Il termine "narcisismo" è entrato nel linguaggio comune, spesso associato a un'immagine negativa e a consigli drastici, che invitano a interrompere una "relazione con tratti narcisistici". Ma dietro questa etichetta, spesso usata con troppa facilità, si nasconde una realtà psicologica molto più complessa e dolorosa: la ferita narcisistica. Questo articolo vuole andare oltre gli stereotipi per esplorare il dolore che spesso rimane invisibile. Partiremo dal mito di Narciso per capire le origini del termine, distingueremo tra un narcisismo sano e un narcisismo patologico, e analizzeremo che cos'è la ferita narcisistica, quali sono i suoi sintomi e come può influire sulla vita di una persona. L'obiettivo è offrire uno sguardo più empatico e completo su una condizione che, secondo studi recenti, interessa circa l'1-2% della popolazione generale e che comporta una profonda sofferenza e la difficoltà di amare sé stessi in modo autentico.
Narciso: la Nascita del Mito
Come già accaduto per il complesso di Edipo e la sindrome di Medea, anche Narciso è tra i protagonisti della mitologia greca ripresi dalla psicologia. Secondo la mitologia, Narciso è figlio di Crecifo, divinità fluviale, e della ninfa Liriope. Narciso si contraddistingue per la sua indiscussa bellezza: tutti, ragazzi e ragazze, ne restano sedotti. Tra questi vi era Eco, privata della voce a causa di una punizione inflittale dalla dea Era, moglie di Zeus. Eco tenta di avvicinare Narciso ma lui la rifiuta bruscamente e va via; Eco lo insegue e Narciso, avvicinandosi ad un corso d'acqua, rimane incantato nel contemplare la propria immagine, tanto che, sporgendosi troppo, cade e muore.
Il mito di Narciso non racconta solo una storia, ma mostra il dramma psicologico che può celarsi dietro a questo tipo di personalità: l'eccessivo amore non per il proprio Sé autentico (un dettaglio cruciale!), ma per la propria immagine riflessa, un amore che può condurre a una profonda e inevitabile solitudine.

Cos'è la Ferita Narcisista?
Quando parliamo di ferita narcisistica, non ci riferiamo al disturbo di personalità in sé, ma a un dolore emotivo molto profondo. Si tratta di una lesione nell'autostima e nel senso del proprio valore, che spesso ha origine nelle prime fasi della vita. Il concetto di ferita narcisistica viene analizzato nei primi anni del '900 da Freud, che la definisce come un'esperienza di dolore e impotenza vissuta dal bambino nel corso della sua infanzia rispetto alle figure genitoriali. È un danno emotivo profondo subito durante l'infanzia, che influenza autostima e percezione di sé.
Più nel dettaglio, la ferita deriva dall'aspettativa tradita del bambino a causa dell'assenza o altalenanza dell'amore fornito dal caregiver. Per rispondere a questa esperienza dolorosa, il bambino può ripiegarsi su di sé e porre le basi per lo sviluppo di un disturbo narcisistico della personalità. Si tratta quindi di una ferita che porta il bambino a spostare l'oggetto del proprio amore dagli altri verso di sé.
La ferita narcisistica è la sensazione interna di non essere abbastanza, di avere difetti o di non essere degni d'amore per quello che si è davvero. È il dolore che può nascondersi dietro la facciata di grandiosità o della costante ricerca di approvazione. Le difese che una persona con tratti narcisistici sviluppa, come l'arroganza o l'apparente autosufficienza, sono in realtà un tentativo di proteggere questa ferita dall'essere toccata o esposta.
Come si può Formare una Ferita Narcisista
La ferita narcisistica di solito ha le sue radici nell'infanzia, in un ambiente in cui i bisogni emotivi del bambino non sono stati adeguatamente soddisfatti. Questo non implica sempre un abuso evidente; spesso si tratta di dinamiche più sottili:
- Invalidazione emotiva: Genitori che non riconoscono o minimizzano i sentimenti del bambino, insegnandogli che le sue emozioni non sono importanti.
- Amore condizionato: L'affetto e l'approvazione vengono concessi solo quando il bambino soddisfa certe aspettative (buoni voti, successo nello sport, ecc.), non per il suo essere autentico.
- Genitori emotivamente inaccessibili: Genitori che, per le loro difficoltà, non possono offrire un attaccamento sicuro e un rispecchiamento empatico.
- Critica costante o alte aspettative: Un ambiente dove il bambino sente di non essere mai all'altezza e che c'è sempre qualcosa da migliorare.
Nel periodo della gestazione, il bambino si trova in una condizione di bisogno assoluto. Il soddisfacimento di questo bisogno dipende interamente dall'organismo materno prima e dalle figure genitoriali poi. Il bambino sperimenta quindi il desiderio naturale di essere accudito e di ricevere tutte le cure e attenzione necessarie alla sua crescita e al suo sviluppo. Si sperimenta quindi un profondo dolore emotivo, che fa sentire il bambino solo e in una condizione di abbandono. Il dolore è tanto più profondo quanto più l'aspettativa è naturale e totalizzante: spesso si ignora quanto l'assenza delle figure genitoriali in età infantile possa avere conseguenze a lungo termine anche sulla vita dell'adulto.
In risposta a queste esperienze, il bambino impara che il suo "vero sé", con le sue vulnerabilità e bisogni, non è accettabile. Per sopravvivere emotivamente e ottenere l'amore di cui ha bisogno, crea un "falso sé": una versione idealizzata di sé stesso che crede sarà amata e ammirata. La ferita narcisistica è il dolore di quella disconnessione con la propria autenticità.
Narcisismo Sano e Narcisismo Patologico
Prima di addentrarci nelle complessità del dolore, è fondamentale fare una distinzione. Non tutto ciò che definiamo narcisismo è problematico. Esiste infatti un narcisismo sano, una componente essenziale per lo sviluppo di un'identità forte, ben distinta dal disturbo di personalità.
Il narcisismo sano si manifesta attraverso tratti che, se ben equilibrati, possono essere funzionali alla crescita personale:
- Un sano egocentrismo, inteso come capacità di riconoscere i propri bisogni.
- Ambizione e desiderio di raggiungere i propri obiettivi.
- Amor proprio e una solida autostima.
- Attenzione per la propria immagine e per come ci si presenta al mondo.
In un individuo equilibrato, queste caratteristiche non sono strumenti di prevaricazione, ma vengono utilizzate in modo creativamente adattivo. Diventano il motore che spinge verso il raggiungimento di obiettivi personali e una sana affermazione di sé nel mondo.
D'altro canto, quando la ferita narcisistica è insopportabile, il bambino può essere portato a sviluppare nel tempo un disturbo vero e proprio. Il suo focus si sposta esclusivamente sul sé, affinché la frammentazione a cui il soggetto è sempre esposto non avvenga o sia evitata. Così, per evitare il carico di ansia, dolore emotivo, sensazione di abbandono, il narcisista cerca di instaurare rapporti che vadano a confermare l'immagine fittizia che ha costruito di sé.
Secondo Otto Kernberg, il narcisismo si inserisce nell'organizzazione Borderline di Personalità e si delinea lungo un continuum che va da un narcisismo sano a un narcisismo patologico. Cosa distingue il primo dal secondo tipo di narcisismo? Il narcisista patologico non ha idea di quale sia la sua autentica immagine, la sua vera personalità, si muove secondo un falso Sé, una immagine ideale che si è costruito per essere accettato dalle figure di accudimento.
Il Narcisismo in Adolescenza
L'adolescenza è un periodo di grandi trasformazioni, e molti autori sottolineano l'importanza di una fase narcisistica fisiologica e necessaria. In questi anni, l'adolescente affronta il complesso compito di costruire la propria identità, un processo che include la creazione di un nuovo sistema per regolare la propria autostima. L'obiettivo finale? Riconoscere e affermare il proprio valore come individuo unico e separato.
Come sottolinea lo psicoanalista Bleiberg, in questa fase può essere difficile distinguere tra i vissuti di vergogna, onnipotenza e vulnerabilità tipici dell'esplorazione adolescenziale e i medesimi vissuti che si possono ritrovare nel narcisismo patologico. Proprio per questa complessità, la diagnosi di disturbo narcisistico di personalità viene generalmente considerata solo dopo il consolidamento dell'identità, nella prima età adulta.

Disturbo Narcisistico di Personalità: i Sintomi
Quando invece i tratti narcisistici diventano rigidi, pervasivi e causano una sofferenza significativa alla persona o a chi le sta intorno, si può parlare di un quadro di disturbo narcisistico di personalità. Secondo il DSM-5-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), questo è caratterizzato da un pattern che include:
- Mancanza totale di empatia
- Idea grandiosa di Sé
- Costante necessità di essere ammirati dall'altro.
La mancanza di empatia, in particolare, è il frutto della principale difesa messa in atto: l'idea di dipendere da qualcuno o che l'altro non sia sotto il proprio controllo è così intollerabile da essere negata. Nei fatti, è come se l'altro, nella sua alterità, venisse ‘eliminato’ simbolicamente. Un esempio di questa dinamica si può ritrovare nel breadcrumbing, una modalità relazionale in cui si attira l'altro a sé con comportamenti ambigui, tenendolo costantemente in sospeso.
Questi e altri sono i sintomi del narcisismo patologico:
- Immagine grandiosa di sé
- Fragilità emotiva
- Tendenza alla manipolazione
- Scarsa empatia
- Fantasie di successo e megalomania
- Invidia
- Rapporti interpersonali con personalità dipendenti
- Ingresso nel ciclo della violenza
Per questo, la persona con questo disturbo può apparire come ‘colpevole’ di attuare una manipolazione affettiva all'interno di una relazione tossica. Ma da dove nasce il Sé grandioso? Spesso è il risultato di una storia familiare in cui il bambino ha avuto a che fare con genitori iper-esigenti o, al contrario, emotivamente non disponibili, dinamiche a volte definite come mommy o daddy issues.
Questa mancanza di un contatto emotivo e di un rispecchiamento adeguato nelle prime fasi della vita agisce come una spada di Damocle sull'autostima del bambino. Per compensare questo vuoto, egli sviluppa quel "senso di superiorità" che è così caratteristico. In età adulta, questo meccanismo può tradursi in comportamenti svalutanti verso l'altro, come si osserva nel gaslighting.
Crescendo, il bambino impara a scambiare l'ammirazione per amore. Nel suo rapporto con gli altri, apprende a mostrare solo la sua parte più brillante, nascondendo tutto il resto. La negazione delle proprie fragilità può diventare una gabbia che imprigiona, una dinamica che per certi versi può ricordare quella vissuta da chi si sente prigioniero della mascolinità tossica.
Sintomi e Manifestazioni della Ferita Narcisistica
La ferita narcisistica può manifestarsi in modi diversi, sia internamente che esternamente. Riconoscere questi segnali può essere il primo passo per comprendere il dolore sottostante.
I sintomi della ferita narcisistica si manifestano solitamente come:
- Bassa autostima
- Profonda insicurezza
- Rabbia
- Ansia
- Depressione
Altre manifestazioni includono:
- Ipersensibilità alle critiche: Reazioni sproporzionate (rabbia, vergogna o umiliazione) di fronte a qualsiasi commento percepito come giudizio o rifiuto.
- Sentimento cronico di vuoto: Una sensazione persistente che qualcosa manchi, nonostante i successi esterni.
- Perfezionismo: La convinzione che solo essendo perfetto si possa essere degni d'amore, il che porta a un'autoesigenza estenuante.
- Invidia: Una difficoltà a rallegrarsi per il successo degli altri, che viene vissuto come una minaccia al proprio valore.
- Rabbia narcisistica: Esplosioni di collera quando l'immagine grandiosa viene minacciata o quando non si riceve l'ammirazione attesa.
- Paura del fallimento e dell'esposizione: Evitare situazioni in cui si possa essere giudicati o in cui la propria vulnerabilità possa essere scoperta.
Le sindromi che possono derivare da una ferita narcisistica sono varie e dipendono dalla gravità del trauma e dalle caratteristiche personali dell’individuo. Una delle sindromi più comuni è il disturbo narcisistico di personalità (DNP), caratterizzato da un senso di grandiosità, un bisogno eccessivo di ammirazione e una mancanza di empatia per gli altri. Un’altra possibile conseguenza della ferita narcisistica è il disturbo evitante di personalità. Le persone con questa condizione tendono a evitare situazioni sociali e interazioni con gli altri per paura del rifiuto e dell’umiliazione. La depressione e l’ansia sono altre due condizioni psicologiche che possono derivare da una ferita narcisistica. La costante svalutazione di sé stessi e la sensazione di inadeguatezza possono portare a sentimenti di disperazione e ansia generalizzata.
Le ferite narcisistiche possono essere suddivise in tre categorie principali: l’abbandono, il rifiuto e l’umiliazione.
- L’abbandono è una ferita narcisistica che si verifica quando un individuo percepisce di essere stato lasciato solo, sia fisicamente che emotivamente. Questo può accadere a causa della negligenza dei genitori o di figure di riferimento, o attraverso esperienze di separazione o divorzio.
- Il rifiuto è una ferita che si manifesta quando una persona sente di non essere accettata o voluta. Questo può derivare da critiche costanti, confronti con altri o mancato riconoscimento delle proprie capacità e successi. Il rifiuto può portare a un’autostima estremamente bassa e a una sensazione di inadeguatezza.
- L’umiliazione è forse la più profonda delle ferite narcisistiche e si verifica quando un individuo è pubblicamente sminuito o deriso. Questa ferita può essere causata da esperienze di bullismo, abuso emotivo o fisico, o da altre situazioni in cui l’individuo viene reso oggetto di scherno.
Fase o Fondamento di una Patologia?
A parere delle teorie classiche, la ferita narcisistica è essenziale nella fase di crescita del bambino. In età infantile, infatti, l'essere umano tende ad essere particolarmente egocentrico e concentrato sui propri bisogni e desideri. Questa ferita avvia la fase della separazione emotiva, che instaura nel bambino il bisogno di socializzare e di rapportarsi agli altri come a soggetti autonomi e bisognosi a loro volta. La ferita permette al bambino di sviluppare empatia, comprensione dell'altro e di uscire dalla fase di dipendenza assoluta.
Da un lato, la ferita narcisistica è così necessaria e naturale in quanto fase evolutiva; dall'altro lato, quando è particolarmente profonda e riguarda un rifiuto percepito come inaccettabile, può porsi come causa della psicopatologia e del disturbo narcisistico. Ricordiamo che le teorie sulla ferita narcisistica abbondano, e molti studiosi non sono concordi nell'attribuire ai bambini uno spiccato egocentrismo.
Tutti Abbiamo la Ferita Narcisistica?
È importante affrontare questa domanda con empatia. In un certo senso, quasi tutte le persone hanno piccole ferite legate alla loro autostima. Tutti abbiamo sperimentato momenti di vergogna, di sentirci inadeguati o di non essere visti per quello che siamo. Queste esperienze fanno parte della condizione umana.
Tuttavia, la "ferita narcisistica" come concetto clinico si riferisce a una lesione molto più profonda e strutturante della personalità. Non si tratta di un'insicurezza passeggera, ma di un dolore centrale che organizza gran parte della vita psichica della persona. Pertanto, anche se tutti possiamo empatizzare con il sentimento, l'intensità e l'impatto di questa ferita variano enormemente da persona a persona. Normalizzare l'esistenza di queste vulnerabilità ci aiuta a ridurre lo stigma e a favorire una maggiore compassione, sia verso gli altri che verso noi stessi.
La Vulnerabilità Narcisistica
Come ha acutamente osservato la psicoanalista K. Horney, la persona con tratti narcisistici non ama sé stessa nella sua interezza, ma tende ad attaccarsi solo alle proprie parti grandiose. L'immagine che proietta all'esterno è tanto accecante e magnifica quanto fragile, un castello di carte che ha bisogno di essere costantemente sostenuto dall'ammirazione e dal consenso altrui. È proprio in questa crepa, in questa dipendenza dallo sguardo esterno, che si manifesta la vulnerabilità narcisistica, intesa come: "tendenza a reagire ai rimproveri e alle delusioni con una significativa perdita di autostima… Si pensa che la vulnerabilità narcisistica sorga in seguito a precoci esperienze di impotenza, perdita o rifiuto".
L'intera esistenza della persona appare, così, un doloroso paradosso: pur essendo apparentemente incapace di provare empatia per l'altro, si ritrova a esserne intrinsecamente dipendente. L'immagine di Sé grandiosa è come un fuoco che rischia di spegnersi se non viene continuamente alimentato da lusinghe e approvazioni esterne.
🎭 Narcisista Vulnerabile: Come Riconoscerlo e Difendersi
Nei Panni della Persona con Tratti Narcisistici
Cosa succede quando il flusso di ammirazione si interrompe? Quando lo specchio esterno non riflette più un'immagine perfetta? Emerge un profondo senso di vergogna e inadeguatezza, un dolore così intenso da poter sfociare in vissuti depressivi. Questi sentimenti, sebbene nascosti, sono un'esperienza comune anche in altre strutture di personalità, come quella di una persona con con tratti istrionici.
Poiché la sua ferita è così antica e la negazione delle sue parti fragili è così radicata, è molto difficile che qualcuno riesca ad accedere a questa sofferenza. Per questo motivo, la persona si ritrova spesso a vivere con la sgradevole sensazione di non sentirsi compresa nel suo dolore.
Provando a metterci nei panni di una persona che vive questa condizione, possiamo sintetizzare la sua esperienza interiore in alcuni punti chiave:
- Dipendenza dall'approvazione altrui
- Impossibilità di amarsi e di amare in modo autentico
- Vissuti depressivi
- Sensazione di solitudine
- Percezione di non essere compresi dagli altri.
La Ferita Narcisistica tra Depressione e Solitudine
La connessione tra la ferita narcisistica, la depressione e la solitudine è profonda e spesso forma un circolo vizioso. Lo sforzo costante per mantenere una facciata di perfezione è estenuante e può essere estenuante e portare a un collasso depressivo quando l’energia si esaurisce o quando la realtà non corrisponde alle aspettative grandiose.
Inoltre, l'incapacità di mostrarsi vulnerabili e connettersi in modo autentico con gli altri conduce a una profonda solitudine. Una persona con una ferita narcisistica può essere circondata da gente che la ammira, ma sentirsi internamente isolata, poiché nessuno conosce il suo vero sé. Questo isolamento alimenta i sentimenti di vuoto e disperazione, rafforzando la ferita originale legata alla sensazione di non essere degni d’amore.
Sanare la Ferita Narcisistica: Un Percorso Possibile
Comprendere la ferita narcisistica è il primo passo per poterla sanare. È un percorso che richiede coraggio per guardare oltre le difese e connettersi con il dolore originale. Sanare non significa eliminare la ferita, ma imparare a prendersene cura, a costruire un'autostima più solida e genuina, e a sviluppare forme più sane di relazionarsi con sé stessi e con gli altri.
Superare una ferita narcisistica richiede tempo, consapevolezza e, spesso, supporto psicologico. Uno dei primi passi è riconoscere l’esistenza della ferita e l’impatto che ha avuto sulla propria vita. La terapia è uno strumento fondamentale per affrontare e superare la ferita narcisistica. Terapie come la psicoterapia psicodinamica, la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e la terapia della Gestalt possono aiutare gli individui a esplorare le radici del loro dolore, a comprendere i meccanismi di difesa sviluppati e a costruire un senso di autostima più sano e realistico. Un altro aspetto importante del processo di guarigione è l’autoconsapevolezza e l’autocompassione. Le persone devono imparare a riconoscere e a sfidare i pensieri negativi su sé stessi, sostituendoli con una visione più equilibrata e compassionevole della propria identità. Infine, è essenziale costruire e mantenere relazioni sane. Le relazioni positive possono offrire supporto, validazione e opportunità di crescita personale.
Questo processo spesso si avvale dell'accompagnamento professionale. La terapia può offrire uno spazio sicuro ed empatico dove esplorare queste vulnerabilità senza paura di essere giudicati. Un professionista può aiutare la persona a riconoscere i suoi schemi, a connettersi con il suo vero io e a trovare nuove strategie per gestire il dolore e costruire una vita più autentica e appagante.
Se senti che questo dolore risuona con te o con qualcuno a te vicino, ricorda che chiedere aiuto è un atto di forza. Fare il primo passo può aprire la porta a un maggiore benessere.
Le etichette diagnostiche della moderna psichiatria sono strumenti straordinari per inquadrare le cause e le sintomatologie della sofferenza amorosa, e quindi possono fornirci un orientamento terapeutico al fine di elaborarla e lenirla. Tuttavia va sempre tenuto presente che le pene d’amore sono incommensurabili, irriducibili e indefinibili. La ratio più fine non basta per comprenderle. Per quanto ci si sforzi risulta impossibile ‘farsene una ragione’, se non quella dei poeti e dei mistici. D’altra parte ogni terapeuta della salute mentale sa che ogni etichetta diagnostica è un inquadramento, una ‘cornice’. Ciò che più conta è comprendere l’immagine che c’è in quel ‘quadro’, cioè il ‘dipinto’, ovvero l’estrema soggettività di ogni vissuto nella sua fenomenologia. L’intento di questo [libro] consiste anche nell’offrire un’interpretazione ‘immaginale’ di certe etichette diagnostiche - in particolare ‘narcisismo’ e ‘borderline’ - al fine di comprenderle secondo i simbolismi della vampirizzazione amorosa. Essa si manifesta come una sorta di rapina energetica della ‘realtà psichica’ di una persona, del suo mondo immaginale popolato da simbologie e narrazioni pregne di emotività e di affettività. Si viene colpiti nel profondo, offesi, umiliate, dissanguati psichicamente, quindi traumatizzati nel corso di una ‘malia amorosa’. La persona che ha subito una vampirizzazione amorosa sente che il suo Eros è stato violentato nella sua dimensione immaginale ingenua e amorevole, nella sua più pura dolcezza ed ‘ignorante innocenza’. E’ bene comprendere quest’immagine dell’Eros, puttino, puer, fanciullino, accoglierla, consolarla, incoraggiarla, ma è anche bene non assecondarla troppo, e portarla invece, con le dovute cautele a prendere coscienza delle sue responsabilità originarie e rimosse, e più o meno inconsce. Va quindi evidenziato che il Trauma amoroso, giacché deriva da una relazione condivisa e volontaria, non può e non dovrebbe essere compreso e curato in una logica vittimistica. Chi lo subisce ha - inconsciamente - una sua responsabilità e una sua predisposizione in tal senso. D’altra parte un Trauma amoroso può derivare anche da una reciproca incompatibilità e/o immaturità, ovvero anche dall’esaurirsi, per molteplici ragioni, della relazione amorosa. Spesso, per quanto dolorose, le pene d’amore costringono, per uscirne, a comprendere se stessi e gli altri, e quindi possono essere un’esperienza essenziale e necessaria per conoscersi e crescere. Quando però parliamo di ‘Trauma da narcisismo’, o ‘da vampirizzazione’, ci riferiamo a una seria destabilizzazione psichica che crea danni nel proprio vissuto interiore, famigliare, lavorativo, sociale attraverso l’emergere e l’esplodere di un nucleo complessuale che il traumatizzato ha già dentro di sé. E’ come se qualcuno mettesse il piede su una mina, l’esplosione è dovuta alla mina, anche se questa è stata causata dalla pressione del piede. Il punto è che il ‘vampiro amoroso’ sembra proprio voler andare a caccia delle mine che stanno nel sottosuolo dell’anima di un partner, e non teme di farle saltare poiché la sua ‘anima vampira’ in quanto tale non può morire. Il partner vampirizzato ha la responsabilità di non aver curato le sue ferite, e di non aver sminato certe parti del suo sottosuolo, lasciando che la sua anima bambina vi andasse a giocare e a raccogliere i fiorellini dell’amore. In tal modo ha rimosso, cioè ha occultato nel sottosuolo dell’inconscio, quelle pene e quelle frustrazioni infantili che lo avevano ferito, e che sono diventate ferite occulte e non curate, che nascondono mine esplosive. C’è un destino che condanna una persona con un difetto di autostima ad essere vampirizzata. La sua colpa consiste nell’essersi rassegnata a vivere covando uno scarso amore per se stessa, cioè con una ferita narcisistica occulta e non curata. Il narcisismo infatti può essere considerato come un amore primario per se stessi che poi consente di dare e ricevere amore nella relazione nel modo più equilibrato possibile. Quando vi è poco amore per se stessi si instaura una ferita narcisistica che si cerca in ogni modo di occultare e di rimuovere, senza però decidere di affrontarla e di curarla davvero. Ciò rende chi ha la ferita narcisistica alquanto capace di attaccamento amoroso, ma scarsamente capace di amarsi. Quando invece, sempre a causa di frustrazioni e ferite infantili, si risponde con un eccesso di narcisismo, si viene ad instaurare una qualche forma di ‘narcisismo patologico’, che consiste nell’ amore superficiale per la propria immagine, che è pur sempre assai carente di vero amore per il proprio Sé. Il narcisista patologico dunque ha un’attrazione enorme per l’immagine di se stesso, ma non ama veramente se stesso, solo la sua immagine; contestualmente ha una scarsissima o quasi nulla capacità di amare l’altro (al punto che non sa bene cosa si provi ad amare, in quanto non ama neppure se stesso). Vi è poi un ‘narcisismo sano’ che invece consiste in un equilibrato amore per il proprio Sé autentico, che permette di amare l’altro, nell’integrazione tra la sua immagine e il suo mondo interiore, ed è quindi rivolto al Sé dell’amato. Quindi una ferita narcisistica non curata ha comunque una forma di narcisismo patologico che lo spinge ad avere scarso amore per il proprio Sé ed eccessivo amore e in modo disequilibrato o scisso tra l’immagine e il Sé dell’amato. In effetti l’impossibilità di idealizzare il vampiro amoroso in modo sufficientemente integrato tra il mondo dei sensi e il mondo interiore, tra sesso e sentimento, e tra le sue parti buone e quelle cattive genera nell’innamorato vampirizzato sentimenti e proiezioni di rifiuto e anche di odio verso il vampiro che pure stra-ama. Ecco allora che si creano le condizioni per un tragico incastro amoroso ‘patologico’, ovvero ‘inautentico e degenerativo’. Chi ha una ferita narcisistica aperta e sanguinante (un po’ ce l’abbiamo tutti, ma anche a seconda del momento della vita può essere più aperta) nella sua destabilizzazione vede nel narcisista patologico quella quota in più di narcisismo con la quale potrebbe curarsi, ma non vede che si tratta di amore falso e superficiale, così come non vede la sua propria ferita narcisistica. Eco, la ninfa da Narciso, invoca il suo nome incessantemente, come una ‘eco’ che ossessiona. Eco cerca non solo il suo Narciso perduto, ma anche e soprattutto il suo narcisismo perduto. Quando si cerca incessantemente il partner abbandonico, fantasmatico e feritore - e lo si cerca con i pensieri e le azioni - si cerca di riotttenere il proprio narcisismo, dissanguato da un’emoraggia vampirizzante. A sua volta il partner con stile di personalità di tipo narcisista/border - in un misto tra invidia e disprezzo - vede in chi ha la ferita narcisistica una mancata capacità di trattenere una sufficiente dose di amore per se stesso, ma nel contempo anche una forte capacità di amare l’altro. Il partner ‘vampirizzabile’ ha una predisposizione ad offrire il collo all’altro, cioè al narcisista patologico/borderline - nella nostra immagine: il ‘vampiro amoroso’ - il quale o la quale non si lascia sfuggire l’occasione. Questo ‘sangue dell’anima’ che viene dal partner con ‘ferita narcisistica’ viene dissipato dal il ‘vampiro amoroso’, in quanto non riesce ad adoperarlo per trasfonderlo nella sua anima, e quindi vedere attraverso la sua Ombra anche il suo Sé - questo nutrimento d’amore serve invece per ravvivare la sua propria immagine di potere, e quindi per far trionfare il suo narcisismo malato. Va poi detto che la persona con ferita narcisistica porge il collo in quanto le pare che il narcisismo patologico dell’altro possa essere una medicina che le permette di far aumentare il suo proprio narcisismo; invece si tratta di un veleno intossicante ed infettivo. Possiamo immaginare l’intossicazione come quella provocata da una sostanza psicogena, - una droga - che dà dipendenza. Invece l’infezione è data da una sorta di ‘virus psichico’ che indebolisce il sistema immunitario psichico esponendolo ad una serie di sintomatologie e disturbi sempre più invalidanti. - Nella vampirizzazione narcisistica il partner viene vampirizzato inizialmente perché il o la ‘vampiro/a’ inizialmente crede davvero di potersi curare con l’amore dell’altro e quindi di potersi innamorare; poiché non riesce in ciò (occorrerebbe invero una grande terapia) si accanisce nel punire l’altro per non essere stato capace a guarirlo mettendolo in grado di innamorarsi. Il narcisista patologico odia il partner che lo ama e che non riesce ad amare - ritiene che ciò sia dovuto a subdole manovre del partner e alle sue debolezze, considerate come ignobili negatività. Il narcisista patologico disprezza e svaluta il partner considerandolo colpevole della sua patologica impossibilità di amare e in più lo invidia per il fatto che egli o ella può amare. Il vampiro sa chiaramente di essere amato, ma considera ciò come lo sfruttamento della sua immagine, senza dare alcunché in cambio. Il partner va quindi punito, sfrutatto e svalutato al fine di ottenere non una relazione d’amore, ma di potere, nella quale è tanto più potente colui che quanto più fa soffrire lo’altro tanto più viene amato. L’ottenimento di questo potere malato, invidioso e sprezzante è l’obiettivo e il senso della vampirizzazione del partner fino all’ultima goccia per trasformarla in nutrimento rinvigorente l’immagine del potere narcisistico. - Nella vampirizzazione borderline il partner viene vampirizzato con comportamenti diversi nella forma e per ragioni leggermente diverse da quelle del narcisismo patologico, ma che nella sostanza sono analogamente vampirizzanti. Nel borderline l’attaccamento funziona di più rispetto a quello del narcisista patologico dove non funziona per nulla. Si tratta però di forti oscillazioni tra attaccamento e rifiuto, in una imprevedibile e destabilizzante ambivalenza. Ciò comporta che il/la vampirizzata vengono odiati perché in qualche modo hanno provocato un’attaccamento che il borderline considera però come una trappola dalla quale fuggire, giacché è sempre insoddisfatto e alla ricerca di prede che potrebbero sembrargli migliori. narcisista, ma mentre questi è più subdolo e prepara occultamente uno ‘tsunami’ che pareva imprevedibile, il borderline è più plateale e quindi la sua contraddittorietà e distruttività ha un andamento più espresso e ad ondate più ravvicinate. Mentre il narcisista appare più egosintonico, falsamente sicuro di sé e senza problemi ansioso-depressivi evidenti (ma non è vero), nonostante possa diventare lamentoso e ‘inverso’ con il mondo in generale - il borderline appare più egodistonico, disfunzionale e in preda a stati di rabbia e malumore più espliciti. Mentre il narcisista trama in segreto di punire il partner credendo che questi lo abbia sfruttato e illuso - non essendo stato capace di farlo innamorare, e quindi lo abbandona con odio distruttivo - il borderline teme in modo angosciante l’abbandono come umiliante perdita di potere e rischio di dissociazione, al punto di tenere il partner sotto continua minaccia abbandonica in modo da mantenere potere di vita o di morte sulla relazione. La pulsione di morte interiore del narcisista come del borderline viene da essi percepita come una minaccia orribile e suscita la difesa disturbata e ‘psicotica’ di potersi salvare solo succhiando il sangue dal partner e distruggendo la sua capacità psichica di amare. Ma di questo non c’è una vera consapevolezza. La preda, con ferita narcisistica, viene dissanguata un po’ alla volta, con periodi di pausa affinché possa riformare il sangue buono da avvelenare e da succhiare nuovamente, ma il ‘risucchio’ narcisista è più continuativo e ha oscillazioni più lunghe, mentre quello borderline può arrivare al parossismo con continui mutamenti e un maggior egocentrismo centrato su un malessere esistenziale che mira ad essere sempre esaltato per fare da protagonista. Quindi se il vampiro amoroso narcisista provoca un pathos crescente ed una fine che lascia in un’angoscia senza fine, il borderline tende a provocare un angoscia senza fine più continuativa, senza mai giungere ad una vera e propria ‘fine’ (se non quando si giunge a limiti e a fatti di notevole gravità). Ma in generale le dinamiche distruttive sono pressoché le stesse secondo un continuum che riprende tratti dei vari disturbi della relazione dal narcisismo, al borderline e finanche alla psicopatia. Il vampiro, la vampira, di qualsiasi specie vuole avere potere su qualcuno, vuole potersi sfogare su qualcuno ed anche vendicarsi su qualcuno delle sue frustrazioni e dei suoi problemi e conflitti interni, non c’è di meglio che servirsi vigliaccamente delle disponibilità e delle debolezze di un partner innamorato, il quale per di più - ricordiamocelo - ha anche una sua ferita, complesso e disponibilità inconscia a farsi vampirizzare. Ecco allora che il vampiro destabilizza il partner con comportamenti ambigui, ambivalenti, menzogne, esplosioni di rabbia incomprensibili, doppi messaggi, astinenza e condizionamento della sessualità, e continue minacce abbandoniche ed estenuanti tira e molla. Ma accanto a queste smanie svalutative e distruttive attua anche sistemi di riparazione volti a ricostruire e rivalutare, con condotte seduttive frammiste di capricciosità e cambi di umore… Quando è dolce e amorevole non necessariamente finge, ma si convince di se stesso, del suo personaggio in quel momento, sente di provare qualcosa e può anche accentuarlo… ma poi nuovamente si scatena in esso l’ansia paranoidea e schizoide della relazione e quindi il bisogno di vampirizzare il partner. Sono questi suoi aspetti affettivi e riparatori che, per quanto siano coartati e ambivalenti, lo rendono subdolamente irriconoscibile e affascinante… fino a cascarci e poi a perseverare in questa ‘caduta’.
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