La storia dell'umanità è costellata di pagine oscure, capitoli che, per la loro crudeltà e disumanità, sembrano appartenere a un'altra dimensione. Tra queste, le persecuzioni e lo sterminio dei malati psichici e dei disabili durante il nazionalsocialismo e, in parte, durante il ventennio fascista, rappresentano un monito agghiacciante sulla fragilità dei diritti umani e sulla facilità con cui il pregiudizio e l'ideologia possono condurre a barbarie inimmaginabili. Una mostra documentaria allestita presso il Vittoriano di Roma, intitolata "Schedati, perseguitati, sterminati. Malati psichici e disabili durante il nazionalsocialismo", porta alla luce uno dei più terribili segreti del regime hitleriano, quello della "soluzione finale" applicata non solo agli ebrei, ma anche a coloro che venivano considerati "inferiori" o "indegni di vivere". L'esposizione, arricchita da una sezione dedicata all'Italia, ci invita a riflettere sulle responsabilità del passato e sulle inquietanti analogie con il presente.
La Barbarie Nazista: Sterilizzazione e Sterminio di Massa
A partire dal 1934, la Germania nazista mise in atto un programma di eugenetica e "igiene razziale" che portò alla sterilizzazione contro la loro volontà di circa 400.000 cittadini tedeschi, uomini e donne, affetti da patologie mentali considerate ereditarie e incurabili. Questi individui, etichettati come "vite indegne di essere vissute", divennero il bersaglio di una politica sistematica di annientamento. La mostra documentaria, promossa dalla Società Tedesca di Psichiatria (DGPPN) e portata in Italia dal Network Europeo per la Psichiatria Psicodinamica (Netforpp Europa) in collaborazione con la Società Italiana di Psichiatria (SIP) e altre istituzioni, si avvale di 50 pannelli contenenti biografie e immagini storiche per narrare questa atroce vicenda.

Le fotografie delle singole persone esposte sono particolarmente toccanti. Come afferma Frank Schneider, ideatore della mostra, "si riescono a distinguere gli sguardi anaffettivi degli assassini e quelli pieni di dolore e umanità dei malati". Questa contrapposizione visiva sottolinea la disumanità perpetrata nei confronti dei malati, mettendo in luce sia le figure dei medici diventati loro carnefici, sia i coraggiosi oppositori e, soprattutto, le vittime. L'intento della mostra non è solo quello di promuovere la conoscenza storica, ma anche di farsi promotore di un messaggio di umanità e uguaglianza, ricordando che "nessun gruppo di individui deve ritenersi superiore ad altri esseri umani".
Tra il 1940 e il 1945, oltre 200.000 pazienti ricoverati negli ospedali psichiatrici tedeschi furono uccisi. Alcuni perirono nelle prime camere a gas naziste, altri semplicemente lasciati morire di inedia all'interno delle stesse strutture che li ospitavano. Erano considerati un peso superfluo per la popolazione tedesca, elementi "improduttivi" incapaci di contribuire al miglioramento genetico della nazione. Questo annullamento di esseri umani, promosso come pensiero propagandistico, avvenne con la connivenza e la partecipazione del personale medico.
Il Parlamento Tedesco, il 27 gennaio 2017, ha dedicato per la prima volta la Giornata della Memoria alle vittime di questa specifica persecuzione, un passo importante verso il riconoscimento e il superamento dell'omertà che ha spesso avvolto questi eventi nel periodo postbellico.
La Psichiatria Italiana e il Ventennio Fascista: Ombre e Responsabilità
La sezione "Malati, manicomi e psichiatri in Italia: dal ventennio fascista alla seconda guerra mondiale", pensata appositamente per l'esposizione romana, analizza le responsabilità della psichiatria italiana durante l'epoca fascista. Sebbene la psichiatria italiana non si sia macchiata degli stessi crimini di sterminio commessi dai colleghi tedeschi, e vi siano stati medici italiani che si opposero al regime, la storia presenta comunque aspetti oscuri.
Sotto la presidenza di Arturo Donaggio, la Società Italiana di Psichiatria fu l'unica società scientifica a legittimare le leggi razziali nel luglio del 1938. Questo atto di adesione all'ideologia fascista, sebbene non direttamente collegato alle camere a gas, rappresenta una grave macchia nella storia della disciplina.
ME NE FREGO! il Fascismo e la lingua italiana, l'uomo fascista
Negli ultimi anni della guerra, circa 30.000 persone persero la vita negli ospedali psichiatrici italiani. Le cause furono molteplici: inedia, abbandono, ma anche i prelievi di pazienti effettuati dalle SS tedesche per essere deportati in Germania. Claudio Mencacci, Presidente della SIP e organizzatore della sezione italiana della mostra, sottolinea l'importanza di questo confronto con il passato: "Facciamo ammenda per allora. Mai più dovrà accadere una così grave e dissennata offesa all'essere umano".
Il percorso della psichiatria italiana è stato segnato da una "grande svolta" nel 1978, con l'inizio di un riscatto basato sul rispetto e sulla dignità del malato come fondamento della pratica clinica. Tuttavia, riconoscere gli errori del passato è fondamentale per comprendere il mondo di oggi.
La Paranoia: Un'Ombra Inquietante sul Presente
La mostra, con il suo monito storico, lancia un allarme sul presente. Claudio Mencacci evidenzia come la paranoia, un disturbo patologico che ha alimentato "tanti eventi bui della nostra Storia", sia in aumento. Attualmente, tra 1 e 2 milioni di italiani ne sarebbero colpiti, con un disturbo di personalità paranoideo che riguarda dal 2 al 4% della popolazione.

"Oggi - precisa Mencacci - come alle soglie della seconda guerra mondiale, la paranoia si sta insinuando nella vita di molti popoli, anche in Europa e negli Stati Uniti". La diffidenza, le accuse, la negazione del dialogo e la proiezione sistematica sull'altro della responsabilità dei programmi disattesi sono manifestazioni di "venature paranoiche" nel tessuto sociale. Mentre Europa e Stati Uniti tendono a individuare le cause dei problemi in fattori sociali, economici o migratori, si trascura che "all'origine di tutto c'è sempre l'uomo, che dimentica di quali errori sia capace".
Il clima sociale attuale, caratterizzato da disgregazione, violenza e aggressività, favorisce la manifestazione della paranoia anche in soggetti apparentemente normali. La "follia lucida della paranoia", come la definisce la fonte, ha storicamente causato più sofferenza delle epidemie di peste, soprattutto quando si trasforma da personale a collettiva, spinta da leader carismatici che sanno incarnare il desiderio di rivincita e richiamare all'orgoglio un popolo reso vulnerabile.
Il rischio è che la demagogia sostituisca l'argomentazione e una politica autoritaria prenda il posto della democrazia. La paura diffusa può diventare una risorsa per la demagogia e la benzina per la paranoia, portando ad attribuire significati inesistenti e a percepire come nemici persone o situazioni innocue. In una percentuale limitata di casi, questo diventa una vera e propria malattia, ma in forma meno acuta è un problema molto diffuso.
Lezioni dal Passato per un Futuro di Rispetto
La mostra "Schedati, perseguitati, sterminati" non è solo un omaggio alle vittime e un atto di memoria, ma un invito a riflettere sull'attualità di questi temi. La Società Italiana di Psichiatria e la Società Tedesca di Psichiatria, in un momento storico in cui riemergono i pregiudizi, vogliono ricordare che dall'ideale di pace europeo nato dalle ceneri del secolo scorso è necessario costruire un futuro basato sul rispetto dei diritti e della dignità umana.
È fondamentale abbandonare la rimozione su quanto avvenne e sulle sue drammatiche conseguenze. Riconoscere l'attualità di questi temi significa tutelare le persone in difficoltà e rifiutare categoricamente le posizioni razziste, antisemite e stigmatizzanti, anche quando si camuffano da falsa veste scientifica.
La Psichiatria oggi, liberata dal potere politico e con il riscatto iniziato nel 1978, pone il rispetto e la dignità del malato al centro della sua pratica clinica. L'esposizione romana vuole essere un momento per riconoscere nella tutela dei diritti dell'uomo un valore fondante della società e per ribadire con forza che gli errori del passato, se non ricordati e compresi, rischiano di ripetersi, magari in forme diverse ma ugualmente insidiose. La memoria, in questo senso, non è solo un dovere verso le vittime, ma un investimento indispensabile per la salvaguardia della nostra umanità.
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