Il 15 novembre segna un importante appuntamento annuale dedicato alla ricerca della guarigione interiore, un seminario che giunge alla sua terza edizione. Questo evento è concepito come uno spazio di introspezione e cura personale, volto a esplorare quel "qualcosa" che genera inquietudine e che spesso sfugge alla nostra comprensione cosciente. È un'opportunità preziosa per dedicare attenzione e cura a potenziali ferite antiche, a bisogni profondi insoddisfatti o a nuclei di solitudine che da tempo attendono di essere riconosciuti e accolti.

Una parte significativa del seminario sarà dedicata al lavoro gestaltico sul trauma, inteso come una "ferita" del sé e della propria immagine. Verranno esplorati temi cruciali come la violazione dei nostri confini personali e il disturbo delle "funzioni di contatto". Attraverso un lavoro di rievocazione drammatizzata, i partecipanti saranno accompagnati in un processo di attualizzazione del vissuto, con l'obiettivo di superare le condizioni di vittimizzazione e di confusione-collusione. Questo percorso mira a favorire la riappropriazione delle proprie possibilità di scelta e a promuovere una relazione più consapevole tra l'Io e l'Altro.
Le sessioni individuali offriranno l'opportunità di lavorare con Mabel Prandelli, esperta in Reiki, Theta Healing, tecniche di massaggio, rilassamento, attivazione energetica e sciamanesimo della tradizione Lakota. Queste diverse metodologie saranno integrate per supportare i partecipanti nel loro cammino di guarigione interiore.
La Dipendenza Affettiva: Un Fenomeno Diffuso ma Sottovalutato
La dipendenza affettiva rappresenta un fenomeno attualmente molto diffuso, ma ancora insufficientemente indagato dal punto di vista clinico. Nonostante la sua pervasività, la "love addiction" non è ancora inclusa nel manuale diagnostico dei disturbi psichiatrici (DSM-V). Viene piuttosto annoverata tra le "nuove dipendenze", ovvero le dipendenze comportamentali. In queste dipendenze, il comportamento disfunzionale non è legato all'effetto di una sostanza, ma agli effetti intrinseci dell'attuazione del comportamento stesso. Nel caso della dipendenza affettiva, questo si traduce nella ricerca e nel controllo costante, spesso ossessivo, del partner.

Possiamo definire la dipendenza affettiva come una modalità disfunzionale di instaurare relazioni, riassumibile nella frase: "senza l'altro non posso vivere". L'individuo affetto da questa dipendenza tende a ritenere di non essere degno di amore e di non poter bastare a sé stesso. Di conseguenza, ricerca un partner a cui legarsi per poter "sopravvivere", sperando che quest'ultimo possa svolgere, almeno a un livello idealistico, funzioni di cura e supporto. Tuttavia, nella realtà, queste funzioni non vengono spesso espletate dal partner, il quale può anzi reagire sfuggendo alle richieste e alle pressioni del dipendente affettivo.
È fondamentale fare una netta distinzione: la dipendenza affettiva non ha nulla in comune con una relazione di coppia sana. In una relazione sana, due individui separati, ciascuno con le proprie peculiarità, risorse e fragilità, entrano in relazione creando la coppia, un'entità che è più della somma delle singole parti. Nella dipendenza affettiva, invece, si assiste più all'unione di due "metà" che cercano di formare un tutt'uno. Questo scenario lascia inevitabilmente poco spazio alla crescita individuale, all'arricchimento reciproco e alla vera reciprocità. Una relazione sana potrebbe essere metaforicamente rappresentata da due persone che si tengono per mano e percorrono insieme i sentieri della vita, procedendo nella stessa direzione.
Dipendenza Affettiva | Cos'é e perché si verifica ? | PSICHIATRA
Le Radici della Dipendenza Affettiva: Infanzia, Attaccamento e Responsabilità
Le radici della dipendenza affettiva affondano spesso nell'infanzia, nel legame di attaccamento con le figure significative. È probabile che qualcosa abbia portato l'individuo a interiorizzare la convinzione di non essere meritevole di amore. Attribuire l'intera "colpa" ai genitori sarebbe tuttavia un'affermazione riduttiva e controproducente, poiché potrebbe perpetuare l'atteggiamento di delega della propria salvezza agli altri. È più utile e costruttivo sostituire il termine "colpa" con "responsabilità".
L'esperienza clinica suggerisce che raramente un genitore desidera nuocere al proprio figlio; quasi sempre, infatti, ha agito al meglio delle sue capacità e con gli strumenti a sua disposizione. Le eventuali mancanze potrebbero non derivare da un'assenza di amore, ma piuttosto da eventi di vita che hanno distratto il genitore da una piena sintonia con i bisogni del figlio. Questi eventi possono includere difficoltà personali, problematiche di coppia, lutti o tensioni con le famiglie d'origine.
Inoltre, la dipendenza affettiva può essere uno stile interpersonale ereditato da generazioni passate, difficile da scardinare, specialmente per coloro che non hanno intrapreso un percorso di conoscenza interiore. Pertanto, il dipendente affettivo dovrebbe progressivamente sostituire il grido di aiuto "salvami", rivolto al partner e potenzialmente anche al terapeuta, con un atteggiamento adulto di prendersi cura di sé.
Il Ruolo delle Istituzioni Ecclesiali nella Tutela e nel Supporto
Un quadro interessante emerge dall'analisi delle attività dei Servizi territoriali per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili in Italia, promosse dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) attraverso il Servizio Nazionale per la protezione dei minori. La seconda indagine su questo tema, presentata durante l'Assemblea Straordinaria della CEI, ha evidenziato un'ampia partecipazione delle diocesi italiane. Da 166, le diocesi partecipanti sono aumentate a 186, rappresentando il 92,2% del totale.

La distribuzione geografica dell'indagine mostra una significativa partecipazione delle diocesi del Sud Italia (45,1%), seguite da quelle del Nord (32,3%) e del Centro Italia (23,6%). La prima parte del documento si concentra sulle attività dei Servizi diocesani e interdiocesani. La maggior parte dei referenti sono sacerdoti (46,2%), seguiti da laici (39,7%) e, in minor misura, da religiosi (6,5%). È inoltre emerso che l'82,8% delle diocesi coinvolte dispone di un'équipe di esperti a supporto del servizio.
Si è registrato un incremento notevole nelle attività specifiche rispetto al 2020: il numero degli incontri proposti è più che triplicato (da 272 a 901), così come il numero delle persone coinvolte (da 7.706 a 23.188). Questo dato conferma una tendenza positiva che pone al centro la formazione dei sacerdoti e degli operatori pastorali, considerata un tassello fondamentale per una strategia efficace di prevenzione e lotta agli abusi. Le iniziative e le collaborazioni con enti non ecclesiali sono raddoppiate, passando da 25 nel biennio 2020-2021 a 51 nel solo 2022. Si osserva inoltre un aumento della partecipazione a tavoli istituzionali civili, specialmente nelle regioni meridionali.
I Centri di Ascolto: Un Presidio Territoriale Fondamentale
L'aumento del numero dei Centri di ascolto testimonia la loro capillare presenza sul territorio e la loro importanza come presidio. La maggior parte di questi centri si trova nel Nord Italia (46), con un'incidenza proporzionalmente più alta rispetto alle diocesi che hanno attivato il servizio di tutela minori. Seguono i 35 centri del Sud e i 27 del Centro Italia (le diocesi della Sardegna sono considerate parte del Sud, nonostante la loro collocazione geografica centrale come regione ecclesiastica).
Generalmente, i Centri di ascolto sono situati in sedi distinte dalla curia diocesana (nel 78% dei casi) e sono gestiti, nella maggioranza dei casi, da personale laico (76%), spesso con competenze in ambito psicologico o educativo. Si è assistito a una crescita esponenziale dei contatti rilevati dai Centri di ascolto, passando da 38 nel 2020 a 374 nel 2022. La maggior parte di questi contatti avviene telefonicamente (84,4%) e proviene da non vittime (87,7%). La motivazione principale dei contatti (81,9%) è la richiesta di informazioni, mentre nel 18,1% dei casi si tratta di segnalazioni di abusi all'Autorità ecclesiastica.
Sono stati segnalati 32 casi di presunti abusi, la maggior parte dei quali si riferisce al passato (18 casi, pari al 56,8%) rispetto ai casi attuali (14 casi, pari al 43,8%). Analizzando la modalità del presunto abuso, emerge che la maggior parte delle segnalazioni riguarda casi reali (29 casi, pari al 90,6%), mentre solo 3 casi (9,4%) si riferiscono a episodi avvenuti online. L'età delle presunte vittime al momento dei fatti si concentra nella fascia 15-18 anni (25 su 54), seguita da coloro che avevano più di 18 anni (19 su 54).
Il profilo dei presunti autori di reato vede prevalere soggetti di età compresa tra i 40 e i 60 anni (oltre la metà dei casi), con un'età media di 43 anni. Si tratta quasi esclusivamente di maschi (31 su 32). Un terzo dei presunti autori è clero, un altro terzo è religioso, e il rimanente 37% è laico. Tra i laici, al momento della segnalazione, svolgevano ruoli come educatore (5 casi), catechista (1 caso), fondatore di associazione ecclesiale, insegnante di religione o seminarista. Per quanto riguarda le opzioni offerte ai presunti vittime nel 2022, prevale l'accompagnamento psicoterapeutico (10 casi), seguito dalla fornitura di informazioni e aggiornamenti sull'iter della pratica (9 casi). Sono state inoltre offerte la possibilità di incontrare l'Ordinario o di intraprendere un percorso di accompagnamento spirituale.

L'Innovazione Digitale e l'Intelligenza Artificiale nella Scuola
Parallelamente alle tematiche di benessere interiore e tutela, il 15 novembre ha visto anche l'inaugurazione a Roma dei lavori del convegno "Orientare e orientarsi. Come cambia la scuola nell’era dell’intelligenza artificiale", organizzato dall'Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola (Anp). L'intelligenza artificiale (IA) è stata identificata come un argomento cruciale su cui la scuola non può esimersi dal confrontarsi.
Dipendenza Affettiva | Cos'é e perché si verifica ? | PSICHIATRA
Antonello Giannelli, presidente dell'Anp, ha sottolineato l'importanza dell'orientamento, specialmente con l'introduzione della figura dell'orientatore a supporto degli studenti. Cosimo Accoto, Tech Philosopher, ha evidenziato come le trasformazioni profonde in atto mettano in discussione i modelli culturali esistenti, invitando a considerare l'IA non come un mero artefatto, ma come un'architettura complessa che include algoritmi e persone.
Gino Roncaglia, professore associato di Editoria digitale, Digital Humanities e filosofia dell'informazione, ha spiegato che il paradigma dell'IA è "logico-linguistico", rendendolo rilevante sia per le discipline scientifiche che per quelle umanistiche. La scuola ha il compito di formare all'uso del digitale, proponendo, ad esempio, di ripensare la biblioteca scolastica come un "hub di competenze nuove" e un luogo di addestramento, integrando graphic novel e materiali online.
Il Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) destina oltre 17 miliardi e mezzo alla scuola attraverso la Missione 4 "Istruzione e ricerca". È fondamentale cogliere questo investimento garantendone efficacia e sostenibilità, come sottolineato da Simona Montesarchio, direttore generale del Ministero dell'Istruzione.
La Rilevazione CEI: Monitoraggio e Miglioramento Continuo
La seconda Rilevazione sulle attività dei Servizi territoriali di tutela minori e adulti vulnerabili in Italia, promossa dalla CEI, ha visto una risposta superiore al 90% delle diocesi. Affidata agli esperti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza, l'indagine ha confermato la crescita delle attività dei servizi, in particolare quelle formative, con un aumento significativo dei partecipanti nel corso degli anni (da 7.706 nel 2020 a 23.188 nel 2022).
L'aumento delle attività è ulteriormente dimostrato dalla crescita dei contatti con i servizi, soprattutto i Centri di ascolto. La richiesta di informazioni è la motivazione prevalente (81,9%), indicando una maggiore consapevolezza dell'esistenza di queste strutture. Le denunce all'Autorità ecclesiastica rappresentano il 18,1% dei contatti.
Sebbene i casi di presunti abusi siano diminuiti rispetto al biennio precedente, l'analisi dei profili degli autori e delle vittime continua a fornire dati preziosi per strategie di prevenzione più mirate. La centralità dei Centri di ascolto e delle équipe di esperti, con competenze prevalentemente psicologiche ed educative, è sempre più evidente. L'aspetto della collaborazione tra enti religiosi e non religiosi rimane un'area di miglioramento. La CEI intende rendere queste rilevazioni annuali per monitorare costantemente lo stato delle attività e perfezionare gli strumenti di indagine, con l'obiettivo di raggiungere la piena partecipazione di tutte le diocesi italiane.
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