Il tema del "Narciso" nell'arte e nella filosofia è antico quanto il mito stesso. Tuttavia, l'artista contemporaneo Carlo Mangano sembra esplorare questa complessa relazione tra l'io, la percezione e la realtà attraverso un linguaggio visivo che, sebbene ispirato al mito, si discosta dalle sue interpretazioni più convenzionali. L'opera di Mangano, come suggerito dalle recenti esposizioni e dalle riflessioni critiche, si configura come un'indagine profonda sulla natura della rappresentazione, invitando lo spettatore a confrontarsi con i propri meccanismi di visione e di auto-percezione.

L'Allegoria dello Specchio: Tra Realtà e Rappresentazione
Le opere di Carlo Mangano, in particolare quelle presentate in mostre come "Allegorie" e "Attesi", utilizzano la metafora dello specchio non come mero strumento di riproduzione fedele, ma come un dispositivo complesso che rivela e, al contempo, occulta. Citando Umberto Eco, si può affermare che "la realtà è un gioco di specchi", un'espressione che ben si addice all'estetica di Mangano, dove la realtà viene rappresentata attraverso vari livelli di interpretazione. L'artista invita a un "gioco serio", attivato con arte, che spinge a "sentire e vedere oltre".
Nella sua mostra personale alla galleria Riccardo Boni di Roma, Mangano ha presentato un corpus di lavori in ceramica che esplorano la fragilità, il dubbio e la riflessione. La ceramica, materiale prediletto dall'artista, diventa un "corpo" invisibile che prende forma-vita attraverso il fare manuale, rivelando un'intimità originaria. Le sculture smaltate e a lustro, gli oggetti del quotidiano privati della loro funzione naturale, assumono un significato allegorico, "dicono il falso allegorizzando cieche visioni e vane aspettative". L'artista ci pone dinanzi il "vuoto" che ci raffigura, creando opere che "dicono altro", qualcosa di più profondo rispetto a ciò che vediamo, nascondendo per mostrare quanto poco, forse nulla, riflette la nostra realtà umana nel suo essere vera. Questa è l'essenza dell'Arte del rispecchiamento, insita nel processo di conoscenza esistenziale.
10 momenti di specchi e riflessi
Narcisismo e Autoconsapevolezza: Il Mito Rilettato
I "specchi-Allegorie" di Monachesi invitano a un confronto con noi stessi, a meditare sull'ambiguità del nostro sapere e a vedere, dietro una realtà che non è mai del tutto nostra. L'idea di "eterno Narciso" emerge quando lo specchio agisce come un "occhio supplementare che penetra nell'intimo al punto di esserne quasi angosciati". Rivediamo in un riflesso noi stessi, quello che lo specchio ci "permette" di vedere, fino all'"estremo, 'letale' compiacimento, di un'immagine idealizzata che sfugge alla verità autentica, umana".
Secondo Umberto Eco, lo specchio "dice la verità" in modo spietato, senza preoccuparsi di ribaltare l'immagine come farebbe una fotografia. Esso non "traduce" ma registra ciò che lo colpisce così come lo colpisce. È proprio questa natura distaccata degli specchi che ci permette di fidarci di loro, come ci fidiamo dei nostri organi percettivi. Le opere di Monachesi creano uno spazio tra finzione e realtà, ponendoci dinanzi le nostre maschere nella ricercatezza di una forma, un colore, una doratura che gioca con la nostra percezione estetica.
"Attesi" e la Presenza Non Vista: Un Dialogo sull'Essenza
Le opere "Attesi" di Mangano, in particolare, sollevano interrogativi sulla natura della presenza e dell'assenza. L'artista stesso le definisce tra i suoi lavori "più personali", legate a "sentimenti e paure profonde" legate all'attesa. L'uso di un "linguaggio barocco, colorato e indorato" serve a "mascherare la verità", creando un velo protettivo attorno a un'essenza più intima e forse vulnerabile.
Il legame tra le opere di Mangano e l'estraneità, come discusso con Amalia Di Lanno, si articola nel concetto di una "presenza-non vista, non riflessa, che custodisce l'intima identità". Lo specchio, in questo senso, è "eterotopico", uno "spazio altro" che ci connette ad altri spazi, facendoci vedere dove non siamo, nell'irreale che si apre virtualmente dietro la superficie, ma che è al contempo un luogo assolutamente reale.
Il Ruolo della Comunicazione e della Narrazione
Parallelamente all'esplorazione artistica, il materiale fornito accenna a percorsi formativi focalizzati sulla comunicazione e sulla relazione, in particolare nell'ambito sanitario. Workshop che mirano a fornire competenze relazionali agli operatori, promuovendo relazioni di solidarietà e affinando la capacità di ascolto e la postura empatica. L'introduzione del "linguaggio della Medicina Narrativa" sottolinea l'importanza del racconto nella ricerca di senso e nella ricostruzione della trama della malattia e della cura. Ogni narrazione, infatti, prevede un narratore, una trama e un ascoltatore, creando un ponte tra l'esperienza individuale e la comprensione collettiva.
Questo aspetto della comunicazione e della narrazione si lega intrinsecamente all'arte di Mangano. Le sue opere, pur non essendo narrative in senso stretto, stimolano una narrazione interiore nello spettatore. L'impossibilità di specchiarsi nelle sue "Allegorie" costringe all'introiezione, ad approfondire ciò che avremmo voluto vedere. L'arte diventa così uno strumento per esplorare la propria interiorità, per confrontarsi con le proprie "maschere" e con ciò che si rifiuta di vedere.
Picasso e la Fotografia: Un Confronto con l'Immagine
Sebbene apparentemente distante dal tema di Mangano, la sezione dedicata a "Picasso e la fotografia" offre interessanti spunti di riflessione sull'auto-rappresentazione e sulla manipolazione dell'immagine. Picasso, grande comunicatore, giocava con la sua immagine, con "uno nessuno e centomila" sé stessi. Le fotografie di Edward Quinn e André Villers documentano questo gioco, mostrando un Picasso meno "spigoloso" e più aperto con i fotografi che divennero suoi amici.
La capacità di Picasso di lasciare "testimonianze fotografiche di sé" attraverso diverse lenti artistiche (Brassai, Robert Picault, Lucien Clergue, Willy Maywald, Luciano Emmer) evidenzia come l'immagine possa essere costruita e modificata. Quinn, in particolare, immortalò un pantheon di celebrità, trasformandosi da semplice paparazzo ad autore famoso, capace di cogliere l'essenza dei suoi soggetti. Il suo legame con Picasso, durato fino alla morte dell'artista, fu di reciproca influenza, generando circa 10.000 foto di Picasso e numerosi libri e film su di lui.
André Villers, fotografo quasi per caso, sviluppò un approccio più sperimentale, "giocando con le sue opere" e cercando di andare oltre la "pura tecnica e a visioni omologate". La sua vicinanza a Picasso gli permise di esplorare nuove prospettive, creando un legame profondo che andava oltre la semplice ripresa fotografica.
L'Arte dello Specchio: Un Invito alla Riflessione Profonda
In conclusione, le opere di Carlo Mangano, attraverso l'uso audace della ceramica e la metafora dello specchio, ci invitano a un viaggio nell'autoconsapevolezza. Non si tratta di un narcisismo fine a se stesso, ma di un'esplorazione profonda delle complessità dell'io, della percezione e della realtà. Come i "specchi-Allegorie" di Mangano, le nostre vite sono costellate di riflessi, di immagini che costruiamo e che ci vengono restituite, in un gioco continuo tra ciò che siamo, ciò che pensiamo di essere e ciò che gli altri vedono in noi. L'arte di Mangano ci spinge a guardare oltre la superficie, a interrogarci sulle nostre maschere e sulla vera essenza del nostro essere, in un dialogo costante tra il visibile e l'invisibile, tra la finzione e la verità.