Libri per Sviluppare le Capacità Cognitive nei Bambini con Disabilità Intellettiva: Un Percorso di Crescita e Apprendimento

Avete mai conosciuto un bambino che sembra imparare più lentamente dei suoi amichetti? Che fatica a imparare ad allacciarsi le scarpe da solo o si comporta come un bambino più piccolo della sua età? In realtà, il loro sviluppo è più complesso di così e segue percorsi differenti dai bambini che non presentano queste difficoltà. Non si tratta solo di un ritardo, ma di un modo unico di imparare e crescere. Per questo motivo, oggi gli esperti non parlano più di “ritardo cognitivo” nei bambini, ma di bambini con “disabilità intellettiva”. In questo articolo cercheremo di rispondere alle domande più frequenti sul tema e di esplorare le risorse, in particolare i libri, che possono supportare lo sviluppo delle loro capacità cognitive.

Comprendere la Disabilità Intellettiva: Oltre il Concetto di Ritardo

«Cosa vuol dire ritardo cognitivo?» Specifichiamo subito che non si tratta di una malattia, bensì di una condizione che caratterizza alcuni individui sin da piccoli rendendoli particolari dal punto di vista intellettivo. Partiamo dal funzionamento cognitivo, ovvero dall’intelligenza, che non significa solo essere bravi a scuola, ma che raggruppa un insieme di tante abilità diverse, come la capacità di risolvere problemi, di capire le emozioni degli altri, di riuscire a esprimersi in maniera chiara ed efficace, di pianificare le proprie azioni, di pensare in maniera astratta. Ognuno di noi possiede queste abilità in misura diversa: ad esempio, una persona potrebbe essere molto brava a risolvere problemi matematici ma avere più difficoltà a capire le emozioni degli altri, un’altra potrebbe essere molto brava a comunicare ma avere più difficoltà a memorizzare le date, eccetera.

Gli esperti, inoltre, affiancano sempre alla diagnosi di disabilità intellettiva il livello di gravità. Il livello di gravità è un elemento fondamentale per descrivere come funziona la persona e per fornire il supporto più adeguato.

  • Disabilità Intellettiva Lieve: Quando un bambino ha bisogno di aiuto nelle attività quotidiane complesse inerenti alla cura di sé (ad esempio lavarsi, fare lo zaino) e nell’apprendimento scolastico, allora si parla di disabilità intellettiva lieve.
  • Disabilità Intellettiva Media: Quando il bambino necessita di sostegno nelle pratiche di cura di sé più semplici, come vestirsi, mangiare, acquisire il controllo sfinterico, oppure impara ma solo dopo un lungo periodo di insegnamento, allora si parla di disabilità intellettiva media.
  • Disabilità Intellettiva Grave: I bambini con disabilità intellettiva grave hanno invece bisogno di supporto per tutte le attività quotidiane e faticano a imparare a parlare o a comprendere chi si rivolge a loro.

Diagramma che illustra i tre livelli di gravità della disabilità intellettiva con esempi di attività quotidiane.

La disabilità intellettiva può essere causata da tanti motivi. Tra i più diffusi ci sono le sindromi genetiche (ad esempio la sindrome di Down), la nascita molto pretermine, le malattie metaboliche e i danni cerebrali. La disabilità intellettiva caratterizza il modo di pensare e di comportarsi di un bambino in ogni fase della sua crescita. Tuttavia, il momento in cui diventa evidente e le sue caratteristiche possono variare a seconda delle cause sottostanti e del livello di gravità. Secondo le linee guida, la disabilità intellettiva può essere diagnosticata a partire dai 4-5 anni di vita.

I Primi Segnali e le Caratteristiche della Disabilità Intellettiva

A questo punto, i genitori possono chiedersi: «A partire da quando si vede il ritardo cognitivo?». I primi segnali spesso si possono cogliere già nei primi anni di vita, quando il piccolo raggiunge i primi importanti traguardi della crescita: inizia a giocare, a muovere i primi passi e a dire le prime parole, e tutto questo gli consente di imparare cose nuove e interagire con le persone intorno a lui. Quando queste tappe vengono raggiunte in ritardo, si parla di “ritardo psicomotorio”, il che rappresenta un fattore di rischio in relazione a una eventuale e successiva manifestazione di disabilità intellettiva. Tuttavia, quando il ritardo psicomotorio è lieve o moderato, può essere difficile riconoscere i segnali di allerta, e le difficoltà potrebbero non emergere fino a quando il bambino si trova ad affrontare compiti più complessi.

Di nuovo, i genitori potrebbero chiedersi: «Il ritardo cognitivo, quali caratteristiche presenta? A quali sintomi dobbiamo fare più attenzione?». Come già detto, la disabilità intellettiva non è una malattia, ma una condizione. Non si può quindi parlare di sintomi ma, appunto, di caratteristiche, le quali dipendono anche dal livello di gravità della condizione, su cui influisce il modo in cui l’individuo si comporta nei vari contesti di vita. All’aumentare delle difficoltà cognitive aumenta anche il livello di gravità della diagnosi e nei casi più gravi l’apprendimento di nuove conoscenze e l’interazione con il mondo circostante potrebbero risultare seriamente compromessi.

Ma allora tutti i bambini con difficoltà nell’apprendimento scolastico hanno una disabilità intellettiva? La risposta è no. Ci sono bambini che hanno un’intelligenza nella norma, ma fanno fatica a imparare a leggere, a scrivere e a far di conto. Come per la componente cognitiva, anche le capacità pratiche di un individuo dipendono dalla gravità della disabilità. I bambini con disabilità lieve possono gestire la cura di sé e i propri bisogni di base (mangiare, lavarsi), ma possono avere necessità di ricevere aiuto per le attività più complesse.

La disabilità intellettiva ha un impatto anche sulla capacità di creare relazioni con gli altri e partecipare a contesti sociali. Bambini con difficoltà lievi possono apparire più immaturi nelle relazioni e possono avere difficoltà nel controllare le emozioni e il comportamento. Nei contesti scolastici potrebbero quindi essere isolati e meno coinvolti nei gruppi di coetanei. Alla luce di quanto detto, quando si parla di disabilità intellettiva non ci si riferisce al solo ambito cognitivo. La crescita dell’individuo è un processo complesso e multisfaccettato, all’interno del quale le diverse aree di sviluppo si influenzano l’una con l’altra.

Illustrazione di bambini che interagiscono in diversi contesti sociali, mostrando varie forme di comunicazione ed espressione emotiva.

Percorsi Diagnostici e Terapeutici: Un Approccio Personalizzato

Come si arriva a una diagnosi di ritardo cognitivo? «Come si fa la diagnosi di ritardo cognitivo? Qual è la terapia per questa condizione?». Quando si sospetta una disabilità intellettiva è sempre bene attivarsi e prenotare una visita con uno specialista. Solitamente, la prima visita specialistica avviene con il neuropsichiatra infantile, che subito si accerterà dello stato di salute del bambino, chiederà ai genitori come si comportava il loro bambino durante i primi anni di vita (ad esempio, quando ha cominciato a camminare e a parlare, quali erano i suoi giochi preferiti…) e come si comporta adesso (come si trova a scuola, cosa riferiscono gli insegnanti…). Inoltre, osserverà il bambino dal punto di vista neurologico, proponendogli alcune attività per nulla invasive.

La valutazione complessiva riguarderà sia il funzionamento cognitivo sia quello adattivo. Il primo verrà valutato con specifici test, che restituiscono la misura del quoziente intellettivo (QI). In media il QI ha valore di 100 e generalmente la diagnosi di disabilità intellettiva viene fatta quando il QI è inferiore a 70. Un buon professionista sarà in grado di mettere a suo agio il bambino e di coinvolgerlo mostrandogli queste attività in quanto giochi da svolgere e non test da superare. Inoltre, l’osservazione attenta delle fasi di svolgimento delle attività e dell’interazione con lo specialista sarà utile per capire come il bambino utilizza gli oggetti, che tipo di gioco sviluppa, se e come si relaziona e comunica con l’altro. Il funzionamento adattivo verrà analizzato tramite domande rivolte ai genitori tramite colloquio o compilazione di alcuni questionari.

La diagnosi non è fine a sé stessa, ma permette di poter avviare un percorso di trattamento cucito su misura per il bambino. Il trattamento non permette di “guarire”, in quanto, come già detto, la disabilità intellettiva non è una malattia ma una condizione. L’obiettivo è invece stimolare l’individuo verso lo sviluppo di nuove competenze e il consolidamento e potenziamento delle competenze già presenti. Nella fase di presa in carico non bisogna dimenticare i genitori, i quali potrebbero essere spaventati dalla diagnosi e preoccupati per il futuro del piccolo. Stesso discorso vale anche per gli altri componenti della famiglia (nonni, fratelli e sorelle…), che potrebbero manifestare un disagio più o meno esplicito dovuto alla notizia.

Io sento vedo percepisco in modo diverso (Video ufficiale)

Risorse Educative e Libri per lo Sviluppo Cognitivo

Comprendere la disabilità intellettiva significa riconoscere la diversità e valorizzare le capacità e le risorse di ogni individuo. In questo contesto, i libri e i materiali didattici giocano un ruolo cruciale nel supportare lo sviluppo delle capacità cognitive dei bambini con disabilità intellettiva.

La categoria diagnostica dei disturbi pervasivi dello sviluppo (pervasive developmental disorder, PDD), in contrapposizione ai disturbi specifici dello sviluppo (specific developmental disorder, SDD), è un gruppo di disturbi caratterizzati da ritardi nello sviluppo di molteplici funzioni di base tra cui la socializzazione e la comunicazione. I disturbi pervasivi dello sviluppo erano l'autismo, la sindrome di Asperger, il disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato (PDD-NOS), il disturbo disintegrativo infantile (CDD), il disturbo iperattivo associato a ritardo mentale e movimenti stereotipati e la sindrome di Rett. I primi quattro di questi disturbi sono comunemente chiamati disturbi dello spettro autistico (ASD); l'ultimo disturbo è molto più raro, a volte è inserito nello spettro dell'autismo e talvolta no. La terminologia PDD e ASD è spesso utilizzata in modo intercambiabile e varia a seconda dei Paesi.

L'autismo è una condizione del neurosviluppo che influisce sul modo in cui una persona percepisce il mondo, comunica e interagisce con gli altri. Questa guida nasce con l’obiettivo di offrire uno strumento pratico, accessibile e aggiornato per genitori, insegnanti, educatori e operatori.

Un esempio concreto di come la creatività e l'esperienza possano portare alla creazione di risorse utili è il percorso di Ilaria Fortunato, mamma di Christian. A pochi giorni dalla nascita, Christian ha contratto una meningite batterica che gli ha causato un ritardo mentale medio/grave. Ilaria, combattiva e risoluta, ha intrapreso con il suo piccolo un serrato percorso di recupero. Scontratasi con una significativa difficoltà di reperimento di materiali adatti a bambini con deficit cognitivi che potessero aiutarla a proseguire la terapia anche in casa, l'idea di Ilaria è stata quella di realizzare da sola il materiale "didattico" che fosse adatto alle esigenze di suo figlio, all'insegna della semplicità e della chiarezza.

È grazie a questo lungo e ricco percorso di crescita, intrapreso insieme al figlio, che Ilaria, con l'aiuto del dott. Volpe, psicologo di Christian, ha pensato e realizzato dei materiali adatti all'insegnamento per ragazzi con ritardo mentale medio/grave. Da questo lavoro sono nati:

  • "Indovina facile": Un testo che aiuta a svolgere con il bambino un lavoro misto di lettura, scrittura e comprensione basato sugli indovinelli. Questo libro stimola il ragionamento, la capacità di deduzione e l'associazione di idee, fondamentali per lo sviluppo cognitivo.

Copertina del libro

  • "Recupero in abilità di scrittura. Vol. 1: Dal pregrafismo alla composizione di parole": Un CD-ROM rivolto ai bambini in età prescolare (dai 4 anni in su) e ai bambini più grandi con ritardo cognitivo. Propone divertenti e colorate attività sulle lettere, le sillabe e le parole, accompagnando il bambino nelle prime tappe della scrittura. Il libro che completa la proposta del software offre 150 schede operative di pregrafismo. Questo materiale è fondamentale per sviluppare la motricità fine, la coordinazione occhio-mano e la conoscenza dell'alfabeto, prerequisiti essenziali per la scrittura.

  • "Recupero in abilità di scrittura. Vol. 2: Dall'analisi della parola alla composizione della frase": Sempre un CD-ROM che propone numerose attività e giochi coinvolgenti per condurre i bambini dall'elaborazione della parola a quella della frase. Attraverso esercizi che si concentrano sul ruolo grammaticale delle parole e attività di riordino e ricostruzione di frasi, questo strumento supporta lo sviluppo della comprensione e della produzione linguistica.

Questi materiali, pensati per essere semplici e chiari, sono un esempio di come si possano creare strumenti efficaci per supportare l'apprendimento, promuovendo l'autonomia e la partecipazione attiva del bambino.

Sviluppo del Linguaggio e Funzioni Esecutive: Strumenti di Supporto

Lo studio delle Funzioni Esecutive (FE) viene storicamente fatto risalire alle prime proposte teoriche di Luria negli anni '60. Le FE sono un insieme di processi cognitivi di ordine superiore che ci permettono di pianificare, organizzare, iniziare, monitorare e completare compiti. Nei bambini con disabilità intellettiva, lo sviluppo di queste funzioni può essere rallentato o presentare difficoltà specifiche.

Per stimolare lo sviluppo cognitivo, emotivo e comportamentale dei bambini, esistono risorse che si concentrano su aree specifiche:

  • Emozioni 🎭: Favorisce il riconoscimento, la denominazione e l'espressione delle emozioni attraverso immagini, storie, giochi e attività simboliche. Comprendere e gestire le emozioni è un aspetto fondamentale dello sviluppo socio-emotivo.
  • Azioni 🏃: Lavora sulla comprensione e produzione di frasi che descrivono azioni, usando immagini sequenziali, domande guidate e giochi verbali. Questo aiuta a sviluppare la capacità narrativa e la comprensione di sequenze temporali.
  • Morfosintassi 🧩: Focalizzato sulla costruzione di frasi corrette dal punto di vista morfosintattico (articoli, preposizioni, plurali, connettivi…). Utili per logopedisti, insegnanti, terapisti e genitori. Lavorare sulla struttura della frase è essenziale per una comunicazione chiara ed efficace.

Il tema dei bambini bilingui, che a volte presentano un linguaggio simile a quello dei bambini con Disturbo Specifico del Linguaggio, è un altro aspetto importante da considerare. È fondamentale distinguere tra un normale sviluppo bilingue e un reale disturbo del linguaggio, e per questo esistono corsi e percorsi di formazione specifici per professionisti e genitori.

Infografica che illustra le diverse Funzioni Esecutive e la loro importanza nello sviluppo infantile.

Il Ruolo della Logopedia e del Supporto Genitoriale

Lo sviluppo del linguaggio è un processo molto lento e complesso, e una minoranza di bambini si trova ad affrontare delle difficoltà riconducibili a diversi fattori. I parlatori tardivi, o "late talkers", sono quei bambini che iniziano a pronunciare le prime parole in un'epoca più tarda rispetto alla media, tra i 24 e i 36 mesi, in assenza di una diagnosi di disabilità o di ritardo dello sviluppo in ambito cognitivo e motorio. Tuttavia, è importante non confondere un ritardo nello sviluppo del linguaggio con una pigrizia del bambino. La mancata acquisizione delle competenze linguistiche non dipende mai dalla volontà del bambino.

Esistono situazioni in cui bambini oltre i 36 mesi non parlano, o parlano male, ed in questi casi è necessario intervenire tempestivamente per analizzare se ci si trovi di fronte ad una problematica più seria. Diventa quindi fondamentale escludere che alla base del ritardo vi siano fattori cognitivi, percettivi e neurologici, eseguendo una serie di esami.

Quali sono i comportamenti da mettere in atto o da evitare in caso di un ritardo nello sviluppo del linguaggio?

  • Evitare: di far finta di non capire o chiedere di ripetere, di sostituirsi al bambino interpretando le sue necessità, di utilizzare televisori o dispositivi elettronici in modo eccessivo.
  • Mettere in atto: verbalizzare e narrare molti momenti della vita quotidiana, utilizzare filastrocche e ninne nanne, mantenere sempre il contatto visivo, ascoltare canzoni insieme al bambino, leggere insieme.

Io sento vedo percepisco in modo diverso (Video ufficiale)

È opportuno, nel caso in cui si sospettino eventuali campanelli d’allarme, consultare uno specialista per un approfondimento:

  • Foniatra: per indagare eventuali problematiche che colpiscono le funzioni orali e il linguaggio.
  • Pediatra: per assicurarsi che il bambino senta bene e che non siano presenti condizioni di ipoacusia.
  • Neuropsichiatra Infantile: per escludere la presenza di disturbi del neurosviluppo.
  • Logopedista: per la riabilitazione a seguito di diagnosi di un ritardo nell’acquisizione delle competenze linguistiche.

Un intervento logopedico tempestivo può permettere un recupero totale oppure, nel caso in cui vengano individuate cause specifiche, può contribuire a sviluppare al meglio il potenziale comunicativo e linguistico. Superati i due anni, il logopedista è già in grado di distinguere tra la necessità di monitoraggio delle competenze linguistiche del bambino o l'inizio di una terapia logopedica. Questo tipo di scelta terapeutica, soprattutto nelle fasi iniziali, non coinvolge direttamente il bambino, ma si orienta principalmente sui genitori, attraverso il "parent-coaching", per incentivare negli adulti gli atteggiamenti più corretti per facilitare l'apprendimento nel bambino.

Rivolgersi ad uno specialista, nel caso si sospetti la presenza di qualche campanello d’allarme, non vuol dire necessariamente iniziare una terapia, ma è di importanza fondamentale anche solo per ricevere una rassicurazione, o per iniziare un’osservazione e un monitoraggio più attenti e mirati, in modo da poter intervenire tempestivamente qualora se ne presentasse la necessità.

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