L'ansia, quella sensazione di terrore, paura, preoccupazione o panico, non è certo una novità. Ippocrate ne parlava già nel IV secolo a.C. Molti si rivolgono a trattamenti olistici come la meditazione, lo yoga, i massaggi e altre tecniche di rilassamento che hanno molto successo e sono privi di rischi. Ma la tecnica in assoluto più utilizzata è la musicoterapia. Esiste un brano, il più “potente”, che è in grado di ridurre l’ansia del 65%! Il gruppo che ha creato “Weightless”, il Marconi Union, lo ha fatto in collaborazione con i terapisti del suono. Le armonie, i ritmi, le linee di basso di questa canzone sono state studiate con cura e aiutano a rallentare la frequenza cardiaca dell’ascoltatore, riducendo la pressione sanguigna abbassando i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.

Le idee di Freud hanno permeato l'opinione pubblica come un grasso nel tonno Rio Mare già all'inizio del '900 e anche oggi il senso comune attribuisce alle teorie freudiane i più disparati significati. Samuele Bersani in "Spaccacuore" canta "So chi sono io anche se non ho letto Freud" attribuendo allo stesso il merito (o la presunzione) di aver scritto opere che oggi possono guidarci verso la conoscenza di noi stessi. Bersani, pur apprezzabile, in questo caso ha leggermente travisato le teorie freudiane, essendo esse una serie di teorie e costrutti basati principalmente sul concetto di inconscio. L'esempio forse più brutale è probabilmente quello di Povia in "Luca era gay" che nel verso "c’era chi mi diceva "è naturale", io studiavo Freud, non la pensava uguale", come se Freud considerasse innaturale e sbagliata l'omosessualità. La dura accusa di omofobia è erronea, in quanto Freud non considerava gli omosessuali come devianti. Cercò e pensò di aver trovato le cause dell'omosessualità, ipotesi che ancora oggi sono in voga nell'ottica psicodinamica e psicoanalista. Roberto Vecchioni cita Freud nella canzone "Voglio una donna": "mi basta che non legga Freud". Le donne che leggono Freud sono noiose? Sono isteriche? O forse, fanno troppe domande? In ogni caso, non credo ci sia nulla da temere da una donna che legge Freud.
Queste interpretazioni superficiali e spesso errate delle teorie freudiane evidenziano la complessità del pensiero psicoanalitico e la sua tendenza a essere semplificato o distorto nel linguaggio comune e nella cultura popolare. La canzone d'autore, d'altro canto, ha spesso attinto, consciamente o inconsciamente, a tematiche profonde, rispecchiando e talvolta anticipando dibattiti e riflessioni che affondano le radici nella psiche umana, un terreno da sempre esplorato dalla psicoanalisi.
La Canzone d'Autore come Specchio dell'Inconscio Collettivo
L'ascolto è una componente fondamentale nelle relazioni interpersonali e negli interventi terapeutici. Essere ascoltatori attivi nei confronti dei propri interlocutori, mettendosi in una posizione di empatia e di accettazione, è fondamentale per instaurare un rapporto di riconoscimento dell’altro, rispetto e scoperta reciproca. Saper ascoltare è una componente essenziale della comunicazione. E nel comunicare si possono utilizzare diversi linguaggi espressivi, tra i quali la musica. Queste le premesse dell’evento “Poetica della Cura”, che si è tenuto lo scorso 4 ottobre presso la “storica” libreria “La Nuova Terra” di Legnano. Durante l’evento il dott. Angelo Villa, direttore scientifico del centro oltre che docente, psicoanalista, saggista, supervisore di progetti in ambito sociale e, naturalmente, appassionato di musica, ha presentato il suo libro “Pink Freud”, edito da Mimesis.
Il volume "Pink Freud" di Angelo Villa vuole indagare, in chiave psicoanalitica, il fenomeno della canzone d'autore nel suo sviluppo nella cultura occidentale, tra Stati Uniti, Europa e Italia, dalla fine degli anni Sessanta ai giorni nostri. Villa ha raccontato come la genesi del libro abbia avuto luogo (freudianamente, potremmo dire?) da due curiosi fenomeni onirici: anni fa, mentre si trovava a Losanna per un dottorato sulla figura della madre, durante la notte sognò John Lennon che cantava "Mother". In un’altra occasione, in cui egli aveva momentaneamente dimenticato la data di morte di sua madre, in sogno gli apparvero i Led Zeppelin che eseguivano "Stairway to Heaven". Recuperando questi due “prodotti” del proprio inconscio e partendo da Lennon, lo psicologo ha deciso di scrivere un testo sull’inedito connubio tra musica d’autore e psicoanalisi, proprio perché la canzone può essere uno strumento di espressione, ma anche di cura di se stessi. Il titolo del saggio, invece, è ispirato a "The Wall" dei Pink Floyd, in cui il protagonista è alla continua ricerca del padre.

Una delle tesi centrali nel saggio di Villa è che i cantautori abbiano avuto una funzione simile a quella dei trovatori in epoca medievale, soprattutto in un periodo, come gli anni Sessanta, in cui l’autorità tradizionale (e quella familiare in particolare) veniva messa in discussione. Villa pone i cantastorie provenzali all’inizio della storia della canzone ed introduce poi una figura archetipica, quella del Satana del "Paradise Lost" di Milton, come “caricatura” della donna angelicata dell’amor cortese ed antecedente di rockstar che spesso hanno giocato con l’ambiguità sessuale, come David Bowie e Freddie Mercury.
Artisti e Temi Psicoanalitici nella Canzone d'Autore
Uno degli artisti a cui l’autore ha dedicato maggiore spazio è Bob Dylan, che aveva un rapporto conflittuale con i propri genitori al punto di dichiarare in un’intervista che essi fossero deceduti, mentre in realtà erano vivi. Il brano preso in esame, nel caso del menestrello di Duluth, è "Blowin’ in the Wind". Questo brano, apparentemente semplice e poetico, può essere letto attraverso una lente psicoanalitica come una ricerca di risposte universali, un'espressione di domande irrisolte che riecheggiano nel profondo dell'individuo e della società, forse legate proprio alle dinamiche familiari e al bisogno di riconoscimento.
Un altro cantautore (tra l’altro, come Dylan, anch’egli di ascendenza ebraica) che aveva un rapporto non facile con il padre fu Leonard Cohen. In occasione della morte del genitore il musicista seppellì un biglietto a lui indirizzato e in seguito ebbe a dire che tutte le sue canzoni erano un tentativo di ritrovare questo messaggio sepolto e smarrito. Questa profonda malinconia e la ricerca di un legame perduto sono temi potentemente autobiografici e universali, che trovano eco nelle dinamiche di lutto, elaborazione del dolore e nel complesso rapporto padre-figlio, elementi centrali nell'indagine psicoanalitica.
Ma quali sono gli altri punti di contatto, secondo Villa, tra cantautorato e psicoanalisi, considerando anche la “leggenda” secondo la quale Freud non amava la musica? La libertà della parola e la laicità del pensiero sono sicuramente due elementi che la psicanalisi freudiana e lacaniana hanno in comune con la canzone d’autore. La voce, inoltre, è la prima musica che l’orecchio umano incontra ed è anche, nelle religioni, manifestazione di Dio. Come ha osservato l’autore, dal punto di vista psicologico nella canzone si tende ad analizzare soprattutto il testo, ma anche gli elementi non verbali (ritmo, melodia, armonia) sono fondamentali a veicolare il significato di un brano, così come la voce del cantante, che dà una risonanza ed una valenza ulteriore alle liriche stesse. L'analisi del testo, infatti, può essere vista come un'associazione libera applicata alla parola cantata, dove i simboli, le metafore e le immagini evocate possono aprire varchi verso l'inconscio dell'autore e, per estensione, dell'ascoltatore.
Durante la presentazione del volume è intervenuta Marta Franchi, coordinatrice di Stripes, una delle due cooperative che gestisce il centro “Il Pane e le Rose”, per spiegare come questa realtà, già punto di riferimento nell’area altomilanese per la terapia e il trattamento in ambito psicopedagogico, vuole configurarsi anche come polo culturale che possa proporre una stagione di iniziative di approfondimento e di riflessione su varie tematiche. L’incontro su “Pink Freud” ribadisce il concetto che le modalità di comunicazione tra le persone siano molteplici - parola, musica, scrittura - e nel centro si utilizzano infatti una pluralità di linguaggi, partendo da professionalità ed esperienze differenti, alla ricerca di soluzioni creative. Anche Mauro Piccinin, responsabile della cooperativa Tre Effe, ha sottolineato che ciò che caratterizza “Il Pane e Le Rose” è una particolare attitudine al dialogo e al confronto, sia con gli utenti che tra gli operatori. E, sicuramente, un’attenzione non solo alle necessità primarie degli individui, ma anche al bisogno di bellezza insito in ogni persona. Il nome del centro, infatti, viene da un’affermazione di Karl Marx: “pane e rose, il necessario e il superfluo, una società dove si mangia meglio e di più (non solo pane), dove si lavora meglio e di meno, ma anche una società dove si è più felici, realizzati, liberi” ed è associato alla figura di Rose Schneiderman, attivista per il voto alle donne che fece proprio questo motto, ripreso in seguito da una poesia di John Oppenheim del 1911. Lo slogan venne poi adottato durante lo sciopero delle lavoratrici tessili di Lawrence, Massachusetts, il 12 gennaio 1912, per la richiesta di una migliore qualità della vita. Questo evento si inserisce in un programma di incontri formativi e culturali che “Il Pane e le Rose” intende promuovere. Il centro, situato a Legnano in via Giolitti n.

"Pink Freud" immagina un esperto psicoanalista che fa accomodare sul proprio lettino Sua Maestà il rock e questo paziente si esprime attraverso la canzone. L'analista lavora per associazioni partendo dalle canzoni, ma anche dalle storie psicologiche di chi le ha scritte. L'autore si è documentato in modo approfondito traendo preziosi dati anamnestici dalle biografie delle rockstar e dei cantautori, che notoriamente spesso assomigliano a delle cartelle cliniche, soprattutto se si tratta di songwriter che hanno vissuto gli anni sessanta e settanta. Le analisi sono interessanti, anche se chiaramente molto dense di teoria psicanalitica. Quindi può capitare di leggere che “la dimensione pulsionale si riflette con forza” nella celeberrima “svolta elettrica” di Bob Dylan, o che “la fantasia di Imagine invoca un mondo materno”.
La Canzone come Romanzo di Formazione Moderno
L'autore sottolinea come la canzone, nella nostra epoca, si sia in parte sostituita a quello che nei secoli scorsi era il romanzo di formazione. I cantautori, o i “nuovi trovatori” come li definisce Villa, esprimono cantando i disagi, le aspettative e le contraddizioni della propria generazione e possono riempire il vuoto narrativo del mondo postmoderno. In questo senso, la canzone d'autore diventa uno strumento di esplorazione dell'identità, un veicolo per elaborare esperienze complesse e per trovare un senso nelle proprie vite, proprio come un tempo faceva il romanzo. La musica, con la sua capacità di evocare emozioni profonde e di creare connessioni intime, si presta magnificamente a questo ruolo di accompagnamento nel percorso di crescita e autoconoscenza.
Villa A. (2013). Pink Freud. Psicanalisi della canzone d’autore da Bob Dylan a Van De Sfroos.
