Il Cacciatore di Anoressiche: Anatomia di un'Ossessione Letale

Marco Mariolini, un antiquario di Brescia, si autodefinisce "il cacciatore di anoressiche", un titolo che riecheggia dalle pagine del suo libro autobiografico, pubblicato un anno prima di commettere un omicidio efferato. Il testo, lungi dall'essere una semplice confessione, si configura come un'autodenuncia di un potenziale serial killer, un'esplorazione lucida e disturbante della sua perversa attrazione per le donne scheletriche. Questo libro non è solo la cronaca di una mente malata, ma un monito inquietante sulle profondità oscure dell'animo umano e sul legame indissolubile tra parafilia, narcisismo e violenza.

Copertina del libro

La Parafilia di Mariolini: Un Desiderio Scheletrico

Mariolini non si limita a descrivere la sua attrazione per la magrezza estrema; la eleva a condizione patologica, definendosi "il primo e unico esemplare esistente di anoressofilo". Questa definizione, coniata da lui stesso, riflette un'ambiguità intrinseca: da un lato, riconosce la natura problematica e ossessiva del suo desiderio, dall'altro, la trasfigura in una "necessità esistenziale", un'ossessione imposta dal destino. Questa compiacenza narcisistica si manifesta nella convinzione di essere stato "condannato dal destino ad avere questa ossessione".

La sua parafilia, definita nei manuali diagnostici come un "disturbo psicosessuale caratterizzato dal fatto che chi ne è affetto deve, per ottenere eccitamento o soddisfazione sessuale, perseguire fantasie o compiere atti anomali o perversi", si traduce in un desiderio per il corpo femminile ridotto all'essenziale: ossa, muscoli e organi. La magrezza, per Mariolini, non è solo una caratteristica, ma l'oggetto del suo desiderio, un corpo da sottomettere e su cui sfogare pulsioni sadiche. Le donne "scheletriche" rappresentano per lui l'ideale, l'apice della sua perversione.

Il termine "anoressofilo" stesso racchiude questa ambiguità: un'attrazione per donne che soffrono di anoressia nervosa, una condizione medica grave. Mariolini non ricerca donne "sottili", ma "ossute", "scheletriche", un'ossessione che va oltre la semplice preferenza estetica per addentrarsi in un territorio patologico dove l'altro viene ridotto a un mero oggetto sessuale, privato di ogni umanità e dignità. La sua parafilia si manifesta come un bisogno impellente di soddisfare le proprie pulsioni, senza alcuna reale preoccupazione per il benessere o la sofferenza dell'altro. Il suo comportamento, che lui stesso interpreta come un "atto d'amore", ignora sistematicamente le conseguenze negative sull'oggetto del suo desiderio.

L'Origine della Patologia: Le Radici Familiari

Le radici della patologia di Marco Mariolini affondano in un'infanzia segnata dalla mancanza di affetto e da un ambiente familiare disfunzionale. I suoi primi due anni di vita trascorsi presso i nonni testimoniano un precoce allontanamento dai genitori. La madre, affetta da un grave disturbo ossessivo-compulsivo, era ossessionata dall'ordine e dalla pulizia, al punto da sentirsi incapace di accudire i figli. In un episodio agghiacciante, la sua ossessione la portò a far penzolare il piccolo Marco dal balcone, esasperata dal suo pianto. Il padre, al contrario, emerge come una figura debole e sottomessa, incapace di opporsi agli isterismi della moglie e assorbendone passivamente le conseguenze.

Questa dinamica familiare complessa e alienante instaura nel giovane Marco un rapporto ambiguo con la sorella. Da un lato, avverte il dovere di proteggerla dall'ostile ambiente domestico; dall'altro, nutre invidia nei confronti della bambina, percepita come destinataria di maggiori attenzioni, mentre lui si sente "invisibile". Questo sentimento di immaterialità, di non essere visto né considerato, potrebbe aver giocato un ruolo cruciale nello sviluppo dei suoi gusti sessuali atipici, che si manifestano precocemente, discostandosi da quelli dei suoi coetanei.

La sua attrazione per le donne anoressiche, per la loro estrema magrezza, può essere interpretata come un tentativo inconscio di "materializzare" se stesso, di affermare la propria esistenza attraverso il controllo e la manipolazione di corpi fragili e quasi inesistenti. La scelta di un oggetto d'amore così etereo e fragile riflette forse un bisogno di dominare ciò che a lui stesso è mancato: la consistenza, la presenza, la sostanza. L'ambiguità nella scelta di questo oggetto d'amore, che il soggetto rifiuta e cerca di evitare, è un paradosso che sottolinea la profonda lacerazione interiore di Mariolini.

Illustrazione schematica di una famiglia disfunzionale con enfasi sulla madre ossessiva e il padre sottomesso

L'Origine del Crimine: Il Modus Operandi

Il percorso criminale di Mariolini si articola attraverso un modus operandi inquietante, finalizzato a trasformare donne "normali" in "scheletri" che rispondano al suo ideale estetico. La sua prima moglie, Lucia, nonostante fosse già magra, viene sottoposta a pressioni per dimagrire ulteriormente. Le gravidanze della donna segnano un periodo di "mesi tragici" per Mariolini, non tanto per un affetto sincero che pure dichiara di provare, quanto per la repulsione che il "pancione" inevitabile suscita in lui, portandolo al divorzio nel 1994.

La vera "epifania" criminale avviene dopo la separazione, quando Mariolini incontra una donna che descrive come un "teschio vivente", una visione che cristallizza il suo obiettivo: trovare donne magre e trasformarle nell'oggetto del suo desiderio. Questo episodio segna un punto di non ritorno. Da un lato, comprende che donne già patologicamente magre muoiono troppo in fretta per soddisfare le sue esigenze di relazione stabile; dall'altro, realizza che il suo scopo è plasmare attivamente il corpo femminile.

Decide quindi di pubblicare un annuncio sul giornale, un invito a una trasformazione fisica radicale. A questo annuncio rispondono diverse ragazze, tra cui Monica Calò, una giovane studentessa di psicologia di 24 anni. Monica, pur non essendo né magra né grassa, soffre di disturbi dell'alimentazione e vede in Mariolini la possibilità di sentirsi finalmente amata. Questo la rende estremamente vulnerabile alle sue richieste di dimagrimento.

Il rapporto tra Mariolini e Monica degenera rapidamente in un incubo. Egli la sottopone a digiuni quasi totali, la colpisce sullo stomaco per indurla a vomitare, ossessionato dal mantenerla "in buona salute" secondo la sua distorta percezione. Monica, ridotta a meno di 40 chili, isolata dalla famiglia su suo ordine, vive un calvario di torture fisiche e psicologiche. Il suo tentativo di ribellione in un ristorante, ordinando un piatto di gnocchi, scatena una reazione furiosa di Mariolini, che la umilia e la punisce costringendola a dormire sul balcone, circondata da coltelli e martelli.

ANGELO IZZO: I DELITTI E LA PSICOLOGIA | True Crime Italia

L'Atto Criminale: La Violenza Inevitabile

La spirale di violenza e controllo culmina nell'omicidio di Monica Calò. Dopo essere stata condannata a un anno di arresti domiciliari per aver aggredito Mariolini con un martello nel tentativo disperato di difendersi, Monica si ritrova ancora una volta sotto l'influenza ossessiva dell'ex compagno. Durante il periodo di separazione forzata, Mariolini scrive il suo libro, "Il cacciatore di anoressiche", un tragico preannuncio di quanto accadrà: "avrei ucciso anche lei se non avesse accettato di tornare con me".

Le minacce, le lettere e le telefonate incessanti di Mariolini spingono Monica a tentare il suicidio più volte. Nonostante le denunce e le richieste di provvedimenti restrittivi, Mariolini riesce a convincerla a incontrarsi, facendo leva sulla sua compassione e minacciando di suicidarsi. L'incontro, avvenuto nei pressi del porto di Verbania, si trasforma in una colluttazione fatale. Di fronte all'ennesimo rifiuto di Monica di tornare con lui, Mariolini estrae un coltello e la uccide con ventidue coltellate.

In carcere, Mariolini dichiara l'assenza totale di senso di colpa e pentimento, definendosi una vittima al pari della sua vittima. La sua ossessione per l'ideale estetico della magrezza eccessiva rimane immutata, una condizione che egli stesso riconosce come predittiva di ulteriori reati. L'assenza di empatia è lampante: le donne sono viste come oggetti da possedere, controllare e gestire a proprio piacimento. La relazione tossica tra Mariolini e Monica Calò incarna il binomio narcisista/dipendente affettivo, dove la fragilità di Monica, pur con una vita apparentemente normale, l'ha resa incapace di sottrarsi a un'influenza fatale, isolandola e sradicandola dal suo mondo. Purtroppo, Monica ha subito passivamente le torture inflitte sul suo corpo, vedendo cancellata ogni possibilità di reazione.

Riflessioni Sociali: Stalking e Femminicidio

Sebbene l'evento delittuoso sia intrinsecamente legato al disturbo di Mariolini, la sua vicenda solleva questioni più ampie e urgenti. Il dilagante fenomeno dello stalking e del femminicidio trova origine nella convinzione, da parte di alcuni uomini, di poter esercitare un potere atavico attraverso la sopraffazione e la violenza sulle donne. Questa mentalità, radicata in una cultura misogina e patriarcale, mira a minare l'integrità psicologica e fisica delle donne, fino a provocarne l'uccisione o gravi sofferenze.

È imperativo mettere in discussione questa cultura attraverso progetti di sensibilizzazione di massa, ponendo l'accento sull'importanza dell'educazione e della promozione di nuove chiavi di lettura per i rapporti tra uomini e donne, basati sul dialogo e sul rispetto reciproco. Le istituzioni e l'opinione pubblica, alla luce dei numerosi casi di cronaca, stanno mostrando una crescente apertura verso l'analisi e la comprensione dei fenomeni sociali legati al femminicidio. La delinquenza in ambito domestico, in particolare, evidenzia la necessità di perfezionare le politiche sociali attraverso la creazione di centri e servizi di accoglienza, promuovendo un ulteriore passo verso l'affrancamento delle donne dalla violenza di genere. La storia di Mariolini, pertanto, non è solo la cronaca di un criminale, ma uno spaccato inquietante di dinamiche sociali e psicologiche che richiedono un'urgente e profonda riflessione collettiva.

Un documentario intitolato "Il cacciatore di anoressiche", trasmesso su NOVE, ha ripercorso l'indagine nella mente di Mariolini a 25 anni dai fatti, utilizzando materiali inediti ed esclusivi. Le autrici sottolineano come raccontare questa storia significhi affrontare una parte oscura dell'animo umano, un lavoro che, con l'eccezione di poche figure maschili, è stato prevalentemente condotto da donne. L'approccio per entrare nella mente di Mariolini ha coinvolto neuropsichiatri, criminologi e periti, evidenziando la complessità e la difficoltà di decifrare una vicenda che "va oltre ogni immaginazione". Questo caso, definito "più unico che raro", rappresenta un tragico esempio di come la parafilia, unita a disturbi della personalità e a una cultura patriarcale, possa condurre a esiti criminali devastanti, annunciati e poi tragicamente realizzati.

tags: #il #cacciatore #di #anoressiche #libro