Alienazione nella Psichiatria: Cause, Manifestazioni e Implicazioni

L'alienazione, in psichiatria, rappresenta uno stato complesso di alterazione della consapevolezza, caratterizzato da un persistente o ricorrente distacco da sé stessi, dagli altri o dalla realtà circostante. Questa condizione, pur essendo un'esperienza umana universale, è spesso fraintesa e sottovalutata, venendo talvolta liquidata come una semplice fase passeggera o confusa con la noia. Tuttavia, la sua intrinseca natura di disconnessione profonda dal proprio vissuto e dal mondo esterno la rende un tema centrale nella comprensione di diverse psicopatologie.

La Natura dell'Alienazione: Distacco da Sé e dal Mondo

Illustrazione astratta che rappresenta un senso di isolamento e distacco

L'alienazione si manifesta principalmente come una depersonalizzazione o una derealizzazione. La depersonalizzazione consiste in uno stato alterato di consapevolezza del Sé che risulta in episodi persistenti o ricorrenti di distacco o separazione da se stessi. Le persone riferiscono di provare una strana sensazione di disconnessione dal proprio corpo, un qualcosa di mai provato prima. La persona può sentirsi distaccata dal proprio intero essere (“Non sono nessuno”), così come da aspetti del proprio Sé. La depersonalizzazione è associata a una diminuzione o perdita di reattività emotiva, come una sorta di intorpidimento fisico ed emotivo (APA, 2013). Questa condizione di ottundimento emotivo può avere forme relativamente sopportabili che i pazienti descrivono come sentirsi ‘distanti dalle cose’, o poco coinvolti emotivamente.

La derealizzazione, d'altro canto, ha caratteristiche simili alla depersonalizzazione ma si riferisce alla sensazione di irrealtà, di distacco o estraneità nei confronti del mondo. Gli oggetti possono risultare di forme e dimensioni diverse, cambia la percezione del tempo come se scorresse troppo velocemente o troppo lentamente. I suoni possono risultare più forti o più deboli del previsto. Il mondo appare senza vita, incolore o artificiale, oppure deformato. Gli oggetti, ad esempio, possono apparire sottili o insolitamente chiari, oppure piatti o più piccoli di quanto siano in realtà; i suoni possono sembrare più alti o più leggeri del reale e il passare del tempo troppo lento o troppo veloce.

In ogni momento, la persona affetta da questi disturbi resta consapevole sia dei propri pensieri che di ciò che sta accadendo intorno. Questa consapevolezza, che distingue questi disturbi dalle psicosi, è fondamentale per la diagnosi.

Le Radici dell'Alienazione: Tra Trauma e Meccanismi di Difesa

L'alienazione non emerge improvvisamente, ma spesso si radica in contesti prolungati di stress, isolamento emotivo o svalutazione personale. Può emergere dopo un trauma, una delusione profonda, o come effetto collaterale di un ambiente che impedisce l’espressione autentica di sé. I sintomi dissociativi di distacco rappresentano un meccanismo di difesa del cervello dal dolore mentale evocato dall’evento traumatico? Questa ipotesi è ampiamente supportata dalla ricerca. A seguito di un evento traumatico, si verifica una prima fase di shock in cui si prova un senso di confusione, di estraneità, di irrealtà, di disorientamento. La sensazione di non essere connesso al proprio corpo (depersonalizzazione) o alla realtà circostante (derealizzazione) in quel momento è dunque una reazione fisiologica acuta allo stress.

Diagramma che illustra il continuum della dissociazione come risposta allo stress

La teoria polivagale di Porges (2018) descrive come il nostro sistema di difesa si articola su tre livelli gerarchici, culminando nel collasso come ultima possibilità quando nessuna delle precedenti strategie è sufficiente. Di fronte a situazioni fortemente minacciose e sovrastanti, può capitare di sentirsi quasi estraniati da sé e dal proprio corpo, anestetizzati, distaccati. In questo modo la nostra mente e il nostro corpo si proteggono: la soglia del dolore si alza, eventi stressanti e terribili vengono immagazzinati al di fuori del racconto di sé pienamente consapevole.

Per alcune persone, esposte a traumi ripetuti, la dissociazione diviene quasi una risposta automatica a stimoli stressogeni o che richiamano esperienze traumatiche precedenti. Quando siamo piccoli, non siamo in grado di regolare in modo autonomo il nostro stato di attivazione fisiologica e le emozioni che vi si accompagnano; abbiamo bisogno che un adulto competente si sintonizzi sul nostro vissuto e lo faccia per noi. Se l'adulto che si prende cura del bambino non è in grado di regolare l'attivazione fisiologica ed emotiva del bambino o diventa addirittura fonte di minaccia per il piccolo (abusi, maltrattamenti, grave trascuratezza emotiva), l'unico modo per sopravvivere risulta il distacco dal proprio vissuto, dal proprio corpo e dalle sensazioni che esso genera (Van der Kolk, 2015). La risposta difensiva estrema viene così messa in atto anche in situazioni che, sul piano oggettivo, non richiederebbero una reazione così netta.

Manifestazioni e Sintomatologia dell'Alienazione

I sintomi del disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione possono insorgere gradualmente o all’improvviso. Gli episodi possono durare solamente qualche ora oppure giorni, settimane, mesi o anni e possono prevedere depersonalizzazione, derealizzazione o entrambe. L’intensità dei sintomi varia con alti e bassi, ma se il disturbo è grave, i sintomi presenti possono rimanere della stessa intensità per anni o addirittura decenni.

I sintomi di depersonalizzazione comprendono:

  • Il soggetto si sente distaccato da corpo, mente, sentimenti e/o sensazioni.
  • Il soggetto può anche riferire di sentirsi fuori dalla realtà o come un automa, senza alcun controllo su ciò che fa o che dice e può sentirsi emotivamente o fisicamente insensibile. In questi casi è possibile che il soggetto si descriva come un osservatore esterno della propria vita, oppure come un “morto che cammina”.

I sintomi di derealizzazione comprendono:

  • Un senso di distacco dall’ambiente circostante (persone, cose, oppure tutto), con sensazione di irrealtà.
  • Il soggetto può sentirsi come in un sogno o immerso nella nebbia oppure come se una parete di vetro o un velo lo separasse dall’ambiente che lo circonda.

Derealizzazione e Depersonalizzazione: cosa fare

I sintomi causano quasi sempre un gran disagio, e per alcune persone sono intollerabili. Ansia e depressione sono frequenti. Molti soggetti temono che i sintomi siano provocati da un danno cerebrale irreversibile; molti si tormentano chiedendosi se esistono davvero oppure cercano ripetutamente di stabilire se le loro percezioni siano reali. Lo stress, il peggioramento della depressione o dell’ansia, la novità o l’eccitazione causata dall’ambiente circostante e la carenza di sonno possono far peggiorare i sintomi, che spesso sono persistenti.

Cause e Fattori Scatenanti

Sebbene molti soggetti abbiano avuto almeno un’esperienza di depersonalizzazione o derealizzazione nel corso della vita, il disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione si verifica solo nell’1-2% della popolazione e colpisce uomini e donne in egual misura. Può insorgere precocemente o a metà infanzia e raramente dopo i 40 anni.

Il disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione si sviluppa spesso in soggetti che hanno subito un forte stress, come:

  • Abuso emotivo o incuria durante l’infanzia.
  • Maltrattamento fisico.
  • Essere stati vittima o testimoni di stupro o violenza.
  • Avere un genitore gravemente disabile o malato mentale.
  • Morte imprevista di una persona cara.

I sintomi possono essere scatenati da un forte stress (ad esempio, a causa di fattori relazionali, finanziari o lavorativi), depressione, ansia o uso di sostanze illegali. Tuttavia, in alcuni casi, le cause dello stress sono relativamente trascurabili o non possono essere identificate.

È importante notare che sensazioni temporanee di depersonalizzazione e/o di derealizzazione sono comuni. Circa la metà dei soggetti si sono sentiti scollegati da sé stessi (depersonalizzazione) o dall’ambiente che li circonda (derealizzazione) in qualche occasione. Questa sensazione spesso si verifica dopo che il soggetto ha vissuto un pericolo potenzialmente letale, ha assunto determinate sostanze stupefacenti (come marijuana, allucinogeni, ketamina o metilendiossimetamfetamina [ecstasy]), si è stancato molto, ha subito una privazione da sonno o una stimolazione sensoriale (come capita quando si è in un’unità di terapia intensiva).

La depersonalizzazione o la derealizzazione possono anche essere un sintomo di molti altri disturbi mentali, nonché di patologie mediche generali, come le sindromi convulsive.

Diagnosi e Trattamento

La diagnosi del disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione si basa su una valutazione medica basata su specifici criteri diagnostici psichiatrici. Talvolta, vengono effettuati esami medici e psichiatrici per escludere altre possibili cause. Il medico sospetta il disturbo in base alla sintomatologia: il soggetto ha episodi di depersonalizzazione, derealizzazione, o entrambi che durano a lungo o sono ricorrenti; il soggetto sa che le proprie esperienze dissociative non sono reali (ha un intatto senso della realtà, una capacità nota come test di realtà); il soggetto è estremamente angosciato dai sintomi oppure i sintomi non gli permettono di svolgere le normali funzioni in contesti sociali o sul lavoro.

Vengono effettuati un esame obiettivo e talvolta degli esami per escludere altre patologie in grado di causare i sintomi, tra cui altri disturbi di salute mentale, le sindromi convulsive e il disturbo da uso di sostanze. Gli esami possono comprendere la risonanza magnetica per immagini (RMI), la tomografia computerizzata (TC), l’elettroencefalogramma (ECG) e analisi del sangue e delle urine per verificare l’uso di sostanze illegali. Oltre ai test psicologici, il medico può ricorrere a speciali questionari e colloqui strutturati per formulare la diagnosi.

Il trattamento del disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione può includere la psicoterapia e, talvolta, farmaci ansiolitici e antidepressivi. Il disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione può risolversi senza terapia. Il trattamento è necessario solo se il disturbo non si risolve, è recidivante o causa sofferenza.

Diverse forme di psicoterapia si sono rivelate efficaci in alcuni pazienti. Il disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione è spesso associato o scatenato da altri disturbi di salute mentale (come ansia e depressione) che richiedono un trattamento. Devono anche essere affrontati i fattori scatenanti dei sintomi o che possono aver contribuito allo sviluppo del disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione.

Tra le tecniche che possono aiutare troviamo:

  • Tecniche cognitive: possono aiutare a bloccare i pensieri ossessivi sullo stato di irrealtà dell’essere.
  • Tecniche comportamentali: possono aiutare il soggetto a intraprendere attività che lo distraggano dalla depersonalizzazione.
  • Tecniche di grounding: usano i 5 sensi (udito, tatto, olfatto, gusto e vista) per aiutare il soggetto a sentirsi più legato a sé stesso e al mondo. Ad esempio, si può mettere la musica ad alto volume o un pezzo di ghiaccio in mano. Queste sensazioni sono difficili da ignorare e rendono il soggetto cosciente del presente.
  • Tecniche psicodinamiche: incentrate sull’aiutare il soggetto a elaborare i conflitti intollerabili, le emozioni negative e le esperienze da cui sente di doversi distaccare.

Il monitoraggio momento per momento e la classificazione della dissociazione e dei sentimenti (la manifestazione esteriore di pensieri ed emozioni) insegnano ai soggetti a riconoscere e identificare le loro sensazioni di dissociazione. Tale riconoscimento aiuta alcune persone. Inoltre, questa tecnica aiuta i soggetti a concentrarsi su cosa stia avvenendo realmente in quel momento.

Per trattare il disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione sono stati utilizzati vari farmaci, ma nessuno è risultato universalmente efficace. I farmaci ansiolitici e gli antidepressivi talvolta sono utili, principalmente perché alleviano l’ansia e la depressione presenti in molti soggetti con disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione. Tuttavia, i farmaci ansiolitici possono anche aumentare depersonalizzazione o derealizzazione, quindi i medici devono monitorare attentamente il loro uso. Anche il naltrexone, un tipo di farmaco noto come bloccante del recettore degli oppioidi, può essere utile.

Prognosi e Prospettive Future

I pazienti con disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione spesso migliorano senza sottoporsi ad alcun trattamento. Il recupero completo è possibile per molti soggetti con disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione, specialmente se i sintomi sono causati da situazioni di stress che possono essere affrontate durante il trattamento. Altre persone non rispondono bene al trattamento e il disturbo diventa cronico. In alcune persone, il disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione scompare spontaneamente. I sintomi, anche quelli che persistono o si ripetono, possono causare solo problemi minori se il soggetto riesce a tenere la mente occupata concentrandosi su altri pensieri o attività, piuttosto che concentrarsi sulla percezione di sé.

L’alienazione, intesa nella sua accezione più ampia, continua a rappresentare un termine di straordinaria efficacia descrittiva e culturale. Essa intercetta, con immediatezza, un’esperienza umana universale: quella del sentirsi separati, distanti da sé, dagli altri o dal mondo, incapaci di dare coerenza e significato compiuto alla propria esistenza. Nella società contemporanea, segnata da rapidi cambiamenti tecnologici e sociali, la sensazione di alienazione si è estesa ben oltre l’ambito della patologia mentale, toccando il bisogno profondo di autenticità, di riconoscimento e di appartenenza che ciascun individuo porta con sé.

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