Il Neorealismo: Definizione, Caratteristiche e Eredità di un Movimento Rivoluzionario

Il Neorealismo, un fenomeno culturale complesso e multiforme, ha segnato profondamente il panorama artistico e letterario italiano del Novecento, estendendo la sua influenza anche al cinema e influenzando generazioni di artisti in tutto il mondo. Lungi dall'essere una scuola rigidamente definita, il Neorealismo si configurò piuttosto come un "insieme di voci", un'urgenza espressiva nata da un profondo sconvolgimento storico e sociale che attraversò l'Italia tra gli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta del secolo scorso.

La Nascita di un Movimento: Contesto Storico e Culturale

Il vero e proprio Neorealismo letterario, successivo agli anni Quaranta, in Italia rappresentò il libero incontro di alcune individualità ben distinte all'interno di un clima storico comune. Il Neorealismo sorse quindi come conseguenza della crisi tra il 1940 e il 1945 che, con la seconda guerra mondiale e la lotta antifascista, il dopoguerra, sconvolse fino alle radici e cambiò il volto all'intera società italiana. Nell'immediato secondo dopoguerra, si fa vivissimo negli intellettuali il bisogno di un impegno concreto nella realtà politica e sociale del paese. L'antifascismo e la successiva adesione ai moti di rivolta popolare determinano in molti scrittori l'esigenza di considerare la letteratura come una manifestazione e uno strumento del proprio impegno. Durante questa temperie politico-culturale tra gli intellettuali si apre difatti un dibattito riguardante la loro funzione.

Manifesto di propaganda antifascista

Il Neorealismo, quindi, non fu una scuola nel senso tradizionale del termine. Come sottolineato da Italo Calvino nella sua Prefazione del 1964 al romanzo "Il sentiero dei nidi di ragno", "Il «neorealismo» non fu una scuola. (…) Fu un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, anche - o specialmente - delle Italie fino allora più inedite per la letteratura. Senza la varietà di Italie sconosciute l'una all'altra - o che si supponevano sconosciute -, senza la varietà dei dialetti e dei gerghi da far lievitare e impastare nella lingua letteraria, non ci sarebbe stato «neorealismo»". Questa molteplicità di prospettive e la riscoperta di "diverse Italie" divennero tratti distintivi del movimento.

Il termine "neorealismo" in un primo momento fu utilizzato per indicare una nuova forma di romanzo realista realizzata da scrittori come Alberto Moravia e Corrado Alvaro. Successivamente, nel cinema italiano, già nei film del muto e in quelli della metà degli anni Trenta, era evidente la tendenza a far vedere le cose così come accadono, cogliendo le vicende della vita e della gente comune nella loro autenticità, senza abbellimenti. I film del neorealismo svilupparono questi aspetti, ma anche per il fatto che vennero realizzati nel dopoguerra, ossia in un periodo molto difficile e al tempo stesso aperto ai cambiamenti e a nuovi modi di pensare, furono molto più espliciti nel rappresentare la realtà e i suoi problemi.

In Italia il termine viene usato per la prima volta nel 1941 per definire un film del regista Luchino Visconti, "Ossessione", ma presto passa anche a definire una corrente letteraria formata da giovani autori quasi tutti cresciuti e formatisi sotto la dittatura fascista ma profondamente critici verso quell’esperienza politica ed i suoi aspetti culturali. L'eredità verghiana è fondamentale per comprendere le radici del Neorealismo. Il modello di riferimento del neorealismo è quello verista verghiano, di cui si riprende l’impegno a ritrarre oggettivamente la realtà umana e sociale contemporanea e a cui si attribuisce una volontà di denuncia, in Verga solo implicita.

Caratteristiche Fondamentali del Neorealismo Letterario

La poetica neorealista si fonda sia su nuovi contenuti che su nuovi linguaggi. L'attenzione per il reale e la riscoperta di piccoli mondi regionali e locali, prima osteggiati dalla propaganda del regime, si unisce con l'intento di testimonianza etica e civile attraverso lo strumento del romanzo e della narrazione. Questo interesse per i localismi, evidente nelle ambientazioni di molte opere, si esprime innanzitutto nella scelta di dialetti e forme linguistiche regionali per far parlare i propri personaggi.

I temi affrontati riguardano la lotta armata, le esperienze di prigionia e deportazione, le lotte operaie e contadine, la disoccupazione, gli scioperi e le occupazioni di terre. Spesso, la trama e il mondo rappresentato riguardano eventi assai vicini a chi legge: gli eventi sono quelli drammatici e cruenti dell’esperienza partigiana (cui partecipano direttamente molti scrittori neorealisti) e della liberazione dal nazifascismo. La letteratura diventa così anche uno strumento di denuncia e, al tempo stesso, di espressione di sé.

Immagine di Partigiani durante la Resistenza

Il Neorealismo avverte la necessità di una nuova cultura, aperta ai vari problemi letterari, economici, sociali e volta a colmare la grande distanza tra cultura umanistica e tecnico-scientifica. La narrazione realistica prosegue per tutto il Novecento, ma spesso cambia di prospettiva. Non era tanto la volontà di documentare o informare a caratterizzare la carica esplosiva di libertà che animava il giovane scrittore, quanto la volontà di esprimere. Esprimere cosa? La propria visione del mondo, le proprie inquietudini, il proprio vissuto.

La narrativa autobiografica e documentaristica diviene un filone importante. Il bisogno diffuso di narrare le vicende dell’opposizione al fascismo, della guerra e della lotta partigiana si esprime anche in testimonianze dirette e immediate, non sempre filtrate letterariamente, come diari di guerra, cronache, lettere. In questo senso, le opere di memorialistica, pur non essendo veri e propri romanzi per l'assenza di invenzioni narrative, sono fondamentali per comprendere l'epoca. Esempi significativi sono "Se questo è un uomo" e "La tregua" di Primo Levi.

Autori e Opere Emblematiche

Diversi autori hanno contribuito a definire il Neorealismo letterario. Elio Vittorini, siciliano, classe 1908, è una figura centrale. Cresciuto nell'ambiente culturale fascista, fu affascinato dalla letteratura inglese e americana, diventando traduttore di opere di D.H. Lawrence. Già in questi anni emergeva il suo ideale di cultura come mezzo di emancipazione, la necessità di una cultura libera e slegata dall’oppressione di apparati politici. Nel 1945 pubblicò "Uomini e no", scritto nel 1944 e considerato il primo romanzo sulla Resistenza. La sua attività editoriale con la rivista "Il Politecnico" e la creazione di collane narrative furono cruciali per far conoscere nomi come Italo Calvino e Beppe Fenoglio.

Cesare Pavese, altro grande autore piemontese, esprime nelle sue opere il conflitto interiore dell'autore. La sua scrittura è giustificata dalla ricerca e dall'autodefinizione personale, un processo di ricostruzione che prende le mosse dall'infanzia e dai luoghi in cui questa si è svolta, le Langhe, che nella sua memoria diventano luoghi quasi mitici. Il suo ultimo romanzo, "La luna e i falò", intreccia il ricordo dei falò estivi con quelli più recenti e violenti causati dalla guerra.

Beppe Fenoglio, nato ad Alba nel '22, interruppe gli studi per la chiamata alle armi e, dopo l'8 settembre del '43, divenne partigiano. La rielaborazione letteraria della memoria personale segna profondamente la sua produzione.

Primo Levi, nato a Torino da una famiglia di origine ebraica, entrò nella Resistenza piemontese. Delle sue terribili esperienze nei campi di concentramento parla in "Se questo è un uomo", raccontando le brutalità quotidiane e la disperazione dei prigionieri. "La tregua" narra invece il lungo viaggio di ritorno verso casa attraverso un'Europa devastata dal conflitto.

Italo Calvino, nella sua prefazione del 1964, descrive il Neorealismo come un "insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie". Il suo romanzo d'esordio, "Il sentiero dei nidi di ragno" (1947), è un'opera fondamentale che incarna lo spirito neorealista.

Altri romanzi che anticipano la stagione neorealista sono "Conversazione in Sicilia" di Elio Vittorini (1941) e "Paesi tuoi" di Cesare Pavese (1941). Il periodo più fecondo della scrittura neorealista si realizza dal 1943, con la caduta del regime fascista, fino alla fine degli anni Quaranta. Nel 1947 uscirono anche "Il compagno" di Pavese e "Cronache di poveri amanti" di Vasco Pratolini.

Il Neorealismo nel Cinema: Uno Sguardo Nuovo sul Reale

Il Neorealismo estese la sua influenza anche al cinema, diventando un movimento di portata mondiale e dando una notorietà internazionale al cinema italiano. Fu soprattutto un nuovo modo di pensare e di fare il cinema, "uno sguardo nuovo sulle cose", come disse Luchino Visconti.

Scena dal film

Il cinema neorealista è caratterizzato dalla rappresentazione il più possibile autentica della vita quotidiana, colta anche nei suoi aspetti più duri, rifuggendo dall'idealizzazione. I fatti quotidiani, pur minimi, sono ricchi di vita, di poesia e di significatività. Le trame sono ambientate in massima parte fra le classi disagiate e lavoratrici, con lunghe riprese all'aperto, in periferia o in campagna, a volte sullo sfondo delle devastazioni belliche. Si utilizzano spesso attori non professionisti per le parti secondarie e a volte anche per quelle primarie. La riscoperta del paesaggio fu una delle caratteristiche più significative dei film neorealisti. Con il neorealismo il paesaggio diviene coprotagonista delle storie e non semplice sfondo scenografico.

I maggiori esponenti del movimento cinematografico, sorto spontaneamente e non codificato, furono, negli anni Quaranta e nei primissimi anni Cinquanta, registi come Luchino Visconti, Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Aldo Vergano, Giuseppe De Santis, Pietro Germi, Alberto Lattuada, Renato Castellani, Luigi Zampa, Alessandro Blasetti e gli sceneggiatori Cesare Zavattini e Sergio Amidei.

Il primo film considerato dalla maggior parte dei critici pienamente ascrivibile al genere è "Ossessione" (1943) di Luchino Visconti. Il Neorealismo acquistò però risonanza mondiale nel 1945, con "Roma città aperta" di Roberto Rossellini, primo importante film uscito in Italia nell'immediato dopoguerra. Questo film è l'epopea della Resistenza, messa in pratica grazie all'alleanza tra comunisti e taluni cattolici a fianco della popolazione.

Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini [Analisi del film] Anna Magnani, Aldo Fabrizi

Altri film importanti neorealisti furono "Sciuscià" (1946) di Vittorio De Sica, primo di una serie di film neorealisti realizzati dal regista, fra cui spiccheranno, poi, "Ladri di biciclette" (1948), "Miracolo a Milano" (1951) e "Umberto D.". In "Ladri di biciclette" è raccontato il dramma di un operaio e nella cui narrazione si rappresenta la durezza della vita nel dopoguerra.

Nel 1948, al culmine del Neorealismo, Luchino Visconti adattò "I Malavoglia", il celeberrimo romanzo di Giovanni Verga scritto nel pieno del Verismo. Visconti ne ammodernò il soggetto, apportando modifiche straordinariamente piccole alla trama o allo stile originale. Il film che ne risultò, "La terra trema", fu interpretato solo da attori non professionisti e girato nel medesimo paese, Aci Trezza, dove il romanzo era ambientato. Poiché il film venne girato in lingua siciliana, esso fu sottotitolato anche nella versione originale italiana.

Il cinema neorealista proponeva storie contemporanee ispirate a eventi reali e spesso raccontava la storia recente. Ben presto però l'attenzione fu rivolta ai problemi sociali contemporanei. Tuttavia, l'immagine dell'Italia, un paese povero e desolato, che traspariva da questi film infastidiva una certa classe politica. L'episodio di Vittorio Mussolini che, dopo aver visto "Ossessione" di Visconti, uscì dalla sala urlando "Questa non è l'Italia!" è emblematico. Di conseguenza, le proiezioni vennero interrotte e sequestrate. "Ossessione" rappresentava un'Italia senza illusioni e menzogne e demoliva i valori familiari su cui si basava la dittatura.

Nel 1949 fu emanata una legge, presentata dall'allora sottosegretario allo spettacolo Giulio Andreotti, che doveva sostenere e promuovere la crescita del cinema italiano e al contempo frenare l'avanzata dei film americani ma anche gli imbarazzanti eccessi del Neorealismo. Eppure, racconta Roberto Rossellini, questo cinema che, «non so bene perché, è stato chiamato neo-realista», servì per raccontare la tragedia italiana e a delineare il vero volto del suo popolo.

Evoluzione e Superamento della Poetica Neorealista

Dagli anni Cinquanta, si assiste al graduale superamento della poetica neorealista. Già nei primi anni Cinquanta vennero realizzati film considerati espressione del cosiddetto "neorealismo rosa", definizione con cui si volle indicare uno stile da commedia, rispetto al dramma o alla tragedia che erano stati i toni più frequenti nelle opere precedenti. Prima presenti come eroine tragiche, le donne protagoniste sono ora raffigurate soprattutto come fanciulle di belle speranze, in cerca del giovane da sposare. Nel frattempo era cambiato il clima storico e culturale del paese e quindi era arrivata al suo termine anche la stagione del Neorealismo.

Il Neorealismo propriamente detto si esaurì attorno alla metà degli anni cinquanta. Tuttavia, questa stagione ha continuato a suscitare interesse e ha costituito un importante modello di riferimento per registi di generazioni successive, sia italiani (da Pier Paolo Pasolini a Gianni Amelio), sia stranieri (da Martin Scorsese ad Abbas Kiarostami).

Manifesto del film

Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, pur non essendo strettamente neorealisti, si collocano in una posizione a sé stante. Per la cinematografia di Fellini sono state coniate le espressioni "realismo magico" e, successivamente, "fantarealismo". Antonioni, inizialmente aderì al Neorealismo con alcuni celebri documentari.

L'eredità del Neorealismo fu raccolta, durante gli anni ottanta, anche dai registi Claudio Caligari in "Amore tossico" (1983) e Nico D'Alessandria ne "L'imperatore di Roma" (1987).

Il Neorealismo, con la sua profonda attenzione per la realtà sociale, la sua urgenza espressiva e il suo innovativo approccio stilistico, ha lasciato un'impronta indelebile nella cultura italiana e internazionale, dimostrando come l'arte possa essere uno strumento potente per comprendere e trasformare il mondo.

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