Interpretazioni Psicoanalitiche di Violenza e Fascismo

L'analisi della propaganda fascista e dei meccanismi psicologici che la sottendono ha rappresentato un campo di indagine cruciale per la comprensione delle dinamiche di potere e della violenza di massa. Studi approfonditi, come quelli presentati nel libro "Prophets of Deceit" di L. Lowenthal e N. Guterman, hanno messo in luce le strategie persuasive adottate dagli agitatori fascisti, evidenziando come la loro retorica si discosti dalla trattazione di problemi politici concreti per focalizzarsi su attacchi ad hominem e calcoli psicologici. L'obiettivo primario di questi agitatori è la manipolazione emotiva delle masse, volte a creare un clima propizio ad azioni violente e irrazionali, in linea con la "psicologia delle masse" teorizzata da Gustave Le Bon.

Propaganda fascista

La Struttura della Propaganda Fascista: Un Approccio Sistematico

La propaganda fascista si caratterizza per un approccio sistematico e metodico, basato su accorgimenti e tecniche ben definite. Questo schema rigido non solo mira allo smantellamento della democrazia attraverso il sostegno di massa contro i principi democratici, ma si riflette anche nella natura intrinseca del contenuto e della forma della propaganda stessa. La uniformità del linguaggio utilizzato dai vari agitatori, dai più noti ai meno influenti, suggerisce un modello comune di manipolazione. Le continue ripetizioni, la povertà di idee e un repertorio limitato di motivi e artifici retorici sono ingredienti essenziali di questo meccanismo. La rigidità meccanica dello schema globale è essa stessa espressione di aspetti psicologici della mentalità fascista, suggerendo un'unità strutturale fondata su un concetto globale che determina ogni parola pronunciata, sia a livello politico che psicologico.

Le Radici Psicoanalitiche della Manipolazione di Massa

L'interpretazione psicoanalitica dei trucchi propagandistici fascisti, analizzati singolarmente, acquista un significato più profondo se inquadrata in un sistema psicologico più ampio. La nozione di "sistema psicologico" associata all'idea di paranoia appare particolarmente appropriata, poiché conferisce una cornice teorica necessaria per comprendere la coerenza e la determinazione di queste tecniche. L'applicazione di una teoria psicoanalitica fondamentale all'azione complessiva dell'agitatore diventa quindi un passo logico.

Sigmund Freud

Sigmund Freud, nel suo lavoro "Psicologia delle masse e analisi dell'Io" (1921), ha fornito un quadro di riferimento teorico che, pur non focalizzandosi sull'aspetto politico, ha previsto con sorprendente accuratezza l'insorgere e la natura dei movimenti di massa fascisti. Freud ha intuito come i meccanismi psichici legati al narcisismo e al problema dell'Io, enfatizzati dopo la Prima Guerra Mondiale, stessero acquisendo un ruolo sempre più centrale. La crescente labilità dell'individuo, in concomitanza con mutamenti socio-economici, lo rendeva più propenso a una sottomissione passiva a forti poteri collettivi esterni. Sebbene Freud non analizzasse direttamente i mutamenti sociali, il suo lavoro ha rivelato tendenze storiche attraverso lo studio della crisi individuale e della sua disponibilità alla manipolazione.

La Critica di Freud alla "Psicologia delle Masse" Tradizionale

Il metodo freudiano consiste in un'interpretazione dinamica della descrizione della psiche di massa fornita da Le Bon e in una critica ai concetti dogmatici o alle "parole magiche" utilizzate da altri psicologi pre-analitici. Freud non mette in dubbio le caratteristiche comunemente attribuite alle masse - deindividualizzazione, irrazionalità, manipolabilità, violenza - ma rifiuta il tradizionale disprezzo delle masse. Anziché considerarle intrinsecamente inferiori, Freud si interroga su cosa renda le masse tali. Egli respinge l'ipotesi di una pulsione sociale o gregaria come spiegazione, ritenendola una riformulazione del problema piuttosto che una soluzione.

Dal punto di vista sociologico, il rifiuto freudiano della pulsione gregaria è ben fondato. Gli individui che compongono le masse moderne sono figli di una società competitiva e individualistico-liberale, educati all'affermazione e all'indipendenza. Il semplice raffronto di queste formazioni di massa con fenomeni biologici non è sufficiente. È necessario spiegare perché individui contemporanei regrediscano a forme di comportamento primitive che contraddicono il loro stesso livello razionale e il grado di civiltà tecnologica. Freud mira a chiarire le forze psicologiche che determinano la trasformazione degli individui in una massa, identificando il "vincolo" che li lega come elemento caratterizzante.

Il Vincolo Libidico e la Suggestione

Secondo la teoria psicoanalitica generale, il vincolo che integra gli individui in una massa è di natura libidica. Freud va oltre le osservazioni di altri psicologi, spiegando la compattezza delle masse attraverso il principio del piacere, ovvero i piaceri veri o succedanei derivanti dall'abbandono individuale nella massa. Hitler, consapevole di questa origine libidica, attribuiva ai partecipanti alle sue adunate tratti di passività specificamente femminili, facendo riferimento al ruolo dell'omosessualità inconscia nella psicologia delle masse.

La conseguenza più importante dell'introduzione freudiana della libido nella psicologia delle masse è che le caratteristiche attribuite alle masse perdono il loro carattere primordiale e irriducibile. Non sono cause, ma effetti. Nella massa, l'individuo si trova in condizioni che gli consentono di liberarsi dalle rimozioni dei propri moti pulsionali inconsci. Questo fenomeno non implica l'emergere di nuove qualità, ma la manifestazione di caratteristiche solitamente sommerse. La predisposizione al corto circuito tra emozioni violente e azioni altrettanto violente, sottolineata da tutti gli autori che si sono occupati di psicologia delle masse, è particolarmente significativa. Questo aspetto, nelle teorie freudiane sulle culture primitive, porta all'assunto che il parricidio dell'orda primordiale non sia pura fantasia, ma corrisponda a una realtà preistorica.

Il riaffiorare di tratti arcaici deve essere inteso come risultato di un conflitto, contribuendo a spiegare manifestazioni della mentalità fascista difficilmente comprensibili altrimenti. La categoria psicologica della distruttività, affrontata da Freud nel "Disagio della civiltà", assume un ruolo centrale. Il fascismo, in quanto ribellione contro la civiltà, non è una semplice reiterazione dell'arcaico, ma la sua riproduzione all'interno e per mezzo della civiltà stessa. La ribellione fascista attinge energia non solo dalle pulsioni dell'Es, ma anche da altre istanze psicologiche cooptate dall'inconscio.

#03 PSICOLOGIA DI MASSA DEL FASCISMO - WILHELM REICH {rubrica: "SPIEGATO FACILE" di Jesùs G.Blanca}

La Suggestione come "Ombrello" delle Relazioni Amorose Inconsce

Poiché il vincolo libidico tra i membri della massa non è apertamente sessuale, è necessario indagare i meccanismi psicologici che trasformano l'energia sessuale primaria in vincoli emotivi. Freud risponde attraverso l'analisi dei fenomeni legati alla suggestione e alla suggestionabilità. La suggestione è vista come un "ombrello" o un "paravento" dietro cui si celano "relazioni amorose" che rimangono inconsce. Nelle masse organizzate come la chiesa o l'esercito, l'amore tra gli aderenti è assente o espresso in forma indiretta e sublimata, mediato da un'immagine religiosa.

Nelle masse fasciste artificialmente integrate, il riferimento all'amore è quasi completamente escluso. Hitler, sostituendo il ruolo del padre amorevole con quello di autorità minacciosa, ha spostato il concetto di amore verso l'idea astratta di "Germania", spesso associata all'aggettivo "fanatico" per conferirle un alone di ostilità e aggressività. Uno dei principi fondamentali dell'autoritarismo fascista è bloccare l'energia primaria della libido a un livello inconscio per deviarne le manifestazioni in modi funzionali al potere.

L'Incontro tra Psicoanalisi e Fascismo: Il Caso Freud-Mussolini

Un episodio poco noto, raccontato da Glauco Carloni nel libro "Freud e la ricerca psicologica", getta una luce diversa sul rapporto tra psicoanalisi e fascismo. Nel 1933, a Vienna, mentre il pericolo di una svolta autoritaria e antisemita si faceva sentire anche in Austria, giunsero tre italiani a far visita a Sigmund Freud: lo stesso Freud, ormai anziano e malato, e Giovacchino Forzano, un uomo di teatro legato al regime fascista, accompagnato da sua figlia.

Lettera di Freud a Mussolini

La visita sembra essere stata motivata dalla richiesta di Freud di assistere una giovane paziente, "figlia di un importante personaggio politico". Freud, pur disponibile, sottolineava la necessità del desiderio della paziente stessa per il successo della cura. Durante l'incontro, Freud donò a Mussolini una copia del suo libro "Warum Krieg?" ("Perché la guerra?"), pubblicato l'anno precedente, con una dedica: "A Benito Mussolini coi rispettosi saluti di un vecchio che nel Governante riconosce l’eroe della cultura". La dedica, sebbene calorosa, solleva interrogativi sulla coerenza con le teorie freudiane. Weiss, allievo di Freud, espresse imbarazzo, sapendo che Freud non avrebbe rifiutato la richiesta "per amor mio e della Società Psicoanalitica Italiana". Il libro stesso, un carteggio tra Einstein e Freud sul pericolo della guerra, stampato per conto della Società delle Nazioni, sottolineava la drammaticità del momento storico.

Questo episodio potrebbe confermare le teorie freudiane sulla contraddittorietà della psiche umana. Anni dopo, Freud stesso fu vittima della violenza nazista. Nel 1938, dovette fuggire dall'Austria e fu necessaria una mobilitazione internazionale per ottenere l'autorizzazione a partire. Forzano, forse memore dell'incontro o grato per l'interessamento, scrisse a Mussolini per intercedere in favore di Freud, definendolo "un vecchio glorioso di 82 anni che tanta ammirazione ha per l’Eccellenza Vostra: è Freud, ebreo". Ernst Jones, biografo di Freud, ritenne che Mussolini si fosse adoperato per salvare il maestro viennese.

Il Cinema come Specchio della Psiche Collettiva e Meccanismo Difensivo

L'immaginario cinematografico, in particolare quello di fantascienza, viene proposto come strumento per elaborare le angosce depressive connesse a eventi traumatici come le guerre. La narrazione di eventi bellici attraverso il cinema può offrire una prospettiva diversa, permettendo di riflettere sull'impatto psicologico della violenza. La scelta di film come "La Guerra dei Mondi", "Il Risveglio del Dinosauro" e "Blade Runner" è significativa. Questi film, pur con effetti speciali diversi, esplorano temi come il mostro interno, la caccia agli "alieni" e la regressione a stati primitivi.

Locandina de

"La Guerra dei Mondi" di Haskin e Pal, successivo alla trasmissione radiofonica di Orson Welles che suscitò panico per la sua verosimiglianza, apre la strada a film di fantascienza che propongono tematiche da Guerra Fredda. In un periodo di maccartismo, questi film riflettono una visione paranoide in cui il male e i nemici attentano dall'esterno al benessere e alla democrazia. I mostri emergono non solo dagli spazi esterni, ma anche dalle profondità della terra, simboleggiando l'inquietante e il perturbante che si cela nell'inconscio umano.

"Blade Runner", ambientato in una Los Angeles distopica del 2019, esplora la regressione affettiva e la perdita di slancio vitale in un'umanità al culmine della potenza tecnologica. Il protagonista, Deckart, vive un momento di malinconia che apre la possibilità di un'introspezione trasformativa, innescata dall'impatto di un evento tremendo. L'incontro con Rachel, personificazione della "reverie" e della conoscenza trascendentale, apre a sentimenti di amore e compassione, un dialogo mancato durante eventi come il G8 di Genova, dove la violenza ha impedito ogni forma di dialogo e integrazione.

"Il Signore delle mosche", basato sul romanzo di William Golding, narra la regressione di un gruppo di ragazzi inglesi su un'isola deserta, che degenera in un culto tribale e violento. I ragazzi, inizialmente uniti da un desiderio di organizzazione razionale, soccombono alle paure e alle angosce. L'emergere del "mostro" simboleggia le angosce infantili e la potenziale frattura della convivenza civile. Il fuoco, simbolo della ragione, e gli occhiali di Piggy, rappresentazione di percezione e conoscenza, vengono sopraffatti dalla violenza. La progressione del film mostra un crescendo di violenza che culmina nell'uccisione di Simon e Piggy, evidenziando come il "mostro" emerga non solo dall'esterno, ma anche dalle profondità dell'animo umano.

L'Ur-Fascismo di Umberto Eco e la Psicoanalisi

Umberto Eco, nel suo intervento alla Columbia University nel 1995, ha delineato le caratteristiche dell'"Ur-Fascismo", identificando il culto della tradizione come tratto fondamentale. Questo tradizionalismo, radicato in una "rivelazione" ricevuta all'alba della storia umana, implica l'impossibilità di un avanzamento del sapere. La psicoanalisi, secondo Eco, si confronta con questa dinamica, poiché la supposizione di sapere che anima il dire del soggetto si basa sulla convinzione di una verità primitiva e sulla ricerca di un significato preesistente della realtà. Il soggetto cerca di creare le condizioni per credere a un "Altro" completo, aspirando a un totalitarismo e a un fascismo che si manifestano come insufficienza personale.

Umberto Eco

La psicoanalisi opera in direzione della decostruzione degli archetipi inconsci, mirando al punto in cui non esiste un Altro precostituito e dove si può creare qualcosa di nuovo con l'erotizzazione del trauma della lingua. La psicoanalisi, in questo senso, si contrappone alla tendenza fascista verso un ordine del mondo garantito da un'autorità sovraordinata.

Fascismo, Desiderio e la "Macchina Metafisica"

Felix Guattari, nelle sue conferenze in Italia negli anni Settanta, ha esplorato la relazione tra fascismo e desiderio, sostenendo che il fascismo sia immanente alla produzione di desiderio e si attivi attraverso una "microfisica di relazioni di potere". Questo si manifesta nei rapporti quotidiani, familiari, scolastici e lavorativi, dove il godimento nel limitare la libertà altrui può alimentare dinamiche fasciste. Un desiderio "sovversivo", invece, contribuisce alla nascita di formazioni diverse, rappresentando un'apertura verso il nuovo.

Roberto Esposito, nel suo libro "Il fascismo e noi. Un’interpretazione filosofica", definisce il fascismo non solo come fenomeno storico-politico, ma come una "macchina metafisica" che opera nell'esperienza interiore, nei desideri, nelle relazioni e nei linguaggi. Esposito sottolinea come il fascismo, nella sua essenza, abbia attraversato l'intera epoca contemporanea, lasciando un segno profondo in tutti. Sebbene l'antifascismo sul piano politico sia indispensabile, combattere il fascismo richiede più di una semplice negazione. Il fascismo è stato anche una potenza produttiva di terrore e morte.

Esposito distingue tra il concetto di "comunità" come identità chiusa, difensiva e aggressiva, con radici fasciste, e la "communitas" come condivisione aperta di un'assenza di identità. La politica, in questo senso, è spesso sospettosa verso desideri sovversivi che aprono a nuove possibilità. Il fascismo, lungi dall'essere un fenomeno storico limitato, è una "macchina metafisica, pulsionale, bellica" che agisce in profondità, nelle menti, nell'immaginario e nei desideri, scatenando istinti sadici e masochistici, pulsioni di vita e di morte.

Simbolo del fascismo

La Tentazione Autoritaria e il Razzismo Contemporaneo

Il fascismo ha sfidato la filosofia, ponendosi sul suo terreno e dando alla prassi un significato spirituale, come nel caso di Giovanni Gentile. L'idea che l'essenza dell'uomo sia costituita dal suo corpo razziale è un gesto filosofico e metafisico. La critica di Michel Foucault all'"Anti-Edipo" di Deleuze e Guattari come libro "anti-fascista" evidenzia la connessione tra fascismo, capitalismo e potere. Karl Polanyi ha definito il fascismo come un modo violento e antidemocratico di uscire dalla crisi del capitalismo, spoliticizzando la società e consegnandola al governo di un'economia corporativa, imponendo tale governo con la forza.

La tentazione di un'uscita autoritaria dalla crisi economica è sempre possibile, e il fascismo si è contrapposto sia alla democrazia che al liberalismo. Il dibattito sulla politica di Donald Trump ha sollevato interrogativi sulla sua natura fascista, evidenziando tratti caratteriali fascisti e una focalizzazione sul mondo dell'economia, suscettibile di una declinazione fascista.

Il razzismo, componente essenziale del nazi-fascismo, si manifesta oggi in forme meno visibili ma forse più estese. Il razzismo contemporaneo non si concentra su un'unica etnia, ma riguarda il mondo non occidentale, basandosi su una condizione di privilegio che esclude chi non ne fa parte. Questa rigida separazione tra inclusi ed esclusi genera violenza e discriminazione. I fascisti dividevano le donne in "madri-sorelle" e "donne perdute", desiderandole e temendole allo stesso tempo, manifestando un forte fantasma d'impotenza.

La Psicoanalisi come "Macchina da Guerra" Antifascista

La psicoanalisi, nella sua essenza, è una forza distruttiva, profondamente anti-istituzionale e antifascista. Il discorso dell'analista è "extra territoriale", legato al "Fuori", come direbbe Foucault. La psicoanalisi non si autoesclude dallo Stato, ma mantiene con esso un rapporto problematico. Assomiglia più a un rizoma, frammentato, molteplice, fatto di mille posizioni diverse, piuttosto che a una scienza di Stato o a un sapere identitario. La psicoanalisi non possiede concetti di identità e non definisce il bene.

La "guerra", nel linguaggio psicoanalitico la pulsione di morte, rilancia sempre il desiderio, mai il bene. La psicoanalisi, come ha sottolineato Sandro Pertini citando Voltaire, deve essere disposta a combattere le tesi politiche diverse dalle proprie, ma sempre sul terreno democratico. Il fascismo, invece, non è una fede politica, ma si oppone a ogni fede politica, opprimendo chiunque non la pensi come lui. La psicoanalisi, dunque, deve essere sempre in guerra, nel senso di una continua messa in discussione delle certezze e delle strutture di potere, per preservare la libertà di espressione e il pensiero critico.

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