essere legata al punto che abbiamo visto in precedenza, ovvero mantenere un ambiente sereno, limitando confusione e caos. Una diversa interpretazione è quella di un clima sereno dal punto di vista della tensione sulla materia e la sua valutazione. Aiutare nella crescita: il professore deve essere anche un ponte tra la formazione e il futuro inserimento nella società dei suoi alunni. Sviluppare le loro qualità e i loro talenti: avendo sottomano i ragazzi tutti i giorni, o quasi, dovrà essere abile anche nel riconoscere le loro qualità e talenti posseduti. Saper consigliare e capire: l’insegnante perfetto è quello che riesce ad essere uno di famiglia. In grado di prestare consiglio quando gli studenti avranno un serio problema e capirli sotto tutti i punti di vista.
Le Qualità Indispensabili del Docente Ideale
- Una piena conoscenza della materia che insegna e non solo di quella.
- Una forte empatia e conoscenza dei suoi alunni per istaurare con loro un rapporto basato su rispetto e amore reciproci.
- La capacità di spronare i suoi alunni a essere migliori attraverso la positività.
- La capacità di infondere la voglia di studiare e di imparare, di andare oltre i limiti che la nostra testa ci impone.
- La fiducia nei suoi alunni. Ne parlano in molti di questo ultimo punto ed è questo che ci fa capire quanto per gli alunni sia importante.
L’insegnante di qualità deve quindi essere un ottimo osservatore e avere attitudine alla ricerca. Attento ai cambiamenti economici e sociali, con una grande apertura mentale. Insomma, i formatori di qualità dovrebbero insegnarci “come pensare” e non “cosa pensare”. Una persona che è in grado di motivare gli studenti ad imparare, ma anche di insegnare loro come imparare è un grande valore aggiunto. Il professore ideale è un direttore d’orchestra che conosce i suoi musicisti.
Troppo severo o troppo permissivo? L’insegnante ideale deve saper trovare l’equilibrio tra autorevolezza e flessibilità. L’atteggiamento professionale spesso fa la differenza.

L'Insegnante come Ponte tra Formazione e Futuro
A tutti noi probabilmente è capitato di apprezzare una materia non tanto per i suoi contenuti ma per la capacità del nostro insegnante di farcela amare. Il ruolo dell’insegnante è molto difficile perché egli non si limita a trasmettere delle informazioni, come potrebbe superficialmente apparire, ma deve essere capace di trasmettere emozioni e carpire quelle dei suoi allievi, deve intuire quali sono le difficoltà di ognuno, che spesso vanno al di là delle difficoltà di apprendimento.
Per i bambini delle elementari la scuola rappresenta un luogo affascinante, dove si imparano le materie scolastiche, ma anche le buone maniere, le regole di convivenza, le norme igieniche. Si stringono relazioni con i compagni che spesso si trasformano in amicizie portate avanti al di fuori dell’orario scolastico. La scuola, dove si trascorrono molte ore della giornata, diventa una sorta di seconda casa. I bambini appartenenti a famiglie problematiche, trovano nella scuola la possibilità di esprimersi, di stare in un contesto sano, di allontanarsi temporaneamente da relazioni difficili e di godere di quella serenità che a casa si può trovare raramente. L’insegnante che venga a conoscenza di situazioni particolari dovrebbe essere molto discreto ed evitare, anche se inavvertitamente, di divulgare le informazioni ai genitori dei compagni. Infatti, per permettere al bambino in difficoltà di godere delle ore trascorse a scuola, è importante aiutarlo a crearsi una nicchia, un ambiente che sia lontano dalla situazione familiare, di modo che la sua parte sana, le sue potenzialità possano esprimersi e crescere. Se in troppi sapessero dei suoi problemi, rischierebbe di essere considerato “il povero bambino sfortunato”, anche dai suoi stessi compagni, aumentando il suo disagio.
A volte, gli insegnanti possono essere l’oggetto di innamoramenti. La risoluzione dei conflitti è un'altra competenza cruciale. È auspicabile che l'insegnante non si porti dietro i propri problemi sul luogo di lavoro. È fondamentale tenere conto dell’età e della cultura degli studenti. L'uso della voce, il tono e la chiarezza sono altrettanto importanti quanto la spiegazione per porre delle domande che stimolino il pensiero critico e che non vi siano problemi di comprensione.
Migliorare le Competenze Relazionali: Un Investimento Continuo
Oggi le competenze comunicative e relazionali dell’insegnante sono giudicate importanti almeno quanto quelle disciplinari. La comunicazione è parte fondamentale del processo di socializzazione ed un fattore immancabile nella costruzione delle relazioni interpersonali. Così come, la dinamica di gruppo è fondamentale al fine di un buon insegnamento e, soprattutto, della creazione di un buon clima per l’apprendimento. Senza la creazione di una relazione positiva si rivela inutile ogni tentativo di miglioramento dal punto di vista didattico. Prima della competenza metodologica viene quindi quella relazionale. Nessun insegnante, per quanto profondo conoscitore di metodologie varie e complesse, può condurre un lavoro efficace, se non riesce a instaurare una relazione positiva con gli allievi e con le famiglie.

La Tecnica della Scuola - ente accreditato Miur - propone un corso in presenza a Catania dal titolo “Le competenze relazionali dell’insegnante”. Saranno svolti 2 incontri in presenza di 4 ore ciascuno, per un totale di 8 ore.
Punti tematici che saranno affrontati includono:
- Relazione, comunicazione ed emozioni: Teoria ed esperienze pratiche per riflettere sull’importanza della propria consapevolezza nella relazione e nella comunicazione e delle proprie emozioni, a partire dal proprio vissuto professionale nell’agire educativo quotidiano.
- La comunicazione interpersonale empatica ed efficace: Introduzione ad una competenza di straordinaria importanza e valore per quei professionisti che fondano la propria attività professionale sulla relazione. La comunicazione interpersonale empatica ed efficace è un modo di comunicare che migliora la relazione con se stessi e con gli altri, nella scuola, nei rapporti con le famiglie e con i propri colleghi.
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