Disforia di Genere: Comprendere l'Incongruenza tra Corpo e Identità

Le cronache contemporanee sono frequentemente animate da notizie riguardanti bullismo e discriminazioni verso coloro che scelgono di vivere liberamente la propria sessualità. Nel XXI secolo, la società fatica ancora a mostrare piena inclusività verso chi non rientra nelle statistiche della maggioranza, un peso che si accentua ulteriormente quando si tratta di scelte sessuali, sia che riguardino il genere o l'orientamento. Il sesso, infatti, rimane un argomento tabù, nonostante l'iper-sessualizzazione dei valori sociali. La nostra è una libertà di facciata, accettata solo entro confini prestabiliti.

La vita si presenta complessa per chi non desidera conformarsi a tali binari. Questo vale anche per le persone transgender, ovvero coloro che sperimentano un'incongruenza tra il sesso biologico assegnato alla nascita e la propria identità psicologica: sentire di essere un uomo vivendo nel corpo di una donna, o viceversa.

«È fondamentale, tuttavia, distinguere l'incongruenza dalla disforia di genere», precisa Susanna Cordone, Professoressa di Psicologia Generale presso UniCamillus. «L'incongruenza può essere definita come una condizione in cui l'identità di genere di una persona non è allineata con il sesso assegnato alla nascita, mentre la disforia si riferisce alla sofferenza e al disagio derivante da tale disallineamento».

L'Inizio della Disforia di Genere: Dalla Bambinezza all'Adolescenza

Questa sensazione di discrepanza può manifestarsi fin dalla più tenera età. Il DSM-5-TR (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, Text Revision) distingue infatti i criteri diagnostici per adolescenti/adulti da quelli relativi ai bambini. «Alcuni studi hanno osservato che l'età in cui si intensificano i cambiamenti ormonali, comportamentali e sociali legati alla pubertà (tra i 10 e i 13 anni) sembra essere un periodo cruciale nella persistenza o nella cessazione della disforia di genere», spiega la Prof.ssa Cordone. «La disforia di genere, infatti, può fluttuare nel tempo, con diminuzioni o intensificazioni repentini o progressivi. È proprio per questo motivo che la fase diagnostica può iniziare soltanto a partire dalla pubertà e può perdurare per un lungo periodo. L'intera valutazione, che considera moltissimi parametri, rappresenta il passo più delicato nella costruzione di un percorso di identità in un individuo con incongruenza di genere».

La diagnosi certa, dunque, non può essere definitiva in età precoce, considerando che l'esplorazione della propria identità sessuale è un «processo normale dello sviluppo che si stabilizza con il passare degli anni», come sottolinea l'esperta.

L'incongruenza non abbraccia necessariamente tutti gli aspetti dell'espressione di genere. Ad esempio, ci sono uomini che, sentendosi donne, possono desiderare di affermare il proprio genere percepito semplicemente indossando abiti femminili e adottandone gli atteggiamenti corporei; donne che potrebbero preferire essere chiamate con pronomi maschili; persone che iniziano un percorso medico (terapie ormonali) e/o chirurgico (cambio di sesso). I casi sono intrinsecamente personali, plasmati da ciò che meglio rispecchia l'identità sentita dall'individuo. Tuttavia, è più probabile che, «con l'avanzare dell'età e con il pieno sviluppo ormonale, aumenti il desiderio di liberarsi dalle proprie caratteristiche sessuali e di acquisire quelle del genere opposto».

Parlando di orientamento sessuale, è importante precisare che la disforia di genere non è direttamente collegata alla scelta del partner. «Un individuo con disforia di genere potrebbe avere un orientamento eterosessuale, omosessuale o bisessuale, o non dichiararlo», afferma la Prof.ssa Cordone.

Ragazza adolescente che si guarda allo specchio con espressione pensierosa

Diventare Se Stessi: Un Percorso Complesso e Tortuoso

Sebbene il cambio di genere possa essere liberatorio per coloro che lo desiderano, non è affatto un percorso semplice. Si tratta quasi sempre di una strada tortuosa, fatta di accettazione di sé, incertezze e tentativi di repressione. «Se un individuo, a seguito di diagnosi di disforia di genere e dopo un'accurata valutazione da parte dell'équipe multidisciplinare, è considerato idoneo alla transizione di genere, il supporto psicologico dovrebbe accompagnare tutte le fasi del percorso», afferma la Prof.ssa Cordone. «Oltre ai disturbi psicologici legati all'incongruenza di genere (ansia, depressione, ecc.), il percorso di transizione rappresenta un mutamento che abbraccia interamente l'individuo: le terapie ormonali e i possibili effetti avversi, la durata degli interventi, la percezione del proprio corpo in transizione, l'eventuale irreversibilità dei trattamenti e anche il pensiero e il giudizio degli altri sono soltanto alcuni dei disagi cui si potrebbe andare incontro durante gli anni della transizione».

Come si evince facilmente, si tratta di un argomento di grande complessità, in cui l'errore più comune è proprio quello di cercare definizioni rigide. Definizioni che imprigionano, che ibernano la libertà individuale, confinando i desideri di un essere umano all'interno di poche sillabe e dello stigma sociale derivante da un'ignoranza che teme l'unicità di ciascuno di noi. Purtroppo, le conseguenze dei vincoli di pensiero collettivo ricadono su coloro a cui viene assurdamente negato il diritto di vivere ed esprimere la propria identità come desiderano. La disforia di genere, come già accennato, è quasi sempre accompagnata da sintomi quali ansia e depressione.

Fortunatamente, seppur lentamente, l'evoluzione della mentalità è in atto. «Certamente la società ha fatto dei passi avanti, sebbene non si possa ancora parlare di totale abbandono dello stigma legato al transessualismo», spiega la Prof.ssa Cordone, che sottolinea l'importanza del ruolo della famiglia e della rete amicale nel sostenere l'individuo nella ricerca del proprio vero sé. «Le reti sociali e i gruppi di appartenenza rappresentano una cornice fondamentale per i bambini o i ragazzi che sperimentano incongruenza di genere. La visione del Sé, l'autostima e lo sviluppo psicosessuale e dell'identità sono, inevitabilmente, anche il risultato delle nostre relazioni. Il sostegno emotivo di amici e familiari dovrebbe essere volto all'ascolto, all'osservazione e all'assenza di giudizio in tutte le fasi decisionali relative a un eventuale percorso di transizione». Ovviamente, la famiglia non può sostituirsi alle competenze degli esperti, ma deve limitarsi a trasmettere al proprio caro tutto l'affetto, indipendentemente dalle sue scelte personali.

Come sottolinea la Prof.ssa Cordone, «l'obiettivo di un eventuale intervento non è quello di cambiare l'identità di genere, ma di ridurre il disagio e la sofferenza causata dall'esperienza della disforia».

La Disforia di Genere nel Contesto Diagnostico e Sociale

Per disforia di genere, o incongruenza di genere, si intende il malessere derivante dal non riconoscersi nel sesso biologico assegnato alla nascita e dall'identificazione con il sesso opposto. Ad esempio, una persona nata femmina può non percepire il proprio corpo in linea con il genere che esperisce intimamente e può sentire il desiderio di indossare abiti maschili e comportarsi come un maschio. Lo stesso può accadere anche a un bambino.

Incongruenza di genere e orientamento sessuale non sono la stessa cosa: infatti, una persona transgender può essere eterosessuale, omosessuale, pansessuale, bisessuale, demisessuale, sapiessuale o asessuale, e può riconoscere la propria condizione già dalla preadolescenza o, in alcuni casi, dall'infanzia.

La disforia di genere non è una patologia psichiatrica. Nel 2018, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha spostato l'incongruenza di genere dal novero delle malattie mentali a quello dei disturbi della salute sessuale, segnando una tappa importante per depatologizzare la condizione di transessualismo, ovvero per non considerarla più una malattia.

L’INCONGRUENZA DI GENERE ED IL PERCORSO DI AFFERMAZIONE DI GENERE

Il Percorso per il Cambiamento di Sesso: Un Iter Multidisciplinare

Il percorso per l'affermazione di genere si sviluppa in tre passi fondamentali: una relazione di tipo psicologico, un percorso endocrinologico e un iter legale.

Gli Aspetti Psicologici e Medici

La relazione di tipo psicologico è necessaria per attestare la presenza della disforia di genere, una diagnosi essenziale in Italia per consentire l'accesso a visite, farmaci e colloqui psicologici di supporto alla persona in transizione.

Un percorso endocrinologico rappresenta il secondo passo da seguire. Il medico specializzato potrà prescrivere una terapia ormonale sostitutiva (TOS) femminilizzante nel caso di transizione "Male to Female" (MtF), cioè da uomo a donna, o una terapia ormonale mascolinizzante nella transizione "Female to Male" (FtM), cioè da donna a uomo.

Inoltre, poiché spesso la consapevolezza di essere nati "nel sesso sbagliato" emerge sin dall'infanzia, negli ultimi anni si è iniziato a ricorrere a farmaci detti "bloccanti della pubertà", così da mettere in pausa gli inevitabili cambiamenti fisici e dare più tempo al ragazzo di riflettere sulla propria identità di genere.

Diagramma che illustra le fasi del percorso di affermazione di genere

Criteri Diagnostici della Disforia di Genere secondo il DSM-5-TR

Per comprendere a fondo la disforia di genere, è importante conoscere i criteri diagnostici stabiliti dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), pubblicato dall'American Psychiatric Association. Il DSM-5 definisce la disforia di genere come una marcata incongruenza tra il genere esperito e quello assegnato alla nascita, che deve persistere per almeno sei mesi.

I criteri includono:

  • Forte desiderio di appartenere al genere opposto: la persona sente un intenso bisogno di essere riconosciuta come appartenente a un genere diverso da quello assegnato alla nascita.
  • Disagio significativo rispetto alle caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie: può manifestarsi come rifiuto o disagio verso i propri organi genitali o i tratti fisici che caratterizzano il sesso biologico.
  • Desiderio di modificare le caratteristiche sessuali: la persona può desiderare di sottoporsi a trattamenti medici o chirurgici per allineare il proprio corpo all'identità di genere sentita.
  • Impatto sul funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti della vita: la disforia di genere comporta un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento quotidiano.

Questi criteri aiutano i professionisti a distinguere la disforia di genere da altre condizioni e a garantire un percorso di supporto adeguato e rispettoso della persona.

Il Protocollo Operativo: Fasi, Durata e Ruoli degli Specialisti

Il percorso di affermazione di genere segue un protocollo strutturato che coinvolge diversi specialisti e si articola in più fasi, secondo le linee guida internazionali come quelle della World Professional Association for Transgender Health (WPATH).

Le principali fasi del protocollo sono:

  • Valutazione psicologica iniziale: uno psicologo o uno psichiatra esperto in tematiche di genere effettua una valutazione approfondita per confermare la presenza di disforia di genere e per escludere eventuali altre condizioni che potrebbero influenzare il percorso.
  • Real Life Experience (RLE): questa fase prevede che la persona viva quotidianamente nel ruolo di genere desiderato, adottando nome, abbigliamento e comportamenti coerenti con la propria identità di genere. La durata della RLE può variare, ma spesso si consiglia un periodo di almeno 12 mesi prima di accedere a eventuali interventi chirurgici.
  • Terapia ormonale sostitutiva (TOS): sotto la supervisione di un endocrinologo, viene avviata la terapia ormonale per favorire lo sviluppo delle caratteristiche fisiche del genere sentito. Il monitoraggio medico è fondamentale per valutare benefici e possibili effetti collaterali.
  • Supporto psicologico continuativo: durante tutto il percorso, il sostegno psicologico può aiutare la persona ad affrontare le sfide emotive, sociali e relazionali legate alla transizione.
  • Valutazione multidisciplinare: in vista di eventuali interventi chirurgici, un team composto da psicologi, endocrinologi, chirurghi e altri specialisti valuta l'idoneità della persona e la sua consapevolezza rispetto alle scelte da compiere.

Ogni fase è pensata per garantire la massima sicurezza, rispetto e personalizzazione del percorso, adattandolo alle esigenze specifiche di ciascuna persona.

Persone di diverse età che partecipano a un gruppo di supporto

Gli Aspetti Legali

L'iter legale è necessario per richiedere al tribunale una sentenza per la rettificazione di attribuzione del sesso e il cambio del nome. In Italia, l'unica legge che regola la rettifica dell'attribuzione di sesso è la Legge 164 del 1982.

Esiste, inoltre, una sentenza della Corte di Cassazione del 2015 che consente di indicare sui documenti un sesso diverso da quello assegnato alla nascita, anche senza riassegnazione chirurgica. Questo rappresenta un passo importante per tutte quelle persone che non si sentono pronte o non desiderano sottoporsi a un intervento di cambiamento del sesso, perché sentono di aver raggiunto la loro serenità psico-fisica con la sola terapia ormonale.

Quest'ultimo step non è sempre presente. Non tutte le persone con incongruenza di genere, infatti, decidono di sottoporsi all'operazione per la riconversione chirurgica del sesso (RCS), ma, laddove ci sia questa intenzione, dopo due anni dall'inizio del percorso psicologico e con l'autorizzazione del Tribunale, la persona transgender può procedere all'intervento chirurgico che implica la rimozione dei genitali di un sesso e la costruzione dei genitali del sesso opposto.

L'Intervento Psicologico nell'Incongruenza di Genere

Quando un bambino percepisce di non identificarsi nel ruolo di genere assegnatogli, soprattutto se i genitori faticano a sostenerlo e comprenderlo, può essere esposto al rischio di depressione, ansia e risultati scolastici mediocri. Da adulto, il rischio può estendersi all'abuso di droghe, atti autolesionistici, comportamenti sessuali estremi e tentativi di suicidio. Tutto questo può causare un significativo disagio e una compromissione importante a livello sociale, lavorativo, scolastico e relazionale. Ecco perché è fondamentale intervenire il prima possibile, già in età pre-adolescenziale o adolescenziale.

È importante, quindi, mettere in campo un sostegno di tipo psicologico e individuare eventuali comorbilità, lavorare sulla transfobia interiorizzata, ovvero sul disagio derivante dall'interiorizzazione, più o meno consapevole, dei pregiudizi, degli stereotipi di genere e degli atteggiamenti negativi e discriminatori che le persone transgender possono vivere sulla propria pelle, che fanno parte del cosiddetto "minority stress". Lo psicoterapeuta potrà anche aiutare la persona a comprendere quanto in là desidera andare con la transizione.

Un altro punto importante, oltre al sostegno costante dello psicologo durante il percorso di transizione, è quello di evitare la spaccatura tra la vita prima dell'operazione chirurgica, laddove venisse fatta, e la vita dopo. È necessario integrare i due momenti e aiutare la persona a comprendere che c'è una continuità tra chi vedeva prima nello specchio e chi vede adesso, una continuità che si realizza in un'identità più integrata e autentica.

Simbolo della comunità LGBTQ+ stilizzato

Quando Chiedere Aiuto

Il doversi confrontare costantemente con un mondo spesso ostile può avere un forte impatto sul benessere fisico e psicologico della persona, che può iniziare a sperimentare sentimenti di vergogna, inferiorità e bassa autostima.

Chiedere aiuto può non essere semplice, ma l'empatia e l'accoglienza che lo psicologo può offrire rappresentano un valido sostegno nel percorso verso una maggiore consapevolezza di sé e il benessere che ne deriva. In questi casi può essere utile rivolgersi a un professionista, come uno psicologo che lavora su tematiche legate alla disforia di genere, capace di offrire uno spazio sicuro e non giudicante.

Dati Epidemiologici e Risultati dei Percorsi di Transizione

La prevalenza della disforia di genere è aumentata negli ultimi anni, anche grazie a una maggiore consapevolezza sociale e a una riduzione dello stigma. Secondo una revisione pubblicata su The Lancet nel 2021, la prevalenza stimata della disforia di genere nella popolazione generale varia tra lo 0,5% e l'1,3%. Per quanto riguarda gli esiti dei percorsi di transizione, numerosi studi internazionali hanno evidenziato che:

  • La soddisfazione rispetto al percorso di affermazione di genere può essere generalmente elevata: molte persone riferiscono un miglioramento significativo del benessere psicologico e della qualità della vita dopo la transizione (Dhejne et al., 2016).
  • La terapia ormonale e gli interventi chirurgici possono ridurre il rischio di depressione e ideazione suicidaria: secondo uno studio pubblicato su JAMA Surgery nel 2021, le persone che hanno completato la transizione chirurgica riportano tassi inferiori di disagio psicologico rispetto a chi non ha avuto accesso a tali trattamenti.
  • Il supporto sociale e familiare può rappresentare un fattore protettivo fondamentale: chi riceve sostegno dalla propria rete sociale affronta meglio le sfide legate alla transizione e mostra una maggiore resilienza.

Questi dati sottolineano l'importanza di un percorso integrato e personalizzato, che tenga conto sia degli aspetti clinici sia di quelli relazionali e sociali.

Iter Legale: Varianti e Confronto tra Italia e Altri Paesi

L'iter legale per il cambiamento di sesso può variare sensibilmente da Paese a Paese. In Italia, come già descritto, la Legge 164/1982 regola la rettifica dell'attribuzione di sesso, richiedendo l'intervento del tribunale e, in alcuni casi, l'autorizzazione per eventuali interventi chirurgici.

A livello internazionale, esistono modelli differenti:

  • Modello autodichiarativo (self-ID): in Paesi come l'Argentina, l'Irlanda e la Danimarca, è sufficiente una dichiarazione personale per modificare i dati anagrafici relativi al genere, senza necessità di diagnosi medica o interventi chirurgici.
  • Modello medico-legale: in altri Stati, come la Germania o la Francia, è richiesta una valutazione medica o psicologica, ma non sempre è obbligatorio l'intervento chirurgico.
  • Modello misto: alcuni Paesi prevedono una combinazione di requisiti, come periodi di vita nel genere desiderato, diagnosi specialistica e, talvolta, trattamenti ormonali.

Queste differenze riflettono approcci culturali e giuridici diversi rispetto all'identità di genere. In Italia, la recente giurisprudenza ha reso più accessibile il percorso, ma rimane fondamentale il supporto di professionisti esperti per orientarsi tra le procedure e i diritti riconosciuti.

Strategie di Coping e Risorse di Supporto Pratico

Affrontare un percorso di affermazione di genere può essere impegnativo sia dal punto di vista emotivo che pratico. Esistono però diverse strategie di coping e risorse che possono aiutare a gestire le difficoltà e a promuovere il benessere.

Alcune strategie utili includono:

  • Cercare il supporto di gruppi di pari: partecipare a gruppi di sostegno, sia online che in presenza, permette di condividere esperienze, ricevere consigli e sentirsi meno soli.
  • Praticare tecniche di gestione dello stress: esercizi di respirazione, mindfulness e attività fisica possono aiutare a ridurre l'ansia e a migliorare la regolazione emotiva.
  • Stabilire una rete di alleati: coinvolgere amici, familiari o colleghi che possano offrire ascolto e comprensione è fondamentale per affrontare eventuali episodi di discriminazione o isolamento.
  • Informarsi sui propri diritti: conoscere le tutele legali e le possibilità offerte dal sistema sanitario può rendere il percorso più sicuro e consapevole.

Inoltre, molte associazioni e centri specializzati offrono consulenze, sportelli di ascolto e materiali informativi per accompagnare le persone transgender e le loro famiglie in ogni fase dell'affermazione di genere.

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