La demenza, e in particolare la malattia di Alzheimer, rappresenta una sfida complessa che tocca non solo gli individui che ne soffrono, ma anche le loro famiglie e la società nel suo complesso. La perdita di memoria, il disorientamento spaziale e temporale, e i conseguenti stati d'ansia sono solo alcune delle manifestazioni di questa patologia neurodegenerativa. In questo contesto, l'innovazione e la creatività nella cura e nell'assistenza giocano un ruolo fondamentale nel migliorare la qualità della vita dei pazienti. A Cingia de' Botti, presso la Fondazione Elisabetta Germani, è stato ideato e realizzato un progetto che, con la sua apparente semplicità, offre un sollievo tangibile: una fermata dell'autobus fittizia, ma incredibilmente realistica, all'interno del reparto dedicato ai malati di Alzheimer più gravi.

Un Viaggio nel Tempo e nello Spazio: La Realizzazione della Fermata
Questa particolare fermata dell'autobus è stata concepita per ricreare un ambiente familiare e rassicurante, sfruttando la potenza dei ricordi e la familiarità di scenari del passato. La sua struttura non manca di alcun dettaglio che la renda verosimile: una strada che si perde all'orizzonte, cartelli stradali che indicano le direzioni e gli orari di passaggio degli autobus verso Casalmaggiore e Cremona, e persino una panchina dotata di un orologio. Un tocco di finitura distintivo è rappresentato dalle pubblicità d'epoca, accuratamente selezionate per evocare gli anni '50 e '60, un periodo che per molti pazienti può rappresentare un'epoca di ricordi felici e stabilità.
La creazione di questo spazio è stata un'impresa collaborativa, che ha visto il coinvolgimento di diverse figure chiave. Il presidente della Fondazione Germani, Riccardo Piccioni, e la direttrice generale, Marina Generali, hanno sottolineato l'importanza di affrontare la malattia di Alzheimer non solo come un problema individuale, ma come una questione che impatta l'intero sistema sanitario e sociale. Giorgio La Valle, amministratore delegato di KM (società del gruppo Arriva Italia), ha espresso gratitudine alla Fondazione per l'opportunità di contribuire a questo progetto, regalando ai pazienti anziani maggiore sicurezza e un senso di vicinanza psicologica a casa.
La struttura fisica della fermata è stata realizzata con cura. Su una parete è stata posizionata la panchina con la pensilina e i cartelli informativi, mentre sull'altra è stato applicato un adesivo che raffigura una strada. A terra, la classica scritta "BUS" e il contorno della fermata sono stati dipinti di giallo, completando l'illusione.
La Scienza Dietro l'Illusione Terapeutica
L'efficacia di questa "fermata del ritorno" non è frutto del caso, ma si basa su consolidati studi scientifici. È stato infatti accertato che la presenza di una fermata dell'autobus, anche se fittizia, all'interno dei reparti dedicati ai malati di Alzheimer, ha un impatto positivo significativo sul loro stato d'animo, riducendo notevolmente i livelli di ansia.
La dottoressa Isabella Salimbeni, direttore sanitario della Fondazione Elisabetta Germani, spiega che i malati di Alzheimer soffrono di disorientamento nel tempo e nello spazio, spesso non hanno consapevolezza della propria condizione patologica e manifestano frequentemente il desiderio di "tornare a casa con il pullman". In questo scenario, la finta fermata diventa uno strumento terapeutico di grande valore. Quando i pazienti chiedono quando arriverà l'autobus, il personale sanitario può rispondere che è in arrivo, offrendo loro un momento di sollievo e rassicurazione.
Un'altra motivazione fondamentale per la creazione di questo progetto è emersa direttamente dalle richieste dei pazienti. La domanda ricorrente "Quando andiamo a casa?" è spesso accompagnata dal desiderio di salire su un autobus, un mezzo che simbolicamente rappresenta il ritorno alla normalità e alla propria abitazione. La finta fermata risponde a questo bisogno, creando un'illusione che, per il malato, può avere un impatto reale sul suo benessere psicologico.
Clinica della Memoria: percorso diagnostico terapeutico e assistenziale per la malattia di Alzheimer
Un Progetto Unico nel Territorio Cremonese
La Fondazione Elisabetta Germani di Cingia de' Botti ospita attualmente 34 pazienti affetti da demenza. Grazie a questo progetto, ideato dall'équipe multidisciplinare del reparto Fiordalisa, questi individui hanno la possibilità di sentirsi, idealmente e grazie a una realizzazione semplice ma efficace, più vicini a casa. Questo progetto rappresenta una prima esperienza nel suo genere nel territorio cremonese, dimostrando un approccio innovativo e centrato sulla persona.
La struttura della Fondazione, situata in un ampio spazio verde a Cingia de' Botti, in via Pieve Gurata, 11, non è solo un centro per il Nucleo Alzheimer, ma offre anche reparti di RSA, RSD e Riabilitazione. Il modello di cura adottato pone particolare attenzione agli ambienti, rendendoli sicuri, fruibili e vivibili, e alle attività psico-sociali, individualizzate e personalizzate. La struttura garantisce assistenza medica e infermieristica 24 ore su 24, e dispone di servizi di prelievi, fisioterapia, radiologia ed ecografia, alcuni dei quali aperti anche agli esterni.
Il "Wandering": Un Fenomeno Complesso dell'Alzheimer
Il caso di Alis Bartolomei, un uomo di 84 anni affetto da Alzheimer che una notte è scomparso dalla sua abitazione, getta luce su una delle manifestazioni più preoccupanti della malattia: il "wandering", ovvero il vagare continuo e il disorientamento. Alis si è calato dalla finestra, portando con sé un libro, una coperta e una torcia, ed è scomparso nei boschi circostanti Pescina di Seggiano. La sua storia, purtroppo, si è interrotta prima che la malattia potesse ulteriormente comprometterne le capacità.
Il wandering è un comportamento tipico dell'Alzheimer, che si manifesta con un vagare continuo e un profondo disorientamento. I malati possono perdersi nel tempo, chiamando "mamma" la moglie o "papà" il figlio, e il perdersi nello spazio è una fonte di grande preoccupazione per le famiglie. In Italia, si stima che quasi 1.700 persone sopra i 65 anni siano scomparse, e una percentuale significativa di queste (il 20%) soffriva di demenza.
Nel caso di Alis, il desiderio di "andare a casa mia" si accompagnava a una profonda confusione sul dove si trovasse. "Da dove passo?", chiedeva, evidenziando il suo disorientamento spaziale. Questi episodi di vagabondaggio possono essere innescati da una varietà di fattori, tra cui la ricerca di un luogo familiare del passato o un bisogno compulsivo di muoversi.

Strategie di Prevenzione e Gestione del Wandering
La gestione del wandering rappresenta una sfida cruciale per i caregiver e le strutture sanitarie. Nelle case di Alis, ad esempio, si era iniziato a nascondere la chiave di casa per la notte, ma senza successo. La storia di Alis evidenzia come la fuga possa avvenire in modi inaspettati, sfruttando anche le finestre.
Le ricerche successive alla scomparsa di Alis hanno coinvolto centinaia di persone, tra volontari, esercito e cani da ricerca. La torcia e il libretto sugli ulivi ritrovati tra i rovi vicino a casa sono stati gli unici indizi. La moglie Fegra ipotizza che Alis possa essere stato "portato via, caricato su una macchina". Un ispettore con un cane da cadaveri ha abbaiato una volta in un fossetto, ma senza esito.
La dottoressa Luc De Vreese, geriatra presso il Programma Demenze dell'ASL di Modena, spiega che il wandering è più frequente nelle persone estroverse e può essere una forma di "ricerca di contatto", specialmente quando il linguaggio viene meno. Camminare diventa allora l'unico modo per rapportarsi all'ambiente esterno.
Le soluzioni per contrastare il wandering sono molteplici e richiedono un approccio olistico. La dottoressa Chiara Cutaia, geriatra, sottolinea l'importanza di non sedare i pazienti che camminano compulsivamente, poiché la capacità motoria è una delle ultime a essere persa e il camminare rappresenta l'ultimo "linguaggio" a loro disposizione. Il nucleo del Golgi di Abbiategrasso, ad esempio, è costruito ad anello intorno a un corridoio, permettendo agli ospiti di camminare in un circuito interno sicuro.
In Germania, alcune strutture Alzheimer hanno implementato finte fermate di autobus all'ingresso, proprio per intercettare i pazienti in fuga. A Roma, il progetto "Diogene" di "Alzheimer Uniti" offre un servizio di vigilanza satellitare tramite un terminale GPS, collegato a una centrale di sorveglianza privata.
L'Importanza di Ambienti Sicuri e Stimolanti
La struttura della Fondazione Germani, con il suo ampio spazio verde, fiori e piante, è un esempio di come l'ambiente possa giocare un ruolo terapeutico. La cura dei dettagli, come letti bassi, materassi antitrauma e sistemi di allarme, può contribuire a garantire la sicurezza dei pazienti senza ricorrere a misure di contenzione.
La dottoressa Cutaia afferma che "i letti bassi, materassi antitrauma, sistemi di allarme" sono accortezze che, se integrate nei requisiti per l'accreditamento di ogni struttura assistenziale, potrebbero fare una grande differenza. Il costo di queste misure non è proibitivo; infatti, per 40 ospiti di notte, basterebbero due operatori.
Il caso di Anna, una donna di 78 anni che faceva podismo, illustra come trovare un equilibrio sia possibile. Le basta camminare con il suo "carico lieve di borse e cappelli" nel corridoio del nucleo Alzheimer. Quando è stanca, si riposa, ascoltando musica o conversando con un amico. La sua capacità di esplorare lo spazio, un bisogno estremo, è stata soddisfatta in un ambiente sicuro che le permette di muoversi liberamente.
La Fermata del Ritorno: Un Simbolo di Speranza
La finta fermata dell'autobus a Cingia de' Botti non è solo un'installazione artistica o un'idea innovativa; è un simbolo tangibile di speranza e di un approccio umano e scientificamente fondato alla cura della demenza. Rappresenta un ponte tra il presente confuso del malato e i ricordi di un passato più sereno, offrendo momenti di pace e riducendo l'ansia.
La frase "Queste Persone, con-viventi con disturbi cognitivi, sono disorientate nel tempo e nello spazio, non hanno consapevolezza di malattia e, spesso, esprimono il desiderio di andare a casa 'con il pullman'" racchiude l'essenza del progetto. L'idea di casa per questi pazienti può essere un luogo del passato, un rifugio immaginario dove figli ancora piccoli o genitori amati attendono cure. La finta fermata, con la sua apparente normalità, diventa un luogo di transito verso questo desiderio profondo, un piccolo passo verso il benessere in un percorso altrimenti complesso.
La realizzazione di progetti come questo dimostra che, anche di fronte a malattie degenerative come l'Alzheimer, è possibile creare ambienti che favoriscano la serenità, il benessere e un senso di dignità per i pazienti, migliorando significativamente la loro qualità di vita e quella dei loro cari. La fermata del ritorno, pur essendo finta, offre un ritorno emotivo e psicologico, un'ancora di salvezza nel mare dell'oblio.