Copertina Marie Claire: Oltre la Superficie, Uno Sguardo Critico sulla Magrezza Estrema e i Disturbi Alimentari

La discussione innescata dalla copertina di novembre di Marie Claire, con la sua modella diciassettenne in tutta la sua esile magrezza, ha acceso un dibattito che, per quanto acceso, rischia di rimanere mediocre se non affrontato con la dovuta profondità. Al centro della polemica non vi è la modella Marthe Wiggers, una giovane probabilmente sana e in linea con i canoni della sua professione, ma la scelta editoriale di una rivista di tale portata, che ha il potere di plasmare e influenzare la cultura e gli ideali di bellezza femminile. La copertina, con la sua funzione di attirare l'attenzione e stimolare l'acquisto, sembra aver optato per un'immagine che, lungi dal promuovere una sana diversità di bellezza, celebra una magrezza che può facilmente sfociare in un ideale dannoso e irraggiungibile per molte giovani donne.

Modella in copertina di rivista di moda

La Scelta Controversa di Marie Claire

La direttrice Antonella Antonelli ha cercato di difendere la scelta citando concetti quali "una sana taglia 38" e "il diritto a ritrarre ideali diversi di bellezza femminile". Tuttavia, questa spiegazione sembra insufficiente a placare l'indignazione di molte lettrici e figure pubbliche. La scrittrice Michela Murgia ha definito la copertina e la relativa giustificazione come fonte di "spavento e disgusto", sottolineando come la rivista abbia scelto di celebrare un'immagine che non riflette la realtà della maggior parte delle donne e che rischia di alimentare insicurezze e disturbi alimentari.

La modella, una diciassettenne esile dallo sguardo intenso, non è il problema in sé. Il vero nodo della questione risiede nell'impatto che un'immagine del genere può avere su milioni di giovani donne, come Sara, Nicole, Angela e Silvia, che potrebbero essere "risucchiate nella magrezza per essere più belle, più sicure, meno attaccabili, in un’età in cui solo l’essere invisibili le renderebbe davvero inattaccabili". La preoccupazione è palpabile, come dimostra la testimonianza di una madre che descrive il dramma della figlia Niki, la cui magrezza è diventata un sintomo di un malessere più profondo, un "mal di vivere" che si manifesta nel contare i piselli invece di godersi il cibo e la vita.

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L'Anoressia: Un Malessere Complesso Oltre la Superficie

L'anoressia nervosa è una patologia complessa, un "regime dittatoriale" che impone un senso di colpa per ogni boccone ingerito. Le ragazze anoressiche vivono una routine senza entusiasmi, nutrendosi di "litri d’acqua, tisane e te’ senza un granello di zucchero", mettendo a rischio la propria salute fisica e mentale. La mela verde, scelta per il suo basso contenuto calorico, diventa un simbolo di questa restrizione estrema. L'espressione "senza più sogni, asciugata dalla mancanza di alimentazione non solo di cibo ma di speranze" cattura efficacemente la desolazione di chi soffre di questo disturbo.

La discussione sulla copertina di Marie Claire ha messo in luce come il problema dei disturbi alimentari sia profondamente radicato nella società e come la moda, con i suoi ideali spesso irrealistici, possa contribuire ad aggravarlo. Non si tratta solo di una questione di taglie, ma di un potere esercitato attraverso i corpi, un potere che può portare a una visione distorta della bellezza e dell'autostima.

Un Movimento di Opinione Contro l'Insana Magrezza

La rete si è agitata contro la "taglia 38 in copertina", scatenando un vero e proprio movimento di opinione, prevalentemente femminile. La deputata del PD Susanna Cenni ha espresso la sua delusione, annunciando che non acquisterà più la rivista, e ha criticato la risposta della direttrice come "poca cosa e imbarazzante", esortandola a guardare e parlare con positività alle "bambine normali, di ragazze" che esistono "là fuori, oltre le copertine patinate".

Anche la scrittrice Michela Murgia ha espresso il suo disappunto, definendo la copertina e la sua giustificazione come "spavento e disgusto". Il dibattito si è allargato, coinvolgendo commenti di donne magre che lamentano il "body shaming" nei loro confronti e donne più formose che denunciano la difficoltà nel trovare abiti sopra la taglia 42.

La Storia della "Guerra delle Taglie" nella Moda

La questione della magrezza estrema nella moda non è nuova. Risale almeno al 2006, quando la modella uruguaiana Luisel Ramos morì in passerella a causa di un infarto legato all'anoressia. Questo tragico evento portò gli stilisti italiani a bandire le modelle "taglia zero" dalle sfilate, un gesto applaudito da riviste come Vogue. Il dibattito si infiammò ulteriormente quando lo stile "Heroin Chic", ispirato al film Trainspotting, iniziò a influenzare anche la moda maschile.

Negli anni, il vento è sembrato soffiare a favore di un'estetica più inclusiva, con la nascita di movimenti come il "Plus Size Fashion Weekend" in Brasile. Tuttavia, tra il 2012 e il 2013, si è assistito a un ritorno dell'ideale della "sottiletta", spesso proposto attraverso modelle dalle fattezze adolescenziali. La sfida spiritosa del "Curvy Pride" e le azioni di enti come l'Authority britannica sulla pubblicità, che ha bloccato campagne per modelle sottopeso, dimostrano come la lotta per una rappresentazione più realistica del corpo femminile sia ancora in corso.

Grafico che mostra l'evoluzione delle taglie delle modelle nel tempo

Oltre gli Stereotipi: Verso una Libertà di Essere

La discussione sulla copertina di Marie Claire va oltre la semplice polemica sulle taglie. Si tratta di un'opportunità per riflettere sul potere dell'immagine, sulla costruzione degli ideali di bellezza e sull'influenza che la moda e i media esercitano sulla nostra percezione di noi stessi. È fondamentale riconoscere che "il potere […] risiede nel corpo" e che la libertà sta nel potersene fare beffe, nel rifiutare di aderire a modelli imposti e nel celebrare la diversità di ogni forma e dimensione.

Le parole di Clara Tosi Pamphili, esperta di moda, sollevano questioni di primo piano relative al "sacro" e alle iconografie che lo veicolano. La sua argomentazione in difesa della copertina, pur essendo palesemente di parte, evidenzia come l'immagine della modella evanescente e mortifera possa sortire influssi negativi su lettrici non in grado di fronteggiare un "memento mori" dissimulato dal glamour. La psicologia mimetica, o "interdividuale", di Girard suggerisce che la moda, con la sua tendenza all'anoressia, possa essere vista come un meccanismo sociale che riproduce modelli e desideri, spesso a discapito della salute e del benessere individuale.

La copertina di Marie Claire, con la sua modella magrissima dagli occhi infossati, ha riacceso una guerra che va avanti da almeno vent'anni: da una parte i paladini della libertà d'espressione dell'anoressia, dall'altra il movimento per l'autodeterminazione della rotondità. La questione è più articolata e non solo perché la direttrice di Marie Claire si è sentita in dovere di spiegare la sua scelta alle lettrici offese dalla fanciulla sfacciatamente taglia 38 ("Mi scuso se non piace, ma è sana") e la scrittrice Michela Murgia ha deciso d'intervenire nel dibattito sollecitando una reazione compatta contro "la costruzione di una simile idea di donna".

In Francia, la Camera ha approvato un emendamento per impedire alle agenzie di moda di assumere modelle troppo magre, stabilendo un tetto minimo di indice di massa corporea. Questo dimostra come la preoccupazione per gli effetti negativi della magrezza estrema sia un tema sempre più rilevante a livello globale.

Un Insieme di Corpi, Un'Unica Realtà

Osservando le donne in metropolitana, si nota la loro incredibile diversità: "Giovani, vecchie, magre, grasse, molto magre, molto grasse, molto medie. Alte, basse, con i capelli colorati […]. Con i leggins, con i jeans, con la gonna al ginocchio […]. Di umore radioso, apatico, pessimo. Allegre, tristi, preoccupate, assonnate." Questa è la realtà, spesso banale ma sempre preziosa. È fondamentale che la moda e i media riflettano questa diversità, accogliendo donne di ogni conformazione fisica e promuovendo un'idea di bellezza che sia inclusiva e autentica.

La risposta alla domanda "Perché quella copertina? Perché quella celebrazione?" non si trova nei commenti superficiali o nelle polemiche effimere. Si trova piuttosto nella consapevolezza che la bellezza non è una taglia, ma un insieme di caratteristiche che rendono ogni donna unica. La speranza è che, attraverso un dialogo aperto e critico, si possa costruire un futuro in cui le giovani donne non debbano più contare i piselli, ma possano liberamente esplorare e celebrare la bellezza del proprio corpo e del proprio talento.

Si dovrebbe indagare sul fenomeno delle agenzie di moda che reclutano ragazze inadatte, intascando soldi senza dire subito che se sei alta meno di un metro e settantacinque ti scarteranno ai casting. Andiamo a fondo, è giusto approfondire, ma partiamo dai pericoli reali dai modelli avallati per fare carriera politica, dalla lingerie che serve a “lavorare”, dalle bambine vestite sexy e dal tentativo di proporre una ragazza inquieta e magrissima forse per l’ostinazione di mostrare un essere pensante, anche se sofferente.

La copertina di Marie Claire, con la sua scelta discutibile, ha innescato un dibattito necessario. È un invito a guardare oltre l'apparenza, a riconoscere il potere dell'immagine e a promuovere ideali di bellezza che celebrino la diversità e il benessere, piuttosto che la magrezza estrema e potenzialmente dannosa.

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