Il Disturbo Borderline di Personalità (DBP) è una condizione psicologica complessa che può manifestarsi in età evolutiva, incidendo profondamente sulla vita del bambino o adolescente, della sua famiglia e delle sue relazioni. Comprendere la natura di questo disturbo, riconoscerne i segnali e conoscere le possibili vie di supporto è un passo fondamentale per affrontare le sfide che esso comporta. Questo articolo si propone di esplorare le cause, i sintomi e le strategie di intervento relative al DBP in età evolutiva, offrendo una prospettiva chiara e approfondita.
Cosa Significa "Borderline" in Età Evolutiva?
Il termine "borderline", storicamente, indicava una condizione psichiatrica situata "al limite" tra la nevrosi e la psicosi. Sebbene questa definizione sia oggi superata, essa suggerisce la complessità e l'area di confine in cui si colloca questo disturbo. Nel contesto infantile e adolescenziale, il DBP si manifesta attraverso una profonda instabilità che pervade le relazioni interpersonali, l'immagine di sé e la regolazione emotiva. I giovani con questa condizione vivono un mondo emotivo tumultuoso, caratterizzato da oscillazioni estreme tra idealizzazione e svalutazione degli altri, instabilità emotiva marcata e, in alcuni casi, comportamenti impulsivi o autolesivi. Spesso, si rileva anche un persistente senso di vuoto e un'inadeguata gestione della noia o dell'apatia.

È importante sottolineare che durante l'adolescenza, un periodo di naturali turbolenze e di definizione dell'identità, alcuni comportamenti che ricordano tratti borderline, come una forte insicurezza o una certa disregolazione emotiva, possono manifestarsi. Questo non implica automaticamente la presenza di un disturbo di personalità. La diagnosi di DBP è complessa e richiede una valutazione attenta da parte di un professionista qualificato.
Le Radici del Disturbo: Cause e Fattori Predisponenti
La domanda "si nasce o si diventa borderline?" è complessa e la risposta risiede nell'interazione tra diversi fattori. Oggi si ritiene che lo sviluppo del DBP sia il risultato di un intreccio tra predisposizioni genetiche e influenze ambientali. Non si eredita il disturbo in sé, ma piuttosto una potenziale vulnerabilità temperamentale, una sensibilità di base che, in combinazione con determinate esperienze di vita, può favorirne l'insorgenza.
Questa vulnerabilità può manifestarsi come:
- Alta reattività emotiva: Fin da piccoli, i bambini possono reagire in modo intenso anche a minime frustrazioni, dando l'impressione ai familiari di dover "camminare sulle uova".
- Intensità elevata delle emozioni: Le emozioni vengono esperite con un'intensità massima; una lieve preoccupazione per altri può trasformarsi in un'ansia intensa o un vero e proprio attacco d'ansia.
- Lunga durata delle emozioni: Si riscontra una difficoltà nel tornare a uno stato di calma dopo un'attivazione emotiva.
A questa predisposizione temperamentale si aggiungono spesso fattori ambientali. Numerosi studi evidenziano che le persone con DBP hanno una probabilità significativamente maggiore di aver vissuto avversità infantili rispetto ai gruppi di controllo non clinici. Tra queste, particolare rilievo assumono l'abuso emotivo e la trascuratezza. È frequente, infatti, che nella loro storia si riscontrino esperienze difficili come traumi infantili, abusi (fisici, emotivi o sessuali), esperienze di abbandono traumatiche e altre avversità infantili (Adverse Childhood Experiences - ACEs), come la violenza domestica assistita, l'abuso di sostanze da parte dei genitori, o maltrattamenti di vario genere.
Un elemento comune a queste esperienze infantili è l'aver sperimentato forme di invalidazione emotiva nell'ambiente familiare. L'invalidazione emotiva si verifica quando l'espressione delle proprie emozioni o pensieri viene penalizzata, punita o banalizzata. Questo può portare il bambino a interiorizzare l'idea che le sue esperienze emotive non siano valide o accettabili.
Inoltre, il contesto familiare gioca un ruolo cruciale. Peter Fonagy, psicoanalista e ricercatore sull'attaccamento, riconosce un ruolo primario dei genitori nel definire il mondo mentale del bambino e i suoi schemi di pensiero. Se le figure adulte di riferimento del bambino possiedono una buona capacità riflessiva, possono favorire un attaccamento sicuro nel piccolo. Al contrario, episodi di violenza fisica, verbale o emotiva subiti in giovane età per mano delle figure adulte di riferimento possono essere tra i fattori scatenanti del disturbo. Diversi studi hanno confermato la comorbilità tra Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) e Disturbo Borderline di Personalità, così come una correlazione con gli abusi sessuali infantili.
Non vanno trascurati altri fattori che possono stimolare lo sviluppo del disturbo, come il numero di eventi stressanti della vita e la capacità individuale di affrontarli. Infine, l'uso di sostanze stupefacenti e alcol può giocare un ruolo, sia come fattore scatenante che come conseguenza di un disfunzionamento preesistente, creando un circolo vizioso di dipendenza e peggioramento dei sintomi.
I Volti del Disturbo: Sintomi nei Bambini e negli Adolescenti
I sintomi del disturbo borderline di personalità in età evolutiva possono essere raggruppati in quattro aree principali che descrivono il nucleo della sofferenza: paura dell'abbandono, instabilità emotiva, immagine di sé instabile e comportamenti impulsivi/autolesivi.
1. La Paura dell'Abbandono
Uno dei vissuti centrali nel DBP è un'angosciante paura della solitudine e un terrore profondo di essere abbandonati. Questa paura è così intensa che anche piccoli eventi, come un ritardo di un genitore o un cambio di programma, possono essere vissuti come un rifiuto intollerabile e un segnale di abbandono imminente. La reazione può essere sproporzionata, manifestandosi con forte rabbia, panico o gelosia intensa, nel disperato tentativo di evitare la separazione.
Il bambino o adolescente cerca spesso l’occasione di instaurare litigi e discussioni, allo stesso tempo dichiara di soffrire molto la solitudine. Nonostante questi comportamenti possano sembrare contraddittori, essi derivano dalla disperata necessità di mantenere un legame, anche se conflittuale, per evitare la percezione dell'abbandono. Il legame, per quanto negativo, rimane saldamente presente perché il borderline non riesce a gestire la solitudine. Si appoggiano agli altri, solitamente ai genitori, venendo percepiti come pesanti e ingestibili, proprio perché non ammettono la "distanza".

2. Instabilità Emotiva e Comportamentale
L'esperienza emotiva di una persona con DBP è spesso paragonata a un'altalena. Si vive un'emotività forte e irruente, con cambiamenti d'umore rapidi e intensi che possono durare da poche ore a qualche giorno. Questa tempesta emotiva può generare una profonda paura delle proprie emozioni e la sensazione di perdere il controllo. La difficoltà nel gestire queste ondate emotive, unita a una ridotta capacità di mentalizzazione (cioè di comprendere i propri e altrui stati mentali), può tradursi in difficoltà a controllare la rabbia, che può manifestarsi con sarcasmo, amarezza o vere e proprie esplosioni d'ira.
Spesso ciò accade nei confronti dei propri affetti, a partire da una loro azione, considerata come gesto di abbandono o negligenza. Oltre agli agiti di rabbia, sono comuni comportamenti (anche inconsapevolmente) manipolatori, volti a ricercare l’attenzione dell’altro.
Il bambino/ragazzo che rientra in questa categoria manifesta una forte immaturità comportamentale ed emotiva, soprattutto se confrontato con l’età cronologica. Si sottomette, si aggrappa agli adulti cercando sostegno e continue rassicurazioni.
3. Immagine di Sé Instabile e Senso di Vuoto
L'instabilità si riflette anche sull'immagine di sé, che può cambiare drasticamente. Un bambino o adolescente con DBP può passare dal sentirsi sicuro di sé al provare un profondo disprezzo per se stesso in poco tempo. Questa fragilità identitaria, unita a intensi sbalzi d'umore e a un'emotività travolgente, può portare a mettere in atto comportamenti impulsivi e potenzialmente dannosi come meccanismo per gestire il dolore.
Sono riscontrabili in questo caso pensieri e fantasie che vengono celate attraverso condotte eccessive di autocontrollo e inibizione dell’aggressività. Il bambino/ragazzo percepisce questi eventi interni come inaccettabili, incontrollabili a tal punto da reprimerne l’ansia a essi associata attraverso la necessità di manipolare gli altri e di prevederne le mosse.
La prima cosa che salta all’occhio, in questo caso, è la manifestazione da parte del bambino di una significativa crudeltà nei confronti degli animali e degli altri. Compie atti di vandalismo anche a danno della propria famiglia, in seguito ai quali non sembra sentirsi in colpa. Agisce impulsivamente e si ritrova in situazioni quali, ad esempio, azzuffate. Rientra in questa categoria il bambino che richiede molta attenzione da parte di coloro che si prendono cura di lui.
È descritto come strano, bizzarro, con idee insolite. In questo quadro diagnostico emerge una timidezza quasi patologica che determina un’ipersensibilità nei confronti di tutto ciò che potrebbe creare imbarazzo. Il bambino ha paura di poter fare o pensare qualcosa di male, presenta una scarsa autostima soprattutto nei riguardi delle proprie prestazioni o della propria accettabilità sociale. Tende a evitare la scuola e altre attività in quanto ritenute possibili fonti di disapprovazione e rifiuto.

4. Impulsività e Comportamenti a Rischio
L'estrema suscettibilità agli stimoli del bambino/ragazzo che presenta tale problematica è ciò che più lo caratterizza. Generalmente il bambino/adolescente predilige stare solo piuttosto che con altre persone della sua età, con le quali, al contrario, non va d’accordo.
L'impulsività che porta all'autolesionismo è comune. Questi pazienti possono scommettere, dedicarsi a rapporti sessuali non protetti, abbuffarsi, guidare incautamente, fare abuso di sostanze, o spendere troppo. I comportamenti suicidari, i gesti e le minacce e l'automutilazione (p. es., il taglio, la combustione) sono molto comuni. Anche se molti di questi atti autodistruttivi non sono destinati a porre fine alla vita, il rischio suicidario in questi pazienti è elevato. Questi atti autodistruttivi di solito sono innescati dal rifiuto, o dal possibile abbandono, o dalla delusione di chi li accudisce o di un amante. I pazienti possono automutilarsi per compensare il loro essere "cattivi" o per riaffermare la loro capacità di provare qualcosa nel corso di un episodio dissociativo o per distrarsi da emozioni dolorose.
Gli aspetti più evidenti in questo caso corrispondono alla tendenza del bambino/adolescente a vantarsi e lodarsi in modo spropositato.
Lo sviluppo cognitivo degli adolescenti: fattori di rischio ed elementi protettivi
L'Impatto Familiare: Genitori e Figli Borderline
Avere un genitore affetto da disturbo borderline di personalità (BPD) può rappresentare una forma unica di trauma. Molti dei sintomi che definiscono il disturbo hanno un profondo effetto sulla capacità di una persona di essere genitore. La genitorialità sana implica la creazione di un attaccamento sicuro con il proprio figlio, offrendo un'interazione stabile e coerente. La sicurezza, creata da toni e contegno coerenti, dà al genitore la capacità di confortare il figlio e offre un modello di attaccamento stabile, essenziale per relazioni intime sane per tutto il corso della vita.
I sintomi che definiscono il BPD sono umore, identità e relazioni instabili (disregolati). Questi, a loro volta, sono spesso associati a un comportamento instabile, che spesso assume la forma di impulsività e aggressività verso gli altri. Un bambino non può formare un attaccamento sicuro a un genitore il cui comportamento è determinato da un umore instabile. Questi bambini formano attaccamenti insicuri ai loro genitori, e sono spesso carichi di ansia significativa, causata dal fatto che il bambino è dipendente da un genitore la cui reattività dipende dall’umore del genitore in un dato momento.
L’esperienza di avere un’identità instabile fa sì che molti malati di BPD detestino riconoscere o assumersi la responsabilità di risultati indesiderati. Per questo motivo, quando si verificano risultati indesiderati, spesso danno la colpa agli altri.
Il seguente dialogo di esempio tra Emma e sua madre illustra uno scambio comune:
Emma era sempre ansiosa al pensiero di interagire con sua madre. Fece del suo meglio per mantenere la pace. Nonostante i suoi sforzi, sua madre la trattò in modo offensivo. Il suo ultimo scambio con sua madre si concluse con calma, quindi sperava che la tranquillità si sarebbe mantenuta.
Emma: Ciao mamma.Emma: Certo che mi interessa!Mamma: Chiama quando vuoi.Mamma: Non importa.Mamma: Tu sei la ragione.
Emma ha chiamato sua madre nel tentativo di compiacerla, e sua madre si è scagliata contro di lei senza essere stata provocata. Questo tipo di interazione con la madre era familiare a Emma. Fin da bambina, la madre la sottoponeva ad accuse reciproche e gaslighting (processo di manipolazione di una persona con l’obiettivo di farla dubitare di se stessa), come dimostrato nel dialogo di esempio sopra. Era così comune e così familiare a Emma, che divenne normale per lei. Poiché questo trattamento era normalizzato, Emma non lo vedeva come traumatico. Le vittime di traumi convenzionali sono solitamente (ma non sempre) chiare nel dire di aver vissuto un evento traumatico e di soffrirne gli effetti. Il soldato che torna dal combattimento con incubi e flashback sa di essere stato esposto a un trauma. I bambini che sperimentano un genitore che si scaglia contro di loro in modo casuale durante l’infanzia, mentre subiscono gaslighting a credere che sia colpa loro, in genere non si vedono come vittime di traumi e quindi hanno difficoltà a guarire il loro trauma.
Il processo di guarigione per i figli adulti di genitori con sintomi di BPD è ulteriormente complicato dalle implicazioni dell’accettazione dell’idea di essere stati ripetutamente traumatizzati dal genitore. Devono impedire che questo processo continui. Questa tende a essere un’altra differenza significativa rispetto al trauma convenzionale. Le persone che soffrono di trauma convenzionale in genere, ma non sempre, hanno il supporto di coloro che li circondano nel riprendersi da un’esperienza orribile e spaventosa. I figli adulti di genitori con sintomi di BPD spesso devono guarire da soli. Il genitore è arrabbiato o addirittura infuriato da qualsiasi suggerimento che potrebbe essere stato un genitore diverso da quello che crede perfetto. Inoltre, è comune per questi genitori coinvolgere altri membri della famiglia, presentandosi come vittime delle accuse dei loro figli. In alcuni casi, anche altri membri della famiglia potrebbero scoraggiare la guarigione perché credono che i tentativi di guarigione siano attacchi al genitore. Potrebbero fare commenti come “Perché stai ferendo il tuo genitore? Ha fatto del suo meglio.”

La famiglia non è responsabile, come non lo è l'individuo. Il gioco della colpa è pericoloso, perché si passa dal colpevolizzarsi al colpevolizzare. È importante considerare le famiglie come parte integrante (e importante) del percorso di cura che il figlio deve intraprendere. I genitori hanno bisogno di un supporto psicologico per comprendere la diagnosi del figlio e saper affrontare in maniera corretta il problema. È fondamentale che la famiglia sia coinvolta nel percorso di cura e trattamento del figlio, per capire meglio il disturbo dei figli sia per affrontare i loro problemi, che possono facilmente insorgere in situazioni familiari delicate. Il primo passo è rendere consapevoli i genitori di cosa sia il disturbo borderline di personalità, le loro emozioni, spesso disfunzionali. Solitamente per fare questo tema si organizzano dei colloqui individuali o di gruppo.
Diagnosticare il Disturbo Borderline in Età Evolutiva
La diagnosi del Disturbo Borderline di Personalità in infanzia e adolescenza è un processo complesso. Il DSM-5-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Quinta Edizione, Testo Rivisto) fornisce criteri diagnostici che, sebbene formulati principalmente per gli adulti, possono essere adattati e interpretati da professionisti esperti per l'età evolutiva.
Secondo i criteri del DSM-5-TR, per una diagnosi di disturbo borderline di personalità devono essere presenti almeno cinque dei seguenti sintomi:
- Comportamenti volti a evitare un abbandono reale o immaginario.
- Relazioni interpersonali instabili e intense che si alternano tra l’idealizzazione e la svalutazione dell’altra persona.
- Immagine di sé o senso di sé instabili.
- Comportamenti impulsivi in almeno due aree potenzialmente dannose per il paziente (p. es., sesso non sicuro, abbuffate, guida spericolata).
- Comportamenti suicidari ricorrenti, gesti o minacce, o comportamenti autolesivi.
- Instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell’umore (p. es., disforia episodica intensa, irritabilità o ansia, che di solito durano poche ore e raramente più di alcuni giorni).
- Sentimenti cronici di vuoto.
- Rabbia impropriamente intensa o difficoltà nel controllarla (p. es., frequenti scoppi d’ira, costante rabbia, ricorrenti scontri fisici).
- Pensieri paranoici transitori legati allo stress o gravi sintomi dissociativi.
È importante notare che durante l’adolescenza, un periodo di grandi turbolenze e di costruzione dell’identità, possono manifestarsi comportamenti che ricordano alcuni tratti borderline, come una forte insicurezza o una certa disregolazione emotiva. Questo non significa automaticamente avere un disturbo di personalità. La diagnosi di DBP è complessa e richiede una valutazione attenta da parte di un professionista.

Sebbene al momento risulti molto più complesso identificare segni e sintomi predittori soprattutto in infanzia rispetto all’età adolescenziale, i ricercatori stanno lavorando per individuare indicatori precoci. Molti autori concordano sul fatto che il DBP insorga in infanzia e adolescenza. L'idea maggiormente condivisa è la presenza di una costellazione di sintomi che si manifesti in età adolescenziale come: disregolazione emotiva, instabilità dell’immagine di sé e delle relazioni interpersonali, multi-impulsività, autolesionismo e talvolta abuso di sostanze fino all’overdose.
Il Nuovo libro "Manuale del Disturbo Borderline di Personalità nell’infanzia e nell’adolescenza" a cura di Carla Sharp e Jennifer I. Tackett, affronta questa complessa questione, riportando in modo dettagliato ed analitico una vasta letteratura scientifica. I dati riportati dai diversi studi suggeriscono che, sebbene nell’adulto il DBP sia principalmente cronico, nel periodo adolescenziale il DBP è temporaneo e può andare incontro a variazione o addirittura verso una remissione.
La diagnosi psicologica del disturbo borderline andrebbe effettuata attraverso test psicologici standardizzati e validati, tra cui si ricordano la Diagnostic Interview for DSM-IV Personality Disorders (DIPD-IV), l’International Personality Disorder Examination (IPDE), la Personality Assessment Schedule (PAS) e il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI).
Percorsi di Guarigione e Supporto
Nonostante la sua complessità, è fondamentale sapere che dal disturbo borderline di personalità si può guarire o, quantomeno, si può imparare a gestirlo efficacemente. La psicoterapia rappresenta la via principale, e al suo interno il punto centrale è la relazione terapeutica. Questa relazione diventa uno spazio sicuro in cui la persona può sperimentare un legame basato sulla fiducia e la stabilità, spesso per la prima volta.
Esistono diversi approcci terapeutici efficaci, tra cui:
- Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT): Sviluppata dalla psicologa Marsha Linehan, la DBT è uno degli approcci più efficaci. Si concentra sull'insegnare abilità pratiche per gestire la disregolazione emotiva e l'impulsività. Il suo principio chiave è la "dialettica" tra accettazione e cambiamento: si impara ad accettare sé stessi e le proprie emozioni e, allo stesso tempo, a lavorare per cambiare i comportamenti disfunzionali.
- Schema Therapy (ST): Questa terapia integrativa combina la terapia cognitivo-comportamentale, la teoria dell'attaccamento, i concetti psicodinamici e le terapie focalizzate sulle emozioni. Si focalizza sugli schemi disadattivi che perdurano per tutta la vita e sulle tecniche di cambiamento affettivo.
- Trattamento basato sulla mentalizzazione (MBT): La mentalizzazione si riferisce alla capacità di riflettere e capire il proprio stato d'animo e quello degli altri. L'MBT aiuta i pazienti a regolare le proprie emozioni, comprendere come esse contribuiscano ai loro problemi e a relazionarsi con gli altri con empatia.
- Psicoterapia focalizzata sul transfert: Centrata sull'interazione tra paziente e terapeuta, questa terapia aiuta i pazienti a esaminare le loro reazioni e a sviluppare un senso più stabile e realistico di sé e degli altri.
Il trattamento più efficace è solitamente un intervento integrato, che affianca alla psicoterapia un eventuale supporto farmacologico per gestire sintomi specifici come l'ansia o la depressione. Con l'aiuto di un professionista esperto, è possibile aumentare la consapevolezza dei propri schemi e imparare ad affrontarli con strategie più sane e funzionali.

Il ricovero ospedaliero per pazienti con disturbo borderline può assolvere a diverse funzioni, consentendo di uscire temporaneamente dalle proprie quotidianità, riducendo le fonti di stress e permettendo un maggior contenimento dei sintomi. La partecipazione ad attività riabilitative di gruppo favorisce inoltre lo sviluppo di abilità sociali e relazionali, oltre a capacità di problem solving e di gestione delle emozioni.
Fare una diagnosi precoce è un modo per riconoscere la sofferenza di questi giovani pazienti e delle loro famiglie. L’obiettivo della valutazione diagnostica è discriminare gli adolescenti a rischio di sviluppare un vero e proprio disturbo di personalità in età adulta, per offrire loro un adeguato trattamento il prima possibile.
tags: #perche #figlio #borderline