Thomas Mann, figura cardine della letteratura tedesca e mondiale, ha intessuto nel corso della sua vasta opera un dialogo profondo e complesso con le correnti intellettuali del suo tempo. Tra queste, il pensiero di Sigmund Freud occupa un posto di rilievo, analizzato e reinterpretato dall'autore in saggi cruciali come "La posizione di Freud nella storia dello spirito moderno" (1929) e "Freud e l'avvenire" (1936). L'influenza di Freud, sebbene inizialmente non destasse un particolare interesse in Germania, si rivela in Mann come un faro profetico, capace di illuminare le zone d'ombra della mentalità tedesca e, più in generale, dello spirito moderno.
L'Eredità di Nietzsche e la Critica all'Illuminismo
Mann inizia la sua disamina della figura di Freud adottando la prospettiva di Friedrich Nietzsche, il quale aveva diagnosticato la seconda metà del XIX secolo come un'epoca di "finto progresso", caratterizzata dalla subordinazione della ragione alle emozioni e all'irrazionale. Le riforme di quel periodo, secondo Mann, non rappresentavano un vero avanzamento, ma piuttosto un tentativo di ristabilire, in chiave conservatrice, antiche pulsioni primordiali. La "freschezza rivoluzionaria della gioventù" si trovava, in realtà, sedotta dai principi della natura irrazionale, dall'anima popolare, dall'odio e dalla guerra. Tutto ciò che appariva nuovo e avanguardistico celava, in realtà, un rigenerarsi del passato più oscuro. Queste riflessioni, scritte nel 1929, assumono un valore profetico alla luce degli eventi storici successivi, come l'ascesa del nazismo, che sfruttò le caratteristiche adolescenziali e le pulsioni irrazionali per i propri fini. Il movimento giovanile nazista, come evidenziato da Kerr Clarkson e Howard Smith, cavalcò le onde del passato più nero, anziché proiettarsi verso il futuro.

L'ostilità nei confronti dell'Illuminismo, già latente in Nietzsche, si manifesta anche in Freud, secondo l'interpretazione di Mann. Il XIX secolo, definito "romantico", privilegiava la volontà, la passione e l'inconscio, ovvero il sentimento, a scapito della ragione. In questo contesto, Freud si inserisce tra coloro che sostengono il primato di queste forze irrazionali. La psicoanalisi, con la sua "volontà sanitaria" di analisi, definisce la sua posizione particolare all'interno del movimento scientifico, distinguendosi per il suo approccio rivoluzionario alla comprensione dell'essere umano.
Freud e l'Homo Natura: Corporeità e Inconscio
Il nucleo generativo dell' homo natura in Freud si pone su un piano di parità con quello di Nietzsche: entrambi attribuiscono alla corporeità un potere sovrano nel determinare l'essenza dell'uomo. Per Ludwig Klages, la corporeità si manifesta come espressione; per Nietzsche, come situazione emotiva; per Freud, infine, essa assume la forma dell'inconscio (l'Es) e del principio del piacere. La psicoanalisi freudiana mira a svelare la profonda influenza dell'inconscio, il quale, mosso dal desiderio, governa l'apparato psichico. L'uomo, nella concezione freudiana, è un insieme di istintualità e pulsionalità, un homo natura mosso da istinti di vita e dal principio del piacere, ma inibito dalla coercizione sociale. Il neonato, lungi dall'essere un essere completo, è una tabula rasa, un'idea che si plasmerà attraverso l'esperienza e l'interazione con la società.
La sessualità, in particolare, assume un significato intellettuale e rivoluzionario in Freud. Quando egli descrisse gli impulsi di morte e distruzione come il desiderio dei vivi di attenuare la tensione attraverso il ritorno all'assenza di vita, definì la "pulsione di vita", ovvero il sesso, come la forza che tende a creare organizzazioni della realtà sempre più complesse e armizzate. Questa visione conferisce alla sessualità un ruolo cruciale nella costruzione della storia interiore dell'individuo e nella sua relazione con gli altri. La storicità della sessualità diventa un elemento fondamentale per comprendere la formazione dell'identità umana.
La Psicoanalisi come Scienza e Strumento di Trasformazione
Freud sostiene con fermezza che la verità può essere raggiunta solo attraverso la ragione scientifica, mentre la ragione morale ed estetica appartengono al dominio della filosofia. La sua impresa intellettuale consiste nel decostruire l'uomo nella sua forma attuale per poterlo ricostruire secondo un principio o un'idea specifica. Il principio del piacere, elevato da Freud a fondamento dell'esistenza umana, rappresenta un particolare modo di essere nel mondo, un lasciarsi spingere dalle pulsioni che, tuttavia, l'uomo tende a sottovalutare nella sua quotidianità.
Sigmund Freud la scoperta dell'inconscio e la psicoanalisi
La psicoanalisi, come teoria dell'inconscio, si configura come una scienza con un oggetto specifico: gli effetti del divenire umano del piccolo essere biologico. Questo "piccolo essere" è l'inconscio stesso, e la sua sopravvivenza come bambino umano testimonia la vittoria degli adulti su questa dimensione primordiale, vittoria che spesso lascia cicatrici profonde. Jacques Lacan, riprendendo le parole di Freud, afferma che il discorso dell'inconscio è strutturato come un linguaggio, identificando lo spostamento e la condensazione con la metonimia e la metafora. Lapsus, sogni e sintomi diventano così significanti all'interno di una catena discorsiva inconscia, e l'intero processo terapeutico avviene nel e attraverso il linguaggio. Il passaggio fondamentale, come nell'Edipo, consiste nel trasformare il bambino sessuato in un bambino umano sessuale, mettendo alla prova i fantasmi immaginari attraverso il simbolico, fino all'accettazione di sé.
La Sintesi Manniana: Umanesimo Notturno e Ironia
Mann crede fermamente, sebbene talvolta in modo sottile, che i benefici terapeutici della dottrina freudiana possano estendersi all'ambito sociale, offrendo uno strumento valido per cambiare il mondo. Questa visione è condivisa da figure come Sir Walter Langdon-Brown, che vedeva nella psicoanalisi un potenziale strumento di trasformazione sociale. La connessione tra mito e psicologia, proposta da Mann, dà vita a un "umanesimo notturno", una sintesi che salvaguarda sia la verità scientifica che l'umanità, la nobiltà della natura e quella dello spirito.
La psicologia, intesa come "conoscenza analitica", possiede la capacità di trasformare il mondo, introducendo una "diffidenza apportatrice di serenità", un sospetto che smaschera le ipocrisie dell'anima. Questa diffidenza, "il pathos dell'ignoranza", crea distanza e ironia, elementi spirituali che permeano l'arte di Mann. L'arte, per Mann, si muove al confine tra vita e spirito, separandoli e riunendoli, garantendo l'unità del tutto e fungendo da interprete del mortale presso l'immortale. L'arte diventa così il paradigma e il modello dell'umano, poiché nessuna vera umanità può esistere senza questa "doppia benedizione".
L'ironia, intesa come "geniale obiettività", è lo sguardo proprio dell'arte, una contemplazione purificatrice che non si impantana nel patologico, ma si libra nella libertà. È questa ironia che permette a Mann di interpretare la complessità dello spirito moderno, collocando la figura di Freud all'interno di un percorso intellettuale che abbraccia Nietzsche, Novalis e Schopenhauer, e che vede nell'uomo un "essere conoscitivo per eccellenza", capace di affrontare il dolore come necessario compagno della conoscenza.
L'Alleanza tra Uomo e Dio: Un Cammino di Elevazione
L'opera di Mann, in particolare il ciclo di "Giuseppe e i suoi fratelli", si propone come un "simbolo per l'umanità", un percorso che richiama quello di Goethe e del suo Wilhelm Meister. Dall'egocentrismo originario dell'Io umano, dalla sua pretesa di centralità, scaturisce il presupposto per la scoperta di Dio. Il pathos per la dignità dell'Io si lega indissolubilmente a quello per la dignità dell'umanità, sancendo un'alleanza tra Dio e l'uomo, spinti da un reciproco anelito al miglioramento.

Anche Dio, nella visione manniana, è soggetto a sviluppo e trasformazione, elevandosi dalla sfera demoniaca a quella sacra e spirituale attraverso lo spirito umano. L'uomo, a sua volta, trova senso e autenticità nella natura. Questo eterno cammino verso la spiritualizzazione, dal paganesimo al cristianesimo, fino a una sintesi auspicata, riflette la speranza di una redenzione del mondo attraverso la conoscenza, un'idea che riecheggia Schopenhauer. La natura si spiritualizza tramite l'uomo, e l'uomo acquisisce autenticità dalla natura, in un ciclo continuo di elevazione e reciproca influenza.
L'Importanza della Veridicità e la Speranza nel Bene
Per Freud, la vita diventa sopportabile solo attribuendo maggiore importanza alla veridicità, soprattutto di fronte alla morte. Il male, nella sua ottica, è visto come principio d'essere del bene, e la volontà di distruzione delle tendenze sadistiche come fondamento della bontà. Il bene, in questa prospettiva, è una forza negativa che limita e rimuove, priva di azione positiva. Le trasformazioni degli istinti egoistici in sociali avvengono, secondo Freud, attraverso la coercizione.
Tuttavia, Mann, soprattutto dopo l'orrore della Seconda Guerra Mondiale, si distanzia da un eccessivo pessimismo. Le parole del saggio su Nietzsche del '47, "Abbiamo conosciuto in tutta la sua miseria, il male, e non siamo più abbastanza esteti da temere di professare apertamente la nostra fede nel bene e da vergognarci di concetti così banali e di guide così comuni come verità, libertà, giustizia", segnano una svolta. L'autore, l'esteta impolitico, è costretto a prendere posizioni nette, favorendo la ragione e lo spirito.

La speranza nell'ideale eternamente futuro del "mondo propriamente migliore", evocato da Novalis, guida l'immersione nelle zone d'ombra con il proposito di illuminarle. Lo spirito avanza inglobando e trasfigurando gli elementi reazionari, a favore della "volontà di futuro" e di un inesauribile desiderio di chiarezza. Questo desiderio si manifesta nel superamento della passione per la musica wagneriana da parte di Nietzsche, simbolo dell'autosuperamento dell'elemento romantico-popolare. Le controversie politico-culturali, in questa prospettiva, non sono altro che una riduzione giornalistica della sua decisiva lotta contro Wagner, dell'autosuperamento in lui e attraverso di lui.
La posizione di Freud nello spirito moderno, così come interpretata da Thomas Mann, non è dunque quella di un mero analista della psiche individuale, ma quella di un pensatore la cui opera ha profonde implicazioni per la comprensione della società, della cultura e del destino dell'umanità. La sua scienza, intrecciata con la visione letteraria e filosofica di Mann, offre uno strumento critico per navigare le complessità del mondo moderno, spingendoci verso una maggiore consapevolezza di noi stessi e verso la speranza di un futuro più illuminato.