La festa di Halloween, con le sue zucche ghignanti, i cappelli neri e le scopa volanti, rappresenta un affascinante intreccio di antiche tradizioni e moderni rituali pop. Tuttavia, dietro il velo di finzioni letterarie e cinematografiche, si cela una storia più oscura e, per certi versi, tragica. Tra la metà del Trecento e la fine del Settecento, un fenomeno di isteria di massa causò innumerevoli vittime in tutta Europa, spesso alimentato da spiegazioni razionali scarseggiavano per catastrofi naturali, carestie ed epidemie. In questi periodi di crisi, la colpa ricadeva frequentemente su donne accusate di aver partecipato a "sabba" infernali, danzato nude nei campi o volato a cavallo di scope. Le confessioni, spesso estorte sotto tortura, ma talvolta rilasciate in buona fede prima di essa, descrivevano incontri soprannaturali e voli notturni.
Ma chi erano queste "streghe" e quali crimini commettevano per meritare una simile persecuzione? Le ragioni di questa ossessione collettiva sono molteplici, tra cui una componente significativa di discriminazione sessuale, poiché anche gli uomini praticavano arti magiche ma raramente venivano perseguitati. Un ruolo determinante in questa storia, tuttavia, è stato giocato da un particolare gruppo di molecole, sostanze estratte da erbe naturali, a lungo avvolte da mistero e paura. Streghe, o presunte tali, erano in realtà strettamente legate alla chimica e alla profonda conoscenza delle piante.
Dalla Medicina Popolare alla Stregoneria: Il Confine Sottile
Le tracce di credenze popolari in stregoneria e arti magiche affondano le radici in tempi ben anteriori al tardo Medioevo. In tutte le leggende delle civiltà antiche abbondano simboli legati al soprannaturale: divinità mostruose, folletti, spettri e incantesimi. Questa tendenza innata nelle società umane si riflette nell'iconografia tradizionale delle streghe, nonostante queste non somigliassero necessariamente alle figure fantastiche del cinema moderno.
Le guaritrici e le levatrici nelle comunità rurali erano solite preparare estratti e cure naturali. Come ricorda la saggista francese Mona Chollet nel suo libro "Streghe. Storie di donne indomabili, dai roghi medievali a #MeToo", queste donne erano spesso vedove o non sposate, godevano di grande rispettabilità ed erano ammesse alle corporazioni professionali. Tuttavia, con l'avvento del Rinascimento, qualcosa cambiò drasticamente.

La Chimica del Mistero: Alcaloidi e Stati Alterati di Coscienza
La "mistura verde" preparata dalle curatrici non era un semplice decotto, ma una vera e propria "bomba per i sensi". Le erbe utilizzate provenivano spesso dalle piante più tossiche della famiglia delle Solanacee, capaci di alterare profondamente il sistema nervoso centrale. Tra queste, la Belladonna (Atropa belladonna), riconoscibile per il colore viola intenso dei suoi frutti, era leggendariamente consumata dal Diavolo in persona. Il nome "belladonna" deriva dall'uso di un suo estratto come collirio per ragioni estetiche, poiché l'atropina in essa contenuta dilata le pupille. Tuttavia, assunta in dosi eccessive, l'atropina provoca allucinazioni, agitazione, euforia e delirio extrasensoriale. Il nome "Atropa" richiama Atropo, la divinità greca che decideva della vita e della morte degli uomini.
Gli alcaloidi, composti vegetali contenenti azoto, sono noti per la loro attività fisiologica sul sistema nervoso centrale e hanno avuto un ruolo cruciale nella storia della medicina e della farmacologia moderna. Oltre all'atropina, altri alcaloidi importanti in questo contesto includono la scopolamina, principio attivo delle gomme anti-mal d'auto, che in dosi maggiori agisce come potente anestetico, inducendo euforia e disinibizione verbale. La Mandragora (Mandragora officinarum) era usata come sonnifero e afrodisiaco.
Le esperte medievali di erbe curative conoscevano gli effetti allucinatori di queste sostanze, sebbene non comprendessero la loro base chimica. Avevano intuito che non erano facilmente solubili in acqua e che era meglio non ingerirle. Gli estratti venivano quindi sciolti in olio e grasso, creando una pomata da applicare per assorbimento epidermico, con maggiore efficacia se somministrata per via vaginale o rettale.
Questa pratica potrebbe spiegare le "confessioni" delle presunte streghe. Molto probabilmente, si riunivano per utilizzare queste sostanze a scopo ricreativo, cercando un'evasione dalla dura realtà della loro vita, piuttosto che per partecipare a sabba demoniaci. Le potenti allucinazioni indotte da scopolamina e atropina potevano facilmente essere interpretate come esperienze reali di volo, dissociazione corporea o visioni demoniache.
PER VIRTU D'ERBE E D'INCANTI, LA MEDICINA DELLE STREGHE, saggio
L'Ergotismo e le "Malattie Danzanti"
A contribuire alla condanna al rogo di migliaia di donne fu anche l'ergotammina, presente nel fungo Ergot (Claviceps purpurea), noto come "segale cornuta". L'ergotismo, causato dall'ingestione di cereali contaminati da questo fungo, provocava allucinazioni, convulsioni, spasmi e aborti spontanei. La malattia del "Fuoco di Sant'Antonio" o "Ballo di San Vito" è una manifestazione di questa intossicazione. Il fungo attecchiva facilmente nei raccolti di segale, specialmente in condizioni di umidità e scarsa igiene, colpendo intere comunità e alimentando superstizioni. La colpa, immancabilmente, ricadeva sulle "streghe".
Gli alcaloidi alla base dell'ergotismo sono derivati dell'acido lisergico, i cui effetti allucinogeni furono scoperti solo nel 1943 da Albert Hofmann, in particolare attraverso il suo derivato sintetico, l'LSD. La storia di Hofmann, con la sua mitica passeggiata in bicicletta dopo aver sperimentato accidentalmente gli effetti dell'LSD, ispirò i movimenti hippie degli anni '60 e attirò l'attenzione di artisti, musicisti e scienziati, molti dei quali finirono nelle liste nere delle autorità, un destino simile a quello delle streghe medievali.
La Conoscenza Erboristica: Tra Medicina e Magia Divina
Le antiche tradizioni erboristiche hanno gettato le basi per lo sviluppo di una vasta gamma di farmaci moderni. Il confine tra medicina e magia era, in antichità, estremamente labile. Figure come Circe, Medea e Calipso, così come le Sibille e le Pizie, incarnavano la conoscenza delle erbe, l'interpretazione dei sogni e la trance, agendo come vere e proprie sciamane, guaritrici ed erboriste. Queste donne, già nel Paleolitico, raccoglievano piante e frutti, mentre gli uomini si dedicavano alla caccia. Nel corso dei millenni, la loro conoscenza delle proprietà benefiche e tossiche delle piante si è affinata.
Tuttavia, non bisogna dimenticare che anche molti uomini, come i "re Magi" dell'antica Persia, ricoprirono ruoli di maghi e guaritori. La cura attraverso le piante, fondamento della farmacologia, era ancora legata a pratiche considerate magiche, spesso supportate da rituali. La magia continuò a essere una pratica diffusa, temuta e apprezzata, fino a quando il Cristianesimo ne proibì la pratica, rendendola clandestina.
Presso gli antichi Greci, Micenei e Minoici, piante come il papavero e il melograno erano associate alla dea madre terra Potnia Theron e utilizzate in riti di iniziazione, morte e rinascita. Con il passare dei secoli, la conoscenza delle proprietà magiche delle piante divenne la culla di saperi negromantici, un intreccio tra medicina e magia che manteneva un filo conduttore con il culto della dea lunare Ecate/Diana.
Plinio il Vecchio attestò i poteri magici di molte erbe, usate come amuleti per allontanare le malattie. Gli Sciti usavano verghe di salice per profetizzare il futuro, mentre Giuseppe Flavio narra di Elazaro che esorcizzò i posseduti con le radici di una pianta attribuita a Salomone, forse l'elleboro.
Anche nel Medioevo, i monasteri divennero centri di studio delle virtù terapeutiche delle erbe. L'arte di guarire era un obiettivo centrale dell'alchimia, che fondeva rituali magici e miscugli di ingredienti. La peonia proteggeva da streghe e iettatori, la mirra migliorava le capacità psichiche, la liquirizia poteva attrarre l'amore, il pepe nero scacciava negatività e spiriti maligni, mentre i semi d'uva stimolavano la fertilità.
Le Piante Psicoattive: Tra Scoperta Scientifica e Persecuzione
Le proprietà psicoattive e medicinali delle piante hanno ispirato anche la "magia psichedelica". I guaritori medievali utilizzavano spesso erbe psicoattive, contribuendo allo stereotipo delle streghe avvelenatrici. Gli unguenti delle maghe erano fama di provocare allucinazioni che permettevano di volare e mutare forma.
La Belladonna, oltre al suo uso estetico per dilatare le pupille, contiene alcaloidi dagli effetti devastanti se ingerita. In dosi minime, tuttavia, è efficace come sedativo e antispasmodico, agendo sull'asma bronchiale e diminuendo il dolore. Insieme al giusquiamo, allo stramonio e alla mandragora, era utilizzata dalle streghe nella preparazione di unguenti che, secondo le leggende, permettevano i "voli notturni", veri e propri viaggi della mente.
Nel 1960, Will-Erich Peukert, direttore dell'Istituto di Etnologia dell'Università di Gottinga, si unse il corpo con una pomata a base di Belladonna secondo una ricetta di Giambattista Della Porta. L'esperimento lo fece cadere in un sonno profondo di venti ore, durante il quale ebbe le visioni descritte dalle "streghe" nei processi.
Lo Stramonio (Datura stramonium), conosciuto anche come "erba della strega" o "erba del diavolo", cresce in terreni incolti e contiene alcaloidi tropanici molto tossici come scopolamina e iosciamina. La tintura di Stramonio, sotto stretto controllo medico, è utilizzata per trattare il tremore. Il Giusquiamo (Hyoscyamus niger) è un'altra pianta estremamente velenosa se usata impropriamente, pur essendo stata utilizzata in farmacologia e fitoterapia.

La Caccia alle Streghe: Un Fenomeno Sociale e Psicologico
La caccia alle streghe in Europa e nelle Americhe fu alimentata da una complessa interazione di fattori: paura dell'ignoto, isteria di massa, discriminazione sessuale e, non da ultimo, l'influenza di sostanze naturali che alteravano la percezione. Le confessioni ottenute sotto tortura, spesso suggerite dagli inquisitori, indicavano altre presunte colpevoli, creando un circolo vizioso di accuse e condanne.
Il gesuita Friedrich Spee von Langelfeld, autore della "Cautio criminalis", denunciò l'ingiustizia del sistema inquisitorio, pur convinto della realtà della stregoneria. Egli si rese conto che le confessioni venivano estorte e che le accuse erano spesso infondate. Johann Wier, allievo di Agrippa, nel suo "De lamiis", cercò di minimizzare l'autorità del "Malleus Maleficarum", il martello delle streghe, compilato nel 1558.
I crimini attribuiti alle streghe erano variegati: lussuria, antropofagia, vampirismo, capacità di causare malattie, epidemie, siccità e rovina dei raccolti. La maggior parte di queste accuse si basava su testimonianze spesso corrotte o su interpretazioni errate di pratiche erboristiche e rituali popolari.
Oltre il Mito: La Scienza Moderna e la Conoscenza Ancestrale
Oggi, grazie alla chimica e alla farmacologia moderna, conosciamo le proprietà delle piante medicinali e degli alcaloidi che esse contengono. Le antiche tradizioni erboristiche ci hanno fornito la base per lo sviluppo di numerosi farmaci. Piante come il papavero da oppio, la canapa e la coca, i cui estratti erano considerati sostanze d'abuso, hanno anche un comprovato effetto terapeutico. La morfina, la cocaina e la cannabis trovano oggi impiego in medicina.
L'installazione multimediale "Ciguatera" di Diana Policarpo esplora il tema della tossicità e della contaminazione, collegando antiche conoscenze ancestrali alle sfide ecologiche contemporanee. L'artista indaga le dinamiche di potere e le logiche che hanno controllato le risorse naturali, creando un dialogo tra il mondo naturale e la dimensione "oltre l'umano". La ciguatera, una tossina che attraversa l'intera catena alimentare marina, diventa metafora di una contaminazione planetaria che richiede un approccio di cura e guarigione comune.
Il lavoro di Policarpo sottolinea l'importanza di riscoprire forme alternative di conoscenza, pratiche anticapitaliste, antimperialiste e antirazziste, e politiche di cura che vadano oltre l'antropocentrismo. L'arte diventa uno strumento per indagare la tossicità a livello planetario, come il patriarcato, e per ricercare modalità di guarigione attraverso pratiche ancestrali, rimedi popolari, cerimonie spirituali e la conoscenza delle piante medicinali.
La ricerca di stati alterati di coscienza, attraverso l'uso di piante psicoattive, è un tema complesso e controverso, spesso legato a tabù culturali. Tuttavia, la storia dimostra come l'umanità abbia sempre cercato di accedere a dimensioni diverse della coscienza, sia per scopi religiosi e rituali, sia per la ricerca di piacere, conoscenza e libertà spirituale. La linea tra magia, medicina, follia e allucinazione è stata storicamente sottile, ma la scienza moderna sta gradualmente svelando i meccanismi chimici che sottendono queste esperienze, riconnettendo la saggezza ancestrale con la comprensione scientifica.