L'Odio Maschile e la Libertà Femminile: Una Crisi Antropologica e Sociale

Lunedì sette maggio, verso le sette del pomeriggio, sono entrata in un bar e ho ascoltato, dalla televisione accesa, la notizia di una donna uccisa dal marito in seguito a un “banale litigio”, a Napoli. Un’altra, un’altra e un’altra ancora. Nel bar è corso un brusio. Da dove nasce l’odio maschile per le donne? Che cosa nasconde? Nel corso della storia, le nostre madri e antenate hanno speso tesori di pazienza e d’intelligenza per corrispondere alle esigenze maschili senza diventare sceme o pazze. Oggi molte, la grande maggioranza, non ci stanno più. Si sentono libere e intendono comportarsi di conseguenza.

Donne che manifestano per i diritti

Fulvia Bandoli dice la cosa giusta quando, nell’appello agli uomini del suo partito, mette sotto accusa il loro atteggiamento d’ignoranza e disattenzione verso la novità storica della libertà femminile. L’ostacolo maggiore in questo momento storico è, infatti, l’arretratezza mentale e morale di uomini che hanno usato la propria posizione privilegiata per non cambiare. Ne cito uno soltanto, il più illustre della vasta schiera: Dominique Strauss-Kahn. Che si è messo fuori gioco con i suoi stessi eccessi. “Quel maschio fragile che non accetta limiti” s’intitola il contributo della psicanalista Massimo Recalcati per fare luce sul tema. La psicanalisi comincia dunque a registrare che gli uomini arrivano impreparati all’appunto con la libertà femminile. Si tratta, suppongo, di un contributo iniziale.

Primo, Recalcati non parla a partire da sé, uomo di sesso maschile. E tace ogni possibile legame tra la violenza sessista e la sessualità maschile con le sue ordinarie caratteristiche. I violenti vengono da lui compresi dentro un quadro patologico. Ma non è così. O così non risulta all’esperienza di donne che hanno conosciuto la violenza maschile. Secondo, Recalcati ignora l’incidenza della realtà storica. Parla, per esempio della “legge della parola” che unisce gli esseri umani, ma viene calpestata dai comportamenti violenti. Non so l’origine di questa formula “legge della parola”; se l’espressione ha un senso, non può non far pensare che le donne sono state escluse per legge dalla presa di parola in pubblico, dalla scrittura e dalla lettura, dal parlamento… Con innumerevoli conseguenze ancora vive e attuali nei rapporti fra i sessi. Ancor più pesa sullo stato dei rapporti fra i sessi il fatto che il cosiddetto contratto sociale, fatto per tutelare i cittadini dalle violenze dei prepotenti, non ha mai tutelato le donne dalla violenza privata maschile.

La Crisi della Famiglia e la Solitudine Moderna

Sigmund Freud disse che non sapeva cosa vogliono le donne. Io sono così intelligente che non solo ho capito cosa c'è che non va nel mondo, il Codice di Hammurabi, ma anche cosa vogliono le donne. Le donne vogliono un sacco di persone con cui parlare. Di cosa vogliono parlare? Alcune di voi forse diventeranno psicologhe o pastori di una chiesa. In entrambi i casi, dovrete vedervela con uomini, donne e bambini a cui il tasso astronomico di divorzi nel nostro paese sta rovinando la vita. Ma in realtà il motivo per cui si strillano contro a vicenda è la solitudine. Ai tempi in cui quasi tutti gli esseri umani vivevano all'interno di famiglie allargate e abitavano nella stessa parte del mondo per tutta la vita, il matrimonio era davvero qualcosa da festeggiare. Gli invitati ridevano invece di piangere. Oggigiorno invece, quando ci sposiamo otteniamo quasi sempre una persona sola… E quindi ripeto: se qualcuna di voi ragazze ben istruite si troverà nella posizione di consulente riguardo a un matrimonio in crisi, per favore rendetevi conto che il vero problema potrebbero non essere i soldi, il sesso, il potere o l'educazione dei figli. Il vero difetto della moglie, dal punto di vista del marito, potrebbe essere che lei da sola non gli basta.

Una volta in Nigeria ho incontrato un tale, un Ibo che aveva seicento parenti che conosceva abbastanza bene. Avevano intenzione di portarlo a conoscere tutti i parenti, Ibo di ogni età, forma e stazza. Avrebbe anche conosciuto altri neonati, cuginetti non molto più grandi di lui. Non vi sarebbe piaciuto essere quel bambino? La portavoce di voi studenti ha lamentato la crisi dell'istituzione del matrimonio in questo paese. Il matrimonio è in crisi perché le nostre famiglie sono troppo piccole. Un uomo non può rappresentare un'intera società per una donna, e una donna non può rappresentare un'intera società per un uomo. Quindi consiglio a tutti i presenti di entrare a far parte di associazioni di ogni tipo, per quanto possano essere ridicole, semplicemente per avere più persone nella propria vita. Poco importa se tutti gli altri membri sono dei coglioni.

Solitudine Digitale: così vicini eppure così lontani

La Questione della Riproduzione e la "Legge della Parola"

Quali discorsi si fanno nella stanza dei bambini? Ma quali discorsi si fanno nella camera dei genitori e, ancor di più, in parlamento, nella “camera reale”? Se teniamo presente che ”[…] fino al 1906, data in cui l’insegnamento adotta la tesi della fecondazione dell’ovulo con un solo spermatozoo e della collaborazione di entrambi i sessi alla riproduzione e la Facoltà di Parigi proclama questa verità ex cathedra, i medici si dividevano ancora in due partiti, quelli che credevano, come Claude Bernard, che solo la donna detenesse il principio della vita, proprio come i nostri avi delle società pre-patriarcali (teoria ovista), e quelli che ritenevano […] che l’uomo emettesse con l’eiaculazione un minuscolo omuncolo perfettamente formato che il ventre della donna accoglieva, nutriva e sviluppava come l’humus fa crescere il seme”.

Una grande storica occasione per reimpostare ed equilibrare, coerentemente con la nostra stessa Costituzione repubblicana, il campo antropologico e politico tra uomini e donne, cittadini e cittadine, è stata sprecata. Ma chi l’ha letta, sentita, o ascoltata? Non è un caso che la gerarchia cattolica ha dedicato e dedica più sforzi ancor oggi, al di là delle pur ovvie e salutari discussioni sull’argomento, a combattere le ‘fantasie’ dei grandi e dei piccoli - Il Codice da Vinci, Angeli e Demoni … e le avventure di Harry Potter, che affrontare il problema stesso per cui Essa esiste … Al di là del giudizio specifico sulle opere di Dan Brown, c’è da dire che i suoi due lavori hanno il grande merito di sollecitare a riflettere, a livello planetario (dato il successo), sul problema dei problemi, quello antropologico (il più importante, rispetto a quello etico, metafisico, e religioso!!!): l’equilibrazione del rapporto uomo-donna!!! I due romanzi thrillers non a caso hanno una sola parola in comune, ed è della lingua degli americani Hopi: “koyaanisqatsi - la vita priva di equilibrio”. Per uscire dalla barbarie non ci sono altre strade: bisogna spezzare il cerchio vizioso della cecità e della follia e aprire gli occhi all’altro, all’altra, e a noi stessi e a noi stesse. E’ attraverso la mediazione delle cause interne che quelle esterne producono il loro effetto - questo ci hanno sempre detto i grandi saggi, e anche Freud. E, alla fine della sua vita (1938), lo dice in tutta chiarezza: Gesù è stato interpretato edipicamente - in modo tragico! Lo sapeva già anche Dante, che aveva ritrovato la strada alla, della, e nella Comoedìa! E, oggi, lo sappiamo - tutti e tutte: Gesù non è Edipo!!! E la gerarchia della chiesa cattolico-romana - dopo la morte dell’ultimo vecchio papa, Giovanni Paolo II - non ha più storia. Dopo secoli di proposta di un modello di ‘sacra’ famiglia, con un semi-riconoscimento della paternità di Giuseppe, ora ha ‘sponsorizzato’ un modello di ‘sacra’ famiglia forte, biologicamente controllato dallo Stato. Non sapendo più nulla né della “camera nuziale” né della “camera reale”, si vorrebbero pure imitare i faraoni e ricostruire le piramidi, ma non sanno farlo … e non sanno più risolvere nemmeno l’enigma della Sfinge di Tebe.

Rappresentazione storica della fecondazione

Freud, la Sessualità Infantile e l'Importanza dell'Educazione Sessuale

Parlando di Freud, è interessante notare come la sua prima pubblicazione, "Beobachtungen über Gestaltung und feineren Bau der als Hoden beschriebenen Lappenorgane des Aals" (osservazioni sulla conformazione e intima costituzione dell’organo globoso dell’anguilla, descritto come testicolo), sia nata dall'esame di circa 400 anguille, mettendo in luce un approccio scientifico che, pur nella sua specificità, anticipa la complessità nell'indagine della sessualità. Questo ci porta alla questione cruciale dell'istruzione sessuale dei bambini, un tema che Freud affrontò con grande lucidità nella sua lettera al dottor M.

Illustrazione di anguille

Freud esprimeva un giudizio netto sulla reticenza degli adulti nel parlare di sesso ai bambini: "Suppongo che chiedendomi uno scritto sulla ‘istruzione sessuale dei bambini’, Lei non si attenda da me una trattazione sistematica, con riferimento alla intera letteratura sviluppatasi fuor di misura, ma che Lei desideri udire il giudizio indipendente di un singolo medico che dall’attività professionale è stato condotto a occuparsi intensamente dei problemi sessuali. Debbo dunque rispondere circa questi quesiti: se in genere si debbano dare ai bambini spiegazioni sui fatti della vita del sesso, in quale età ciò debba essere fatto, e in quale forma. Voglio confessarle subitocce, mentre trovo del tutto comprensibile una discussione sul secondo e sul terzo punto, è secondo me assolutamente inconcepibile che il primo di questi quesiti possa dar luogo a una disparità di opinioni."

Egli contestava fermamente l'idea che nascondere la sessualità ai bambini potesse preservarne la purezza o ritardare l'istinto. Al contrario, riteneva che l'occultamento generasse sospetto e alimentasse una curiosità morbosa, spesso soddisfatta attraverso informazioni distorte o confidenze segrete tra coetanei, che finivano per marchiare la vita sessuale con un senso di colpa e ripugnanza. Freud sottolineava l'assurdità di credere che i bambini non manifestassero interesse per la sessualità o che non potessero riceverne informazioni da altre fonti, spesso errate.

"In genere, a mio modo di vedere, si circondano troppo le cose di mistero," scriveva. "È giusto mantenere pura la fantasia del bambino, ma questa purezza non si conserva con l’ignoranza. Credo piuttosto che nascondendo i fatti si fa maggiormente sospettare la verità al ragazzo e alla ragazza. La curiosità ci pone sulla traccia di cose che se ci fossero comunicate schiettamente susciterebbero poco o punto il nostro interesse. Capirei almeno questa ignoranza potesse essere garantita, ma ciò è impossibile: il bambino viene a contatto con altri bambini, e ha occasione di avere fra le mani libri che lo portano a meditare. Proprio il fare misterioso con cui i genitori trattano argomenti che ciò nonostante vengono in qualche misura compresi, acuisce il desiderio di sapere di più."

Freud criticava l'idea, diffusa tra gli adulti, che i bambini non avessero un istinto sessuale fino alla pubertà. Definiva questo un "grossolano errore, gravido di conseguenze sia teoriche sia pratiche," facilmente correggibile con l'osservazione. Citava la sua teoria, esposta nei "Tre saggi sulla teoria sessuale," secondo cui non solo gli organi riproduttivi, ma anche altre zone del corpo (zone erogene) sono fonti di piacere sessuale durante l'infanzia, in un periodo da lui definito di "autoerotismo." La pubertà, secondo Freud, conferisce semplicemente un primato ai genitali, orientando l'erotismo verso la funzione riproduttiva.

L'interesse intellettuale del bambino per gli enigmi della vita sessuale, la sua curiosità sessuale, si esprime in età precoci. Freud riportava l'esempio del "piccolo Hans," un bambino di quattro anni che, con intelligenti genitori, mostrava un vivo interesse per il suo corpo e per le differenze tra i sessi. Le sue domande spontanee ("Mamma, hai anche tu un fapipì?", "Guarda, dal fapipì esce latte!") e le sue osservazioni ("Un cane e un cavallo hanno il fapipì; un tavolo e una seggiola no," "Ma il suo fapipì è ancora piccolo. Quando lei crescerà, esso diventerà più grande") dimostravano una naturale inclinazione a comprendere il mondo che lo circondava, inclusa la sfera della sessualità.

Il secondo grande problema che impegna il pensiero infantile, sebbene in età più avanzata, è quello della provenienza dei bambini, spesso collegato alla nascita di un nuovo fratellino o sorellina. Questo enigma, antico quanto l'umanità, trova eco nel mito della Sfinge di Tebe. Le risposte evasive o ingannevoli fornite dai genitori feriscono lo spirito di ricerca del bambino e minano la fiducia negli adulti, spingendo i bambini a mantenere segreti i loro interessi più intimi.

Solitudine Digitale: così vicini eppure così lontani

Freud concludeva la sua riflessione con un appello alla sincerità e alla chiarezza: "Ti prego, sii tanto buona e scrivimi come hai avuto Cristiano e Paolo. Tu lo devi sapere perché sei sposata. Noi abbiamo discusso proprio ieri sera di ciò e vorremmo sapere la verità. Quando venite a Salisburgo? Sai, cara zia Mali, noi non possiamo proprio capire come la cicogna porti i bambini. Gertrude credeva che la cicogna li portasse con la camicia. Vorremmo anche sapere se essa li prende nello stagno, e perché non si vedano bambini nello stagno. Ti prego, dimmi anche come si fa a sapere prima quando si ricevono." La sua risposta implicita era che la curiosità del bambino merita risposte sincere e adeguate all'età.

Egli criticava l'approccio educativo basato sull'inganno in campo sessuale e sull'intimidazione religiosa, ritenendo che solo le nature più forti potessero resistere a tali influenze, diventando ribelli. Le risposte incomplete o ingannevoli portavano i bambini a tormentarsi in segreto, a mescolare verità e grottesche fantasie, o a scambiarsi confidenze che imprimono alla vita sessuale il marchio dell'orrore e del ripugnante.

Pur riconoscendo che la stragrande maggioranza degli autori fosse favorevole all'educazione sessuale, Freud criticava la "goffaggine" delle loro proposte, spesso troppo tardive e poco sincere. Citava come eccezione la "bella lettera di spiegazione" di Emma Eckstein al figlio decenne. L'approccio ideale, secondo Freud, non era quello di nascondere le cose, ma di evitare che i bambini si formassero l'idea che la sessualità fosse un argomento da tenere segreto.

"Se quindi l’ambiente familiare non agisce in modo intimidatorio sull’attività di pensiero del bambino," scriveva, "si udranno più discorsi come quello che ho una volta sorpreso in una stanza di bambini, e in cui un ragazzetto obiettava alla sorellina minore: ‘Ma come puoi pensar che la cicogna porti i bambini piccoli. Sai bene che l’uomo è un mammifero; credi dunque che la cicogna porti i piccoli anche agli altri mammiferi?’." La curiosità del bambino, se appagata in ogni fase dell'apprendimento, non raggiungerà mai un livello eccessivo. La spiegazione delle condizioni specificamente umane della vita sessuale e il riferimento al suo valore sociale dovrebbero essere parte integrante di questo processo educativo.

Illustrazione che rappresenta la curiosità infantile

L'Equilibrio Uomo-Donna e la Necessità di un Nuovo Contratto Sociale

Il tema dell'equilibrio tra uomo e donna emerge con forza anche nelle riflessioni sull'arte e sulla cultura. Le opere di Dan Brown, pur essendo romanzi thriller, hanno il merito di sollecitare una riflessione planetaria sul "problema dei problemi": l'equilibrazione del rapporto uomo-donna. I suoi romanzi condividono la parola "koyaanisqatsi," dal linguaggio Hopi, che significa "vita priva di equilibrio." Per uscire dalla barbarie, è fondamentale spezzare il cerchio vizioso della cecità e della follia, aprendo gli occhi all'altro e a noi stessi.

La gerarchia cattolica, invece di affrontare questo problema antropologico fondamentale, dedica maggiori sforzi a combattere le "fantasie" presenti in opere come "Il Codice da Vinci" e "Angeli e Demoni," o persino le avventure di Harry Potter. Questo atteggiamento denota una resistenza ad affrontare le questioni cruciali che riguardano la società.

La storia della scienza stessa riflette questa disuguaglianza. L'idea che "fino al 1906… i medici si dividevano ancora in due partiti, quelli che credevano… che solo la donna detenesse il principio della vita, proprio come i nostri avi delle società pre-patriarcali (teoria ovista), e quelli che ritenevano… che l’uomo emettesse con l’eiaculazione un minuscolo omuncolo perfettamente formato che il ventre della donna accoglieva…" dimostra come la comprensione della riproduzione sia stata a lungo influenzata da visioni patriarcali.

È evidente che una grande occasione storica per reimpostare ed equilibrare, coerentemente con la nostra Costituzione repubblicana, il campo antropologico e politico tra uomini e donne è stata sprecata. La "legge della parola" di cui parla Recalcati, se interpretata alla luce dell'esclusione storica delle donne dalla sfera pubblica, dalla scrittura e dalla lettura, assume un significato ancora più profondo. Le conseguenze di questa esclusione sono ancora vive e attuali nei rapporti tra i sessi.

Il contratto sociale, concepito per tutelare i cittadini dai prepotenti, non ha mai realmente tutelato le donne dalla violenza privata maschile. È necessario dunque ripensare questo contratto, includendo pienamente la prospettiva femminile e garantendo una tutela effettiva contro ogni forma di violenza.

La crisi dell'istituzione del matrimonio, lamentata anche dagli studenti, è un sintomo di famiglie troppo piccole e di un isolamento crescente. Un uomo non può rappresentare un'intera società per una donna, e viceversa. La soluzione non risiede nel rinchiudersi nel nucleo familiare, ma nell'ampliare la propria rete sociale attraverso associazioni e comunità.

In conclusione, la violenza maschile, la crisi della famiglia e la disuguaglianza di genere sono questioni interconnesse che affondano le radici in una visione antropologica e sociale squilibrata. È attraverso la mediazione delle cause interne, come ci hanno insegnato i grandi saggi, che possiamo sperare di superare questa barbarie e costruire un futuro più equo e armonioso.

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