La psicoanalisi, fin dalle sue origini freudiane, ha sempre intersecato la sfera politica, intesa non solo come gestione del potere e degli affari pubblici, ma come intrinseca dimensione della vita associata e del discorso. Jacques-Alain Miller e Eric Laurent, figure di spicco nel panorama psicoanalitico lacaniano, hanno esplorato questa complessa relazione, specialmente in un periodo di transizione storica e istituzionale per la psicoanalisi stessa, come quello degli anni '80, segnato dalla dissoluzione dell'École Freudiana. La loro riflessione, radicata nell'insegnamento di Jacques Lacan, offre una lente privilegiata per comprendere il disagio contemporaneo e il ruolo della psicoanalisi nella società attuale.
Lacan, la Psicoanalisi e la sua "Bella Situazione"
Nel 1956, Jacques Lacan aveva già analizzato la situazione della psicoanalisi in un preciso momento storico. Negli anni '80, la lettera del 5 gennaio, che sancisce la dissoluzione dell'École Freudiana, ripropone con urgenza la questione della psicoanalisi e dell'influenza del suo insegnamento in diverse parti del mondo. Miller, introducendo un dibattito a Torino nell'80, evidenzia come la stessa convocazione dell'evento sia emblematica della tesi lacaniana sull'equivoco intrinseco al linguaggio. Sebbene inizialmente invitato a discutere la tesi di psichiatria di Lacan del 1932, Miller si trova di fronte a un dibattito sulla "situazione della psicoanalisi", un argomento che, pur distinto, si lega indissolubilmente alla figura del suo maestro.
Miller sottolinea come la situazione della psicoanalisi in Francia sia dominata dalla figura di Lacan stesso. Egli descrive Lacan come un "self made man" la cui fortuna è stata la psicoanalisi, al punto che la domanda degli psicoanalisti francesi negli ultimi quindici anni verteva sulla sua eventuale dipartita. La pubblicazione della sua tesi di gioventù nel 1980 in Italia, dopo essere apparsa in Francia nel 1975, è presentata come un fenomeno editoriale eccezionale, testimonianza del valore di Lacan come "marchio d'oro" nel campo delle scienze umane. Questo successo editoriale, tuttavia, porta con sé anche una critica: il nome di Lacan era diventato talmente un marchio da svuotarsi del suo contenuto, portando alla dissoluzione dell'École. La fondazione de "La Cause Freudienne" rappresenta il tentativo di rinnovare l'istituzione psicoanalitica, dimostrando che la storia della psicoanalisi è ancora in corso e che momenti cruciali si vivono anche nel presente.

La Tesi di Lacan e la Fine della Clinica Psichiatrica Tradizionale
La tesi di Lacan del 1932, pur datata e proveniente da un mondo ormai perduto - quello di un Lacan "pre-psicoanalista" - riveste un'importanza capitale. Essa rappresenta, secondo Miller, "l'ultima grande tesi della psichiatria francese, l'ultima grande tesi clinica". L'opera segna un punto di svolta, anticipando la fine della clinica psichiatrica tradizionale, oggi soppiantata da una clinica fondata sulla chimica. La vecchia psichiatria clinica si sta estinguendo, lasciando il posto a una nuova clinica basata sull'effetto delle sostanze chimiche e sulla riclassificazione delle malattie mentali in base a queste. Questo processo segna un divorzio, seppur fragile, tra medicina e scienza, con la medicina che rischia di essere riassorbita dalla scienza, e ciò che resta della dimensione medica si manifesta nella proliferazione delle psicoterapie, che preservano lo sfruttamento del transfert come residuo della pratica medica.
La tesi di Lacan è preziosa proprio perché si situa prima di questa frattura, ma il suo valore risiede soprattutto nell'"après-coup" del suo insegnamento successivo. L'influenza della tesi sui surrealisti, in particolare su Salvador Dalì e il suo metodo "paranoico critico", è un esempio della sua portata innovativa.
La Psicoanalisi e il suo Tempo: dal Ritorno a Freud al Disagio Contemporaneo
Il problema che Lacan si pose negli anni '50, e che continua a essere attuale, è quello della riconciliazione della psicoanalisi con il proprio tempo. Se ai tempi di Freud la psicoanalisi era all'avanguardia, nel dopoguerra conobbe un periodo di immobilità, soprattutto ad opera degli eredi di Freud, che cristallizzarono i suoi concetti, ignorando gli sviluppi scientifici e matematici del loro tempo. Questo isolamento ha portato, secondo Miller, a una psicoanalisi "sorpassata" negli Stati Uniti, dove si assiste a una proliferazione di psicoterapie poco fondate.
Il "ritorno a Freud" per Lacan non significava immobilismo, ma la necessità di distinguere il nucleo del pensiero freudiano dai mezzi espressivi del suo tempo, come i riferimenti biologici o antropologici. Freud non era un antropologo, ma utilizzava l'antropologia per comprendere lo statuto del padre nell'esperienza analitica. Allo stesso modo, oggi, il compito è rinnovare i termini in cui si parla dell'esperienza analitica, senza assolutizzare i concetti lacaniani.
La psicoanalisi non è una scienza, ma è intrinsecamente legata al discorso scientifico. In primo luogo, essa permette di "sopravvivere al reale prodotto dal discorso della scienza". Il nostro reale contemporaneo, saturo di oggetti tecnologici che "ci ingombrano", come microfoni e magnetofoni, riflette questa nuova insistenza del reale. Il soggetto moderno è sovvertito da questo eccesso, da questo "rigurgito" che il reale moderno produce. In secondo luogo, il soggetto della psicoanalisi, spogliato delle sue aderenze naturali, è lo stesso soggetto della scienza ridotto alle coordinate della sua funzione, principio di rinnovamento e progresso.

L'Influenza di Lacan: Dialettica, Significante e Sessualità
L'influenza di Lacan ha avuto scarso impatto sul mondo anglosassone, che manca della dialettica fondamentale per comprendere la psicoanalisi. Essi tendono a credere che "ogni cosa è quella che è", ignorando come, nel discorso psicoanalitico, "ciascuna cosa non è quella che è", poiché il significante introduce sempre un inganno, un errore sul referente. Al contrario, i critici letterari europei sono stati sedotti da Lacan, vedendolo a volte come un predicatore della virtù dei giochi dei significanti, quasi un surrealista o un retore medievale.
Questo ha portato a una pericolosa assimilazione di Lacan a una sorta di "Jung del significante", accusato di desessualizzare la psicoanalisi. Tuttavia, la sessualità in psicoanalisi è ben più complessa. Essa non si riduce a questioni di ruoli, ma si caratterizza per una mancanza su più registri: una diminuzione della potenza sessuale, un'incertezza sul godimento, e una disarmonia tra significante e anatomia. La mancanza del significante "La donna" genera incertezza e spinge alla ricerca di espedienti, come le perversioni, che però rimangono antiche e stereotipate.
L'idea di Deleuze e Guattari di un numero indefinito di sessi, pur affascinante, contrasta con la tristezza del catalogo delle perversioni. La sessualità umana, segnata da questa mancanza, non può essere ridotta alla sublimazione, come suggerito da Jung, il cui approccio, pur credibile, non coglie la complessità del fantasma e il suo carattere ripetitivo e invischiante. La frase di Lacan "L'inconscio è strutturato come un linguaggio" non implica che tutto sia significante. La sua scoperta principale è l'oggetto "a minuscola", che sfugge alla pura significazione.
Il Sintomo, il Godimento e la Politica della Psicoanalisi
Tra la letteratura psicoanalitica e l'esperienza analitica vi è un enorme divario. La psicoanalisi non promette un'avventura o un "sentimento oceanico", ma un lavoro di rimasticazione del proprio fantasma, fino a diventare uno "scarto" della propria esperienza, non un ideale. La psicoanalisi è un'esperienza radicalmente privata e incontrollabile, che si presta agli imbroglioni. È per questo che ci si aggrappa a chi si sa non essere imbroglione, e Lacan garantisce… a pugni chiusi.
I discorsi nella cura psicoanalitica
La politica della psicoanalisi, come teorizzata da Lacan fin dagli anni '50, si esplica in diversi ambiti. Nello studio dell'analista, essa si articola in strategia (il transfert), tattica (l'interpretazione) e politica (l'etica dell'analista). L'analista deve reperirsi sulla sua "mancanza-a-essere" piuttosto che sul suo essere, occupando la posizione di oggetto causa del desiderio dell'analizzante.
Il sintomo, nel senso classico, è un messaggio decifrabile che, attraverso la parola e l'interpretazione, può perdere senso o modificarsi. Tuttavia, esiste un aspetto "reale" del sintomo, che risponde alla sua funzione di "godimento". Il sintomo è una scrittura sul corpo che non vuole comunicare la propria verità, ma godere. È "il modo in cui ciascuno gode dell'inconscio in quanto l'inconscio lo determina".
Il trattamento del sintomo avviene attraverso la parola, che produce disidentificazione. L'azione analitica non aggiunge senso, ma mira a "decompletarlo", a mostrarne il non-senso. I sintomi contemporanei, influenzati dall'epoca, si differenziano da quelli freudiani, con nevrosi e psicosi che diventano sempre più "ordinarie". L'insegnamento di Lacan, con la sua "perenne eresia", fornisce agli psicoanalisti lacaniani strumenti per leggere e lavorare con questi sintomi, liberandoli dalla fissità di uno standard che mal si addice alla complessità del mondo. La politica della psicoanalisi lacaniana è quella di potersi "deformare topologicamente" senza degradare i principi fondamentali: "Senza standard ma non senza principi".
La Psicoanalisi Fuori dallo Studio: Critica al Disagio Contemporaneo
Al di fuori dello studio, la psicoanalisi lacaniana interpreta e critica le "nuove pillole della felicità" offerte da guru, scienza e politica. Lacan denunciava come la politica poggi sulla facilità con cui le persone accettano un imperativo, un "Avanti march!", verso qualsiasi direzione. Il discorso del padrone e, soprattutto, il discorso del capitalista producono nuove forme di sintomi, disagi e segregazione. Il capitalismo, "come un vampiro", si nutre della mancanza-a-essere degli esseri parlanti, ma non offre risposte alle difficoltà dei soggetti disorientati.

La sfida per uno psicoanalista che parla in pubblico è non diventare un guru o banalizzare la psicoanalisi. Si tratta di utilizzare il "tranchant" della psicoanalisi per leggere i sintomi contemporanei, senza proporre nuovi significanti padroni. È necessario mantenere la complessità e il punto di "impossibile" (il reale) che la psicoanalisi valorizza, per far risuonare in chi ascolta ciò che ha di più personale, senza identificarlo a nessun altro. Come nell'ascolto della poesia, la psicoanalisi non massifica, ma risveglia il soggetto alla sua posizione personale. Il forum europeo di politica dedicato alla democrazia in Europa, tenutosi a Torino nel 2017, con la partecipazione di psicoanalisti lacaniani, testimonia l'impegno della psicoanalisi nell'affrontare le sfide politiche e sociali del nostro tempo.
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