Il Complesso Legame tra Autismo e Alimentazione: Sfide, Nuove Prospettive e Consigli Pratici

Il rapporto con l’alimentazione può essere particolarmente complesso per le persone con disturbi dello spettro autistico (ASD), a causa di molti fattori: sensibilità sensoriali, abitudini rigide e difficoltà nell’accettare nuovi alimenti. Sia gli adulti che i bambini con ASD spesso presentano una relazione complessa con il cibo e con il momento dei pasti a causa di fattori sensoriali, comportamentali e biologici.

Bambino con disturbo dello spettro autistico che mangia

Le Sfide Alimentari nello Spettro Autistico

Le persone con autismo hanno spesso abitudini rigide e ritualizzate legate al cibo, ad esempio hanno bisogno di seguire schemi specifici durante i pasti, come mangiare cibi sempre nella stessa sequenza, usare stoviglie specifiche o mangiare in un ambiente strutturato. Cambiamenti nelle routine alimentari possono provocare ansia o rifiuto del cibo. È frequente che il momento del pasto causi stress o ansia, rendendolo un’esperienza complessa e spiacevole.

Le diagnosi di autismo sono aumentate in misura rilevante negli ultimi venti anni. La stima è che un bambino su 66 riceva una diagnosi di DSA entro gli 8 anni di età, con netta prevalenza tra i maschi. L’autismo è un disturbo molto complesso, con cause multiple e difficili da individuare: si ritiene vi sia una forte base genetica e in alcuni casi è associato a malattie genetiche come la sindrome dell’X fragile o la sclerosi tuberosa, ma accanto a questa sono in gioco altri cofattori che potrebbero essere ambientali, legati all’uso di alcuni farmaci durante la gravidanza o legati all’età dei genitori al momento del concepimento.

Le caratteristiche fisiopatologiche dell’autismo sono rappresentate dall’infiammazione del tessuto cerebrale, espressione di una disregolazione del sistema immunitario e delle attività neuronali dipendenti da esso. Inoltre, è ormai nota un’associazione fra la presenza di disturbi gastrointestinali caratterizzati da un importante squilibrio della flora intestinale (disbiosi del microbiota) e livelli significativamente più elevati di irritabilità, ansia e isolamento sociale, oltre che con la gravità complessiva del disturbo autistico. Quando il microbiota è fuori equilibrio, dall’intestino partono segnali infiammatori, la parete intestinale può essere danneggiata perdendo la funzione di filtro selettivo, lasciando passare “tossine” che raggiungono il cervello e innescando reazioni infiammatorie ed immunitarie. Il legame tra problemi digestivi e autismo è correlato principalmente a: infiammazione cronica, disbiosi del microbiota e infiammazione intestinale, reflusso acido all’interno del tratto gastrointestinale.

La dieta dei bambini affetti da spettro autistico è abbastanza restrittiva: l’eliminazione di glutine, latticini, legumi, ma soprattutto alimenti preconfezionati manda in crisi tanti genitori. In particolare, appaiono maldigeriti, latte vaccino, glutine e alcuni grassi idrogenati di cui sono ricchi i prodotti alimentari confezionati. L’alterazione del microbiota, nei bambini autistici, è quasi un marcatore e rende la digestione di questi alimenti molto tossica. Accanto all’effetto infiammatorio di alcuni alimenti, lo studio mostra anche la loro relazione con il comportamento. L’esclusione di glutine, caseina, soia, zuccheri e lieviti può consentire di migliorare, a volte drammaticamente, una condizione caratterizzata da depressione immunitaria, sintomi gastrointestinali, iperattività, assenza di relazioni.

Teorie e Ricerca Scientifica sull'Alimentazione e l'Autismo

Sin dagli anni settanta si è cercato di intervenire anche attraverso la dieta, con abbondanza di miglioramenti o remissioni riferite da genitori che avevano utilizzato diete senza glutine e caseina. Va considerato che in molti casi aneddotici i genitori hanno impostato diete molto rigide ed esclusive per i loro figli: in molti casi si potrebbe essere andati a rimuovere una quantità di alimenti poco salutari aumentando l’apporto di verdura, frutta e altri alimenti che potrebbero aver contribuito ai cambiamenti osservati nel mondo reale. Inoltre, va sottolineato che fattori quali la genetica, la salute dell’intestino e del microbiota intestinale e anche l’ambiente possono influire sulla risposta del soggetto alla dieta, determinando in larga misura l’eterogeneità dei dati riportati a livello di esperienza quotidiana, eterogeneità che si riduce quando la dieta venga seguita e monitorata con criteri stringenti e ben delineati.

Il supposto legame tra alcune componenti della dieta e l’autismo si basa sulla Teoria dell’eccesso di oppioidi proposta da Panksepp e ripresa e ampliata da Reichelt. Le proteine che costituiscono il glutine si trovano in alcuni cerali come grano, orzo e segale, mentre le caseine sono proteine tipiche del latte. La teoria è suggestiva ma presenta diversi punti deboli: in primo luogo, non tutti i soggetti autistici soffrono di un aumento della permeabilità intestinale, presente soltanto in un numero limitato di casi; inoltre, non sono state registrate tracce di oppioidi nelle urine di pazienti con DSA, anche utilizzando metodi di rilevazione estremamente sensibili, mentre ci si aspetterebbe di trovarne se la loro concentrazione ematica, dovuta al maggior assorbimento intestinale, fosse più elevata, come previsto dalla teoria.

Sul legame tra autismo e dieta esiste un discreto numero di studi. Molti di questi presentano però problemi di metodo non trascurabili: un numero limitato di soggetti, mancanza di gruppi di controllo, durata ridotta e rilevamento degli effetti della dieta non standardizzato, spesso indicato dai genitori. Esiste tuttavia un piccolo numero di studi clinici molto rigorosi che ha testato la bontà di diete senza glutine e caseina nel trattamento dell’autismo. Le famiglie e i pazienti sono stati seguiti da dietisti e nutrizionisti esperti, in modo da garantire un adeguato apporto di macro e micronutrienti. Le conclusioni di questi studi sono abbastanza simili: una dieta senza glutine o caseina non sembra in grado di modificare “funzioni fisiologiche, disturbi del comportamento o altre manifestazioni legate a Disturbi dello Spettro Autistico“. Pur se privi di valore statistico, alcuni risultati paiono addirittura controcorrente: nei giorni in cui glutine e caseina venivano somministrati assieme, si assisteva ad una leggera riduzione dei sintomi negativi associati al comportamento sociale. Anche un esame accurato per verificare se ci fossero sottogruppi o soggetti con risposte particolari, positive o negative, non ha prodotto risultati diversi rispetto a quelli complessivi.

Secondo la metanalisi “Autism spectrum disorder: a systematic review about nutritional interventions (2020), basata su studi effettuati su bambini e adolescenti con disturbo dello spettro autistico, determinate diete e integrazioni alimentari sono efficaci per ridurre i sintomi dell’autismo, tra i quali si notano un miglioramento del comportamento sociale, della comunicazione e una riduzione dei comportamenti ripetitivi. Sia le diete restrittive che l’integrazione di vitamine richiedono un’attenta supervisione da parte di un professionista; non sono dei rimedi “fai da te”.

Maria Santagati - Microbiota salivare e autismo

I disturbi dello spettro autistico (ASD) sono disturbi del neurosviluppo caratterizzati da alterazioni nelle capacità di comunicazione e nelle interazioni sociali, associati a restrizione degli interessi e a comportamenti ripetitivi, che esordiscono nella prima infanzia e possono associarsi a disabilità intellettiva. Sebbene i meccanismi alla base dell’eziologia e delle manifestazioni dell’ASD non siano ben compresi, sia fattori genetici che ambientali (come l’esposizione a vari xenobiotici) sembrano contribuire all’espressione della malattia.

Il legame tra l’asse intestino-cervello e ASD provoca nei bambini un rischio di carenze nutrizionali, che possono aggravare i problemi cognitivi già presenti e influenzare in negativo le risposte immunitarie. Se da un lato il lavoro psico-educativo aiuta il bambino a migliorare le funzioni cognitive, comportamentali e comunicative, dall’altro il lavoro sull’alimentazione permette di lenire i disturbi gastrointestinali, spesso invalidanti, e di supportare l’aspetto neurologico, come l’umore, l’attenzione, le emozioni. Il miglioramento dei sintomi intestinali e il riequilibrio di una microflora funzionale sono altresì fondamentali per un miglior assorbimento di nutrienti e micronutrienti per la crescita del bambino e per nutrire il cervello, abbassare l’infiammazione e regolare la risposta immunitaria.

Nonostante ad oggi non esistano delle vere e proprie linee guida sul trattamento dietetico nutrizionale nei disturbi dello spettro autistico, l’esperienza clinica mostra come la modulazione della dieta e la corretta integrazione possano migliorare molto la sintomatologia neurologica e gastrointestinale. Il denominatore comune dei protocolli dietetici è un modello anti-infiammatorio, finalizzato al trofismo della barriera intestinale, ricco di nutrienti funzionali. La dieta e la corretta integrazione, quando necessaria, sono tra i più importanti modulatori del microbiota. Una valutazione nutrizionale e un protocollo alimentare personalizzato sostengono il bambino ed il genitore nel migliorare la sintomatologia autistica e la qualità di vita.

L'Alimentazione Anti-infiammatoria e le Neurodivergenze

Essere una persona neurodivergente significa spesso muoversi in un mondo che non è progettato per accogliere e valorizzare la propria unicità. Le sfide possono essere molte: dalla gestione delle energie quotidiane alla regolazione delle emozioni, fino alle difficoltà di concentrazione o alle sensibilità sensoriali. Nel percorso di vita di una persona neurodivergente, o della sua famiglia, ogni risorsa capace di offrire comprensione e benessere può rappresentare un valore importante, in particolare quando è supportata anche da una prospettiva solida da un punto di vista scientifico.

Negli ultimi anni, la ricerca ha messo in luce come l’alimentazione anti-infiammatoria possa rappresentare un alleato importante per ogni persona, neurotipica e neurodivergente, di qualsiasi età anagrafica. Non si tratta di una cura in senso stretto, né di un approccio rigido, ma di un modo per imparare a prendersi cura di sé anche attraverso ciò di cui ci nutriamo, scegliendo alimenti che sostengono il corpo, la mente e la propria energia psicofisica. L’infiammazione è una risposta naturale e utile del nostro organismo, che si attiva per proteggerci e favorire la guarigione, per difenderci da agenti esterni o per riparare i tessuti. Quando però l’infiammazione diventa cronica, anche se non visibile come in un’infezione acuta, può avere un impatto significativo sul benessere quotidiano. L’alimentazione gioca un ruolo centrale nei processi infiammatori cronici - sia nelle persone neurotipiche sia in quelle neurodivergenti - contribuendo ad alimentare o, al contrario, a modulare l’infiammazione sistemica. Uno studio pubblicato su Metabolites nel 2024 conferma come modulare l’infiammazione attraverso l’alimentazione possa avere effetti positivi sullo sviluppo neurobiologico e sul comportamento.

Nelle persone neurodivergenti, alcune ricerche hanno osservato una maggiore vulnerabilità a processi infiammatori che possono riflettersi sul funzionamento neurobiologico, corporeo ed emotivo. Questo può tradursi in sintomi come sbalzi d’umore, difficoltà di concentrazione, stanchezza persistente e una maggiore sensibilità allo stress. Per quanto riguarda la regolazione di fame e sazietà, altri studi (Garcia-Gutierrez & Narbad, 2020, Frontiers in Neuroscience) mostrano che il microbiota può influenzare la produzione di ormoni e neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’appetito, contribuendo a difficoltà nella percezione di fame e sazietà, o a comportamenti alimentari selettivi.

Il microbiota intestinale - l’insieme dei miliardi di batteri che abitano il nostro intestino - non influisce solo sulla digestione, ma anche sul sistema immunitario e può modulare processi che incidono su funzioni cognitive ed emotive. In diversi studi si osservano differenze della composizione microbica tra persone nello spettro autistico e persone neurotipiche, con possibili alterazioni nei metaboliti prodotti dal microbiota (Xu et al., 2025; De Angelis et al., 2024). Le revisioni più recenti sottolineano l’associazione, pur ricordando l’eterogeneità dei risultati e la necessità di ulteriori studi. Altre ipotesi di lavoro hanno inoltre ipotizzato che una maggiore permeabilità intestinale e la cosiddetta disbiosi possano contribuire a processi di neuroinfiammazione rilevanti per il funzionamento neuropsicologico (Fattorusso et al., 2025). Si tratta però di modelli esplicativi, non di prove causali definitive.

In un’ottica di benessere integrato, prendersi cura dell’intestino e del microbiota intestinale con un’alimentazione ricca di frutta, fibre, verdura, legumi e (quando tollerati) alimenti fermentati rappresenta un passaggio importante, considerando che gli interventi richiedono sempre di essere personalizzati e valutati con professionisti esperti di nutrizione anti-infiammatoria e neurodivergenze.

Per la mia esperienza clinica, diverse persone neurodivergenti che accompagno riferiscono reattività a specifici alimenti con sintomi come disturbi gastrointestinali, irritabilità o stanchezza. La letteratura scientifica conferma che in persone autistiche i disturbi gastrointestinali sono più frequenti rispetto alle persone neurotipiche, pur con ampia eterogeneità metodologica tra gli studi (McElhanon et al., 2014; Hsiao, 2014). Un altro aspetto da considerare riguarda la possibilità di reattività o sensibilità a determinati alimenti, segnalata da diverse persone nello spettro autistico o ADHD. Non si tratta di un’esperienza universale, ma alcuni individui riportano che alimenti come glutine, latticini o additivi possano essere più difficili da digerire o associati a sintomi come disturbi gastrointestinali, irritabilità o affaticamento.

È fondamentale sottolineare che non esistono diete valide per tutte le persone neurodivergenti. Eliminare interi gruppi alimentari senza una valutazione professionale può comportare rischi nutrizionali. Ciò che invece può risultare utile è un approccio anti-infiammatorio personalizzato: osservare con attenzione le proprie reazioni agli alimenti e confrontarsi con professionisti esperti di nutrizione e neurodivergenze può aiutare a identificare strategie realmente efficaci, riducendo i disagi e favorendo un miglior benessere psicofisico.

Diagramma dell'asse intestino-cervello

Cinque Consigli Pratici per Migliorare il Rapporto con il Cibo

Migliorare il rapporto con il cibo per le persone con disturbi dello spettro autistico (ASD) richiede un approccio graduale e personalizzato.

  1. Esposizione Graduale ai Nuovi Alimenti: È importante cominciare con un’esposizione graduale e progressiva ai nuovi alimenti, iniziando con piccole quantità e aumentando lentamente la porzione. Se si è sensibili alle consistenze o agli odori, iniziare introducendo cibi simili per forma o colore a quelli già accettati.
  2. Routine Prevedibili e Ambiente Sereno: Costruire una routine prevedibile, con orari regolari per i pasti e un ambiente privo di distrazioni e stimoli eccessivi, ad esempio spegnere la TV e la radio per evitare rumori eccessivi e promuovere l’attenzione sul momento del pasto. Utilizzare piatti, posate o bicchieri piacevoli e familiari. Creare un ambiente sereno e conviviale, dove il momento del pasto venga associato a esperienze positive, ad esempio condividendo cibi semplici e gratificanti. Riduci il tempo di attesa e assicurati che il cibo sia servito alla temperatura gradita dalla persona.
  3. Coinvolgimento nella Preparazione dei Cibi: Far partecipare la persona alla preparazione dei cibi, soprattutto se si tratta di bambini, può aumentare la curiosità e la predisposizione a provare nuovi piatti.
  4. Sistema di Ricompensa: Sperimentare un sistema di ricompensa per motivare comportamenti positivi legati all’accettazione di nuovi cibi, ad esempio attraverso dei complimenti o delle piccole gratificazioni.
  5. Collaborazione con Professionisti: La collaborazione con psicologi per l’autismo e psicoterapeuti specializzati nella gestione dell’autismo può essere fondamentale per affrontare difficoltà persistenti. Inoltre, è cruciale rivolgersi a nutrizionisti esperti in neurodivergenze per elaborare piani alimentari equilibrati e personalizzati.

La Sovrapposizione tra Autismo e Disturbi Alimentari

Il collegamento tra anoressia nervosa e autismo è stato osservato per la prima volta nei primi anni ’80 (Gillberg). I disturbi alimentari di solito si manifestano nell’adolescenza, quando la vita sociale delle persone tende a diventare più complessa. Le stime di prevalenza dell’anoressia variano a seconda del metodo e del periodo. Può essere difficile diagnosticare accuratamente l’autismo nelle persone affette da anoressia grave, dice William Mandy, professore di psicologia clinica all’University College London.

L’ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder) può essere la diagnosi più appropriata per alcune persone autistiche che sono sottopeso o hanno problemi a mangiare. L’ARFID è più comunemente osservato nei bambini e negli adolescenti (non è raro notare un bambino autistico che non vuole mangiare), ma può verificarsi anche negli adulti. La malnutrizione dovuta all’anoressia nervosa o all’ARFID può aumentare le difficoltà basate sui sensi delle persone autistiche, influenzando la reattività emotiva e l’umore. Per alcuni, i comportamenti possono risolversi o migliorare durante il recupero.

Le persone con alessitimia possono avere infatti difficoltà a identificare quale emozione stanno provando e anche a comunicare ciò che sentono agli altri. C’è poi da considerare l’interocezione, il processo di percezione delle sensazioni all’interno del corpo, come la fame, la sete, la sazietà e il dolore. I trattamenti standard per i disturbi alimentari tendono a non adattarsi alle specifiche esigenze delle persone autistiche. Molte persone autistiche hanno poi difficoltà a visitare gli studi medici a causa delle proprie sensibilità, come l’avversione alle luci fluorescenti. Identificare la presenza di autismo può rendere il trattamento e il recupero dal disturbo alimentare più efficaci.

Man mano che la nostra comprensione dell’autismo e dei disturbi alimentari cresce, c’è l’opportunità per una maggiore prevenzione e un intervento precoce. Comprendere l’autismo e altre condizioni neurodiverse (ad esempio, ADHD) non come un deficit, ma piuttosto come una differenza funzionale nel cervello, è cruciale. Attualmente, vi è molta ricerca in corso in quest’area e si spera che col tempo diventino disponibili protocolli di trattamento basati sull’evidenza.

Considerazioni Finali

L’alimentazione anti-infiammatoria non è una formula magica né una regola rigida da seguire a tutti i costi. È piuttosto un invito a sperimentare un modo di nutrirsi che tenga conto del proprio corpo, delle proprie sensibilità e delle proprie esigenze uniche. Essere neurodivergente significa avere un funzionamento neurobiologico unico, e questo porta con sé sfide ma anche punti di forza straordinari. Prendersi cura di sé attraverso il cibo può diventare un gesto quotidiano di attenzione e rispetto verso la propria unicità, un modo per ascoltare i segnali del corpo e sostenere le proprie risorse interiori. Non esiste un percorso uguale per tutti: ciò che conta è trovare il proprio equilibrio e mantenerlo nel tempo, passo dopo passo, con la guida di professionisti che sappiano comprendere sia l’aspetto nutrizionale che il funzionamento neurodivergente. Il benessere integrato non nasce dal conformarsi, ma dal dare valore ai propri bisogni, al proprio corpo, alla propria voce, al proprio equilibrio e alla propria identità. A partire dai nostri bisogni di base.

Il nostro Centro Clinico offre diagnosi, consulenze e percorsi personalizzati per supportare al meglio le persone autistiche e le loro famiglie. Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se pensi di essere una persona AUTISTICA e hai difficoltà nella comunicazione e nelle interazioni sociali, una diagnosi può offrirti la comprensione necessaria per affrontare le tue sfide quotidiane.

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