La comprensione della musica, nella sua intrinseca complessità e nelle sue molteplici manifestazioni, ha sempre rappresentato una sfida affascinante per studiosi e appassionati. Tradizionalmente, la musicologia ha teso a categorizzare le pratiche musicali basandosi su criteri formali, storici o etnoculturali, creando spesso dicotomie rigide, come quella tra musica "di tradizione scritta" e musica "orale". Tuttavia, una prospettiva più profonda e innovativa emerge con il concetto di "modello cognitivo audiotattile", una teoria che propone di analizzare la musica attraverso le lenti dell'antropologia cognitiva e delle neuroscienze, ponendo al centro i processi percettivi e conoscitivi dell'individuo. Questa teoria, sviluppata dal Professor Vincenzo Caporaletti, offre una chiave di lettura inedita per comprendere non solo generi musicali come il jazz, il rock e il pop, ma anche per riconsiderare la musica classica e le tradizioni orali, sfatando miti e superando preconcetti radicati.
La Natura Cognitiva del Principio Audiotattile (PAT)
Uno degli aspetti fondamentali su cui insiste la teoria audiotattile è la sua natura di "medium cognitivo". Contrariamente all'errata assimilazione del principio audiotattile (PAT) con la corporeità tout court, che porterebbe a considerare ogni forma di musica come audiotattile, Caporaletti chiarisce che il PAT agisce specificamente sulle strutture cognitive umane, influenzando il modo in cui conosciamo e rappresentiamo la musica. Non si tratta di una mera questione di "sentire il corpo" o di "sentire la musica con il corpo", ma di un processo cognitivo che modella la nostra interazione con il fenomeno musicale.

Questa prospettiva si discosta radicalmente dalle interpretazioni che legano l'effettualità della formatività audiotattile alla mera riproduzione o alla fase esecutiva e performativa. Al contrario, il PAT, in quanto medium cognitivo, agisce elettivamente sulle strutture "poietico/compositive" del fare musica, ovvero sui processi di creazione e composizione. Questo atteggiamento cognitivo rende pertinenti tratti formali ed esperienze percettive specifiche, come lo "swing", il "groove" e l'"identità qualitativa del continuous pulse", che non hanno lo stesso significato o la stessa centralità nel contesto della tradizione musicale classico-romantica-modernista.
Dalla Terra al Satellite: Una Nuova Prospettiva Musicologica
Il Professor Caporaletti paragona la riflessione musicologica tradizionale a chi osserva il pianeta Terra da un "fazzoletto di terra", ovvero concentrandosi su singole tradizioni culturali o generi musicali, come la musica europea "classica", le musiche etniche, il jazz, il rock e il pop, spesso in modo isolato e ideologicamente contrapposto. La teoria audiotattile, invece, propone una visione "satellitare", che permette di cogliere la relazione sistemica tra queste diverse componenti musicali, realizzando una conoscenza più profonda di ciascuna di esse. Questo punto di osservazione unificante è fornito dall'antropologia cognitiva e dalle neuroscienze, che considerano la natura profondamente umana dei modi di conoscere e creare musica.

Questa "svolta cognitivista" musicologica, che pone l'accento sui "Soggetti" piuttosto che sugli "Oggetti" musicali, presenta numerosi vantaggi. Riduce l'infinito campo delle pratiche musicali alle gradazioni di una coppia oppositiva fondamentale (audiotattile vs. visiva), e permette di confrontare generi diversi su uno stesso piano metodologico, evidenziandone le rispettive specificità senza ricorrere a giudizi di valore.
L'Audiotattile e l'Oralità: Una Ridefinizione Necessaria
La teoria audiotattile solleva interrogativi cruciali riguardo alla nozione di "oralità", spesso contrapposta alla "scrittura" in modo semplicistico. Sebbene gli studi sull'oralità (Parry, Ong, Zumthor, Goody) siano stati fondamentali, il concetto di oralità può risultare "confuso". La nozione di audiotattile, invece, affina quella di oralità, evidenziando il funzionamento cognitivo degli attori in una cultura. Questo porta alla considerazione che la cognitività audiotattile può essere condivisa anche da chi non sembra "orale", come scrittori (Joyce, Kerouac) o pittori (l'arte visuale contemporanea).

In questo senso, si argomenta la particolare autograficità delle musiche audiotattili e la necessità di integrare categorie come quella di oralità, sostenendo la validità della distinzione tra "musiche audiotattili" (jazz, rock, pop) e quelle soltanto "fondate sul principio audiotattile" (tradizioni orali). Quest'ultima categoria include, ad esempio, le musiche delle popolazioni indigene, che pur basandosi su pratiche prevalentemente orali, presentano caratteristiche cognitive e formative distinte da quelle delle musiche audiotattili globalizzate. La teoria audiotattile, quindi, non nega l'importanza delle tradizioni orali, ma offre un quadro più sfumato per analizzarne le specificità.
"Estemporizzazione" vs. "Improvvisazione": Un Distinguo Cruciale
Un altro aspetto chiave affrontato dalla teoria audiotattile è la distinzione tra "estemporizzazione" e "improvvisazione". Tradizionalmente, si utilizzava il termine "improvvisazione" per descrivere le attività creative in tempo reale, riservando all'"interpretazione" della partitura le prerogative di esecuzione ex tempore, ma non riconducibili a una vera improvvisazione. Questo modello, tuttavia, presuppone un testo scritto dal compositore che viene interpretato dall'esecutore, un meccanismo tipico della tradizione dotta occidentale.
Nel jazz e nel rock, invece, questo modello non funziona più. L'assenza di una composizione scritta vincolante per l'esecuzione, pur in presenza di un "testo" fissato a posteriori dalla registrazione, fa sì che la sfera dell'interpretazione si sovrapponga a quella della creazione. Per questo motivo, si rende necessario un nuovo concetto: quello di "estemporizzazione". L'estemporizzazione, in quest'ottica, diventa un codice genetico del jazz, condiviso dal rock, dal pop e dalle world music contemporanee. Un autore estemporaneo/improvvisatore ha il diritto di vedersi attribuita la paternità e la "proprietà" della sua opera, riformulando i criteri che basano l'identità testuale sulla scrittura della partitura.

L'Impatto della Registrazione e del Digitale
La teoria audiotattile riconosce l'impatto rivoluzionario della registrazione sonora sulla musica a partire dal XX secolo. La capacità di fissare il suono e l'azione, grazie alla fonografia e al cinema, ha comportato una trasformazione psico-antropologica radicale. Questo processo, definito "codifica neo-auratica", distingue musicisti come Louis Armstrong o Jimi Hendrix, che hanno vissuto l'era della registrazione, da compositori come Mozart, che non potevano immaginare tale possibilità.
Il digitale, pur presentando scenari diversificati, mantiene un legame con l'aspetto cognitivo audiotattile. Sebbene il vero digitale sia legato all'ambiente meccanicistico cartesiano e alla matrice cognitiva visiva, la contemporaneità digitale, grazie all'elevato grado di combinazione dei dati, tende ad annullare la propria natura discontinua e a protendersi verso l'organico o una sua simulazione. La teoria audiotattile, studiando i modi di conoscenza e percezione della musica, mostra come un approccio cerebrale e "anestetizzato" possa essere effetto di un eccesso di carico teorico visivo, proponendo vie di accostamento al fenomeno musicale più legate alla sfera psico-somatica.
L'Applicazione Pedagogica della Teoria Audiotattile
La teoria audiotattile non è solo un modello teorico, ma implica anche una sua applicazione pedagogico-didattica. L'approccio metodologico che conduce alla formalizzazione audiotattile è una sintesi tra musicologia e antropologia musicale, nata dall'analisi dei presupposti culturali che inducono diverse formatività musicali. "Audiotattile" non è quindi una categoria solo musicale, ma impronta un'intera serie di pratiche esistenziali e modelli cognitivi.
Il Segreto per Improvvisare Jazz sulla Chitarra
Questo si traduce in una nuova prospettiva per l'insegnamento e la comprensione della musica. La teoria audiotattile offre un nuovo modo di insegnare e comprendere musiche come il jazz, il rock, il pop, ma anche la classica, ponendo al centro l'esperienza diretta dell'ascolto e del fare musicale. Valorizza la performance e l'interpretazione creativa, utilizzando la registrazione come testo di riferimento e sviluppando una consapevolezza critica della notazione e della teoria musicale classica. Un paradigma che supera le differenze tra generi e offre nuove prospettive pedagogiche a tutte le musiche, dall'educazione di base alla formazione professionale.
La teoria audiotattile ha il pregio di sintetizzare contributi provenienti da più discipline - pedagogia, filosofia della mente, antropologia, neuroscienze - offrendo una cornice teorica solida e interdisciplinare per la didattica musicale del nuovo millennio. L'impianto teorico delle "musiche audiotattili" è stato utilizzato per informare i principi pedagogici dei Nuovi Ordinamenti Didattici dei Conservatori italiani, sancendo ufficialmente lo studio del jazz e della popular music. Nei nuovi ordinamenti ministeriali appare la dicitura ufficiale "discipline interpretative del jazz, delle musiche improvvisate e audiotattili".
Autenticità, Identità e la Critica alla Musica "Popolare"
La teoria audiotattile affronta anche la questione dell'autenticità e dell'identità musicale, criticando l'uso improprio e ideologico dell'etichetta "musica popolare contemporanea". L'equivoco di fondo risiede nel considerare il jazz, il rock, il pop, come musiche fondate sul modello audiotattile, con la categoria sociologica di "popolare". Questa equiparazione proietta surrettiziamente sul jazz o sul pop la caratteristica fondante di repertori e pratiche musicali che Diego Carpitella definiva "popolari": la tradizione orale.
La "serenata del Gargano", ad esempio, non disponeva di un testo oggettivato, ma si "disseminava" in pratiche esecutive mutevoli. "I Got Rhythm" eseguita da Charlie Parker, d'altra parte, pur avendo un compositore, è "virata" in un regime audiotattile jazzistico in cui il gesto dell'esecutore prevale sul testo dell'autore. Parker diventa un estemporizzatore e un improvvisatore, finalizzando la propria azione creativa in un testo oggettivo e irrevocabile dato dalla registrazione. Questo tratto è dirimente rispetto alla fenomenologia tradizionale orale. Il rischio di un uso ideologico dell'etichetta "popolare" per la canzone pop sta nel confondere il prodotto di una fenomenologia audiotattile, spesso soggetto a logiche di profitto commerciale, con l'idea della salvaguardia della cultura popolare orale e tradizionale.
La "Black American Music" e la Transculturalità
La teoria audiotattile sfida anche le definizioni identitarie rigide, come quella di "Black American Music" (BAM), corrente che rivendica la paternità afroamericana di alcuni generi musicali. Sebbene sia innegabile la preponderanza della componente antropologico-culturale africana-americana in musiche come il jazz, il soul, il blues, l'R&B e l'hip hop, la teoria audiotattile evidenzia l'apporto di altre culture, come quella europea (italo-americana in primis) e la musica klezmer.

Il jazz, in particolare, viene visto come musica audiotattile e transculturale, mediata dalle strutture informative tecnologiche globali. Questo approccio perde valore al complesso genetico-linguistico-territoriale che costituiva il paradigma identitario etnico-oralistico nel XX secolo. La dinamica "globale" va negoziata dialetticamente con le specificità "locali", che vanno custodite con la massima cura.
Autografia Musicale e Nuovi Paradigmi
La nozione di "autografia musicale", altro caposaldo della teoria audiotattile, si lega strettamente all'esperienza creativa. Non sono forse i dripping di Pollock la sua impronta? O i tagli di Fontana? Questi gesti artistici, pur nella loro diversità, rappresentano un'autentica "firma" dell'artista, un'espressione della sua individualità e del suo modo unico di rapportarsi al medium.
La teoria audiotattile offre un nuovo modo di concepire la creatività musicale, spostando l'attenzione dalle categorie tradizionali dell'armonia e della melodia a quelle dell'energia senso-motoria, dello "swing", del "groove" e del "drive". Analizzando brani musicali dal punto di vista di queste qualità, si scopre un caleidoscopio di micro-varianti percepite come "spinta", "propulsione", "euritmia", che rendono ogni esecuzione un'opera unica.
Il Riconoscimento Istituzionale e le Prospettive Future
Il modello cognitivo audiotattile ha ottenuto un significativo riconoscimento istituzionale. Con il Decreto Ministeriale 483 del 22/01/2008, il termine "audiotattile" è stato recepito dal MIUR, aggiungendo una nuova area operativa al campo d'azione dei Conservatori e dei Licei Musicali intitolato «Discipline interpretative del jazz, delle musiche improvvisate e audiotattili». Successivamente, con il D.M. 9.08.2017 n. 611, sono state introdotte le «Discipline interpretative del pop-rock, delle musiche improvvisate e audiotattili».
Questo riconoscimento sottolinea l'importanza di una consapevolezza teorica per i docenti che operano in questi ambiti. La teoria audiotattile per un dipartimento di jazz o pop è paragonabile a un corso di linguistica generale in un dipartimento di lingue: fornisce i principi generali e specifici necessari per una didattica efficace. La mancanza di una teorizzazione adeguata ha spesso comportato metodologie didattiche basate su un pragmatismo intuitivo o modellate su quelle della musica "classica", generando distorsioni significative. L'aggiornamento professionale dei docenti e l'introduzione di questa materia nei programmi di studio sono quindi cruciali per superare queste problematiche.
Il Centre de Recherche International sur le Jazz et Musiques Audiotactiles (CRIJMA) dell'Università La Sorbona di Parigi, diretto dal Professor Caporaletti, rappresenta un punto di riferimento per gli studiosi internazionali che lavorano nell'ambito della teoria audiotattile. La pubblicazione della rivista annuale online open access, "Revue d’Etudes du Jazz et des Musiques Audiotactiles", in diverse lingue, e l'organizzazione di seminari, master e dottorati, testimoniano la vitalità e la crescente influenza di questo modello teorico.
In conclusione, il modello cognitivo audiotattile offre una prospettiva rivoluzionaria per comprendere la musica, andando oltre le tradizionali categorizzazioni e ponendo al centro l'esperienza umana della percezione e della conoscenza. Attraverso questo approccio, è possibile svelare le profonde connessioni tra diverse forme musicali, ridefinire concetti chiave come l'oralità e l'improvvisazione, e aprire nuove strade per la pedagogia musicale nel XXI secolo.
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