Vivono nel timore di ammalarsi, fanno esami su esami e non si fidano delle rassicurazioni. Non è un capriccio, ma un vero disturbo. L'eccessiva preoccupazione per la propria salute, spesso accompagnata dalla convinzione infondata di avere una malattia grave, è una condizione che affligge una parte significativa della popolazione, compromettendo la qualità e, come dimostrato da recenti studi, anche la quantità della vita. Sebbene il termine "ipocondria" sia ormai uscito dai manuali diagnostici, il fenomeno persiste e viene oggi identificato con maggiore precisione come Disturbo da Ansia da Malattia o Disturbo da Sintomi Somatici.
Le Radici Psicologiche: Un'Educazione all'Ansia
Sembra che un ruolo importante nella genesi dei timori ipocondriaci sia da attribuire a elementi provenienti dall’influenza familiare. Secondo gli psicologi Alessandro Bartoletti e Giorgio Nardone, esiste una vera e propria educazione ipocondriaca, un «copione familiare educativo basato sulla paura delle malattie» che facilmente si trasmette di generazione in generazione. Questo modello educativo, caratterizzato da un'eccessiva enfasi sulla fragilità del corpo e sui pericoli della malattia, può instillare nei bambini una profonda insicurezza riguardo al proprio benessere fisico.
Effetti più o meno simili li ottiene anche un’educazione iperprotettiva. «È ormai dimostrata la correlazione tra pattern educativi iperprotettivi e genesi di disturbi fobici», affermano gli esperti. Un ambiente familiare in cui i genitori sono eccessivamente apprensivi riguardo alla salute dei figli, limitandone le esperienze e amplificando ogni piccolo sintomo, può contribuire a creare un terreno fertile per lo sviluppo di ansie legate alla salute. L'eccessiva attenzione e le continue rassicurazioni, sebbene mosse da buone intenzioni, possono involontariamente comunicare al bambino che il mondo esterno è pieno di pericoli e che il proprio corpo è costantemente a rischio.

La Terminologia in Evoluzione: Dal "Ipocondriaco" al Disturbo d'Ansia da Malattia
Come sottolinea Stephen Hughes, docente di medicina all’Anglia Ruskin University di Chelmsford, nel Regno Unito, in un articolo su The Conversation, vale la pena soffermarsi sulla terminologia. Poiché il termine «ipocondriaco» ha assunto una valenza negativa, quasi dispregiativa, i medici preferiscono parlare di disturbo d’ansia da malattia. «Possiamo definirlo come un disturbo di salute mentale caratterizzato da un’eccessiva preoccupazione per la salute, spesso con la convinzione infondata che esista una malattia grave».
Questa nuova definizione pone l'accento sull'ansia come elemento centrale del disturbo, piuttosto che su una presunta malattia fisica. A volte, il disturbo è associato a frequenti visite dal medico, in una ricerca incessante di rassicurazioni che mai arrivano, mentre altre volte implica l’evitamento delle cure mediche per paura che venga diagnosticata una malattia mortale. L'ipocondria è un termine anatomico che indica quelle parti dell’addome umano che stanno immediatamente sotto le costole, dove sono situati i visceri. Essi erano considerati la sorgente di “fumi melanconici”. Questa l’origine storica della parola, poi il significato del termine è cambiato nel tempo.
Il termine "ipocondriaco" è talmente entrato nel linguaggio comune da aver ormai perso la sua originaria caratterizzazione medica, fino a diventare quasi un insulto personale. Tanto da essere soppiantato nel linguaggio medico e psichiatrico: l’ipocondria è sparita dal DSM-5, l’ultima versione del Manuale diagnostico e statistico dell’American Psychiatric Association, ed è stata sostituita da due diversi disturbi: il disturbo da sintomi somatici e il disturbo da ansia di malattia. Il primo è caratterizzato da un elevato livello di ansia per la salute alla quale si associano sintomi somatici percepiti dalla persona. Il secondo è invece costituito essenzialmente dalla sola ansia per la propria salute.
La Prevalenza del Disturbo: Un Fenomeno Diffuso
Il disturbo d’ansia da malattia colpisce tra il 4 e il 6% della popolazione generale. Tuttavia, la sua prevalenza aumenta significativamente tra coloro che si rivolgono al medico di medicina generale, raggiungendo circa il 17%. Questo dato suggerisce che molte persone che soffrono di ansia per la salute non sono identificate come tali e continuano a cercare risposte mediche per le loro preoccupazioni.
Le ricerche indicano che questo disturbo non è una condizione transitoria o lieve. Un recente studio svedese pubblicato su Jama Psychiatry ha rivelato che le persone che si preoccupano eccessivamente per la propria salute tendono a morire prima di quelle che non lo fanno. Sembra paradossale che gli ipocondriaci, che per definizione si preoccupano della propria salute ma in realtà non sono malati, godano di un’aspettativa di vita più breve rispetto al resto della popolazione.
L'Impatto sulla Longevità: Cinque Anni in Meno e Rischi Aumentati
Secondo la ricerca svedese, il disturbo d’ansia da malattia accorcia la vita di cinque anni. Nel corso di circa nove mesi di osservazione, sono morti 268 ipocondriaci e 1.761 persone senza ipocondria. È emerso che gli ipocondriaci morivano in media circa cinque anni più giovani rispetto a chi non soffriva di ipocondria. È stato scoperto che per gli ipocondriaci il rischio di morte aumentava sia per cause naturali che innaturali.
I ricercatori hanno anche notato che l’ipocondria può avere un impatto sulla qualità della vita: le persone senza ipocondria avevano maggiori probabilità di essere istruite, sposate e guadagnare più soldi rispetto agli ipocondriaci. Gli scienziati hanno anche visto che gli ipocondriaci morti per cause naturali avevano una mortalità più elevata per cause cardiovascolari, respiratorie e sconosciute.
Il Rischio Suicidario: Una Tragica Conseguenza
La principale causa di morte non naturale nel gruppo di chi soffre di ansia da malattia è stato il suicidio, con un aumento di almeno quattro volte rispetto al resto della coorte. L’ipocondria è strettamente correlata a disturbi psichiatrici, e dato che il rischio di suicidio aumenta con le malattie psichiatriche, i risultati dello studio sembrano ragionevoli. L'angoscia costante e la disperazione che accompagnano questo disturbo possono portare a pensieri suicidi come unica via d'uscita da una sofferenza percepita come insopportabile.
15 - ANSIA DA MALATTIA TERAPIA
Lo Stress Cronico e le Sue Conseguenze Fisiche
L’aumento del rischio di morte per cause naturali sembra meno facile da spiegare. «L’ipocondria è sottodiagnosticata», ha detto il primo autore dello studio Mataix-Cols, intervistato dal Washington Post, «quindi i rischi di morte potrebbero essere ancora più alti se si tiene conto dei casi non diagnosticati». Il ricercatore ha alcune teorie sui risultati: «La vita degli ipocondriaci potrebbe essere più breve a causa dello stress cronico, che potrebbe anche indurli ad automedicarsi con alcol e droghe».
Lo stress cronico, infatti, ha un impatto devastante sul corpo, indebolendo il sistema immunitario e aumentando la suscettibilità a diverse patologie. Questo circolo vizioso di preoccupazione, stress e potenziale automedicazione può accelerare il declino fisico e contribuire all'aumento della mortalità per cause naturali.
Come Riconoscere il Disturbo: I Segnali Chiave
Ma come ci si accorge di essere ipocondriaci, o meglio, di soffrire di disturbo d’ansia da malattia? Esistono alcuni segnali chiave:
- Monitoraggio continuo: L’attenzione continua verso sensazioni del corpo che spinge l’individuo a monitorarsi più volte nella giornata, fino a rendere difficile occuparsi della vita quotidiana. Ogni minima sensazione, un battito cardiaco leggermente accelerato, un formicolio, un dolore passeggero, viene interpretato come il segnale inequivocabile di una grave patologia.
- Verifiche bibliografiche: L’individuo cercherà in rete (e non solo) informazioni inerenti al suo presunto disturbo. Ma l’autodiagnosi non è facile e quindi facilmente si riconoscerà in patologie che non lo riguardano, alimentando ulteriormente l'ansia. Il web, con la sua abbondanza di informazioni mediche, diventa sia una fonte di ricerca che una trappola.
- Ricerca di confronti: Chi è concentrato sulle sue possibili malattie tende a portare il discorso verso la ricerca di pareri, esperienze simili e rassicurazioni. Questo comportamento, inizialmente volto a trovare conforto, finisce per rinforzare le proprie paure, poiché ogni racconto di malattia viene interiorizzato come una possibile minaccia personale.
- Controlli ed esami: L’individuo va spesso dal proprio medico, ma di rado trova una rassicurazione duratura. Consulta diversi specialisti, si sottopone a esami non necessari, ha sempre dubbi sull’innocuità dei sintomi, ritenendo che i medici non abbiano diagnosticato correttamente la sua condizione.

La Cybercondria: L'Ipocondria nell'Era Digitale
C'è anche una nuova frontiera online dell’ansia per la salute. Avrebbe potuto essere chiamata «ipocondria 2.0», ma si è affermato invece il termine «cybercondria». Alcuni usano la definizione di «ipocondria digitale». La facilità con cui si accede a informazioni mediche online, spesso decontestualizzate o errate, può esacerbare le preoccupazioni di chi è già predisposto all'ansia per la salute. La ricerca di sintomi online può portare a diagnosi errate e a un aumento esponenziale dell'ansia.
Le Origini Storiche e le Vie di Trasmissione della Paura
«Ipocondria è un termine anatomico», ha precisato il professor Stanley Rachman del Department of Psychology dell’University of British Columbia, in Canada. Questo termine indica quelle parti dell’addome umano che stanno immediatamente sotto le costole, dove sono situati i visceri, il fegato, la cistifellea, la milza, eccetera. Essi erano considerati la sorgente di “fumi melanconici”. Questa l’origine storica della parola, poi il significato del termine è cambiato nel tempo.
Chi soffre di quella che, oggi, si tende a chiamare più correttamente ansia per le malattie, sembra che debba questa sua tendenza a una particolare sensibilità verso alcuni tipi di stimoli che possono raggiungerlo. Il professor Rachman spiega che ci sono più vie attraverso le quali chi è predisposto può assorbire queste paure. Alle volte, è sufficiente essere stati raggiunti dalla notizia che un conoscente ha avuto un serio problema di salute, oppure essere stati esposti alla malattia di un familiare. Si iniziano, allora, a cogliere eventuali segnali provenienti dal proprio corpo, sopravvalutando largamente il rischio reale di avere quella specifica malattia.
Altre volte, sono invece le sole informazioni sulle malattie a diventare disturbanti, come accade quando sui media compaiono notizie di possibili epidemie in arrivo, oppure notizie di contaminazioni di cibi. Chi è predisposto all’ansia per la salute risponde in maniera molto più marcata di come fa chi non ha questa predisposizione.
L'Illusione di Benessere e la Sovrastima del Rischio
Esiste poi anche un versante opposto dell’atteggiamento di chi è ansioso nei confronti delle malattie che potrebbe contrarre nell’immediato o nel futuro. «Molte persone sottostimano in maniera significativa la probabilità che possano sviluppare una malattia», afferma il professor Rachman. «Non è ancora del tutto chiaro quanto essere posizionati sul versante dell’ansia per la salute, o al contrario sul versante dell’illusione di benessere, contribuisca realmente a generare condizioni di salute o malattia».
«È tuttavia interessante notare che l’ansia per la salute non è sospesa nel momento in cui una persona diventa realmente malata», conclude Stanley Rachman, «e la sovrastima della probabilità e gravità delle minacce alla propria salute continua a operare». Questo significa che anche in presenza di una malattia reale, la persona affetta da ansia per la salute continuerà a preoccuparsi eccessivamente, spesso sovrastimando la gravità della situazione.
Il Trattamento: Un Approccio Multidisciplinare
Il trattamento del disturbo da ansia di malattia è basato soprattutto su un buon rapporto con il medico. «Chi soffre di questo disturbo deve sentire di essere preso in seria considerazione», dice Marco Menchetti, psichiatra e ricercatore dell’Università di Bologna. È importante programmare visite di controllo regolari per valutare i sintomi e rassicurare, tuttavia è opportuno non eccedere in prescrizioni di esami diagnostici, che possono alimentare il circolo vizioso della preoccupazione.
Nei casi più impegnativi, è utile indirizzare il paziente a uno psicoterapeuta a indirizzo cognitivo-comportamentale. Le terapie cognitivo-comportamentali sono particolarmente efficaci nel modificare i pensieri distorti e i comportamenti disfunzionali che caratterizzano il disturbo. La gestione dello stress e, in alcuni casi, alcuni farmaci (come gli inibitori della ricaptazione della serotonina, SSRI) possono essere utili. Tuttavia, è fondamentale che la terapia farmacologica sia attentamente monitorata, poiché gli eventuali effetti collaterali possono riattivare l'ansia per la salute.
La Sofferenza del Disturbo di Panico e Ansia
La descrizione di un paziente che soffre di attacchi di panico e ipocondria evidenzia la gravità della situazione: "Da un mese soffro di attacchi di panico e ipocondria, ho fatto alcuni accertamenti ed è risultato tutto nella norma, compreso l’elettrocardiogramma perché avevo delle forti aritmie. I medici mi hanno dato bisoprololo, paroxetina e diazepam; la sera prendo alprazolam. Non ho più attacchi forti, ma vivo con l’ansia, ho paura ad alzarmi dal divano per andare in bagno perché mi gira la testa e mi sento tremare tutto il corpo. Ho 40 anni ed è un mese che sono rinchiusa a casa, non so come reagire."
Il disturbo di panico è una patologia psichiatrica spesso considerata minore, ma assai diffusa e fonte di grandissima sofferenza e impatto sulla vita degli individui che ne soffrono. L'attacco di panico è caratterizzato da un senso di angoscia acuta, accompagnato da sintomi fisici intensi come tachicardia, difficoltà respiratorie soggettive, tremori e sudorazioni, che spingono al convincimento di essere affetti da una condizione medica acuta e grave. La paura di morire, per quanto riconosciuta come irrazionale, diviene incoercibile durante l'attacco.
Eppure, i sintomi più invalidanti sono spesso quelli che seguono l'attacco. Prevalgono sintomi ascrivibili a un’ansia anticipatoria, la paura di un nuovo attacco che finisce per occupare l’intera giornata e la notte. Spesso vengono poi messe in atto condotte di evitamento, cioè si evita tutto ciò che fa pensare possa scatenare un nuovo attacco. Alcuni pazienti finiscono per rinunciare a tutto e rimanere chiusi in casa, perdendo qualunque forma di attività della propria esistenza. È chiaro che spesso l’esito è un demoralizzazione secondaria profondamente invalidante.
Il trattamento del disturbo di panico, se non trattato, è molto grave. Gli interventi sono diversi a seconda dei momenti e della gravità del disturbo. Il trattamento farmacologico d’elezione è con gli inibitori della ricaptazione della serotonina (o SSRI), di cui fa parte la paroxetina. Sono farmaci che necessitano di un tempo non breve prima di dimostrarsi efficaci e sono generalmente abbastanza ben tollerati. Transitoriamente, nelle prime fasi di trattamento, si possono associare degli ansiolitici, come diazepam o alprazolam, per allentare la morsa dell’ansia.
È necessario poi un intervento sugli stili di vita per migliorare il sonno, diminuire l’utilizzo di eccitanti (caffè, bevande energetiche). È utile curare la qualità del sonno ed effettuare esercizio fisico aerobico almeno tre volte alla settimana. Tutti questi interventi sono estremamente utili per ottenere un miglioramento stabile del disturbo. A questo si aggiunge ovviamente l’utilità di un intervento psicoterapico volto alla riduzione dei meccanismi psichici che alimentano l’ansia e il rischio di nuovi episodi panici.
Personaggi Storici e la Loro Lotta con l'Ansia per la Salute
Numerosi personaggi storici hanno sofferto di preoccupazione eccessiva per la propria salute, da Napoleone a Darwin, a Proust, a Bronte a Woody Allen, tutti affetti da Disturbo da Ansia da Malattia più comunemente conosciuta come ipocondria. Una preoccupazione cronica ed eccessiva di avere una malattia grave, nonostante l’assenza di sintomi significativi e le rassicurazioni mediche.
Oltre il 3-5% della popolazione ne è affetta, con lievi differenze di genere influenzate da norme sociali e culturali riguardanti l’espressione delle emozioni e della vulnerabilità. Ma quest’ansia non è innocua: può portare a conseguenze come depressione, ossessioni, isolamento sociale e conseguenti problematiche relazionali, con riverberi fisici a livello gastrointestinale, cardiologico, respiratorio, fatica cronica, aumento della dolorabilità. Ne sono coinvolte qualità e anche la quantità di vita.
Le Conseguenze Fisiche e Comportamentali
Recenti studi hanno dimostrato che chi è affetto da ipocondria ha un aumentato rischio di morte (69%) sia per cause naturali (malattie cardiologiche, nervose o respiratorie) sia innaturali (rischio suicidio 4 volte più alto). La durata media della vita delle persone con ipocondria è di 5 anni più breve rispetto a quelle senza il disturbo.
Essendo convinte di avere disturbi gravi e progressivi, le persone con questo disturbo controllano ripetutamente i sintomi, si sottopongono a esami inutili e invasivi, a eccessivo uso di farmaci non necessari, esponendosi al rischio di effetti collaterali, complicazioni da procedure mediche inutili, a consultazione di più medici (doctor shopping) con aumento del rischio di errori terapeutici o di sovradosaggi.
Di converso, esistono anche individui ipocondriaci negligenti verso comportamenti sani, come dieta equilibrata o attività fisica, dove l’ossessione per la salute viene distratta e non si prende cura di sé e da veri problemi, ritardando la diagnosi e le cure, contribuendo al deterioramento della salute nel tempo e anche della durata della vita.
Ci sono ipocondriaci lievi e transitori, ma anche quelli che vivono in un perpetuo stato di preoccupazione, sofferenza e ruminazione, e molti di essi non vengono diagnosticati e curati. Oggi sappiamo che l’ipocondria può avere conseguenze significative. Dobbiamo sviluppare modelli migliori di assistenza con una più stretta collaborazione tra cure primarie, specialisti medici e esperti di salute mentale per avvicinarli alle cure. Esistono buoni trattamenti, in particolare le terapie cognitivo-comportamentali, la gestione dello stress e alcuni farmaci.

La Necessità di un Approccio Empatico e Integrato
Vivono nel timore di ammalarsi, fanno esami su esami e non si fidano delle rassicurazioni. Non è un capriccio, ma un disturbo che va affrontato con serietà e competenza. Quando una persona è molto ansiosa rispetto al proprio stato di salute, prima o poi qualcuno gli dirà che è ipocondriaco, anche se il termine ipocondria è in realtà sparito dall’ultima versione del Manuale diagnostico e statistico dell’American Psychiatric Association (Dsm 5). Il problema però esiste e viene identificato in due manifestazioni molto simili tra loro: il disturbo da sintomi somatici (il livello di ansia per la salute è alto ed è associato a sintomi somatici) e il disturbo da ansia di malattia (in questo caso è presente solo l’ansia per la salute).
È fondamentale che la società e il sistema sanitario riconoscano la gravità di questo disturbo e offrano un supporto adeguato. La comprensione, l'empatia e l'accesso a cure specialistiche sono essenziali per aiutare le persone affette da disturbo d’ansia da malattia a liberarsi dalla prigione della loro preoccupazione e a riconquistare una vita piena e soddisfacente.
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