La Vita Psichica del Potere: Analisi Critica dell'Assoggettamento e della Resistenza

Il potere, nella sua intrinseca e pervasiva influenza sulla vita umana, è stato oggetto di innumerevoli analisi filosofiche e sociologiche. Tra le voci più autorevoli che hanno indagato i complessi meccanismi del potere sociale, spicca Judith Butler, la cui opera "La vita psichica del potere" offre una prospettiva illuminante e densa sulla complessa relazione tra il soggetto e le forze che lo assoggettano. Seguendo le orme di pensatori come Michel Foucault, Butler ricostruisce scrupolosamente il modo in cui ogni individuo è intrinsecamente compromesso con il potere che, paradossalmente, contribuisce a creare.

Judith Butler

L'Intreccio tra Psiche Individuale e Cultura Condivisa

L'idea centrale che guida l'analisi di Butler è che "ognuno di noi contribuisce attivamente a creare i meccanismi di quel potere che poi subisce". Questo circolo virtuoso di collaborazione, spesso inconsapevole, si genera nella contiguità e nella mutua reciprocità tra l'universo psichico individuale e l'universo della cultura condivisa. Questi universi si fondono in una dimensione comune, senza soluzione di continuità, creando un tessuto sociale in cui il potere opera non solo dall'alto verso il basso, ma anche attraverso le interazioni quotidiane e le norme interiorizzate.

Butler, avvalendosi del pensiero di filosofi come Hegel, Nietzsche, Althusser, Foucault e Freud, intraprende un percorso di straordinaria attualità nell'esplorazione delle maglie del potere contemporaneo. La sua analisi non si limita a descrivere il potere come una forza esterna e repressiva, ma scava nelle profondità della psiche umana per comprendere come essa sia plasmata e, a sua volta, plasmi le strutture di potere.

La Critica all'Approccio Foucaultiano: Limiti del Concetto di Potere

Sebbene il pensiero di Michel Foucault abbia rivoluzionato la comprensione del potere, evidenziando come esso operi non solo attraverso la repressione ma anche attraverso pratiche diffuse di normalizzazione, e rivelando i legami tra sapere e potere, il suo approccio presenta significative problematicità. L'analisi foucaultiana, pur essendo affascinante, rischia di incorrere in una reificazione del potere, trattandolo come un'entità autonoma dotata di volontà e intenzionalità.

Quando Foucault scrive che "il potere produce sapere", "il potere definisce la normalità", "il potere costruisce i soggetti" o "il potere si diffonde capillarmente", egli attribuisce al "potere" un ruolo di soggetto agente. Tuttavia, il potere in sé è un concetto astratto che descrive relazioni tra persone reali: la capacità di alcuni individui o gruppi di influenzare il comportamento di altri. Non è il potere in astratto a produrre o costruire, ma sono le persone, organizzate in istituzioni, che esercitano potere su altre persone.

Questa reificazione può essere paragonata all'espressione "la natura si vendica". La natura non prova sentimenti né agisce deliberatamente; accadono semplicemente fenomeni causali. Allo stesso modo, il potere non "decide" o "costruisce" autonomamente. Sono attori specifici, in posizioni istituzionali precise, a prendere decisioni che influenzano gli altri. Trattare il potere come un soggetto agente oscura chi compie azioni, a chi, attraverso quali meccanismi e con quali interessi.

L'operazione foucaultiana può essere interpretata come una forma di teologia negativa secolarizzata, in cui al concetto di potere vengono attribuiti attributi divini: onnipresenza ("il potere è ovunque"), onniscienza ("il potere vede attraverso la sorveglianza"), onnipotenza ("il potere produce i soggetti") e trascendenza (non ha un centro localizzabile ma opera ovunque). Tuttavia, a differenza di un Dio generalmente benigno, il potere foucaultiano assume i caratteri di una forza oscura e divoratrice, ossessivamente orientata al controllo totale.

Le conseguenze epistemologiche di questa reificazione sono significative:

  • Impossibilità di falsificazione: Se il potere è ovunque e informe, è difficile verificare empiricamente le affermazioni sul suo funzionamento.
  • Tautologia: Affermazioni come "il sapere è legato al potere" possono diventare ovvie o, se interpretate in modo più radicale, non falsificabili.
  • Evasione della causalità: Attribuire fenomeni al "potere" in generale evita di spiegare meccanismi causali specifici, oscurando domande cruciali su chi decide, con quali risorse, contro quali opposizioni.
  • Rimozione dell'agency umana: Se tutto è prodotto dal potere, gli esseri umani perdono la loro capacità di agire autonomamente, diventando meri "effetti di potere".

L'Assenza di Attori Concreti e la Visione Unilateralmente Negativa del Potere

Un limite fondamentale dell'analisi foucaultiana risiede nell'assenza di attori concreti. Quando si afferma che "il potere medico disciplina i corpi", la domanda immediata è: chi sono esattamente questi detentori del "potere medico"? Singoli medici, associazioni professionali, case farmaceutiche, lo Stato, o una combinazione di tutti questi attori con interessi spesso conflittuali? Foucault tende a evitare risposte precise, sostenendo che il potere è diffuso e non centralizzato. Tuttavia, questa indeterminatezza crea problemi analitici e politici, rendendo difficile identificare responsabilità e sviluppare strategie di resistenza mirate.

Un'analisi sociologica più rigorosa, come quella condotta da Max Weber, C. Wright Mills o Steven Lukes, si concentra sull'identificazione di attori specifici, interessi concreti e meccanismi verificabili. Ad esempio, nello studio della medicalizzazione, un'analisi concreta identificherebbe il ruolo della professionalizzazione medica, degli interessi economici dell'industria farmaceutica, delle alleanze con lo Stato e della domanda sociale dei pazienti, così come delle resistenze e dei contro-movimenti.

Potere e Biopotere in Michel Foucault

La visione foucaultiana del potere è spesso unilateralmente negativa, considerandolo intrinsecamente oppressivo. Sebbene esistano esempi di potere positivo, come le norme sociali che facilitano la convivenza o il potere abilitante di certe istituzioni, Foucault tende a concentrarsi sulla sua dimensione disciplinare e normalizzatrice. Questa prospettiva può portare a una confusione tra la socializzazione necessaria, che ci rende esseri umani capaci di interagire nella società, e l'oppressione. Le norme sociali, sebbene possano essere meccanismi di normalizzazione, non sono sempre oppressive; molte sono funzionali e costitutive dell'essere umano.

La Confusione tra Socializzazione Necessaria e Oppressione

Il processo di socializzazione è fondamentale per la costituzione dell'individuo. Attraverso l'apprendimento della lingua, delle norme sociali e dei valori culturali, gli esseri umani diventano membri di una comunità. Tuttavia, Foucault rischia di interpretare ogni forma di norma sociale come un meccanismo di oppressione. La lingua, ad esempio, pur essendo un "arbitrio necessario" - un sistema di segni arbitrari che ci permette di comunicare - è anche uno strumento di inclusione e di condivisione. Distinguere tra norme funzionali e norme oppressive è cruciale per evitare di equiparare la socializzazione, necessaria alla vita umana, all'indottrinamento o alla repressione.

La confusione foucaultiana tra socializzazione e oppressione ha conseguenze pratiche significative, rendendo l'analisi inadeguata per la ricerca empirica e l'azione politica. Se ogni norma è percepita come oppressiva, diventa difficile identificare le leve per il cambiamento sociale e costruire coalizioni politiche efficaci.

La Vita Psichica del Potere: Butler e la Ripresa Critica di Foucault

Judith Butler, nel suo "La vita psichica del potere", pur riconoscendo il debito verso Foucault per le sue analisi sul potere e sulla soggettivazione, propone una rilettura critica che mira a superare alcuni dei limiti individuati. Butler si interroga su come sia possibile per il soggetto porsi in una relazione oppositiva con il potere, pur essendo intrinsecamente implicato in esso.

Butler sottolinea che l'affermazione secondo cui "il soggetto è attaccato appassionatamente alla propria sottomissione" può essere invocata, anche cinicamente, per minimizzare le rivendicazioni degli oppressi. È fondamentale osservare che, per Butler, il potere può essere "sottomissione" e i soggetti "oppressi". Gli oppressi avanzano rivendicazioni di liberazione, e la loro portata può essere minimizzata attraverso la strumentalizzazione di teorie che enfatizzano una dipendenza necessaria dal potere.

Schema concettuale del potere e della resistenza

Butler critica l'idea che la mera constatazione che il soggetto sia "dentro" il potere, e mai esterno ad esso, debba essere usata per ostacolare il proposito di liberazione. Al contrario, essa sostiene che l'assoggettamento non impedisce necessariamente la liberazione, e che le teorie della liberazione devono prestare attenzione a non reiterare ulteriori assoggettamenti.

La Resistenza come "Diritto ad Avere Diritti"

Butler, ispirandosi ad Hannah Arendt, analizza l'atto di occupare uno spazio come una rivendicazione performativa del "diritto ad avere diritti". Questo diritto non è codificato da nessuna legge esistente, ma è la persistenza del corpo contro le forze che tentano di debilitarlo o sradicarlo. L'occupazione di uno stabile da parte di chi non ha un tetto, ad esempio, è un atto di resistenza non solo nei confronti della legge, ma anche delle politiche abitative e delle relazioni tra poteri politici ed economici che contemplano la possibilità di divenire senzatetto.

L'atto di occupare è performativo perché non è assoggettato al riconoscimento formale delle autorità. È attraverso questi atti che si esemplifica la casa come un bisogno e un desiderio, ancor prima che un diritto. La precarietà delle vite non è da imputare al caso o a un fallimento individuale, ma alla produzione differenziale della precarietà da parte dei poteri organizzati.

Butler distingue tra precarietà ontologica (la vulnerabilità costitutiva di ogni essere umano) e precarietà sociale (la vulnerabilità differenziata e prodotta dalle strutture di potere). Le vite di alcuni individui sono più precarie a causa di fattori come la violenza, la discriminazione o la mancanza di accesso a risorse fondamentali come un alloggio.

La Ripresa Performativa e la Responsabilità Politica

Per Butler, l'atto di occupare una casa non equivale a "chiedere" una casa (riconoscimento di un diritto) né a "ricevere" una casa (concessione da parte di chi è privilegiato). È un atto performativo che esemplifica la vita nel mezzo di condizioni che la minano, sottolineando la responsabilità del potere nella creazione dell'invivibilità.

La responsabilità politica, prima ancora che filosofica, emerge nel ricordare che "là dove c'è potere c'è resistenza", specialmente quando ci si rivolge a chi subisce direttamente gli effetti oppressivi del potere, come nel caso degli sgomberi. La resistenza, pur essendo una componente intrinseca del potere, non è sempre simmetrica e può essere plasmata, indotta o addirittura repressa dal potere stesso.

Butler sostiene che il soggetto può essere concepito come se il suo agire derivasse proprio dal potere a cui si oppone. Sebbene questa formulazione possa sembrare scomoda, essa apre la possibilità di comprendere come il soggetto, pur non essendo completamente definito dal potere né completamente in grado di definirlo, si spinge oltre la logica della non-contraddizione. L'incertezza tra ciò che già è e ciò che deve ancora essere rappresenta uno snodo doloroso ma abilitante per l'agire.

La Costituzione del Soggetto e l'Incorporazione delle Norme

Butler affronta la questione di come il potere crei le persone in senso letterale, non in senso meccanicistico o comportamentistico. Il potere regolatore e disciplinare, come illustrato da Foucault in "Sorvegliare e punire", modella fisicamente i soggetti. Tuttavia, Butler suggerisce che la formazione del soggetto attraverso l'incorporazione di determinate norme debba essere analizzata in termini di topografia psichica.

Il processo di interiorizzazione delle norme, secondo Butler, fonda la distinzione tra vita interiore ed esteriore, offrendo una descrizione della soggettivazione psichica che tiene conto degli effetti regolatori e produttivi del potere. La norma, una volta diventata psichica, partecipa alla creazione di uno spazio interno.

Il desiderio per la norma, e per l'assoggettamento, può essere visto come un desiderio preesistente alla vita sociale, di cui il potere regolatore abusa. Le categorie sociali offrono la garanzia di un'esistenza sociale identificabile e duratura, e spesso vengono accettate anche se operano al servizio dell'assoggettamento. Il prezzo dell'esistenza nella soggettivazione è rappresentato dalla sottomissione.

Vulnerabilità e Abuso del Potere

La vulnerabilità del soggetto rispetto a un potere che non è di sua fattura è inevitabile. Questa vulnerabilità identifica il soggetto come un essere suscettibile di abuso. Per opporsi agli abusi del potere, è necessario indagare sulla natura della nostra vulnerabilità. Il fatto che i soggetti siano vulnerabili non giustifica gli abusi che subiscono.

Il soggetto cerca conferma della sua stessa esistenza in categorie, definizioni e nomi creati da altri. Questa ricerca, che non esprime una scelta ma piuttosto una condizione, porta a rincorrere la promessa di esistenza insita nella sottomissione. La teoria del soggetto proposta da Butler cerca di offrire una prospettiva critica sulla soggettivazione psichica, considerando gli effetti regolatori e produttivi del potere e le complesse modalità attraverso cui le norme vengono interiorizzate e plasmano la nostra psiche.

In conclusione, "La vita psichica del potere" di Judith Butler, pur radicandosi nell'eredità foucaultiana, offre un'analisi sfumata e critica dei meccanismi del potere, sottolineando l'intricata relazione tra la nostra interiorità psichica e le strutture sociali che ci governano e che, in ultima analisi, contribuiamo a creare. L'opera invita a una riflessione continua sui modi in cui possiamo individuare, esplicitare e mettere a tema criticamente la connessione tra il nostro mondo interno e il mondo esterno, al fine di intravedere percorsi di emancipazione.

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