Nel complesso panorama del pensiero lacaniano, il concetto di "pulsione" assume un significato sfaccettato e in continua evoluzione. Lungi dall'essere un mero impulso biologico, la pulsione, secondo Jacques Lacan, si configura come un fenomeno intrinsecamente legato al "dire", all'atto del linguaggio e alla sua eco nel corpo. Questa interpretazione, introdotta nel Seminario XXIII dedicato al Sinthome, rappresenta una significativa rielaborazione rispetto alle definizioni precedenti, invitando a una profonda riflessione sul rapporto tra il corpo parlante, il desiderio e il godimento.
La Pulsione: Eco del Dire nel Corpo
Nel Seminario XXIII, Lacan offre una definizione che risuona con la sua consueta profondità: "le pulsioni sono l’eco nel corpo del fatto che vi è un dire". Questa affermazione, apparentemente enigmatica, ci spinge a interrogarci sul significato di "eco" e di "dire" nel contesto psicoanalitico. L'uso del plurale, "pulsioni", sottolinea la persistente visione lacaniana di pulsioni parziali, non riconducibili a un'unità completa, ma legate a specifiche parti del corpo e a godimenti parziali, in contrapposizione a un ipotetico godimento pieno, irraggiungibile in assenza di un rapporto sessuale completo.

L'eco, nel suo senso fisico, è la riflessione di un suono che ritorna all'emittente con un certo ritardo. Applicato alla pulsione, suggerisce un fenomeno che non è originario, ma che rimanda a qualcos'altro: il "dire". Questo "dire" non si riferisce semplicemente a ciò che viene detto (l'enunciato), ma all'atto stesso dell'enunciazione, a ciò che eccede il significato e la verità, a ciò che "ex-siste" al detto. È questo "dire" particolare, non riducibile alla dimensione della verità, che produce l'eco nel corpo, dando origine alla pulsione.
Il Trieb Tedesco: Impulso, Tendenza, Movimento
La traduzione del termine tedesco "Trieb", spesso reso in italiano con "pulsione", è stata oggetto di dibattito e critiche da parte di Lacan. Egli riteneva che "pulsione" non catturasse appieno il senso del "Trieb", suggerendo invece "impulso" o "tendenza" come traduzioni più adeguate. Consultando i vocabolari tedeschi, "Trieb" è associato a significati come "impulso", "tendenza", "movimento". L'espressione "natürlicher Trieb" viene tradotta con "istinto naturale", concetto che Lacan rigetta, almeno a livello del "parlessere".
Lacan collega il "Trieb" alla figura del buco, inteso sia come bordo che come vuoto. Il "Trieb" è quell'impulso che si produce nel buco, quel luogo di margine che definisce e delimita. Questo concetto si lega strettamente alla nozione di "oggetto piccolo a", oggetto non rappresentabile, vuoto che può essere occupato da diversi oggetti, le "sostanze episodiche" dell'oggetto a.
Freud : Le pulsioni
La Pulsione come "Collage Surrealista"
Nel Seminario XI, dedicato ai quattro concetti fondamentali della psicoanalisi, Lacan analizza la pulsione da un punto di vista fenomenologico, sottolineandone l'aspetto "poco naturale". Egli utilizza l'immagine dei "collages surrealisti", come il "cadavere squisito", per descrivere la natura eterogenea e non unitaria delle pulsioni. In questi collage, elementi disparati vengono accostati attraverso tecniche basate sulla casualità e sulla coralità, producendo un oggetto non unitario che genera spaesamento.
Analogamente, i quattro elementi che Freud distingue nella pulsione - fonte, spinta, oggetto e fine - sono considerati da Lacan "eterocliti ed eterogenei al massimo", privi di un reale legame tra loro. Questa eterogeneità, unita al carattere artificioso e non unitario della pulsione, porta Lacan a criticare le traduzioni che la assimilano all'istinto.
La Pulsione e il Corpo Parlante
Lacan sottolinea che la pulsione si origina a livello del corpo, ma non come un fenomeno puramente biologico. È nel corpo del "parlessere", ovvero dell'essere umano immerso nel linguaggio, che la pulsione trova la sua eco. Il linguaggio, lungi dall'essere un mero strumento di comunicazione, è una "specificità dell'essere parlante", che si incarna nel corpo attraverso l'oggetto "piccolo a", situato "nell'interstizio, nell'intervallo" degli effetti del linguaggio.
Nel suo scritto "Posizione dell’inconscio", Lacan presenta la libido come una sorta di "omelette", una "superficie" che ricopre il corpo e si appoggia su un "bordo chiuso", la zona erogena. È qui che si origina la pulsione, agganciandosi a zone del corpo caratterizzate da un "taglio anatomico", che definisce la funzione di specifici oggetti pulsionali. La pulsione descrive sul bordo "l’evaginazione andata e ritorno di un organo", un flusso che può essere spiegato con concetti matematici come il flusso rotazionale.

La Pulsione Parziale e il Godimento
Le pulsioni sono sempre "parziali" in quanto legate a specifici godimenti, come quello di mangiare, di "cagare", di vedere o di "ciarlare". Queste pulsioni parziali sono, in un certo senso, un "sostituto" di un altro godimento, quello sessuale, che rimane inesprimibile e non codificabile nel rapporto sessuale. Oltre a queste, Lacan individua il dolore come un'altra pulsione parziale, legata alle frontiere del corpo e al godimento che esso può sperimentare.
Nel Seminario XX, Lacan introduce una nuova prospettiva, sostenendo che il significante è "causa di godimento". Il significante, ritagliando zone erogene sul corpo e sull'altro, non solo causa il godimento, ma anche lo arresta, agendo sia come "vocativo del comando" superegoico ("Godi!") sia come limite al godimento. Il significante si colloca "a livello della sostanza godente", rendendo il godimento onnipresente.
L'Amore, il Desiderio e la "Cosa"
La riflessione sulla pulsione si intreccia inevitabilmente con le tematiche dell'amore e del desiderio. Nel Seminario VII, "L'etica della psicoanalisi", Lacan riprende il tema del "puro amore" e della sublimazione, introducendo il concetto di "Chose", la faccia crudele dell'Altro che rivela un godimento al di là del principio di piacere. Questa "Chose" si colloca in un territorio di confine tra il frui agostiniano, la jouissance di Dio e la "notte del nulla".
L'uomo del desiderio, incarnato da Alcibiade, sovverte la visione del soggetto della scienza. La sua attitudine, "sublime", "assoluta e appassionata", mette in discussione il rapporto gerarchico tra sapere e desiderio. L'etica del desiderio, radicale, spinge Alcibiade a perseguire il godimento, anche attraverso vie "male".

L'Impossibilità del Rapporto Sessuale e la Metafora
La nozione lacaniana dell'impossibilità del rapporto sessuale è centrale per comprendere il legame tra amore, desiderio e godimento. Non esiste un rapporto sessuale completo e armonioso tra uomo e donna, poiché ognuno, nel godimento, rimane confinato nella propria "parte". L'amore, in questo contesto, non è ciò che si frappone tra uomo e donna, ma ciò che rende possibile il loro incontro.
La metafora, in particolare quella del Nome-del-Padre, gioca un ruolo cruciale nel mediare questo rapporto. Il Simbolo, inteso come "uccisione della Cosa", permette l'accesso al godimento attraverso la castrazione, che trasforma il godimento proibito in desiderio. Il fallo, inteso come significante del desiderio, funge da facilitatore, sebbene non da medium perfetto.
La "Passe" e il Desiderio dell'Analista
Il concetto di "passe", l'esperienza della fine dell'analisi, apre nuove prospettive sul destino del transfert e sul desiderio dell'analista. Jacques-Alain Miller sottolinea come il transfert, anziché ridursi a zero, si trasforma in un "amore più degno", un passaggio dal "lavoro del transfert" al "transfert di lavoro".
La fine dell'analisi non è un ritorno allo stato precedente, ma una sorta di sublimazione, un atto di decisione che porta alla luce il desiderio dell'analista. Questo processo implica la caduta di identificazioni falliche e la sostituzione con altre, legate al discorso analitico. L'analista, attraverso la decostruzione del padre freudiano e la valorizzazione del "mal fatto", apre la via a un godimento particolare, il "peccato del padre".
Conclusioni Provvisorie: La Caccia Continua
La frase "le pulsioni sono l’eco nel corpo del fatto che vi è un dire" racchiude una profonda complessità che si dipana attraverso l'intero pensiero lacaniano. La pulsione non è un semplice istinto, ma un fenomeno intrinsecamente legato al linguaggio, al corpo e al godimento. La sua natura parziale, la sua origine dal "dire" e il suo legame con l'oggetto piccolo a ci invitano a riconsiderare la nostra comprensione del desiderio umano.
La caccia al significato di queste elaborazioni lacaniane è un percorso continuo, un eterno ritorno al "dire" che risuona nel corpo. Come nella celebre massima, "vale più la caccia che la preda", il valore non risiede nel raggiungimento di una meta definitiva, ma nell'incessante esplorazione del desiderio, nell'interrogarsi su ciò che ci muove e ci costituisce come esseri parlanti, immersi nel flusso inesauribile del linguaggio e del godimento. L'esperienza analitica, in questo senso, non offre risposte definitive, ma apre a un sapere sui buchi, sui vuoti che ci definiscono e ci spingono, incessantemente, a cercare.