Le teorie del complotto, fenomeni antichi quanto la storia umana, sono state oggetto di crescente interesse da parte della psicologia negli ultimi anni. Eventi di portata storica, come l'assassinio del Presidente Kennedy, la sparatoria di massa a Las Vegas del 2017 o l'attentato a Charlie Hebdo, sono diventati terreno fertile per speculazioni e narrazioni alternative. Comprendere le motivazioni e i meccanismi psicologici che sottendono queste credenze è fondamentale per navigare nell'era della post-verità, dove disinformazione e misinformazione dilagano, alterando la nostra percezione della realtà.

La Psicologia del Complottismo: Bisogni e Tratti di Personalità
La psicologia del complottismo si concentra sull'atteggiamento mentale che porta a interpretare gli accadimenti attraverso una lente alternativa a quella definita "mainstream", attribuendo gli eventi a presunti complotti. Le teorie del complotto sono concezioni che attribuiscono la causa di una serie di eventi a trame segrete, spesso presentando visioni più complesse ed elaborate rispetto alle versioni ufficiali. Essere "cospirazionisti" significa adottare attivamente questo atteggiamento mentale. Una cospirazione, in questo contesto, è definita come una spiegazione di un evento o una situazione che attribuisce cause e responsabilità a gruppi elitari o potenti. Spesso, queste teorie presuppongono l'esistenza di un gruppo di cospiratori che agisce in segreto, con un piano dannoso per coloro a cui è tenuto nascosto.
Una recente meta-analisi del 2023, condotta da Bowes e colleghi e pubblicata dall'American Psychological Association, suggerisce che le persone inclini alle teorie del complotto sono motivate da una combinazione di fattori. In primo luogo, vi è la necessità di dare un senso e un controllo a eventi confusi o poco compresi. In secondo luogo, emerge il bisogno di appartenenza e superiorità. Le teorie del complotto risultano particolarmente attraenti per coloro che si sentono emarginati dalla società, impoveriti nelle relazioni e infelici nella vita.
La ricerca di Lantian (2017) ha evidenziato correlazioni tra credenze complottiste e tratti di personalità come la sfiducia, la scarsa amicalità e il machiavellismo. La "scarsa amicalità", definita come un basso grado di affidabilità, gentilezza e cooperazione, implica individui meno inclini a fidarsi degli altri e a collaborare. Questo aspetto si lega a un senso di alienazione sociale e a un distacco dalle norme sociali, comunemente definito come anomia. Gli individui che si sentono alienati possono rifiutare le spiegazioni convenzionali degli eventi e la legittimità delle fonti che le propongono.
Inoltre, il bisogno di sentirsi unici può giocare un ruolo significativo. Il complottismo, rappresentando il possesso di informazioni potenzialmente rare e non convenzionali, può soddisfare questo desiderio di distintività. Il bisogno di unicità può quindi agire da mediatore nella relazione tra certi tratti di personalità e la credenza nelle teorie del complotto.
La ricerca di van Prooijen (2016) ha ulteriormente arricchito il quadro, scoprendo che l'instabilità dell'autostima, conseguenza dell'incertezza del Sé, è una caratteristica associata a una maggiore propensione a credere nel complottismo. Le persone che si sentono impotenti, isolate socialmente e con alti livelli di anomia, tendono a sostenere teorie complottiste anche per evitare la vergogna legata alla propria situazione. Il complottismo, in questo senso, offre un senso di significato, sicurezza e controllo in un mondo percepito come imprevedibile e pericoloso.
TEORIE DEL COMPLOTTO CHE SI SONO RIVELATE VERE | GIANMARCO ZAGATO
Processi Cognitivi e Bias: Le Scorciatoie della Mente
Dal punto di vista dei processi cognitivi, le persone con forti credenze complottiste tendono a sovrastimare la possibilità di eventi coincidenti, ad attribuire connessioni intenzionali anche quando improbabili e a mostrare un livello più basso di pensiero analitico. Questo "saltare alle conclusioni" è spesso il risultato di bias cognitivi, ovvero distorsioni sistematiche e inconsapevoli nel giudizio che la nostra mente compie nell'interpretare eventi e valutare situazioni.
Queste scorciatoie mentali, note come euristiche, ci permettono di elaborare rapidamente le informazioni, ma possono portare a conclusioni inesatte. Il premio Nobel Daniel Kahneman, nel suo libro "Pensieri lenti e veloci", descrive due sistemi di pensiero distinti:
- Sistema 1 (Pensiero Veloce): Automatico, rapido, istintivo ed emotivo. Responsabile delle reazioni immediate e delle intuizioni che emergono senza sforzo consapevole. Opera in modo efficiente per situazioni familiari o problemi semplici, ma può essere soggetto a errori basati su euristiche e pregiudizi. Esempi includono la frenata istintiva in auto al vedere una palla attraversare la strada, o il riconoscimento immediato di un volto amico.
- Sistema 2 (Pensiero Lento): Lento, controllato, analitico e deliberato. Richiede uno sforzo cosciente per essere attivato ed è impiegato in situazioni nuove, complesse o che richiedono riflessione approfondita. È faticoso da mantenere attivo a lungo. Esempi includono il confronto di diverse opzioni per l'acquisto di una casa o la risoluzione di un problema matematico complesso.
Il problema sorge quando il Sistema 1 domina, portando a decisioni basate su pregiudizi o errori di valutazione. I "saltatori", individui che tendono a prendere decisioni dopo aver visto solo poche informazioni, si affidano maggiormente al Sistema 1, commettendo più errori e mostrando eccessiva sicurezza nelle loro risposte.
Tra i bias cognitivi più rilevanti che influenzano la credenza nelle teorie del complotto troviamo:
- Bias di Conferma: La tendenza a cercare, interpretare e ricordare informazioni che confermano le proprie ipotesi iniziali, escludendo quelle incoerenti. Ad esempio, nello studio sulla correlazione tra atteggiamenti verso i vaccini e ricerca online, chi aveva un'opinione negativa tendeva a usare parole chiave come "rischio" o "conseguenze negative".
- Bias di Semplificazione: La tendenza a semplificare la realtà per rendere un problema gestibile. Durante la pandemia di Coronavirus, alcuni hanno attribuito la responsabilità dei contagi a comportamenti individuali specifici, ignorando la complessità della situazione.
- Effetto del Falso Bilanciamento (False Balance Effect): In un dibattito, contrapporre un'informazione scientificamente accreditata a una visione minoritaria e parziale può creare nel pubblico la percezione di un bilanciamento tra le due fonti, equiparando autorevolezze non comparabili.

La Ricerca Scientifica: Tratti Psicopatologici, Istruzione e Intelligenza
Studi più approfonditi hanno esplorato legami tra credenze complottiste e specifici tratti o condizioni psicologiche. La ricerca di Moulding (2016) ha rilevato una correlazione tra il supportare teorie complottiste e variabili quali distacco dalle regole sociali, assenza di norme, senso di impotenza e alienazione. Studi hanno anche esplorato il legame tra credenze complottiste e tratti come la paranoia, l'ideazione magica e la credenza nel paranormale, trovando associazioni positive con la schizotipia (Darwin et al., 2011; Swami et al., 2016). La sospettosità intrinseca negli individui ad alto contenuto schizotipico può portare a un rifiuto delle fonti di informazione ufficiali.
Uno studio sperimentale condotto da Furnham e Grover (2021) ha esaminato la relazione tra la credenza nelle teorie del complotto e i disturbi di personalità. I risultati hanno dimostrato correlazioni positive tra teorie del complotto e tratti sadici (desiderio di spaventare e intimidire) e tratti autolesionisti (negatività, tristezza, preferenza per esperienze negative). In particolare, i cluster di disturbi di personalità di ordine superiore, come il disturbo paranoide, schizoide e schizotipico (cluster A), sono risultati predittori chiari delle teorie del complotto, caratterizzati da inibizione sociale, ritiro, pensiero distorto e disconnessione dal mondo circostante.
Tuttavia, la ricerca non si limita a correlare il complottismo con patologie. Il grado di istruzione e l'intelligenza (QI) giocano un ruolo non trascurabile. Studi come quello di Goreis & Voracek (2019) suggeriscono che le persone più istruite tendono ad essere più scettiche, meno religiose e meno attratte dalle teorie del complotto. Pertanto, l'istruzione e la formazione sono considerate strumenti essenziali per contrastare la diffusione di queste credenze. È interessante notare che brevi misure di screening per disturbi di personalità potrebbero non essere sufficientemente utili per esplorare appieno la relazione con teorie del complotto, come suggerito dalla scala SAPAS nello studio di Furnham & Grover.

Bisogni Psicologici e Sociali: Il Fascino delle Narrazioni Alternative
A quali bisogni importanti rispondono quindi le teorie complottiste, specialmente in periodi di incertezza e precarietà come quello attuale?
- Bisogni Epistemici (Bisogno di Capire): Il mondo complesso offre raramente risposte nette e immediate, il che può essere frustrante per la mente umana. Di fronte a fenomeni come la pandemia da Coronavirus, con poche risposte certe e molteplici prospettive spesso antitetiche, le teorie complottiste offrono una narrazione apparentemente coerente e completa, fornendo una spiegazione più soddisfacente rispetto all'incertezza.
- Bisogni Esistenziali (Bisogno di Controllo e Sicurezza): Tutti desideriamo avere la percezione di controllare gli eventi e non essere in balia di poteri forti. Le teorie complottiste contrastano questo timore permettendo di identificare e "smascherare" presunti burattinai potenti, offrendo un senso di sicurezza e controllo. Il complottismo dà un senso di significato, sicurezza e controllo su un mondo percepito come imprevedibile e pericoloso.
- Bisogni Sociali (Appartenenza e Affiliazione): Le persone cercano conforto nei gruppi che condividono identità, valori, paure e rabbie comuni. Il gruppo che aderisce a una teoria del complotto appare compatto e protetto dalle incertezze e minacce esterne, offrendo un senso di appartenenza e comunità, specialmente a chi si sente isolato o alienato. Internet ha amplificato enormemente la capacità di persone simili di riunirsi, condividere ed espandere le loro teorie.
Il Ruolo di Internet e la Sfida della Post-Verità
Internet ha indubbiamente facilitato la comunicazione e la diffusione delle teorie complottiste. Ha permesso a persone con idee simili di riunirsi, condividere e amplificare le proprie narrazioni in modo rapido ed efficace. Tuttavia, questo stesso mezzo, sebbene consenta conversazioni veloci, non sempre favorisce un confronto corretto e umano come quello che avviene nella vita reale. La facilità con cui le informazioni, verificate o meno, possono essere condivise, contribuisce a creare "echo chambers" - ambienti in cui le narrative si consolidano e le idee condivise vengono rafforzate dall'interno, diventando impermeabili a prospettive diverse.
Viviamo nell'epoca della post-verità, dove il mare magnum di contenuti che fluiscono senza tregua rende difficile discernere ciò che è attendibile da ciò che è "fake". Bias cognitivi, stereotipi, disinformazione e misinformazione invadono i nostri schermi e la nostra percezione della realtà, alterando la relazione con il mondo circostante.
Affrontare il Fenomeno: Educazione Critica e Consapevolezza
Come possiamo, quindi, rispondere a questo fenomeno sempre più pervasivo?
- Evitare la Polarizzazione e l'Estremismo: È fondamentale non chiudersi in posizioni estreme o aggressive, mettendo da parte ideologie che possono ostacolare il dialogo razionale.
- Promuovere il Pensiero Critico: L'educazione e la formazione sono strumenti potenti per contrastare la diffusione delle credenze nelle teorie del complotto. Sviluppare la capacità di analizzare criticamente le informazioni, riconoscere i bias cognitivi e valutare la credibilità delle fonti è essenziale. L'allenamento metacognitivo, che aiuta i partecipanti a confrontarsi con i propri pregiudizi, può essere particolarmente utile.
- Non Demonizzare i Processi Cognitivi: È importante ricordare che i processi euristici e i bias cognitivi hanno una funzione evolutiva e un'utilità. Non si tratta di eliminarli, ma di diventarne consapevoli per gestirli meglio.
- Dare Tempo alla Riflessione: In un mondo che premia la velocità, è cruciale concedersi il tempo necessario per raccogliere informazioni, riflettere e bilanciare il pensiero veloce (Sistema 1) con quello lento e deliberato (Sistema 2) prima di trarre conclusioni o prendere decisioni importanti. A volte, la decisione più saggia è proprio quella di prendersi più tempo.
- Promuovere il Dialogo Interdisciplinare: Comprendere il fenomeno del complottismo richiede un approccio multidisciplinare che intrecci linguistica, psicologia, studi culturali, diritto e scienze sociali. Eventi come l'EC2U Think Tank all'Università di Pavia dimostrano l'importanza di questo scambio di conoscenze per analizzare la diffusione di pregiudizi e disinformazione.
Il complottismo, pur non potendo essere "smontato" con argomenti razionali da chi vi crede fermamente, può essere contrastato attraverso la promozione di una cultura del dubbio sano, della verifica delle fonti e della consapevolezza dei propri processi mentali. Solo attraverso un impegno continuo verso l'alfabetizzazione critica e la comprensione delle dinamiche psicologiche sottostanti, potremo sperare di navigare più efficacemente nell'era della post-verità e ricostruire un rapporto di fiducia basato sulla realtà e sulla razionalità.