La psicologia del profondo, fin dalle sue origini, ha cercato di decifrare la complessità della personalità umana risalendo alle sue radici più antiche. Carl Jung, in particolare, ha posto l'accento sull'inconscio collettivo, un substrato simbolico e primitivo che contiene gli archetipi universali, le matrici del nostro sentire e del nostro agire. I miti, in questo senso, non sono semplici narrazioni antiche, ma espressioni vivide di questi archetipi, un materiale fluido che rivela le dinamiche interne della psiche e le relazioni tra le sue diverse componenti. Questa visione policentrica dell'anima, in contrasto con la visione lineare e positivista, ci permette di recuperare una comprensione più autentica di noi stessi.
Come gli eroi che popolano le saghe moderne, le forze sovrannaturali che animano universi fantasy, o le storie che prendono vita sul grande e piccolo schermo, così anche i miti antichi rappresentano la narrazione del "dramma umano". L'interpretazione di questi racconti archetipici offre una chiave di lettura terapeutica per comprendere le forze intrapsichiche che proiettiamo nei personaggi, siano essi divinità o figure umane. Queste forze, agendo in noi più o meno inconsapevolmente, plasmano la nostra personalità, le nostre relazioni e il nostro destino.
Il Linguaggio Originario della Psiche: Miti come Psicologia Ancestrale
La terminologia della psichiatria psicodinamica, spesso criptica e riduttiva nel definire i nostri stati interiori con etichette come "siamo pazzi" o "siamo disturbati", trova invece una sua espressione profonda e già compiuta nel linguaggio mitologico e archetipico. Il paziente, nel narrare la propria esperienza, inconsapevolmente espone un racconto che è già intrinsecamente mitologico, una trama di immagini psichiche che riflette le dinamiche universali dell'anima. Questo è il linguaggio originario della psiche, una psicologia che ha funzionato perfettamente da tempo immemorabile. Le psicopatologie, si può sostenere, sono sorte quando abbiamo iniziato a disconoscere il significato intrinseco e il potere curativo delle immagini psichiche, equiparandole a mere fantasie o a sintomi da debellare.
A cosa serve, ad esempio, che un paziente sappia di essere "affetto da narcisismo", se non conosce la storia di Narciso, il significato psicologico del suo mito, e lo scopo dell'azione di quella forza psichica o divina che rivive in lui? La conoscenza del mito offre una prospettiva più profonda e trasformativa rispetto a una semplice etichetta diagnostica.
Jean Shinoda Bolen: Le Dee e gli Dei come Archetipi Psichici
Jean Shinoda Bolen, nei suoi influenti lavori come "Le dee dentro la donna" e "Gli dei dentro l'uomo", ha magistralmente esplorato la prospettiva psicologica del mito, concentrandosi sulle divinità greche. La sua "prospettiva delle divinità" offre a terapeuti e pazienti, ma a chiunque desideri una maggiore auto-comprensione, uno strumento immediato per decifrare i conflitti intrapsichici e interpersonali che guidano le nostre vite. Le dee e gli dèi, in questa chiave di lettura, non sono entità esterne, ma "immagini interiori", archetipi che, attivandosi nella nostra psiche, determinano risposte comportamentali ed emotive inconsce. I miti che li riguardano diventano quindi espressioni di modelli archetipici che necessitano di un'interpretazione psicodinamica.
È evidente come la realizzazione di un certo tipo di donna possa non avere senso per un'altra, e viceversa per gli uomini. In ogni individuo coesistono più divinità, più archetipi attivi. Negli uomini, gli dèi sembrano determinare la personalità con maggiore forza, mentre nelle donne sono le dee. Più una personalità è complessa, maggiore è la probabilità che diverse divinità siano attive, creando talvolta conflitti interiori quando una parte di sé si identifica eccessivamente con un archetipo, trascurando i bisogni delle altre.
Gli Dèi Olimpici e la Struttura della Personalità Maschile
Gli dèi presi in considerazione dalla Bolen offrono un quadro dettagliato delle potenziali configurazioni della psiche maschile:
- Zeus: Dio del cielo, rappresenta la ragione, la volontà, il potere e il giudizio. La sua energia è orientata al comando e all'affermazione di sé.
- Ade: Dio del mondo sotterraneo, regno delle anime invisibili, incarna l'inconscio profondo, il mistero e l'introspezione.
- Poseidone: Dio del mare, simboleggia l'emozione, l'istinto e la forza vitale, spesso irrazionale e impetuosa.
- Apollo: Dio del sole, della luce, delle arti, della legge e dell'azione a distanza. Rappresenta la chiarezza, l'ordine, la razionalità e la creatività.
- Hermes: Messaggero degli dèi, guida delle anime, dio della comunicazione, dell'astuzia e del viaggio. Incarna la fluidità, l'adattabilità e l'intelligenza strategica.
- Ares: Dio della guerra, simboleggia l'aggressività, la forza fisica, la passione e l'azione diretta.
- Efesto: Dio storpio della fucina, artigiano inventore e solitario. Rappresenta la creatività manuale, la resilienza, l'innovazione e la capacità di trasformare la materia.
- Dioniso: Dio del vino, dell'estasi, della natura selvaggia, del misticismo e del viaggio. Incarna la liberazione degli istinti, l'espansione della coscienza, la gioia e la connessione con il primordiale.
Questi dèi, nelle loro interazioni e conflitti, descrivono una complessa psicologia del maschile, radicata in una società storicamente patriarcale.

Il Patriarcato e la sua Influenza sulla Mitologia
Secondo la Bolen, l'intera mitologia greca può essere letta come una narrazione dello sviluppo della personalità maschile e femminile all'interno di una società patriarcale. Il complesso edipico, con il vano tentativo del padre Laio di uccidere il figlio Edipo, risuona in molti miti. La struttura del potere patriarcale, dove i figli spodestano i padri e le madri sono spesso figure sottomesse, si riflette nella genealogia degli dèi olimpici. Zeus, spodestando Crono con l'aiuto dei fratelli Ade e Poseidone, dà origine a una terza generazione di divinità che rappresentano le molteplici declinazioni psicodinamiche di questo modello familiare arcaico.
Gli Archetipi Patriarcali del Padre
L'archetipo del padre si manifesta in tre forme distinte nei fratelli Zeus, Poseidone e Ade:
- Zeus: Incarna il padre sovrano, regnante sul "cielo" della ragione, del giudizio e del potere.
- Poseidone: Rappresenta il padre dominato dall'elemento "acqua", emotivo, istintivo e irrazionale.
- Ade: Simboleggia il padre "invisibile", distaccato, immerso nel proprio mondo interiore.
Le Dee "Vulnerabili" e il Loro Percorso di Crescita
Le dee "vulnerabili" - Era, Demetra e Persefone - incarnano i ruoli tradizionali di moglie, madre e figlia. La loro identità e il loro benessere sono intrinsecamente legati alle relazioni significative. La loro vulnerabilità deriva dalla loro forte sintonizzazione con l'altro, che le espone a violenze, rapimenti e umiliazioni da parte delle divinità maschili.
- Era: Reagisce alla distanza emotiva e ai tradimenti di Zeus con rabbia e gelosia.
- Demetra: Soffre per la violenza e l'insensibilità del maschile, manifestando depressione.
- Persefone: Vive la sua vulnerabilità nella sottomissione e nell'umiliazione, sperimentando un ciclo di perdita e ritorno.
Nonostante le loro sofferenze, ognuna di queste dee intraprende un percorso di evoluzione psicologica che offre alle donne contemporanee spunti preziosi sulla natura delle loro reazioni a perdite, violenze e abbandoni, e sulle possibilità di crescita attraverso la sofferenza. La conoscenza di queste dee in terapia può fornire alla donna una profonda comprensione dei suoi bisogni relazionali: essere compagna (Era), accudire (Demetra), o essere dipendente dall'altro (Kore-Persefone).

Le Dee "Vergini" e l'Indipendenza Femminile
Le dee "vergini" - Artemide, Atena ed Estia - rappresentano il bisogno di indipendenza, autosufficienza e quella parte della donna che rimane inafferrabile per il maschile. Queste dee non dipendono dall'approvazione maschile, ma si concentrano su sé stesse.
- Artemide: Figlia di Zeus, evita il contatto con gli uomini, scegliendo la separazione e la rivendicazione dei propri diritti, un modello che risuona con le istanze femministe.
- Atena: Figlia prediletta di Zeus, partecipa attivamente al mondo degli uomini, identificandosi con il maschile e diventando una stratega e guerriera saggia, indipendente dal potere maschile ma capace di appoggiarlo per scelta.
- Estia: Segue una modalità introversa, appartandosi dagli uomini e vivendo una vita apparentemente anonima e solitaria, focalizzata sul proprio centro spirituale.
Afrodite: L'Energia Trasformatrice dell'Amore e della Bellezza
Afrodite, dea dell'amore e della bellezza, è una figura "a parte" che emana attrazione erotica e sensualità, orientando verso nuove modalità di vita. A differenza delle dee vulnerabili o vergini, Afrodite non è mai stata vittimizzata. Le sue relazioni sono scelte, e in esse cerca l'intensità e la stabilità, dando grande valore al processo creativo e all'apertura al cambiamento.
Il mito di Afrodite. La perfezione imperfetta
La sua energia può attivare in uomini e donne un processo di trasformazione alchemica, la creazione che scaturisce dall'amore e dalla passione. Le sue relazioni, pur non essendo necessariamente a lungo termine, sono finalizzate a generare qualcosa di nuovo nella sfera psicologica, emotiva o spirituale. L'analisi del suo nome rivela sfumature interessanti: "aphros" (spuma del mare) allude alla sua nascita, ma "aphrón" (dissennatezza, stoltezza) può riferirsi ai suoi comportamenti impulsivi, come la relazione con Ares. Tuttavia, la radice "phroneo" (pensare bene, essere saggio) suggerisce una profondità inaspettata. La nascita di Armonia dalla sua unione con Ares, un dio dell'energia incontrollabile, simboleggia come dall'unione degli opposti possa scaturire l'equilibrio. La sua connessione con il mare, simbolo del liquido amniotico e della gestazione, sottolinea il suo ruolo di nutrice e protettrice dell'amore nascente. Dove posa i piedi, cresce l'erba, a indicare la sua capacità di infondere vita ed energia.
I Figli di Zeus: Apollo, Hermes, Ares, Efesto e Dioniso
I figli prediletti di Zeus, Apollo ed Hermes, incarnano gli archetipi che facilitano il percorso maschile nel mondo patriarcale. Entrambi, associati alla distanza emotiva e all'attività mentale, vivono nel regno "celeste" del padre, eccellendo nel linguaggio, nelle trattative e nel commercio.
Al contrario, Ares ed Efesto, i figli "rifiutati" da Zeus, privilegiano l'azione fisica e le emozioni forti.
- Ares: Esprime l'aggressività in modo estroverso, incarnando la forza bruta e la passione guerriera.
- Efesto: Incarna l'energia "di fuoco" in modo introverso, come artigiano e inventore, capace di trasformare la materia grezza in opere d'arte.
Sebbene le loro qualità archetipiche siano meno apprezzate nel mondo contemporaneo, orientato alla razionalità, Ares ed Efesto rappresentano energie fondamentali per smuovere situazioni stagnanti, rompere schemi rigidi e trasformare l'energia potenziale in dinamica creatrice.
Dioniso: Il Dio degli Estremi e della Liberazione
Dioniso, il dio del vino e dell'estasi, è una figura unica per nascita, evoluzione e manifestazione. Figlio di una madre mortale e cresciuto da Zeus, predilige la compagnia delle donne, alle quali offre liberazione dai propri schemi e catene. È un liberatore del femminile, facilitando la sua evoluzione psicologica.

Nonostante la sua natura estatica e il desiderio di connessione intima, Dioniso sceglie di sposare Arianna, dimostrando fedeltà. Come dio degli estremi, è l'altra faccia di Apollo. Negli uomini, la sua energia viene vissuta con ambivalenza: evitata dagli uomini di potere, ma accolta con piacere dalle donne e dalla parte femminile degli uomini. Negli uomini Dionisiaci, questa ambivalenza può portare a vissuti di smembramento e a scissioni di tipo borderline. Tuttavia, dosato e contestualizzato correttamente, Dioniso agisce come un catalizzatore dell'esperienza, una "soluzione" terapeutica per blocchi e conflitti interiori. È cruciale ricordare che le immagini divine vanno colte nel loro significato metaforico psicologico, senza letteralizzarle.
La Magia, la Morte e la Parola nell'Antica Roma: Un Legame Profondo
L'antica Roma, con la sua complessa tessitura di credenze e pratiche, offriva un terreno fertile per l'esplorazione delle arti psichiche. La relazione degli antichi romani con la morte e la parola era particolarmente intensa e sfaccettata.
Il Mundus e il Passaggio tra i Mondi
Il "mundus", un concetto controverso nella religione romana, si ritiene fosse un'apertura rituale che permetteva il passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Le feste delle Lemuria, celebrate a maggio, servivano a placare le anime tormentate dei morti, i Lemures o Larvae, che vagavano per strade e case. Il rito del pater familias, descritto da Ovidio, prevedeva l'offerta di fave nere e il congedo delle ombre, un'eco del concetto di mundus aperto. L'episodio dell'Odissea in cui Ulisse scava una fossa per evocare le anime dei defunti, offrendo loro sangue sacrificale, offre una vivida descrizione di ciò che per i romani rappresentava un mundus aperto: un luogo di confine dove i morti potevano manifestarsi, ma raramente gli uomini potevano raggiungerli nel loro regno.

La Parola come Forza Creatrice e Destino
L'antichità, in generale, era caratterizzata da un rapporto estatico con la Parola. Il Dio biblico crea con la Parola, e Adamo nomina le cose, conferendo loro piena esistenza. Il Vangelo di Giovanni inizia con "In principio era la Parola", sottolineando il potere creatore e fondante del verbo. La parola "Fatum", destino, deriva da "fari" (dire), indicando che il destino di ciascuno era già stato "detto" o "scritto" al momento della nascita. Le Moire greche, o le Parche romane, presiedevano al destino di ciascuno, figure che, sebbene raramente raffigurate, erano centrali nel pensiero antico. Una moneta d'oro dell'imperatore Diocleziano raffigura le tre Parche con la scritta "Fatis Victricibus", ai destini vincitori.

La Magia e le sue Implicazioni Legali e Sociali
Il diritto romano cercò di proibire le attività magiche, specialmente quelle volte a causare la morte. La Lex Cornelia de sicariis et veneficiis prevedeva la pena capitale per chi causava la morte tramite veleni. In età imperiale, l'esercizio delle arti magiche finalizzate a delitti poteva portare alla pena di morte, con esecuzioni tramite gettamento alle bestie, crocifissione o rogo. Il caso di Germanico, nipote di Tiberio, morto in Siria nel 19 d.C., diede luogo a un celebre processo per avvelenamento magico, con raccapriccianti scoperte nella sua abitazione.
Le "tabellae defixionum" (tavolette di maledizione) erano testi magici incisi su lamine di piombo, usati per immobilizzare le capacità fisiche e mentali della persona oggetto della maledizione. Queste tavolette venivano spesso conficcate con chiodi e nascoste in luoghi ritenuti di contatto tra il mondo terreno e ultraterreno. Le maledizioni potevano essere rivolte a nemici precisi, spesso chiedendo che fossero portati in punto di morte ma non uccisi. Tavolette simili sono state ritrovate in greco e latino, alcune utilizzate per danneggiare fantini rivali nelle corse dei cavalli, altre, come quelle ritrovate nella casa di Germanico, con intenti letali. Un esempio di esorcismo, inciso su argento anziché piombo, mostra la complessità delle pratiche magiche antiche.
L'Immaginazione come Chiave Terapeutica: La Psicologia Archetipica
Rafael Lopez Pedraza, seguendo le orme di James Hillman, sottolinea l'importanza dell'immaginazione nella psicoterapia e nella civiltà occidentale. La perdita dell'anima, delle immagini e del senso immaginale, secondo Hillman, ha portato a una "reificazione della soggettività", manifestandosi in egocentrismo e fanatismo. La psicologia archetipica si propone quindi di "re-immaginare" e "ri-animare" la psiche culturale attraverso la "patologizzazione", ovvero l'accettazione e l'esplorazione della sofferenza e della disarmonia come vie per accedere alle profondità dell'anima.
Hillman definisce la patologizzazione come la capacità autonoma della psiche di creare malattie e sofferenze, e l'esperienza della vita attraverso una prospettiva "deformata e tormentata". Egli afferma che sono stati i sintomi, più dei terapeuti, a condurre la nostra epoca verso l'anima. Il debito verso i nostri sintomi è immenso, poiché è attraverso le nostre afflizioni che l'anima può fare la sua ricomparsa.
Il "Mundus Imaginalis" e il Linguaggio Metaforico
Henri Corbin ha coniato il termine "immaginale" per distinguere la realtà immaginativa da quella puramente illusoria. Il "mundus imaginalis" descrive un mondo immaginale né letterale né astratto, ma assolutamente reale, con leggi e finalità proprie. Questo "mondo immaginale" offre una modalità ontologica di collocazione degli archetipi, strutture fondamentali dell'immaginazione che trascendono il mondo dei sensi.
Il metodo della psicologia archetipica, come descritto da Corbin con il termine "ta'wil", consiste nel "ricondurre, riportare qualcosa alla sua origine e principio, al suo archetipo", trasformando forme sensibili in forme immaginative e risalendo a significati più alti. Per la psicologia archetipica, l'obiettivo terapeutico non è tanto l'analisi dell'inconscio, quanto la conservazione, l'esplorazione e la vivificazione dell'immaginazione.
L'Importanza dell'Immaginazione Attiva e del Gioco della Sabbia
Sebbene non trattate specificamente in questo articolo, l'immaginazione attiva e il gioco della sabbia sono modalità fondamentali per lavorare con le immagini interne. L'immaginazione attiva permette di dialogare con le proprie immagini interiori, mentre il gioco della sabbia rende visibile e riconoscibile l'inconscio attraverso la creazione di immagini concrete, avviando un processo di trasformazione psicologica.
I Precursori della Psicologia Archetipica: Plotino, Ficino e Vico
J. Hillman identifica Plotino, Marsilio Ficino e Giambattista Vico come precursori della psicologia archetipica.
- Plotino: Visse a Roma e nelle sue "Enneadi" affrontò tematiche psicologiche come la collera, il destino e la felicità, ponendo l'anima al centro della sua indagine. Sosteneva che la coscienza è mobile e molteplice, e che l'immaginazione occupa un posto centrale nella psiche.
- Marsilio Ficino: Considerato da Hillman uno psicologo del profondo, pose l'anima al centro del suo pensiero, insegnando a dare priorità alla realtà psichica.
- Giambattista Vico: La sua opera "Scienza Nuova" esplora la natura della conoscenza umana attraverso lo studio dei miti e del linguaggio, sostenendo che la storia umana è un processo ciclico di sviluppo e decadenza.
Il Centauro: Simbolo di Integrazione e Guarigione
La figura del centauro, metà uomo e metà cavallo, è un potente simbolo di integrazione tra mente e corpo, natura e cultura. Nella teoria di Erikson, rappresenta un'integrazione matura dove gli opposti convivono armoniosamente. Il centauro Chirone, maestro di guarigione, filosofia e arti, incarna il "guaritore ferito". Ferito da una freccia avvelenata, non poté guarire sé stesso, ma divenne un maestro nella medicina, la sua ferita personale gli conferiva una profonda comprensione della sofferenza altrui. La sua eredità, legata all'arte della cura e alla saggezza, è ancora viva.

Creature del Folklore: Riflessi delle Marginalità Sociali
Molte creature del folklore slavo possono essere interpretate come trasposizioni immaginarie di individui "non allineati" con le norme sociali, coloro che vivevano ai margini dei villaggi. Le classi subalterne e i loro "fuoriusciti" sono stati per secoli oggetto di interesse solo in termini di sfruttamento o repressione, godendo spesso del "dono totale dell'invisibilità".
I Dziady, mendicanti itineranti nella civiltà contadina polacca, erano assimilati al mondo dei morti. La dissidenza sociale, gli stili di vita non allineati, spesso connessi all'ostracismo, hanno spinto alla ricerca di metodologie alternative di esistenza. Le vaste aree boschive dei territori slavi offrivano rifugio a coloro che sfuggivano al controllo ufficiale.
Le Donne ai Margini: Tra Mito e Realtà
Le donne, in particolare, hanno rappresentato il massimo elemento di alterità e il gruppo non allineato più esteso, trasgredendo facilmente i dettami della cultura cattolica patriarcale. Una chiacchiera sulla condotta sessuale, uno stupro, una vedovanza, la perdita di sostentamento, una malattia mentale o una marcata neurodiversità potevano portare una donna ai margini. Per sopravvivere, le opzioni potevano essere la prostituzione o la vita raminga.
Si ipotizza che molti reietti, uomini e donne, si ritirassero nella foresta. La letteratura sugli "zbóje", briganti dei Carpazi, ne testimonia la presenza violenta. Le storie delle donne, invece, sono più fluide, sfuggenti e misteriose. Si crede che, nonostante l'oppressione patriarcale, molte donne abbiano vissuto ai margini in modi che sono stati mitizzati in creature del folklore. Queste creature servivano a spiegare e nascondere lo "scandalo" di queste donne, relegando la loro esistenza in un orizzonte soprannaturale, negandone la realtà e ammantandole di pericolo e condotta disumana.
Le Baby Leśne (Donne della Foresta) potevano apparire bellissime per sedurre gli uomini fino alla morte, o trasformarsi in orrende vecchie che tormentavano i viandanti. Le Baba Jagodowa (Donne delle Bacche) terrorizzavano i bambini per difendere il loro territorio. Le Drzewice (Arboree) erano driadi dagli aspetti favolosamente belli. Le dziwożony (Strane Mogli) tormentavano le mogli infedeli e rapivano bambini.
La Jędza (Strega), una vecchia alta e rugosa con una casa mobile su zampe di gallina, attirava i bambini con cibi dolci per poi mangiarli. La più famosa è Baba Jaga, che può rappresentare donne solitarie e nomadi che allestivano alloggi di fortuna, o essere legata alla sessualità e alla prostituzione. Le streghe dei boschi potevano accogliere orfani, nutrirli e iniziarli al sesso come fonte di sostentamento.
Kania, un essere di grande bellezza, si mostrava nei villaggi appena abbandonati dei bambini, appartenente al mondo fluttuante dell'aria. L'adagio popolare "Dzieci dzieci, Kania leci" (Bambini, bambini, Kania sta arrivando in volo) ne testimonia la presenza.