La didattica del latino si trova di fronte a sfide sempre nuove, specialmente quando si tratta di approcciare studenti con Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) o Bisogni Educativi Speciali (BES). Tradizionalmente, l'insegnamento del latino si è basato su un modello deduttivo-grammaticale, consolidato nel tempo e familiare a molti docenti. Tuttavia, questo approccio, incentrato sulla memorizzazione di regole e paradigmi, spesso risulta inadeguato per le esigenze degli studenti contemporanei, come evidenziato da Elena Mazzacchera, che sottolinea come "il modello tradizionale […] richiede tempi lunghi e uno studio mnemonico che risulta poco adatto allo stile di apprendimento degli studenti di oggi", portando a volte a una "disaffezione (quando non ostilità) verso la lingua classica".

La Centralità del Verbo e il Modello Valenziale
In contrasto con il modello tradizionale, emerge la proposta di un approccio alternativo: il metodo valenziale. Sebbene l'aggettivo "innovativo" possa essere contestato, dato che il modello affonda le sue radici nel 1959 con la pubblicazione di "Éléments de syntaxe structurale" di Lucien Tesnière, la sua applicazione nella didattica del latino sta guadagnando terreno grazie alla sua efficacia nel mettere al centro l'elemento strutturante della frase: il verbo. Tesnière definiva il verbo come "attore principale del «véritable petit drame» rappresentato dalla frase", e il metodo valenziale riprende questa visione, considerando il verbo e i suoi "attanti" (gli argomenti obbligatori, o valenze) come il nucleo essenziale della frase.
Questo approccio funzionale, anziché meramente formale, è stato lodato da Emanuela Andreoni Fontecedro, professoressa ordinaria di Letteratura Latina, che lo considera "assai produttivo" perché "consiste […] nel centrare l’attenzione innanzitutto sul funzionamento globale del meccanismo linguistico, anziché nel presentare categorie formali che vengono progressivamente giustapposte" senza chiare connessioni. La grammatica valenziale, infatti, potenzia la sintassi, focalizzandosi sulle relazioni tra i componenti frasali e mettendo in risalto le funzioni e le reciproche relazioni, allontanandosi da definizioni "sostanzialiste" criticate per la loro scarsa fondatezza scientifica, come sottolineato da Andrea Balbo nel suo contributo.
Strumenti e Metodologie per l'Insegnamento Valenziale
L'introduzione del metodo valenziale in classe richiede strumenti e strategie mirate. Come primo passo, è fondamentale far "ragionare gli studenti, sin dalle primissime lezioni della lingua classica, sulla centralità del verbo". Questo implica "sguinzagliarli alla ricerca del verbo e delle sue valenze obbligatorie", dopo aver spiegato la classificazione dei verbi in avalenti, monovalenti, bivalenti e trivalenti, utilizzando esempi concreti, magari attingendo alla prima declinazione, come suggerito in "Fare Latino" di Seitz, Proverbio e altri.

Un aspetto cruciale del metodo valenziale è la sua capacità di offrire un'analisi previsionale della frase, specialmente in casi in cui le terminazioni dei casi sono ambigue, una criticità spesso presente nella grammatica tradizionale. La riflessione sulle valenze consente di prevenire imprecisioni nell'apprendimento dei casi, che vengono spesso erroneamente equiparati ai complementi italiani.
Inoltre, è importante soffermarsi sul concetto di "valenza mobile", ovvero la possibilità che uno stesso verbo latino possa presentare un numero diverso di valenze a seconda del significato nella frase, o essere usato in modo assoluto. Questo tipo di ragionamento stimola l'attenzione degli studenti e rende la grammatica una materia "viva e non da apprendere come un dogma".
La Rappresentazione Grafica: Un Supporto Visivo Fondamentale
Uno degli elementi più efficaci del metodo valenziale è la rappresentazione grafica della frase. Schemi semplificati, ispirati al modello Happ-Proverbio, permettono agli studenti di visualizzare il funzionamento interno della frase e i rapporti gerarchici tra i suoi componenti. Come sottolineano Paola Iannacci e Paola Marinetto, "disegnare e far disegnare schemi permette di comprendere la struttura soggiacente a ogni frase o periodo, inoltre questa operazione è «rispettosa degli stili di apprendimento degli studenti» all’interno della classe".
LATINO Consigli per tradurre la versione
Questa modalità di apprendimento visivo è particolarmente benefica per gli studenti con DSA, che spesso incontrano difficoltà nello studio della grammatica intesa come "classificazione e riconoscimento". L'utilizzo della rappresentazione grafica a sostegno della memorizzazione e della focalizzazione dei concetti, attraverso un "approccio multisensoriale", risulta estremamente utile. Il volume "Il latino per studenti con DSA. Nuovi strumenti didattici per la scuola inclusiva" di Cardinaletti, Giusti e Iovin, pur non menzionando esplicitamente la grammatica valenziale, ne adotta i principi alla base, presentando rappresentazioni grafiche inclusive per studenti con disturbi visuo-spaziali.
Superare le Criticità del Modello Tradizionale
Il persistente utilizzo del modello tradizionale nell'insegnamento del latino può essere attribuito a diversi fattori. Innanzitutto, la decennale abitudine dei docenti a un modello su cui si sono formati, che presenta una gestione e applicazione consolidate. In secondo luogo, la limitata penetrazione del modello valenziale nei corsi universitari di didattica del latino e nella formazione dei docenti. Sebbene la formazione continua dovrebbe esporre i nuovi insegnanti a modelli diversi, questa non sempre avviene in modo sistematico.
Inoltre, la mancanza di strumenti e percorsi chiari per introdurre il metodo valenziale, specialmente in classi che utilizzano manuali tradizionali, rappresenta un ostacolo. Tuttavia, anche all'interno di un manuale tradizionale, è possibile implementare strategie valenziali. Ad esempio, spiegare la differenza tra elementi necessari e accessori (complementi e espansioni) o chiarire come una stessa funzione sintattica possa essere realizzata sia da un nome che da una proposizione.
Il Metodo Valenziale e l'Inclusività
Uno dei vantaggi più significativi del metodo valenziale è la sua intrinseca inclusività. È particolarmente indicato per alunni con BES, DSA o NAI, categorie di studenti a cui, purtroppo, viene talvolta sconsigliata l'iscrizione a licei che prevedono le lingue classiche. La rappresentazione grafica delle frasi, la focalizzazione sulle relazioni funzionali e la possibilità di stabilire parallelismi con la lingua italiana e inglese (favorendo così una "grammatica universale" auspicata da Tesnière) rendono l'apprendimento del latino più accessibile e meno scoraggiante.
Il modello Seitz-Proverbio, opportunamente semplificato e adattato, si rivela flessibile per l'intero percorso di apprendimento. La possibilità di utilizzare diagrammi ad albero per periodi complessi, indicando la gerarchia delle proposizioni, aiuta a chiarire le "logiche interne" di un brano, favorendo la comprensione preliminare alla traduzione, un obiettivo in linea con le moderne certificazioni linguistiche.
Verso una Didattica "Viva" del Latino
In conclusione, l'adozione del metodo valenziale nella didattica del latino rappresenta un passo avanti verso un insegnamento più funzionale, inclusivo e stimolante. Permette di superare le rigidità del modello tradizionale, di valorizzare gli stili di apprendimento individuali e di rendere la lingua latina un oggetto di studio "vivo", ricco di significato e di connessioni, piuttosto che un mero esercizio mnemonico. Come auspicava Germano Proverbio, "bisogna studiare meno grammatica e più latino", concentrandosi sulla lingua "vera" che ha dato voce a un pensiero, a un racconto, a un episodio, offrendo "un po’ di vita, insomma". Questo approccio consente agli studenti di scoprire il latino non come un dogma inspiegabile, ma come un sistema linguistico vivo e affascinante, capace di arricchire la loro comprensione del mondo antico e contemporaneo.