Pasquale Galasso: Ascesa, Potere e Pentimento di un Boss della Camorra

Pasquale Galasso, figura complessa e controversa nel panorama criminale campano, rappresenta un caso emblematico di come un percorso di vita, iniziato in contesti di relativa agiatezza e con ambizioni accademiche, possa deviare drasticamente verso le oscure vicende della malavita organizzata. La sua storia è intrinsecamente legata a quella della Camorra, in particolare alla sua evoluzione e alle dinamiche di potere che hanno caratterizzato la provincia di Napoli e Salerno per decenni.

Le Origini e l'Inizio di un Percorso Deviato

Nato in una famiglia agiata, con un padre, Sabato Galasso, proprietario terriero e concessionario di autocarri FIAT, e studente universitario al secondo anno di medicina, Pasquale Galasso si trovò coinvolto in un tragico episodio che segnò una svolta irreversibile nella sua vita. Poco più che ventenne, mentre si trovava in campagna alla guida della sua Porsche con la sorella Corsiglia, fu vittima di un tentativo di rapina da parte di tre malviventi. In un impeto di autodifesa, Galasso riuscì a sottrarre l'arma a uno degli aggressori e sparò, uccidendo istantaneamente due dei rapitori e costringendo il terzo alla fuga.

Vignetta illustrativa di un tentativo di rapina finito male

Tornato a casa sconvolto, il padre gli consigliò di costituirsi invocando la legittima difesa. Dopo una settimana, Pasquale confessò l'accaduto ai Carabinieri e venne rinchiuso nel carcere di Poggioreale. Qui, trascorse due mesi in isolamento prima di essere trasferito nel padiglione "Milano". Questo ambiente carcerario si rivelò un crocevia di figure di spicco della criminalità organizzata dell'epoca: Raffaele Cutolo, impegnato nel reclutamento di affiliati per la sua Nuova Camorra Organizzata (NCO), i fratelli Salvatore e Michele Zaza, contrabbandieri di sigarette legati alla mafia siciliana, e membri del clan Nuvoletta.

L'Influenza e le Prime Minacce

La famiglia Galasso, per garantire una certa protezione a Pasquale, si rivolse ad Alfonso Rosanova, un imprenditore noto per i suoi legami con politici e malavitosi. Rosanova, a sua volta, chiese a Raffaele Cutolo di vegliare su Pasquale in carcere. Dopo dieci mesi di detenzione cautelare, Galasso ottenne la libertà in attesa del processo, imputato per eccesso di legittima difesa. Fu difeso da illustri avvocati come Giuliano Vassalli, futuro Ministro di Grazia e Giustizia, e Vincenzo Siniscalchi.

Nonostante la libertà, Pasquale viveva nel terrore di possibili vendette da parte delle famiglie dei malavitosi uccisi. Questa paura non era infondata. Suo padre, Sabato, perse il prestigio di cui godeva e divenne bersaglio di una banda di estorsori. Per evitare ulteriori problemi, fu costretto a versare denaro a pregiudicati legati a Cutolo. La minaccia si concretizzò ulteriormente quando Pasquale, mentre guidava la sua Ferrari in direzione Pompei, fu vittima di un agguato in cui un'auto in corsa aprì il fuoco contro di lui. Riuscì a salvarsi, ma la sua vettura finì in un fossato.

L'Incontro con Cutolo e il Rifiuto

Successivamente, Rosetta Cutolo, sorella di Raffaele, si presentò a casa Galasso con un invito del fratello, detenuto nel manicomio di Aversa, a visitarlo. Pasquale, sentendosi in debito per la protezione ricevuta in carcere, decise di accettare l'incontro. Ad Aversa, Cutolo gli propose di gestire il sequestro del banchiere Giovanni Amabile, un'offerta che Galasso declinò coraggiosamente.

Qualche mese dopo, Cutolo evase dal manicomio e si presentò nuovamente a casa Galasso, accompagnato da Vincenzo Casillo e altri affiliati. Offrì a Pasquale ingenti somme di denaro e un ruolo di primo piano nella Nuova Camorra Organizzata, paragonandolo a "Paolo Rossi", un riferimento alla popolarità del calciatore. Tuttavia, Galasso rifiutò nuovamente, dichiarando di non aver bisogno di denaro.

Illustrazione simbolica di un bivio nella vita, che porta verso la criminalità o la legalità

L'Attentato al Padre e l'Avvicinamento alla Malavita

L'episodio che convinse definitivamente Pasquale Galasso ad abbracciare la malavita fu un attentato ai danni di suo padre, Sabato, colpito alla testa da una scarica di fucile da caccia. Sopravvissuto, Sabato confessò al figlio di essere costretto a cedere automobili e denaro a persone legate a Cutolo. Sentendosi minacciato e desideroso di protezione, Pasquale si avvicinò agli Alfieri, in particolare a Carmine Alfieri, e a Enzo Moccia, esponente di spicco della famiglia malavitosa di Afragola.

La Vendetta e la Nascita della Nuova Famiglia

In questo clima di crescente violenza e faida, Pasquale Galasso venne a sapere che Luigi Bifulco, cugino di uno dei rapitori che aveva ucciso nel 1975, stava organizzando una vendetta. Aiutato da Pasquale Langella e Antonio Federico, Galasso anticipò le mosse di Bifulco, uccidendolo il 29 agosto 1980.

Nello stesso periodo, si stava formando la Nuova Famiglia (NF), un cartello di clan napoletani con l'obiettivo di contrastare l'espansione della NCO di Cutolo. Carmine Alfieri introdusse Galasso alle riunioni con Lorenzo Nuvoletta, boss di Marano affiliato alla mafia siciliana, da cui la NF cercava protezione.

Agli inizi del 1981, Galasso subì un altro attentato in auto sulla strada per Poggiomarino. Riuscì a salvarsi, ma l'evento segnò un'escalation nella guerra tra clan. La NCO di Cutolo reagì con ferocia, uccidendo Salvatore Alfieri, fratello di Carmine, il 12 dicembre 1981, e Nino Galasso, fratello di Pasquale, il 21 gennaio 1982, quest'ultimo estraneo al mondo criminale.

La morte del fratello spinse Pasquale Galasso a vendicarsi con estrema determinazione, abbracciando completamente l'organizzazione di Alfieri e trovando conforto nell'amicizia con Enzuccio Moccia. Il primo obiettivo della vendetta fu Angelino Annunziata, sospettato di aver partecipato all'omicidio di Nino, ucciso il 7 aprile 1982. Galasso partecipò attivamente all'eliminazione di tutti coloro che riteneva coinvolti nella morte del fratello.

I cutoliani risposero colpendo uno zio di Galasso a settembre, che però sopravvisse. Pasquale fu coinvolto anche negli omicidi di due fedelissimi di Cutolo: Alfonso Rosanova, ucciso il 19 aprile 1982, e Vincenzo Casillo, che morì in un'autobomba a Roma il 29 gennaio 1983. Si scoprirà in seguito che Casillo aveva legami con i servizi segreti deviati.

La guerra di Camorra, la vera storia

L'Ascesa al Potere e la Gestione degli Affari

Completata la sua vendetta, Pasquale Galasso non si fermò. Si dedicò con grande dinamismo alla gestione degli affari della Nuova Famiglia, estendendo il suo controllo su gran parte degli appalti pubblici della provincia di Napoli e investendo in complesse operazioni finanziarie. Il suo clan, il clan Galasso di Poggiomarino, guidato da lui e dal fratello Martino, divenne uno dei più potenti e temuti della storia della Camorra, espandendo la sua influenza anche nei comuni limitrofi e controllando parte della provincia di Salerno.

Mappa della provincia di Napoli e Salerno con evidenziate le aree di influenza dei clan

Il suo crescente potere e le sue mire espansionistiche non passarono inosservati. Ferdinando Cesarano e Marzio Sepe, altri membri della NF, iniziarono a fargli concorrenza, soprattutto nella corsa all'acquisizione di importanti asset come gli studi cinematografici De Paolis a Roma e l'albergo Kursaal di Montecatini Terme. Galasso stava diventando una figura troppo ingombrante, anche all'interno della stessa Nuova Famiglia, dove si discuteva della successione al vertice, con Carmine Alfieri che desiderava passare il testimone a Enzo Moccia, il quale, tuttavia, manifestava l'intenzione di cambiare vita.

La Condanna, il Pentimento e le Ripercussioni

Nel 1991, Pasquale Galasso venne condannato a 9 anni per estorsione e associazione camorristica. Il 9 maggio 1992 fu arrestato in una villa situata tra Sarno e Palma Campania. In carcere, temendo per la sua vita a causa di possibili ritorsioni da parte degli uomini di Cutolo, decise di collaborare con la giustizia. Per dimostrare la sincerità della sua decisione e smentire l'ipotesi che volesse solo evitare il carcere duro, indicò ai Carabinieri il nascondiglio di Carmine Alfieri, che fu arrestato l'11 settembre dello stesso anno.

Tuttavia, i magistrati nutrivano ancora dubbi sulla sua collaborazione, sospettando che avesse l'obiettivo di colpire alcuni e proteggere altri. Durante un breve periodo di domiciliari, i membri della Nuova Famiglia ebbero la conferma del suo tradimento nei confronti di Alfieri. La morte del padre Sabato nel settembre 1992 gettò nuovamente Galasso nella depressione.

In quel periodo, esponenti della NF gli fecero sapere che se avesse interrotto la sua collaborazione, avrebbe recuperato i soldi persi nelle operazioni fallite del Kursaal e della De Paolis. Al contrario, se avesse iniziato a parlare dei contatti politici dell'organizzazione, lui e i suoi familiari sarebbero stati colpiti.

Alla fine di marzo del 1993, dopo il trasferimento dei suoi familiari in località protette, Galasso decise di rivelare tutto ciò che sapeva. Fornì ai Pubblici Ministeri i nomi dei politici collusi con la NF, spiegò le modalità con cui venivano "aggiustati" i processi e rivelò l'entità del suo patrimonio, stimato in circa 150 miliardi di lire dalla Guardia di Finanza.

Il suo pentimento ebbe un impatto sconvolgente sull'Italia. Molti politici, non solo a livello locale, ma anche figure di spicco a livello nazionale come Antonio Gava e Flaminio Piccoli, e importanti esponenti della corrente dorotea campana quali Raffaele Russo e Francesco Patriarca, furono coinvolti. L'elenco dei collusi includeva anche rappresentanti delle forze dell'ordine, magistrati, sindaci e consiglieri comunali.

Anche Carmine Alfieri decise di pentirsi, arricchendo e integrando le dichiarazioni di Galasso, arrivando a smantellare l'organizzazione che lui stesso aveva creato. Le testimonianze di Galasso furono fondamentali in numerosi processi per condannare decine di camorristi all'ergastolo. Tuttavia, le sue dichiarazioni non furono ritenute sufficienti per incastrare i politici sospettati di sostenere la NF, nonostante Alfieri avesse confermato le stesse accuse.

Nel gennaio del 1997, a Pasquale Galasso furono sequestrate diverse auto di lusso, poiché il suo tenore di vita era considerato incompatibile con il compenso da collaboratore di giustizia.

L'Ombra della Violenza sui Familiari

Nonostante il suo pentimento, la violenza legata al suo passato continuò a colpire i suoi familiari. Il 29 dicembre 2001, Fortunato Marano, cognato di Pasquale Galasso, fu ucciso a Poggiomarino. Marano fu ucciso con due colpi di pistola in pieno volto mentre si recava al mercato. A distanza di 18 anni, i presunti killer furono identificati in Pasquale Garofalo e Carmine Izzo.

Nel settembre del 2005, Antonio Galasso, cugino di Pasquale, fu ucciso a Sarno. Antonio, a bordo della sua auto, fu speronato da un fuoristrada, mandato fuori strada e poi crivellato di proiettili.

Martino Galasso, fratello di Pasquale e reo confesso di 31 omicidi, morì suicida nell'ottobre del 2011 nella sua abitazione a Viterbo, dove viveva con la famiglia dopo aver deciso, anch'egli, di collaborare con la giustizia.

La storia di Pasquale Galasso è un crudo racconto di come la criminalità organizzata possa fagocitare vite, creare imperi effimeri basati sulla violenza e sul terrore, e lasciare dietro di sé una scia di distruzione e dolore, anche quando si tenta di uscire da quel mondo. Il suo pentimento, pur avendo contribuito a smascherare collusioni e a portare alla sbarra numerosi criminali, non riuscì a spezzare completamente il legame con un passato che continuò a mietere vittime tra i suoi cari.

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