L'alterazione della mente, per potersi parlare di inimputabilità, deve dipendere da un'infermità, fisica o psichica, sussistente al momento del fatto e rilevante in ordine al fatto commesso, nonché tale da incidere concretamente sulla capacità d'intendere o volere del soggetto. Ogni altra anomalia, non dipendente da infermità, riguarda soltanto la sfera della personalità e del carattere del soggetto ed è, pertanto, inidonea a determinare infermità mentale.

La Personalità: un Concetto Complesso e Multisfaccettato
Definire la personalità in modo esaustivo si rivela un'impresa ardua, data la pluralità di accezioni che il termine assume in ambito psicologico e nel linguaggio comune. Allport stesso ha catalogato quasi cinquanta definizioni distinte. Nel senso più immediato, "personalità" può riferirsi all'abilità sociale o all'insieme delle impressioni intense che un individuo suscita negli altri (ad esempio, una personalità aggressiva o sottomessa).
Da un punto di vista psicologico, si distingue tra definizioni biosociali e biofisiche. Le prime equiparano la personalità al valore sociale di un individuo, mentre le seconde ne radicano le origini nelle caratteristiche intrinseche del soggetto, siano esse organiche o osservabili e misurabili. Altri studiosi pongono l'accento sulla funzione organizzativa della personalità, vista come l'elemento che conferisce ordine e coerenza ai diversi comportamenti di un individuo. Per alcuni, la personalità è sinonimo di unicità, definendo i tratti peculiari che distinguono una persona dalle altre. Infine, una prospettiva più essenzialista considera la personalità come l'essenza stessa dell'uomo, ciò che egli "di fatto è".
L'eterogeneità di queste definizioni porta a concludere, come evidenziato da Hall e Lindzey, che la definizione di personalità dipenda dalle preferenze teoriche dell'individuo.
In una prospettiva criminologica, è fondamentale un approccio integrato che consideri l'interazione tra individuo e ambiente sociale. La personalità può essere definita come il complesso delle caratteristiche di ciascun individuo, manifestate nelle modalità del suo vivere sociale, e risultante dalle interrelazioni del soggetto con i gruppi e con l'ambiente circostante.
Strutturalmente, l'attività psichica si articola in tre funzioni fondamentali: conoscitiva (intelligenza, conoscenza, pensiero), affettiva (umore, sentimenti, emozioni) e volitiva (motivi consapevoli e inconsci, pulsioni, istinti). La comprensione di queste funzioni è cruciale per distinguere i diversi disturbi di personalità, ognuno caratterizzato da un'anomalia specifica in una o più di esse.

In una prospettiva dinamico-evolutiva, la genesi della personalità è influenzata da fattori costituzionali (temperamento) e da influenze modellanti ambientali. Le predisposizioni innate costituiscono un potenziale che viene plasmato dalla storia personale, dalla famiglia e dalle esperienze di vita. Il carattere, distinto dal temperamento (base innata), rappresenta l'interazione tra temperamento e ambiente. I processi essenziali di organizzazione della personalità includono il condizionamento (apprendimento, ripetizione, traumi infantili, clima psicologico primario), le identificazioni (assimilazione di modelli) e l'apprendimento della tolleranza alla frustrazione, che forgia il controllo comportamentale, la padronanza di sé e la coscienza morale.
I Disturbi di Personalità: Definizione e Caratteristiche
Prima di esaminare specificamente le personalità psicopatiche, è utile definire la personalità psichicamente normale. In un'ottica psicoanalitica, il concetto di "carattere genitale" descrive una personalità che ha superato il complesso edipico, è libera dalla dipendenza infantile e presenta un assetto stabile delle capacità relazionali. Secondo Freud, la normalità psichica si raggiunge quando si consegue "un sufficiente grado di capacità di godere e di fare".
La personalità psicopatica, al contrario, si manifesta con un modello abituale di esperienza interiore e comportamento che devia significativamente dalle aspettative culturali dell'individuo. Tale deviazione può interessare la sfera cognitiva (modi di percepire e interpretare sé stessi, gli altri, gli eventi), la sfera affettiva (intensità, labilità, adeguatezza emotiva) o il controllo degli impulsi e il funzionamento interpersonale. Queste personalità risultano rigide, non adattative e pervasive, causando disagio significativo al soggetto e al suo ambiente, compromettendo il funzionamento socio-lavorativo e relazionale. Gli individui con personalità psicopatica "soffrono e fanno soffrire" la società. Per questa loro incapacità di adattamento alle norme sociali, sono stati anche definiti sociopatici.
In psichiatria, si preferisce parlare di "disturbi della personalità" o "sindromi caratteriali", poiché il disturbo più evidente e strutturalmente importante risiede nel carattere, inteso come l'insieme delle modalità individuali di essere, agire e reagire alle circostanze. Questa definizione permette di distinguere le sindromi caratteriali dalle psicosi (endogene o da causa organica) e dalle nevrosi, sebbene la distinzione con queste ultime possa essere più ardua.
Nelle cosiddette personalità "abnormi", il disturbo incide in modo elettivo, prevalente e duraturo sulle modalità di risposta e comportamento. I sintomi consistono in alterazioni comportamentali e ideoaffettive, più evidenti nelle relazioni interpersonali e persistenti per tutta la vita. Questi sintomi sono "alloplastici", poiché i soggetti tendono a soddisfare i propri bisogni manipolando l'ambiente esterno. Sono anche "egosintonici", ovvero accettati e condivisi dal soggetto, che non prova sentimenti di colpa, ritenendosi nel giusto e riversando la sofferenza sugli altri. Ciò che caratterizza lo psicopatico è, quindi, un comportamento cronicamente anomalo, "stabile nella sua instabilità", un'abnorme struttura del carattere (caratteropatia), difficoltà di modificarsi in base all'esperienza e precarietà dei rapporti interpersonali.
La maggior parte dei disturbi di personalità non rientra tra le malattie mentali stricto sensu, ma tra le anomalie del carattere e della personalità. Tali disturbi si connotano per due parametri: il carattere abnorme del comportamento (in senso statistico, presente in una minima fetta della popolazione) e il giudizio sociale negativo sulla condotta associata, ritenuta inadeguata rispetto alle aspettative dell'ambiente sociale. Si attribuisce quindi al soggetto la responsabilità del proprio disturbo e del disagio causato alla società.
È importante notare che molti tratti caratteriali e comportamentali dei disturbi di personalità si riscontrano anche nella personalità "normale". Essi assumono significato patologico solo quando producono un'importante e durevole compromissione del funzionamento sociale o lavorativo, o causano grave sofferenza soggettiva.
Comprendere il disturbo evitante di personalità
Etiopatogenesi dei Disturbi di Personalità
Nonostante le numerose ricerche, l'eziopatogenesi delle sindromi caratteriali non presenta risultati univoci. Si possono individuare tre gruppi di modelli teorici:
Teorie Genetiche-Costituzionali: Sostengono l'esistenza di una predisposizione ereditaria alla patologia caratteriale. Kretschmer ha proposto correlazioni tra tipi di struttura corporea, tratti caratteriali e psicosi. Schneider, basandosi su predisposizioni biologico-costituzionali, ha descritto vari tipi di caratteri abnormi suscettibili di sviluppi psicopatologici. Sebbene la tesi costituzionalistica pura sia oggi superata, alcuni studi recenti suggeriscono una trasmissibilità eredo-genetica di tratti come estroversione-introversione, neuroticismo, impulsività, carattere antisociale e tratti isterici o anancastici.
Teorie Ambientali: Pongono l'accento sull'influenza dell'ambiente e delle esperienze di vita. Fattori come un clima familiare disarmonico, l'esposizione a violenza, abusi, trascuratezza, o l'appartenenza a contesti devianti possono contribuire allo sviluppo di disturbi di personalità. La mancanza di un attaccamento sicuro nella prima infanzia, l'inadeguatezza delle cure genitoriali e l'esposizione a modelli comportamentali disfunzionali sono considerati fattori di rischio significativi.
Teorie Multifattoriali (Interazioniste): Integrano le componenti genetiche-costituzionali con quelle ambientali. Secondo questo approccio, i disturbi di personalità emergono dall'interazione complessa tra una vulnerabilità biologica individuale e specifici fattori ambientali sfavorevoli. Ad esempio, una predisposizione genetica all'impulsività potrebbe manifestarsi come disturbo di personalità solo in presenza di un ambiente familiare instabile o traumatico.
La ricerca sull'eziopatogenesi dei disturbi di personalità è in continua evoluzione, con un crescente interesse verso i meccanismi neurobiologici e genetici che, in interazione con fattori ambientali, possono determinare l'insorgenza di queste condizioni.
La Rilevanza Giuridica dei Disturbi Psichici: Imputabilità e Vizio di Mente
Il Codice Penale italiano disciplina l'imputabilità, ovvero la capacità di essere responsabili penalmente di un fatto commesso, attraverso gli articoli 88 e 89.
- Art. 88 c.p. (Vizio totale di mente): "Non è imputabile chi, nell'epoca in cui ha commesso il fatto, era, per infermità mentale, in stato di totale incapacità di intendere o di volere."
- Art. 89 c.p. (Vizio parziale di mente): "Chi, nell'epoca in cui ha commesso il fatto, era, per infermità mentale, in uno stato di grandemente scemata capacità di intendere o di volere, risponde del reato commesso, ma la pena è diminuita."

La giurisprudenza ha interpretato il concetto di "infermità mentale" in senso ampio, estendendolo non solo alle malattie mentali classiche, ma anche ai disturbi della personalità, alle nevrosi e alle psicopatie, purché di consistenza, intensità e gravità tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere o di volere.
L'infermità deve essere sussistente al momento del fatto e rilevante in ordine allo stesso, ovvero tale da escludere o diminuire significativamente la capacità di comprendere il disvalore sociale della propria condotta (capacità di intendere) e di autodeterminarsi liberamente (capacità di volere).
Punti Chiave dalla Giurisprudenza:
- Disturbi della Personalità: Non sempre inquadrabili nelle malattie mentali in senso stretto, ma possono rientrare nel concetto di "infermità" se incidono concretamente sulla capacità di intendere o volere, escludendola o scemandola grandemente. È fondamentale un nesso eziologico tra il disturbo e la condotta criminosa.
- Anomalie Caratteriali ed Emotive: Non hanno rilievo ai fini dell'imputabilità, a meno che non si inseriscano eccezionalmente in un quadro più ampio di infermità.
- Epilessia: L'infermità è esclusa se la malattia si manifesta al momento della commissione del fatto, mentre nei cosiddetti "intervalli di lucidità" si valuta caso per caso. I soggetti affetti da epilessia non patiscono diminuzione delle capacità psichiche al di fuori dei momenti di crisi o se la gravità del male non incide seriamente sulla personalità.
- Tossicomania e Tossicodipendenza: Non producono di per sé alterazione mentale rilevante ai fini degli artt. 88 e 89 c.p., a meno che non siano associate a una grave e permanente compromissione delle funzioni intellettive e volitive.
- Stati Emotivi e Passionali: Rilevanti solo se eccezionalmente inseriti in un quadro più ampio di infermità.
- Capacità di Intendere e Volere: La compromissione può essere totale (art. 88) o grandemente scemata (art. 89). La valutazione deve essere compiuta in relazione al fatto concreto e al tempo della sua commissione.
- Accertamento del Fatto-Reato: Ha carattere prioritario rispetto a quello dell'imputabilità.
- Personalità Normale e Reati Collettivi: La piena capacità di intendere e agire di ciascun imputato non può essere dedotta la seminfermità mentale dall'intreccio di interazioni in azioni collettive. La responsabilità penale è personale.
- "Raptus Omicida": La psichiatria forense moderna tende a escludere l'esistenza di un cambiamento improvviso e repentino dei processi cognitivi. Tali espressioni vengono talvolta utilizzate per giustificare azioni violente, ma non configurano un vizio di mente autonomo.
La Corte di Cassazione ha più volte ribadito che il concetto di infermità mentale è più ampio di quello di "malattia mentale" in senso stretto, potendo ricomprendere anche disturbi della personalità che, per consistenza, rilevanza e gravità, siano tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere e di volere.
La distinzione tra vizio totale e vizio parziale di mente si basa su un criterio quantitativo: nel vizio parziale, la menomazione è "solo scemata grandemente", limitata ma non del tutto esclusa. La valutazione della sussistenza del vizio di mente, totale o parziale, è una questione di fatto demandata al giudice di merito, il quale deve avvalersi di tutti gli strumenti a sua disposizione, inclusa l'indispensabile consulenza tecnica.
Cause e Conseguenze dei Disturbi Psichici nel Contesto Giuridico
Le cause dei disturbi psichici sono eterogenee e spesso multifattoriali. Possono includere predisposizioni genetiche, alterazioni neurobiologiche, traumi infantili, esperienze di vita stressanti o traumatiche, fattori ambientali e sociali sfavorevoli, e l'abuso di sostanze.

Le conseguenze giuridiche della presenza di un disturbo psichico in un autore di reato possono essere significative:
- Inimputabilità (Art. 88 c.p.): Se l'infermità mentale è totale al momento del fatto, il soggetto non è imputabile. Ciò non significa impunità, ma l'applicazione di misure di sicurezza (come l'assegnazione a una casa di cura e custodia) anziché di pene detentive.
- Vizio Parziale di Mente (Art. 89 c.p.): Se l'infermità mentale è grandemente scemata, la pena è diminuita. La valutazione della misura della diminuzione spetta al giudice.
- Circostanze Attenuanti Generiche: Anche disturbi di personalità non sufficienti a configurare un vizio di mente possono essere presi in considerazione ai fini del riconoscimento di attenuanti generiche, qualora abbiano inciso sulle capacità volitive o comportamentali del soggetto.
- Capacità di Partecipare al Processo: L'infermità mentale può incidere anche sulla capacità dell'imputato di partecipare al processo penale (art. 70 c.p.p.). In tal caso, il procedimento può essere sospeso fino al venir meno dell'impedimento.
È fondamentale distinguere tra malattia mentale e disturbi della personalità. Mentre le malattie mentali in senso stretto sono più facilmente inquadrabili nelle categorie nosologiche classiche, i disturbi della personalità, pur non essendo sempre malattie mentali, possono ugualmente avere rilevanza giuridica se incidono sulla capacità di intendere e volere.
La giurisprudenza sottolinea che la valutazione dell'infermità mentale deve essere sempre contestualizzata al fatto concreto commesso e al momento della sua commissione. Non è sufficiente la mera presenza di una diagnosi psichiatrica; è necessario dimostrare il nesso causale tra il disturbo e la condotta criminosa, e la sua effettiva incidenza sulla capacità di autodeterminazione del soggetto.
L'accertamento dell'infermità mentale e della sua incidenza sull'imputabilità richiede un'approfondita indagine peritale, che consideri sia gli aspetti clinici che quelli giuridici, al fine di garantire un giudizio equo e conforme alla legge.
La Tutela del Soggetto e della Società
Le norme sull'imputabilità mirano a un duplice obiettivo: tutelare la società da soggetti potenzialmente pericolosi e garantire che la responsabilità penale sia commisurata alla effettiva capacità dell'individuo di comprendere e volere le proprie azioni.
L'approccio moderno alla giustizia penale riconosce la complessità della psiche umana e l'influenza che i disturbi psichici possono esercitare sulla condotta criminale. L'accertamento del vizio di mente, totale o parziale, non è un mero formalismo giuridico, ma uno strumento essenziale per una giustizia che tenga conto delle individualità e delle circostanze che possono aver determinato la commissione di un reato.
Al contempo, è cruciale che la valutazione della pericolosità sociale e la determinazione della durata minima di eventuali misure di sicurezza avvengano con rigore, anche quando il reato è commesso da un soggetto non imputabile. L'obiettivo è sempre quello di bilanciare la tutela dei diritti individuali con la salvaguardia dell'ordine pubblico e della sicurezza collettiva.
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