Matrici Cognitive: Oltre la Struttura Mentale Individuale

La comprensione della mente umana ha attraversato un profondo processo evolutivo, spostando l'attenzione dalle sole strutture cognitive individuali a un paradigma più complesso e interconnesso. Questo articolo esplora il concetto di "matrice cognitiva", un termine che abbraccia sia le profonde strutture interiori che modellano la nostra percezione del mondo, sia le dinamiche interpersonali che contribuiscono alla formazione e al mantenimento della nostra realtà psichica.

La Matrice dello Schema: Fondamenti Cognitivi e Memoria Multimodale

Nell'ambito della psicoterapia cognitivo-comportamentale, il concetto di schema ha storicamente rappresentato uno dei pilastri teorici. Viene inteso come una matrice profonda attraverso cui ciascun individuo seleziona, interpreta e attribuisce significato agli eventi. Negli anni, numerosi contributi hanno messo in luce come gli schemi si sviluppino precocemente e si consolidino nel tempo, divenendo altamente resistenti al cambiamento. Secondo questa visione, lo schema non sarebbe soltanto un insieme di convinzioni e pensieri ricorrenti, ma una vera e propria rappresentazione multimodale delle esperienze passate. Eventi significativi si fisserebbero nella memoria non solo in termini di contenuto cognitivo, ma anche attraverso componenti emotive, sensoriali, olfattive, fisiologiche e motorie.

Rappresentazione grafica di una rete neurale

Alcune ipotesi, tuttora oggetto di ricerca, si spingono oltre, suggerendo che la memoria possa essere radicata non solo nei circuiti neuronali cerebrali, ma anche a livello delle cellule dell’organismo. Sostanze biochimiche come i neuropeptidi - definite “molecole dell’emozione” - svolgerebbero una funzione di messaggeri capaci di integrare informazione cognitiva ed emotiva con processi fisiologici diffusi. Questi peptidi non sarebbero confinati al cervello, ma presenti nei tessuti, negli organi interni e persino sulla superficie cutanea.

Quando una persona ha vissuto esperienze traumatiche ripetute, come violenze domestiche o altre forme di abuso, la memoria dell’evento può rimanere impressa in un insieme di risposte integrate: pensieri di pericolo, emozioni di paura, reazioni corporee di nausea o contrazione muscolare, odori e suoni associati al trauma. Tali componenti possono emergere anche molti anni dopo, come risposte automatiche che la persona percepisce senza riuscire a ricondurle a un ricordo preciso. Alcune ricerche sperimentali hanno inoltre evidenziato che fattori molecolari, come l’enzima calcineurina, possono modulare l’intensità delle memorie emotive, suggerendo che i processi di consolidamento mnestico siano in parte regolati da meccanismi biochimici difficilmente accessibili alla sola elaborazione consapevole.

Dal punto di vista clinico, questo approccio richiede una riflessione più ampia su come integrare strumenti che tengano conto del corpo e della dimensione fisiologica del ricordo. In una prospettiva più generale, si apre la possibilità di considerare la mente come un sistema diffuso nell’organismo, un insieme di connessioni neurobiologiche che si estendono ben oltre i confini cerebrali tradizionalmente presi in esame. Dattilio, F.M. (2010). Examining the Scope and Concept of Schema: Should We Look Beyond Cognitive Structures?

Il Contesto di Gruppo: Una Mente Condivisa e Interattiva

Per molti sembra difficile al momento accettare l’idea che ciò che è chiamato “la mente” consista di processi interattivi tra un numero di persone strettamente collegate, comunemente chiamato gruppo. Già quando due persone formano una relazione, esse creano un nuovo fenomeno, così come quando due persone giocano a scacchi creano un nuovo fenomeno, cioè la partita a scacchi che essi giocano. Quando un gruppo di persone forma relazioni intime, esse creano un nuovo fenomeno, ossia il campo totale degli avvenimenti mentali tra tutti loro. In questo contesto ho parlato di “processi transpersonali”, cioè processi mentali che, come i raggi x nella sfera corporea, passano attraverso gli individui che compongono una tale rete. A questo fenomeno, completamente nuovo, che si viene a creare, io abitualmente mi riferisco come al “contesto di gruppo”. Non parlo di una mente di gruppo poiché si tratterebbe di una sostantivizzazione di ciò che si vuol dire, tanto insoddisfacente quanto il parlare di una mente individuale. La mente non è una cosa che esiste ma una serie di eventi che si muovono e procedono in continuazione.

Illustrazione di un gruppo di persone che interagiscono

Credo comunque che ci sia una resistenza assolutamente specifica ad accettare i processi mentali come fenomeni multipersonali, resistenza paragonabile a quella che Freud ha trovato nei confronti del riconoscimento di processi mentali inconsci nell’individuo. Possiamo studiare meglio queste reti mentali in psicopatologia attraverso i nostri pazienti; si può osservare infatti che quando i pazienti in trattamento cominciano a cambiare seriamente, essi avranno, di regola, dei problemi con gli altri membri della rete. L’equilibrio totale e la psicopatologia della rete si erano basati sul fatto che i pazienti fossero proprio così, e pertanto l’equilibrio degli altri ora è minacciato. Quindi ogni cambiamento di ciascun individuo di questa rete turba l’intero equilibrio all’interno di essa.

Nel paragonare i punti di vista psicoanalitico e gruppoanalitico dell’individuo e dei processi individuali, l’analogia con un microscopio che ingrandisce in modo diverso è utile; la veduta psicoanalitica prende la mente individuale come unità di osservazione e cerca di capire tutti i processi mentali nei termini di questa mente individuale. Ciò la rende particolarmente utile per i suoi speciali propositi, cioè l’analisi verticale dell’individuo in senso storico cronologico. Per contrasto il punto di vista gruppoanalitico sosterrebbe che tutti questi processi interattivi agiscono in un campo mentale unificato di cui gli individui che lo compongono sono una parte. Il punto che voglio sottolineare è che questa rete è un sistema psichico di un’intera rete e non un sistema interattivo sociale sovrimposto in cui le menti individuali interagiscono tra loro; questo ha il valore di pensare nei termini di un concetto che non confina la mente, per definizione, ad un individuo.

I due sguardi, quindi, non sono pertanto incompatibili tra di loro, ma al contrario complementari; personalmente credo che l’ipotesi multipersonale della mente è più vicina alla vera natura degli eventi. Ho parlato di una rete interattiva intercomunicante in cui l’individuo è incastonato nella rete di un gruppo primario; non identifico questo concetto interamente con quello della famiglia, sebbene io abbia operato e studiato le reti familiari prima che la terapia familiare come tale esistesse. La famiglia originaria è davvero la rete primaria in cui la personalità del futuro individuo si forma decisamente; è come un asse verticale che punta al passato, ai genitori, all’infanzia dei genitori, alla relazione dei genitori con i propri genitori, tutti fattori che entrano nel nucleo più profondo del bambino in formazione. Il nucleo dell’Io e del Super-Io così formato è ugualmente inconscio sebbene non rimosso; è inconscio poiché i valori assimilati, l’intera relazione con il mondo e con gli oggetti, l’intero modo di esprimersi, di respirare, di dormire, di divertirsi, di parlare, il comportamento totale dell’individuo sono stati decisamente formati dal gruppo familiare originario. L’individuo è inconscio di ciò in quanto è normalmente convinto che il suo modo di sentire, di pensare è quello naturale e giusto, che la sua “lingua” è la lingua che si parla.

Circa il modo in cui l’individuo così sviluppato si comporta successivamente nella vita sappiamo che le sue influenze precoci continuano ad esercitarsi del tutto normalmente, ma anche che i disturbi, nella misura in cui rappresentano desideri o traumi irrisolti, si esprimono rispettivamente nel transfert e nella coazione a ripetere. Così uno dei maggiori progressi in un approccio analitico degli individui nei gruppi è che essi cominciano a vedere che altre persone ridono per cose diverse, sentono in modo diverso, sono diverse.

Ingredienti per l'intelligenza collettiva

Oltre i Confini Individuali: Applicazioni Cliniche e Nuove Frontiere

Questi concetti trovano risonanza in diverse aree della pratica clinica e della ricerca. La Terapia Metacognitiva (MCT), ad esempio, si è dimostrata un trattamento d'elezione per il disturbo d'ansia generalizzato (GAD), caratterizzato da preoccupazioni eccessive e incontrollabili. La versione di gruppo (g-MCT) ha confermato la sua efficacia nel ridurre i sintomi di rimuginio, ansia e depressione, abbattendo le credenze metacognitive e le strategie di coping disadattive. In studi condotti su campioni prevalentemente femminili con GAD, la g-MCT, strutturata in 10 sessioni settimanali di 90 minuti, ha portato a un recupero sintomatologico significativo nella maggior parte dei partecipanti.

Il processo di individuazione adolescenziale, influenzato dal passaggio da una cultura del dovere a una cultura della realizzazione di sé, può beneficiare di approcci che considerano le dinamiche relazionali e contestuali. Allo stesso modo, la psicoanalisi contemporanea esplora le complesse interazioni tra mente e corpo, soprattutto in relazione a esperienze traumatiche che lasciano memorie inscritte nel corpo, spesso dissociate e non simbolizzate. La comprensione di come queste esperienze si riverberino e si trasformino nella relazione analitica apre nuove prospettive terapeutiche.

Diagramma che illustra i principi della Terapia Metacognitiva di gruppo

La complessità della sessualità, il narcisismo pervasivo nella cultura popolare, le disfunzioni relazionali nelle coppie e nelle famiglie, e le sfide poste dal mondo virtuale sono tutti ambiti in cui una comprensione multipersonale della mente si rivela fondamentale. La psicoanalisi di coppia e famiglia, in particolare, è un campo in continua evoluzione, che si avvale di un proprio corpus di teorie, approcci e metodi per esaminare il complesso e articolato funzionamento mentale di queste unità.

Inoltre, il test delle Matrici Progressive di Raven, pur focalizzandosi sull'attitudine educativa e sulla capacità di dare un senso al disordine, si basa su forme geometriche universali. Questo lo rende uno strumento utile per stimare le capacità cognitive in individui che potrebbero avere difficoltà nell'uso del linguaggio, evidenziando come la comprensione dell'intelligenza possa trascendere le barriere linguistiche e culturali, pur rimanendo all'interno di un quadro di misurazione individuale. Tuttavia, è nel contesto delle reti interpersonali e dei "contesti di gruppo" che si intravede una visione più ampia della mente, come un fenomeno che si estende ben oltre i confini del singolo individuo.

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