L'Abuso della Psichiatria: Un Percorso di Fallimenti e Violazioni

Ogni tanto qualche visitatore della mostra “Psichiatria - un viaggio senza ritorno”, messo di fronte all’infinito elenco di errori ed orrori che costellano il percorso di questa disciplina, non crede ai propri occhi. Scorriamo le pagine di cronaca. Ma questa è solo la punta dell’iceberg. La storia della psichiatria, in maniera singolare, coincide con la storia dei suoi fallimenti.

Le Statistiche Oscure: Un Terzo degli Abusi Medici Attribuito agli Psichiatri

Secondo il sito www.psych-crimes.org, gli psichiatri rappresentano solo il 6% di tutti i dottori, ma sono colpevoli di un terzo degli abusi sessuali compiuti da medici a danno dei loro pazienti. La percentuale di abusi sessuali da parte di psichiatri, inoltre, è trentasette volte più alta della media. La “Ohio alliance to end sexual abuse” (OAESV) riferisce sul suo sito che gli episodi di violenza sessuale da parte di dottori sono più che triplicati dal 1989 al 1996. Questi dati allarmanti suggeriscono una gravissima disfunzione all’interno della professione psichiatrica, sollevando interrogativi sulla sua etica e sulle misure di controllo esistenti.

Statistiche abusi sessuali medici

Trattamenti Sanitari Obbligatori: Una Pratica Diffusa e Controversa

L’ufficio TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) del Comune di Milano registra circa mille TSO all’anno. Aggiungiamo i trattamenti cosiddetti ‘volontari’ ma, in realtà, fatti sotto minaccia di TSO, e quelli magari non denunciati al Comune, e facilmente raddoppiamo la cifra. Questa pratica, sebbene intesa a tutelare individui in condizioni di grave disagio psichico, è spesso criticata per la sua natura coercitiva e per il potenziale abuso che può celare. La linea sottile tra intervento necessario e violazione dei diritti individuali è un tema di dibattito costante.

Elettroshock e Psicochirurgia: Strumenti di Tortura Riciclati come Terapie?

Recentemente, per dare all’elettroshock una parvenza di medicina, l’hanno ribattezzato TEC (Terapia Elettroconvulsivante). Come per magia, uno strumento di tortura e di punizione (ricordate “Qualcuno volò sul nido del cuculo”?) viene riciclato come dispositivo terapeutico. Gli stessi paladini della scossa elettrica non sanno spiegarne il funzionamento, ma questo non ha impedito all’élite psichiatrica d’insorgere per evitarne la messa al bando. TEC e psicochirurgia sono tuttora inclusi tra le prestazioni medico-chirurgiche (con psicochirurgia s’intendono quegli interventi di chirurgia cranica, come la lobotomia, attuata non a fine neurologico, bensì per intervenire sulla psiche del soggetto - come nel ”Cuculo”).

La Storia dell'elettroshock - History Channel - con Alda Merini e Giorgio Antonucci

Queste pratiche, cariche di una storia controversa e spesso associata a danni permanenti, continuano a essere impiegate, nonostante le riserve di molti e la mancanza di una chiara comprensione del loro meccanismo d'azione. La loro persistenza solleva serie preoccupazioni riguardo al benessere dei pazienti e all'aderenza a standard medici etici e scientificamente validi.

Neurolettici e Antipsicotici: La "Camicia di Forza Chimica" e i suoi Effetti Irreversibili

È il caso dei farmaci neurolettici (o antipsicotici - detti anche “camicia di forza chimica”) - i farmaci più potenti dell’intero arsenale psicofarmaceutico. Normalmente non dovrebbero essere assunti per più di tre settimane ma, stando alle segnalazioni che riceviamo, questo limite viene bellamente superato - anche di molto. “Certamente calmano - con dosaggi opportuni - qualsiasi individuo” sostiene il Dr Roberto Cestari ma, continua, “vari osservatori hanno fatto notare come le cure prolungate con questi farmaci producono effetti irreversibili che fanno assomigliare questi pazienti a quelli che hanno subito decine di elettroshock o la lobotomia. In effetti con gli antipsicotici opportunamente usati è possibile ottenere una lobotomia chimica: i danni cerebrali, a lungo andare, diventano irreversibili. Quando osserviamo qualcuno ritenuto matto e notiamo quell’espressione vuota e inebetita, la lingua in fuori, i peli e i chili di troppo e la mancanza di qualche dente, non stiamo osservando i segni della ‘malattia’: stiamo solo vedendo quello che fanno questi farmaci su un essere umano.”

Effetti collaterali farmaci antipsicotici

Queste violenze e questi abusi, come detto, non sono incidenti di percorso: sono il percorso stesso. La dipendenza da psicofarmaci e i loro effetti collaterali devastanti, spesso ignorati o minimizzati, rappresentano una delle facce più oscure della psichiatria moderna.

La Soggettività della Diagnosi Psichiatrica: Un Potere Senza Fondamento Oggettivo

Lo psichiatra emette diagnosi in base a pensieri o comportamenti dei suoi pazienti. Pensieri e comportamenti, però, sono manifestazioni del carattere umano e, a differenza di quanto accade nelle altre branche della medicina, non sono soggetti a valutazioni oggettive. Il potere di fare a un paziente cose contro la sua volontà deriva dall’idea che lo psichiatra abbia un metro di giudizio oggettivo per stabilire quando la persona sia bisognosa di cure urgenti ma troppo insana per rendersene conto. Questa mancanza di oggettività nelle diagnosi apre la porta a interpretazioni arbitrarie e a trattamenti non sempre giustificati, minando la fiducia nel sistema e esponendo i pazienti a rischi inutili.

La Riforma Necessaria: Riconoscere la Non Scientificità e Riconfigurare la Disciplina

Il ripristino dei diritti umani nel campo della salute mentale passa attraverso una riforma generale che ammetta la non scientificità (e conseguente soggettività e opinabilità) delle diagnosi psichiatriche e riclassifichi conseguentemente la psichiatria - non più branca di un sapere medico scientifico, ma disciplina afferente le conoscenze umanistiche (come psicologia, meditazione, yoga ecc).

L'Abuso di Farmaci da Prescrizione: Un Problema di Salute Pubblica

Le benzodiazepine (BDZ) sono farmaci di ampio utilizzo nella popolazione generale nel trattamento di diverse patologie. Tuttavia, accade spesso che le BDZ, farmaci utili e in alcuni casi indispensabili, vengano prescritte in modo inappropriato o che diventino oggetto di misuso e/o abuso con ripercussioni negative dal punto di vista psicofisico e sociale. Tale fenomeno, oltre le BDZ, interessa, seppure in misura minore, anche altri psicofarmaci, come ad esempio antidepressivi, antipsicotici, anticonvulsivanti, anticolinergici e stimolanti. L’obiettivo di questa revisione narrativa della letteratura è di mettere in evidenza come il fenomeno dell’abuso dei farmaci da prescrizione costituisca effettivamente un importante problema di salute pubblica. A tale proposito risulta evidente l’importanza del ruolo del medico nella prescrizione attenta e consapevole degli psicofarmaci. Questa revisione narrativa ha confermato l’ipotesi di partenza secondo la quale, spesso, nella pratica clinica si assiste a una prescrizione non appropriata delle BDZ, che, a sua volta, può favorire l’instaurarsi di comportamenti di misuso e/o abuso. A tale proposito, diversi studi hanno osservato come un uso scorretto di tali farmaci può determinare fenomeni di tolleranza, di dipendenza e diversi effetti avversi, in particolare in quelle che sono le fasce più "fragili", ovvero gli adolescenti e gli anziani.

Grafico abuso benzodiazepine

Storie di Abusi e Maltrattamenti: Testimonianze Dirette

Questo articolo è il primo di una serie, in cui esporremo alcune storie di persone che si sono rivolte a noi in cerca di aiuto.

Lombardia: Ragazzo venticinquenne senza problemi precedenti viene diagnosticato con schizofrenia paranoide. Si chiede alla famiglia di iniziare la somministrazione di clozapina tramite un ricovero ospedaliero. Visto che il ragazzo riusciva ad evitare l’assunzione del farmaco, passarono a una puntura di aloperidolo, un altro antipsicotico: 150 mg ogni 28 giorni. Visto che le ‘cure’ non sembravano produrre miglioramenti si sorta, la famiglia chiede e ottiene di cambiare terapia. Il farmaco viene tolto senza scalaggio, e inizia la somministrazione di paliperidone. All’inizio il ragazzo sembra migliorare, ma presto inizia a soffrire di allucinazioni visive e uditive. Aumentano la dose, e la situazione peggiora ulteriormente. Il ragazzo viene quindi legato e immobilizzato per una decina di volte. Un parente ottiene che vengano interrotte le contenzioni, e si offre volontario per stare col ragazzo e occuparsi di lui. “Credo che potrei scrivere un libro riguardo ciò che ho visto dentro quel reparto (contenzioni continue a moltissimi ricoverati, trattavano i pazienti con forte maleducazione e assenza di rispetto). Durante il ricovero sono sicuro che più di una volta hanno passato pesantemente i protocolli dei farmaci, trasformando le contenzioni meccaniche in pesanti contenzioni farmacologiche.”

L'Associazione Italiana Bipolari e la Lotta contro la Malasanità Psichiatrica

Lanciato dall’Associazione Italiana Bipolari, il sondaggio raccoglie testimonianze dirette per ridefinire cosa significa davvero “abuso” nei servizi di salute mentale. Con l’articolo “Quando la cura fa male”, l’Associazione Italiana Bipolari (AIBP) annuncia l’avvio del primo studio nazionale dedicato alla malasanità psichiatrica in Italia. L’iniziativa punta a raccogliere dati concreti su pratiche scorrette e trattamenti disumanizzanti ancora diffusi nei servizi psichiatrici, andando oltre gli episodi più estremi per denunciare anche gli abusi “normalizzati”. Il progetto è basato su un protocollo scientifico chiaro, che garantisce anonimato, protezione emotiva e inclusività.

Aggressioni e Violenza nei Reparti Psichiatrici: Un Fenomeno Allarmante

Orrore a Foggia: abusi e violenze su 25 pazienti psichiatrici. La notizia potrebbe sembrare sconvolgente, ma a voler essere brutalmente sinceri non ci coglie di sorpresa. Ma la crudeltà di alcuni operatori sanitari e il silenzio dei conniventi non sono fenomeni nuovi e non sono limitati ai malati psichiatrici. Cure o supervisione adeguate sono spesso assenti, portando a strutture mal equipaggiate, sporche e talvolta persino pericolose.

Nonostante la gravità del fenomeno, il 69% degli operatori sanitari non denuncia le aggressioni subite, spesso per paura di ritorsioni o per la convinzione che il sistema non garantirà una risposta adeguata. Aggressioni con coltelli, siringhe ed estintori, tentativi di strangolamento e sequestri di persona. È un’allarmante escalation di aggressioni quella contro gli infermieri e i professionisti sanitari italiani all’interno dei reparti psichiatrici, quasi il 49% di quanti lavorano nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (Spdc) ha subito almeno una forma di violenza negli ultimi due anni.

  • Baggiovara, 17 febbraio: paziente ricoverato vandalizza il reparto psichiatrico, divellendo porte e danneggiando muri e soffitti.
  • Grosseto, 20 febbraio: tentativo di strangolamento ai danni di un’infermiera da parte di una paziente in evidente stato di crisi.
  • Firenze, 29 luglio: psichiatra e infermiera sequestrate per 45 minuti da un uomo armato di coltello e cacciavite.
  • Cassino, 10 ottobre: paziente agli arresti domiciliari scatena il caos, tentando la fuga e aggredendo un carabiniere.
  • Agrigento, 5 dicembre: aggressione nel carcere Pasquale Di Lorenzo, dove un infermiere è rimasto ferito insieme ad agenti penitenziari.

Secondo il Nursing Up, 1 episodio su 5, tra le aggressioni ai professionisti sanitari, vede coinvolto un soggetto in stato di alterazione psichica (disturbi conclamati, dipendenze da droga o alcol, legami con la criminalità). Molti episodi di violenza, ad opera di questa tipologia di pazienti, avvengono nei pronto soccorso o durante gli interventi del 118, dove gli operatori sanitari si trovano spesso a contatto con soggetti in stato di alterazione psichica o comportamentale. Il Report del Nursing Up non dimentica la complessità delle aggressioni che avvengono nelle carceri italiane. “In questi contesti - conclude il sindacato - gli infermieri si trovano spesso a dover affrontare situazioni estremamente rischiose, in particolare con detenuti affetti da disturbi psichiatrici o dipendenze.”

Operatori sanitari aggrediti

La Sicurezza degli Operatori Sanitari: Una Priorità Negletta

Otto operatori sanitari uccisi in circa 20 anni. Senza contare le ferite, le minacce, gli abusi, le violenze protratte nel tempo: per una 'contabilità' totale che parla di circa 1000 casi di violenza ogni anno contro gli operatori delle strutture psichiatriche. Non tutti denunciati e non tutti con conseguenze 'fisiche', ma certamente in grado di mettere in pericolo i medici e gli infermieri delle strutture psichiatriche italiane, che hanno in cura oltre 3,5 milioni di pazienti. A lanciare l’allarme è la Società italiana di psichiatria (Sip), in occasione della prima giornata nazionale su salute e sicurezza degli operatori in psichiatria.

Il primo passo sarà l’avvio di una indagine che coinvolgerà tutti i Dsm italiani, grazie alla quale sarà prodotto un documento ufficiale per identificare e garantire gli standard minimi di sicurezza per operatori e pazienti. Il rischio di violenza infatti è in larga misura controllabile e prevenibile. Il problema reale sono le carenze di molti servizi, sia di organico che di struttura. A questo si aggiunge la diffusione sempre maggiore e dilagante di persone che fanno uso di droghe, sintetiche e non, in grado di indurre agitazione psicomotoria tale da accrescere il pericolo di violenza. Persone, queste, che spesso non hanno uno specifico disturbo mentale, ma che accedono ai servizi di salute mentale, gli unici rimasti sul territorio a disposizione della popolazione.

“I disturbi mentali più gravi - spiega Emilio Sacchetti, presidente nazionale della Sip e direttore del Dsm degli Spedali Civili, Università di Brescia - possono associarsi ad un maggior rischio di azioni aggressive. È però anche vero che i pazienti sono spesso loro stessi vittime di violenza da parte di altri. È evidente, quindi, che condurre il problema della sicurezza a una semplice equazione 'paziente - violenza - aumento del rischio' è un errore che rischierebbe di incrementare l’uso di terapie restrittive (aumento delle contenzioni o eccesso di sedazione) di cui il paziente non ha affatto bisogno.”

“Anche queste - aggiunge Sacchetti - sono 'morti sul lavoro', e come tali inammissibili. La violenza e il rischio di aggressioni sono fenomeni controllabili, ma non si può lavorare in servizi sottodimensionati. In questo contesto la Sip guarda con "grandissima preoccupazione" all'eventualità di nuovi tagli che sarebbero, "oltre che ingiustificabili anche insostenibili". Da qui parte l’iniziativa di indagine sugli standard minimi di sicurezza che la Sip promuoverà nei prossimi mesi e che porterà ad un documento ufficiale.

“In questi anni di crisi - aggiunge Claudio Mencacci, past-president Sip e direttore del Dsm del Fatebenefratelli di Milano - si è verificato un aumento della pressione mediante una aggressività verbale (e non solo) da parte della cittadinanza che si rivolge ai servizi psichiatrici non per chiedere cure ma per ottenere cibo, soldi, casa. Esasperata dalla situazione economica, questa si ripercuote su personalità fragili e antisociali che avendo meno supporti, possono scaricare la loro rabbia solo sui servizi, tentando di psichiatrizzare la disperazione sociale. Sono le personalità fragili, ma prepotenti, spesso non consapevoli e più orientate alla antisocialità, che diventano più aggressive in un ambiente sempre più aggressivo”.

Per Enrico Zanalda, segretario nazionale della Sip e direttore del Dsm della Asl Torino 3, “affrontare il tema dei comportamenti violenti non è quello di fomentare la paura, ma di pretendere consapevolezza dei rischi e sicurezza di mezzi per gli operatori, in modo che non si sentano soli nell'affrontare situazioni così complesse. Bisogna ricordare che l’abuso di droghe incrementa notevolmente il rischio di comportamenti violenti e che i pazienti con disturbi mentali, soprattutto giovani, hanno minori capacità di 'resistere' all'assunzione e all'abuso di queste sostanze”.

Secondo Guido Di Sciascio, vicesegretario nazionale della Sip e dirigente della clinica psichiatrica del Policlinico di Bari, “una copertura universale dei servizi di salute mentale, rivolta anche a patologie non storicamente prese in carico dai servizi rappresenterebbe una pietra angolare nel ridurre l'impatto della crisi, come elemento per ridurre disuguaglianze nella salute.”

La Correlazione tra Disturbi Mentali e Aggressività: Una Relazione Complessa

È comune, nell’ambito della letteratura psichiatrica, indicare la diagnosi di schizofrenia come quella maggiormente associata a episodi di aggressività; tuttavia questa correlazione potrebbe derivare dal fatto che la schizofrenia è la categoria maggiormente rappresentata tra i pazienti ospedalizzati, che rappresentano il campione più spesso indagato. In una posizione particolare si collocano i disturbi depressivi: sebbene in letteratura sembri esistere un sostanziale accordo circa la bassa frequenza di comportamenti eteroaggressivi riscontrabili in pazienti depressi, in confronto all’elevata frequenza di forme autodirette di aggressività, tuttavia in particolari sottogruppi di pazienti caratterizzati da elevati livelli di ansia, ostilità e rabbia (è il caso, per esempio, della cosiddetta depressione agitata) è invece possibile il verificarsi di improvvisi scoppi d’ira, fino a veri e propri agiti violenti.

La complessità del legame tra disturbi mentali e comportamenti aggressivi richiede un’analisi approfondita che eviti semplificazioni e stigmatizzazioni, concentrandosi invece sulla comprensione delle cause sottostanti e sull’implementazione di strategie di intervento efficaci e rispettose.

La Crisi Universitaria e lo Smantellamento della Ricerca

L'ascensore sociale funziona. Una storia operaia. Hanno un lavoro, ma fanno fatica a mantenerlo, sottoposti a ricatti, costretti a condizioni iugulatorie. Un filo rosso lega le riforme Berlinguer, Moratti, Gelmini e Profumo: lo smantellamento della ricerca libera e un controllo gerarchico e centralizzato delle «baronie» sul reclutamento. Reagire è necessario. Ecco come accadrebbe a un’industria di punta se nel giro di quindici anni fosse sottoposta a tre mutamenti radicali delle proprie strutture produttive e organizzative, delle proprie finalità e per giunta mutasse anche i criteri di selezione del proprio personale? Pensiamo che in poco tempo sarebbe ridotta ben peggio della confusione cui è ridotta la Fiat. Ebbene questa è la politica universitaria dei vari governi succedutisi in questi quindici anni.

La Responsabilità delle Famiglie: Vigilanza e Partecipazione

Ma dove sono le famiglie? Dopo essersi impegnate a parcheggiare il loro congiunto in queste strutture, si preoccupano di vigilare? Si preoccupano di assicurarsi quotidianamente del benessere del loro “caro”? L’abbandono e l’indifferenza dei familiari è il primo abuso sui più fragili. È tempo di cambiare e di porre un reale freno a certi abusi!

Un Appello alla Scienza e alla Coscienza

È necessario guardare negli occhi gli anziani, i fragili e i pazienti psichiatrici, anche se il loro sguardo è perso altrove. Nonostante la gravità del fenomeno, il 69% degli operatori sanitari non denuncia le aggressioni subite, spesso per paura di ritorsioni o per la convinzione che il sistema non garantirà una risposta adeguata. Aggressioni con coltelli, siringhe ed estintori, tentativi di strangolamento e sequestri di persona. È un’allarmante escalation di aggressioni quella contro gli infermieri e i professionisti sanitari italiani all’interno dei reparti psichiatrici, quasi il 49% di quanti lavorano Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (Spdc) ha subito almeno una forma di violenza negli ultimi due anni.

Occorre un cambio di paradigma, un ritorno alla scienza e alla coscienza, per garantire che la cura non diventi sinonimo di violenza e abuso. Il ripristino dei diritti umani nel campo della salute mentale è un imperativo morale e sociale.

tags: #abuso #della #psichiatria