La vicenda di Anna Maria Franzoni, madre accusata della morte del figlio Samuele, continua a suscitare interrogativi e riflessioni profonde sulla natura della mente umana, sulla memoria e sulla giustizia. A diciassette anni dalla tragica scomparsa del bambino, la figura di Anna Maria Franzoni rimane al centro di un dibattito complesso, alimentato da perizie psichiatriche, dichiarazioni contrastanti e un'intensa esposizione mediatica.

Il Meccanismo della Rimozione: Amnesia Psicogena
Una delle chiavi di lettura più dibattute nel caso Franzoni è l'ipotesi dell'amnesia psicogena, o amnesia funzionale. Secondo questa teoria, la donna, per proteggersi da un trauma insopportabile, avrebbe attivato un meccanismo di rimozione immediata dell'evento omicidiario. Questo non implicherebbe una simulazione, ma una vera e propria dissociazione della coscienza, in cui la persona, pur compiendo l'atto, ne perde la memoria cosciente.
Ugo Fornari, ordinario di psicopatologia forense e consulente dell'accusa nel processo, ha sostenuto che una conversazione registrata tra Anna Maria Franzoni e suo marito, in cui la donna descriveva dettagliatamente l'omicidio attribuendolo a una vicina, fosse in realtà una confessione velata. Fornari interpretava questo racconto vivido e realistico non come una narrazione di eventi altrui, ma come la rielaborazione inconscia di un'azione compiuta dalla stessa Franzoni, un modo per "collocare al di fuori di sé" un gesto inaccettabile per la propria coscienza. In questo scenario, la donna non avrebbe mentito nel senso tradizionale del termine, ma avrebbe agito spinta da un profondo bisogno di auto-protezione psichica.

Lo Stato Crepuscolare di Coscienza e le Perizie
La diagnosi di "stato crepuscolare orientato" fu confermata da diversi periti della Corte d'Assise, tra cui Franco Freilone, Ivan Galliani, Giambattista Traverso e Gaetano De Leo. Questa condizione è stata descritta come una sorta di "sospensione della coscienza" motivata dall'ansia, una "ristrettezza della coscienza" temporanea, paragonabile all'osservazione attraverso un cannocchiale rovesciato, dove tutto appare distante.
Ulteriori esami neurologici, come quelli effettuati a Sassari e analizzati dal professor Roberto Mutani, hanno rivelato la presenza di "attività theta", onde cerebrali tipiche dello stato di assopimento piuttosto che della veglia cosciente. Gli psichiatri che hanno esaminato la Franzoni hanno sottolineato come la donna sembrasse incapace di provare empatia per il dolore del figlio, concentrandosi unicamente sul proprio vissuto di sofferenza, anche in presenza del nuovo figlio.
La Complessità della Diagnosi e le Scuole di Pensiero
Il caso Franzoni ha messo in luce le diverse scuole di pensiero all'interno della psichiatria forense. Come osservato da Giancarlo Nivoli, presidente della Società italiana di psichiatria forense e perito della difesa, alcuni esperti tendono a "psichiatrizzare" e a individuare patologie, mentre altri adottano un concetto di normalità più esteso. Questa divergenza di vedute ha portato a perizie con esiti differenti, complicando ulteriormente il quadro giudiziario.
Nivoli stesso, pur definendo la Franzoni una persona con "valori morali ed etici e religiosi molto solidi", ha evidenziato come il compito del perito sia quello di accertare la capacità di intendere e di volere al momento del fatto, distinguendo nettamente questo compito dalla determinazione della verità materiale dell'accaduto, che spetta al magistrato.
Voci e volti della memoria - Shlomo Venezia
La Gestione Mediatica e le Implicazioni Processuali
L'enorme attenzione mediatica che ha circondato il caso Cogne è stata un elemento distintivo. La sentenza definitiva ha persino riconosciuto che tale interesse mediatico, "spontaneo o scientemente indotto, non si è mai risolto in un decremento delle facoltà difensive dell’imputata ma, piuttosto, nel suo contrario, ampliandone gli spazi di garanzia e favorendo in massimo grado, per l’esaustività delle indagini espletate, la formazione e maturazione del convincimento dei giudicanti". Tuttavia, alcuni esperti, a distanza di anni, esprimono perplessità su questa interpretazione.
La scelta di Anna Maria Franzoni di non sottoporsi a tutti gli accertamenti peritali richiesti ha influenzato il metodo investigativo e la composizione dei collegi peritali. L'impossibilità di un esame diretto ha portato i periti a utilizzare intercettazioni, registrazioni ambientali e filmati televisivi, ampliando il campo d'indagine alla criminogenesi e alla criminodinamica del reato.
La Rimozione come Strategia di Sopravvivenza
Lo psichiatra Ugo Fornari ha ribadito che la rimozione di un evento traumatico è una strategia di auto-tutela. L'amnesia psicogena, caratterizzata da un inizio e una fine precisi, può manifestarsi quando un evento è troppo sconvolgente per essere elaborato. Fornari ha sottolineato come il ricordo non sia una riproduzione fedele, ma un processo di ricostruzione dinamica, e che il non ricordare può essere una difesa da un dolore insopportabile.
La perizia psichiatrica, lungi dall'essere una via per ottenere l'impunità, è uno strumento per il giudice volto a comprendere se una patologia possa escludere, in tutto o in parte, la responsabilità penale. Confondere questi principi, secondo alcuni, porterebbe a un pericoloso automatismo nel richiedere pene severe senza considerare le complessità della mente umana.
Le Nuove Perizie e la Personalità Borderline
A distanza di anni dalla condanna, nuove perizie sono state richieste per valutare il pericolo di recidiva e la personalità della donna. Alcune di queste perizie hanno ipotizzato disturbi della personalità, tra cui la "personalità borderline", una condizione che si colloca sul confine tra capacità e incapacità di intendere e di volere. La difesa ha contestato queste diagnosi, argomentando che la seminfermità mentale è una condizione duratura e che la Franzoni non manifesterebbe tali disturbi nel presente.
La perizia di 267 pagine depositata presso la Corte d'Assise d'Appello di Torino, basata su carte, interviste e materiale video, ha analizzato la personalità della donna in assenza di un confronto diretto. Questo approccio, definito da alcuni come un'impresa di altissimo livello nella perizia forense, ha mirato a ricostruire un quadro clinico attraverso elementi indiretti, sollevando interrogativi sulla profondità e l'affidabilità di tali conclusioni.

L'Impatto sulla Società e la Sensibilizzazione
Il caso Franzoni, pur nella sua tragicità, ha avuto anche un impatto positivo, portando all'attenzione pubblica e alla sensibilizzazione su condizioni come la depressione perinatale. Questo ha favorito l'implementazione di campagne di prevenzione e l'offerta di maggiore supporto alle madri in difficoltà.
La vicenda ha generato paura nelle giovani madri, portando a confondere fantasie transitorie con azioni concrete. L'orrore di quella morte ha alimentato ansia e insicurezza nella gestione e crescita dei figli, trasformando il caso in una sorta di "guerra tra madri buone e cattive" e portando a una svolta nella percezione del ruolo materno.
La Continua Ricerca della Verità
Nonostante la condanna definitiva, il "giallo di Cogne" continua a destare clamore e a stimolare riflessioni. La ricerca della verità, sia essa giuridica o psicologica, si dipana attraverso perizie, testimonianze e interpretazioni, in un percorso tortuoso che cerca di dare un senso a eventi che sfidano la comprensione razionale. La possibilità che un delitto possa essere rimosso dalla coscienza, celato dietro un velo di amnesia psicogena, rimane uno dei nodi centrali e più inquietanti di questa vicenda.
La Franzoni, proclamandosi innocente, rivendica la sua salvezza non attraverso una dichiarazione di infermità mentale, ma attraverso la ferma convinzione della propria estraneità ai fatti. Questo dualismo tra la sentenza giudiziaria e la persistente negazione dell'imputata continua a rendere il caso Cogne un esempio emblematico delle sfide poste dalla giustizia di fronte alla complessità della psiche umana.
tags: #anna #maria #franzoni #psichiatra