L'uso di farmaci antipsicotici in bambini e adolescenti è una questione di crescente preoccupazione e dibattito nella comunità medica e tra i genitori. Sebbene questi farmaci possano offrire un sollievo sintomatico in determinate condizioni neuropsichiatriche e del neurosviluppo, la loro prescrizione in popolazioni in via di sviluppo solleva interrogativi significativi riguardo agli effetti a breve e lungo termine sulla salute fisica e cognitiva. Studi recenti e analisi approfondite mettono in luce un quadro complesso, evidenziando sia i potenziali benefici che i rischi associati a queste potenti molecole.
L'Aumento della Prescrizione e le Indicazioni Off-Label
Negli ultimi decenni si è assistito a un incremento notevole nell'utilizzo di farmaci antipsicotici, in particolare quelli di seconda generazione (SGA), in età pediatrica e adolescenziale. Dati nordamericani indicano un aumento di sei volte nella prescrizione di antipsicotici a bambini e adolescenti tra il 1993 e il 2002, con una predominanza degli SGA che costituivano il 92,3% di tali prescrizioni. Questo trend si è ulteriormente accentuato negli anni successivi. In Italia, risperidone e aripiprazolo sono ufficialmente indicati per il trattamento della schizofrenia a partire dai 13 anni di età e del disturbo bipolare oltre i 10 anni, oltre che per l'aggressività associata a disturbo autistico oltre i 5 anni.
Tuttavia, la pratica clinica rivela un ampio uso "off-label" di questi farmaci. Oltre alle indicazioni autorizzate, è comune l'impiego dei nuovi antipsicotici per il controllo di comportamenti impulsivi e aggressivi in una varietà di condizioni, tra cui il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), il disturbo ossessivo-compulsivo, il ritardo mentale, i disturbi della condotta, la sindrome di Tourette e i disturbi del comportamento alimentare. Negli Stati Uniti, ad esempio, nel 2009, la prescrizione di antipsicotici era più diffusa per l'ADHD nei bambini e adolescenti, e per la depressione nei giovani adulti, suggerendo un impiego mirato alla gestione di problemi comportamentali piuttosto che a sintomi psicotici.

Effetti sul Peso e sul Metabolismo: Un Preoccupante Effetto Collaterale
Uno degli effetti collaterali più frequentemente osservati e clinicamente rilevanti associati all'uso di antipsicotici nei bambini e negli adolescenti è l'aumento ponderale e le alterazioni metaboliche. Uno studio pubblicato su "The Lancet - Child and adolescent health" nel giugno 2024, che ha analizzato 47 trial randomizzati-controllati su 6500 bambini e adolescenti, ha evidenziato effetti clinicamente rilevanti sul peso e sull'Indice di Massa Corporea (BMI). L'aumento del peso è risultato più comune con farmaci come olanzapina, quetiapina, clozapina, risperidone e paliperidone.
In uno studio condotto su bambini e adolescenti tra i 4 e i 19 anni, il trattamento con olanzapina, e in misura minore con quetiapina e risperidone, si è associato a un significativo incremento ponderale rispetto al gruppo di controllo. Minori variazioni di peso sono state invece registrate con aripiprazolo. Pazienti trattati con olanzapina e quetiapina hanno mostrato anche livelli aumentati di colesterolo e trigliceridi. La sindrome metabolica, caratterizzata da obesità, ipertensione, iperglicemia, ipetrigliceridemia e bassi livelli di HDL, rappresenta una seria preoccupazione a lungo termine, i cui meccanismi e le cui conseguenze non sono ancora completamente chiari.

Impatto sul Sistema Endocrino e sul Sistema Nervoso Centrale
Gli antipsicotici possono influenzare significativamente il sistema endocrino, in particolare i livelli di prolattina. Tutti gli antipsicotici, soprattutto quelli di prima generazione, agendo come antagonisti dei recettori D2, possono determinare iperprolattinemia. Questo effetto indesiderato, che può manifestarsi con oligo/amenorrea, disfunzione erettile, diminuzione della libido, irsutismo, ginecomastia e galattorrea, appare significativamente più frequente negli adolescenti rispetto agli adulti, verosimilmente a causa della minore attività dopaminergica in età pediatrica.
Inoltre, vi sono preoccupazioni emergenti riguardo alla potenziale neurotossicità di questi farmaci sui cervelli in via di sviluppo. Alcune ricerche suggeriscono che gli antipsicotici possano restringere il cervello, causando menomazioni mentali permanenti e impedendo la normale crescita cerebrale. Studi su animali e ricerche umane hanno collegato l'uso di antipsicotici alla riduzione del volume cerebrale, descritta come atrofia. Gli autori di uno studio australiano sottolineano la "necessità urgente di studiare se tali farmaci nei cervelli in via di sviluppo sono neurotossici, portando all'atrofia cerebrale".
Rischi Cardiovascolari e Neurologici
Un altro aspetto critico riguarda gli effetti sul sistema cardiovascolare. Tutti gli antipsicotici, sebbene in misura differente, possono prolungare l'intervallo QT dell'elettrocardiogramma (ECG). In presenza di tachicardia, questo effetto può comportare gravi aritmie, come la "torsione di punta", potenzialmente fatali. Tra gli SGA, clozapina e ziprasidone sono considerati i farmaci più rischiosi a questo riguardo. Sono state osservate alterazioni ECG da ziprasidone e rari casi di miocardite da clozapina anche in bambini e adolescenti.
Gli effetti extrapiramidali, come distonia e parkinsonismo, erano inizialmente considerati intrinseci all'attività degli antipsicotici di prima generazione. Sebbene gli SGA presentino un profilo di tollerabilità migliore da questo punto di vista, bambini e adolescenti in terapia con antipsicotici tendono comunque a manifestare con maggiore frequenza questi effetti indesiderati rispetto agli adulti. Studi controllati con placebo hanno mostrato che il risperidone, ad esempio, induce effetti extrapiramidali in una percentuale variabile di pazienti dopo pochi mesi di somministrazione.
La Sindrome Maligna da Neurolettici (SMN) è una rara ma potenzialmente fatale evenienza caratterizzata da rigidità muscolare, tachicardia, febbre e altri sintomi, correlata all'uso di antipsicotici. Numerosi casi di SMN sono stati riportati in bambini e adolescenti che assumevano questi composti.
Antipsicotici, tipici, atipici, terza generazione
L'Aumento del Rischio di Morte Inattesa con Dosi Elevate
Una preoccupante scoperta proviene da uno studio retrospettivo statunitense pubblicato su "JAMA Psychiatry", che ha analizzato i dati del Tennessee Medicaid su bambini e giovani di età compresa tra 5 e 24 anni. L'analisi ha evidenziato che l'uso off-label di antipsicotici a dosi superiori a 50 mg di clorpromazina-equivalenti comporta un rischio di morte inattesa 3,5 volte superiore rispetto ai coetanei che non assumono questi farmaci.
Questo aumento del rischio è persistito anche escludendo decessi dovuti a infortuni o suicidi, e in particolare per decessi inattesi non correlati a sovradosaggio, con un rischio di morte per cause cardiovascolari o metaboliche 4,3 volte maggiore. I ricercatori suggeriscono che questo dato sia coerente con i noti effetti collaterali degli antipsicotici, ma sottolineano la necessità di replicare questi risultati in popolazioni più numerose.
Il 64% circa delle prescrizioni di antipsicotici a dosi elevate nel gruppo studiato erano dovute all'ADHD, suggerendo che fattori ambientali e interpersonali possano contribuire ai problemi comportamentali. Questo solleva la questione se la priorità debba essere posta sulla prevenzione e sulla risoluzione dei problemi alla radice, piuttosto che sulla "sedazione" dei bambini con farmaci.
La Necessità di un Processo Decisionale Condiviso e di Monitoraggio Rigoroso
Di fronte a questi complessi profili di rischio e beneficio, gli autori degli studi sottolineano l'importanza di un processo decisionale condiviso. Operatori sanitari, ricercatori, famiglie e tutori legali devono collaborare per proteggere i bambini e i giovani. È fondamentale che gli antipsicotici, quando prescritti, siano attentamente monitorati per cogliere qualsiasi segno di eventi avversi, in particolare quelli cardiovascolari.
I ricercatori suggeriscono che i risultati rafforzano le raccomandazioni per una prescrizione e un monitoraggio rigorosi degli antipsicotici nei giovani. Inoltre, evidenziano la necessità di maggiori studi sulla sicurezza di questi farmaci in questa popolazione di pazienti, soprattutto considerando che molti studi clinici randomizzati e controllati sulla tollerabilità e sicurezza in età pediatrica sono ancora limitati per durata, numerosità del campione e affidabilità degli strumenti di valutazione.
In conclusione, mentre gli antipsicotici possono svolgere un ruolo nel trattamento di specifiche patologie neuropsichiatriche infantili, il loro utilizzo, specialmente off-label e a dosi elevate, presenta rischi significativi. Un approccio prudente, basato su una valutazione accurata del rapporto rischio-beneficio, un dialogo aperto tra tutti gli attori coinvolti e un monitoraggio continuo degli effetti collaterali, è essenziale per garantire la salute e il benessere dei bambini e degli adolescenti.

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