Ricordare, Ripetere, Rielaborare: Il Viaggio Psicoanalitico nella Memoria e nel Trauma

La comprensione della memoria, del suo funzionamento e dei suoi meccanismi di conservazione e recupero, è stata una pietra miliare nel pensiero di Sigmund Freud sin dagli albori della psicoanalisi. Già nel suo "Progetto di una psicologia" del 1895, Freud delineava un modello della relazione mente-cervello, utilizzando un linguaggio che, sebbene apparentemente neurofisiologico, era intrinsecamente metaforico. In questa fase iniziale, Freud concepiva la memoria come una caratteristica fondamentale del sistema nervoso, definendola come la "facoltà di subire un’alterazione permanente in seguito ad un evento". Egli postulava che i neuroni non solo conservassero una traccia delle energie che li attraversavano, ma mantenessero anche la loro ricettività originaria, permettendo un approccio sempre nuovo alla realtà. La metafora idraulica del "Progetto" paragonava l'energia nervosa a un fluido che, scorrendo, si scava un passaggio in un mezzo resistente. In questo modo, le successive correnti avrebbero preferito il percorso già tracciato, alterando permanentemente i neuroni. La memoria, in questa prospettiva, era rappresentata dalle "facilitazioni tra i neuroni ψ", o più precisamente dalle differenze di queste facilitazioni, che permettevano la selezione e la distinzione di una via di conduzione nervosa tra le altre. La "memoria […] dipende da un fattore chiamato 'entità dell’impressione', e dalla frequenza con cui una stessa impressione si ripete" o ancora "la facilitazione dipende dalla Qή che passa attraverso il neurone durante il processo di eccitamento e dal numero di ripetizioni del processo".

Diagramma di neuroni interconnessi

L'Evoluzione del Concetto di Memoria nell'Opera Freudiana

Ne "L'interpretazione dei sogni" (1900), il concetto di memoria non subisce una trasformazione radicale, ma si arricchisce di nuove sfumature. Freud immagina l'apparato psichico come un insieme di sistemi interconnessi, dove un sistema iniziale, deputato a ricevere gli stimoli percettivi, non conserverebbe nulla, agendo come una sorta di "memoria a breve termine". Dietro a questo, un secondo sistema trasformerebbe l'eccitamento momentaneo in "tracce durature". Sebbene l'idea dei neuroni (sistemi φ e ψ) rimanga presente, "L’interpretazione dei sogni" introduce una concezione più sofisticata della memoria, intesa come la funzione deputata a collegare tra loro le nostre esperienze e percezioni.

È tuttavia nei periodi immediatamente precedenti e successivi alla stesura de "L'interpretazione dei sogni" che Freud inizia a riflettere con particolare interesse sulla dimenticanza delle esperienze infantili. Egli sottolinea l'importanza patogena di queste impressioni rimosse, capaci di lasciare "tracce indelebili" nella nostra mente. In questo contesto, Freud sembra intuire il concetto di memoria implicita, caro alla psicoanalisi e alle neuroscienze contemporanee, ma soprattutto introduce quello di "ricordi di copertura". Questi ultimi sono il risultato di una rimozione di fatti significativi, o del loro spostamento su eventi contigui nello spazio-tempo. Freud osserva che "i nostri primi ricordi infantili saranno sempre oggetto di particolare interesse perché il problema (…) come (…) sia possibile che le impressioni più importanti per tutto il nostro futuro non lascino di solito alcuna immagine mnestica, induce a riflettere sulla genesi dei ricordi coscienti in generale".

Sebbene Freud sembri sfiorare la memoria implicita, il suo interesse primario era la validazione della sua ipotesi fondante sull'inconscio: la rimozione. Nel suo saggio "Ricordi di copertura", si percepisce l'impressione che Freud non abbia colto appieno l'importanza della memoria implicita nel processo ricostruttivo dell'analisi, essendo più focalizzato sulla fase edipica dello sviluppo e sullo sviluppo del linguaggio. Di conseguenza, aveva sottovalutato le esperienze edipiche più precoci e pre-verbali, archiviate nella dimensione affettivo-emotiva della memoria implicita. Per questo motivo, i riferimenti alla memoria in "Ricordare, ripetere e rielaborare" (1914) sembrano orientati verso la memoria esplicita o dichiarativa, recuperabile attraverso le associazioni libere.

Nell'analogia tra ricordi di copertura e falsa memoria, Freud introduce un'ulteriore prospettiva. I ricordi di copertura, infatti, pur mascherando esperienze memorizzate e dimenticate, presentano analogie con i falsi ricordi in quanto riguardano eventi mai accaduti ma che si sono inseriti "illegalmente" nel tessuto della memoria infantile.

Illustrazione di un bambino che gioca con blocchi di memoria

Il "Notes Magico" e il Lavoro Psicoanalitico di Ricostruzione

Il problema della memoria in analisi viene ripreso da Freud nel 1924 con la "Nota sul 'notes magico'". Qui, egli recupera le idee del "Progetto di una psicologia", paragonando la mente a una tavoletta di cera ricoperta da un foglio trasparente: una superficie sempre pronta ad accogliere nuovi messaggi ma anche a conservare tracce di annotazioni precedenti. La "Nota sul 'notes magico'" è particolarmente significativa perché evidenzia come nel lavoro elaborativo e ricostruttivo in analisi, i due sistemi di memoria possano entrare in contatto. Gli eventi depositati e le emozioni vissute nel passato, archiviati nella memoria (implicita?), vengono riportati alla luce, rivissuti nel transfert e rappresentati nel sogno. Freud afferma che noi stessi siamo quel "notes veramente e doppiamente magico", capaci, in opportune condizioni, di portare alla luce ciò che in noi si è inscritto. Queste condizioni si realizzano nel lavoro analitico, che mira a far sì che il paziente possa ripristinare il ricordo di episodi e dei moti affettivi ad essi collegati, che risultano dimenticati. "Noi sappiamo", conclude Freud (1937), "che i suoi sintomi e le sue inibizioni attuali sono la conseguenza di tali rimozioni".

Nel "Disagio della civiltà" (1930), Freud utilizza una metafora storico-archeologica per affermare che ciò che è stato esperito non può essere cancellato: "Da quando ci siamo accorti che sbagliavamo nel credere che il dimenticare presupponesse una distruzione delle tracce mnemoniche, abbiamo adottato il punto di vista opposto e ritenuto che nulla di quello che una volta si costituì nella nostra psiche possa poi perire; che tutto possa in qualche modo sopravvivere e, a certe condizioni, essere riportato alla luce della coscienza (…) limitiamoci perciò a concludere che, per la nostra psiche, il fatto che il passato sopravviva nel presente è piuttosto la regola che l’eccezione". È dunque al passato che sopravvive nel presente che si rivolge il lavoro analitico, grazie al transfert che promuove il ritorno di relazioni affettive significative.

Illustrazione archeologica di una città sepolta

Costruzioni Analitiche: L'Archeologo della Mente

In "Costruzioni nell'analisi" (1937), Freud approfondisce il problema della memoria e del ricordo come basi della costruzione analitica. Al paziente spetta il compito di ricordare, mentre all'analista quello di "costruire il materiale dimenticato, a partire dalle tracce che di esso sono rimaste". Freud introduce un'ulteriore, più precisa metafora archeologica: "il suo [dell’analista] lavoro di costruzione o, se si preferisce, di ricostruzione, rivela un’ampia concordanza con quello dell’archeologo che dissotterra una città distrutta e sepolta o un antico edificio". Sebbene Freud sembri usare indifferentemente i termini "costruzione" e "ricostruzione", l'ambiguità di questa scelta è evidente. Entrambi, archeologo e analista, ricostruiscono attraverso integrazioni e ricomposizioni del materiale ritrovato. Tuttavia, l'analista è in una posizione più favorevole, poiché il transfert funge da motore alla ricerca, garantendo che le reazioni del paziente siano ripetizioni del passato. Nel transfert, la storia passata ritorna; tutto l'essenziale vi è presente, anche ciò che sembra dimenticato. L'analista costruisce, recuperando per l'analizzando un frammento della sua storia passata e dimenticata, il trauma rimosso che ha segnato lo sviluppo della sua mente, basandosi su frammenti, ricordi, associazioni e sogni. Il lavoro dell'analista è quello di uno storico e di un archeologo che compie un'opera di "anastilosi", ricostruendo da frammenti antiche colonne o templi, conferendo loro un nuovo significato.

La Memoria nelle Prime Fasi dello Sviluppo Psichico

Lo studio dello sviluppo della mente infantile, a partire da prima della nascita, conferma l'importanza della memoria nell'organizzazione delle prime rappresentazioni. Le esperienze sensoriali del feto nell'ambiente intrauterino, in particolare quelle senso-motorie e uditive, partecipano alla formazione di una "memoria di base" che assisterà il neonato alla nascita, permettendogli una continuità psichica nel passaggio dall'ambiente interno a quello esterno, un passaggio fisiologicamente traumatico. Alla nascita, le esperienze del neonato e la loro memoria si condensano sulla sensorialità: l'odore della madre, le sue parole, il modo in cui il neonato si sente contenuto e guardato veicolano cariche affettive fondamentali per l'organizzazione delle sue prime rappresentazioni, intrise di memoria. Questo si integra con la memoria di base, riempiendo il "mondo interno" del bambino, non solo con desideri rimossi, ma anche con la processualità traumatica (macro e microtraumatica) delle prime esperienze preverbali e con le difese (come la scissione e l'identificazione proiettiva) messe in atto per ridurre l'angoscia.

Illustrazione stilizzata del viaggio di un feto nel grembo materno

L'Inconscio, la Memoria e il Sogno: Un Legame Indissolubile

Questo nuovo modo di concepire l'inconscio lo definisce come un insieme di processi (non solo legati al desiderio) archiviati nella memoria più arcaica, che non hanno raggiunto la coscienza ma continuano a operare nell'adulto, ritrovandosi nel transfert e, in particolare, nel sogno. Il sogno è il luogo privilegiato dove la memoria può operare senza resistenze, presentando non solo il desiderio archiviato con la rimozione, ma anche la processualità traumatica e le difese che caratterizzano la personalità del sognatore, come la scissione e l'identificazione proiettiva. Quest'ultima opera massivamente nel sogno, permettendo la manifestazione di parti del Sé e dei loro conflitti inconsci. La memoria si inserisce così nell'esperienza del transfert, diventandone parte integrante e struttura ontologica.

Oggi, la memoria è intesa non tanto come una riattivazione di esperienze storicamente definibili, quanto come una facilitazione del confronto e dell'integrazione del vissuto attuale con quello passato riattivato dal transfert. La memoria è quindi un processo centrale della ricostruzione in analisi, intesa come recupero emozionale e affettivo delle esperienze passate e dimenticate e loro integrazione con le esperienze attuali vissute nel transfert. È un passaggio obbligato nel collegare le emozioni e le modalità difensive presenti nel transfert con le esperienze vissute dal paziente con le figure significative della sua infanzia, archiviate nella memoria implicita.

Il recupero di questa memoria, nel contesto dell'analisi e in particolare del sogno, diventa la base per ciò che Freud ha definito "Nachträglichkeit", intesa come la capacità della mente di rivivere antiche esperienze e attribuire loro nuovi significati attraverso una ritrascrizione della memoria resa possibile dalla relazione analitica.

Memoria Esplicita e Implicita: Due Sistemi a Confronto

Le scienze cognitive e la neurobiologia concordano con la psicoanalisi attuale nel parlare di due sistemi di memoria che operano nella mente umana: la memoria esplicita o dichiarativa e la memoria implicita o procedurale. La prima raggiunge la coscienza, riguarda il passato e fa parte della memoria autobiografica. La seconda non raggiunge la coscienza, si collega alle esperienze dimenticate più arcaiche delle prime relazioni del bambino e può essere conosciuta o recuperata solo attraverso un'esperienza soggettiva o nelle rappresentazioni del sogno. È presente nel transfert e, attraverso modalità preverbali, in particolare l'identificazione proiettiva, può essere riconosciuta attraverso i sentimenti controtransferali che induce nell'analista. La ritrascrizione della memoria, a partire da quella implicita, permette la storicizzazione dell'inconscio e un vissuto di continuità rispetto alle esperienze discontinue distribuite diacronicamente nel tempo. Resistenze e difese possono operare nel sogno e nel processo analitico opponendosi all'attivazione della memoria e alla formazione del pensiero capace di funzioni elaborative e simboliche. In sintesi, memoria implicita e memoria esplicita partecipano entrambe al processo analitico. La prima permette un recupero di esperienze preverbali (e forse prenatali) che hanno partecipato in modo fondante alla costruzione del mondo interno del bambino; la seconda, oltre al recupero di esperienze passate nel corso della vita, facilita l'emergere della memoria implicita nel processo di ricostruzione.

Schema comparativo tra memoria esplicita e implicita

"Ricordare, Ripetere, Rielaborare": Il Cuore della Tecnica Psicoanalitica

Il saggio di Freud del 1914, "Ricordare, ripetere, rielaborare", rappresenta un momento cruciale nello sviluppo della tecnica psicoanalitica. In questo testo, Freud cerca di spiegare l'evoluzione della pratica analitica, introducendo concetti chiave come la "coazione a ripetere" e la "rielaborazione" (Durcharbeitung). Inizialmente, la tecnica catartica di Breuer mirava a far riprodurre i processi psichici legati alla formazione del sintomo, attraverso il ricordo e l'abreazione in stato ipnotico. Con la rinuncia all'ipnosi, l'attenzione si spostò sull'interpretazione delle libere idee spontanee dell'analizzato per aggirare la resistenza.

Direzione maturità. Ripassiamo Sigmund Freud in 4 minuti

La tecnica attuale, invece, si concentra sullo studio della "superficie psichica" dell'analizzato, con l'obiettivo di riconoscere e rendere coscienti le resistenze. In questo scenario, il medico scopre le resistenze ignote al malato; una volta superate, il paziente ricorda spontaneamente le situazioni e le connessioni dimenticate. L'obiettivo rimane immutato: comprendere e risolvere i conflitti inconsci.

La Coazione a Ripetere: Un Motore Inconscio di Sofferenza

Il concetto di "coazione a ripetere" emerge quando Freud nota che i soggetti attuano comportamenti ripetitivi anche in assenza di stimoli esterni che riattivino affetti traumatici. In questi casi, la ripetizione è attiva: il soggetto stesso mette in atto comportamenti riconducibili al trauma, nel tentativo di far emergere e padroneggiare gli affetti legati all'evento. Questo porta Freud a interrogarsi sull'esistenza di una tendenza umana non volta al piacere, ma alla sofferenza, ipotizzando una "pulsione di morte" nel saggio "Al di là del principio del piacere" (1920). La coazione a ripetere viene associata a questa pulsione, spiegando la ripetizione compulsiva di comportamenti che generano solo ulteriore sofferenza.

La ripetizione può manifestarsi in diverse forme: la ripetizione reattiva, in risposta a uno stimolo esterno, e la ripetizione compulsiva, un comportamento attivo e spontaneo del soggetto. Studi neurobiologici recenti hanno contribuito ad ampliare e sostenere scientificamente questo concetto. La ripetizione, in psicoanalisi, è intrinseca al transfert, che trasforma il passato dimenticato e lo proietta non solo sul medico, ma su tutte le aree della situazione attuale del paziente. Quanto maggiore è la resistenza, tanto più il ricordare viene sostituito dall'agire (ripetere).

La Rielaborazione: Il Lavoro Trasformativo della Psicoanalisi

La "rielaborazione" (Durcharbeitung) è il concetto chiave che Freud introduce nel 1914, distinguendola dalla semplice "elaborazione psichica". Il prefisso "durch" indica l'attraversamento e il superamento delle resistenze nel corso della cura. La rielaborazione è un processo lento e silenzioso che opera nel paziente, permettendo di dare una lettura nuova e diversa alla scena traumatica, liberandosi dal significato che lo imprigiona. L'analisi, in quanto pratica della cura attraverso la parola, conduce il soggetto a cogliere il proprio coinvolgimento in ciò che si ripete, portandolo a soggettivare il discorso che lo riguarda.

Il termine "rielaborazione" è spesso tradotto in italiano come "perlaborazione", termine che meglio sottolinea il suo valore terapeutico. La rielaborazione, pur essendo un'espressione della resistenza, dovrebbe riattivare il funzionamento associativo del paziente, il suo "discorso interiore". Il trinomio "ricordare, ripetere, rielaborare" rimane alla base della pratica psicoanalitica. La rielaborazione è la parte del lavoro che produce i maggiori mutamenti nel paziente e che differenzia il trattamento analitico da tutti i trattamenti di tipo suggestivo.

L'analista, attraverso la sua "disposizione all'ascolto" e la sua capacità di "lasciar essere", favorisce questo processo. La "libera attenzione fluttuante" dell'analista, la sua pazienza e la sua disponibilità a essere modificato da ciò che arriva dall'inconscio, sono elementi fondamentali. Il transfert crea un "regno intermedio" tra malattia e vita, un campo di addestramento in cui il paziente può dispiegarsi, permettendo all'analista di dare un nuovo significato transferale ai sintomi della malattia.

La rielaborazione, quindi, non è un ritardo nel processo di cura, ma il lavoro essenziale che permette di trasformare la ripetizione compulsiva in un motore per il ricordo, conducendo il paziente verso una maggiore comprensione di sé e una risoluzione dei conflitti inconsci. Attraverso questo processo, la memoria non è solo un archivio del passato, ma uno strumento dinamico per la comprensione e la trasformazione del presente.

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